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venerdì 6 maggio 2022

Mi serve tempo


MARIO BENEDETTI

TEMPO SENZA TEMPO

Mi serve tempo, ho bisogno di quel tempo
che gli altri abbandonano
perché ne hanno in abbondanza
o perché non sanno che farsene

Tempo
bianco, rosso
verde
anche marrone scuro

non mi importa il colore
tempo candido
che non posso aprire e chiudere
come una porta

Tempo per guardare un albero, un lampione
per andare fino all'orlo del sonno
per pensare che bello oggi non è inverno
per morire un po' e nascere subito

e per rendermi conto
e per darmi corda
Giusto il tempo necessario
per bagnarmi qualche ora nella vita
e indagare sul perché sono triste
e abituarmi al mio vecchio scheletro

Tempo per nascondermi
nel canto di un gallo
e riemergere in un nitrito
per essere di giorno
ed essere di notte
Tempo senza ritegno e senza orologio

Voglio dire mi serve
ossia ne ho bisogno
diciamo mi manca
un tempo senza tempo

(da Inventario uno, 1985)

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Dammi retta, Lucilio, dedicati un po’ a te stesso e tieni da conto, tutto per te, il tempo che finora ti lasciavi portar via, in un modo o nell'altro, o, comunque, perdevi”. Il saggio consiglio di Seneca a Lucilio è lo stesso che prende per sé il poeta uruguaiano Mario Benedetti: il tempo è un bene prezioso, dobbiamo farne tesoro, essere consapevoli di esso e della nostra presenza in esso, per poter così vivere più intensamente.

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DIPINTO DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando ci si innamora le falangi / del tempo si accampano nell’oblio.
MARIO BENEDETTI, La vita è questa parentesi




Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


giovedì 5 maggio 2022

Forse memoria siamo


FRANCO LOI

SÈM POCA ROBA, DIU, SÈM SQUASI NIENT

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient,
forsi memoria sèm, un buff de l’aria,
umbría di òmm che passa, i noster gent,
forsi ‘l record d’una quaj vita spersa,
un tron che de luntan el ghe reciàma,
la furma che sarà d’un’altra gent…
Ma cume fèm pietâ, quanta cicoria,
e quanta vita se porta el vent!
Andèm sensa savè, cantand i gloria,
e a nüm de quèl che serum resta nient.


Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente,
forse memoria siamo, un soffio d’aria,
ombra degli uomini che passano, i nostri parenti,
forse il ricordo d’una qualche vita perduta,
un tuono che da lontano ci richiama,
la forma che sarà di altra progenie…
Ma come facciamo pietà, quanto dolore,
e quanta vita se la porta il vento!
Andiamo senza sapere, cantando gli inni,
e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.

(da Liber, Garzanti, 1988)

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Il poeta Franco Loi, in un’intervista alla Lettura del 24 agosto 2014, raccontava, partendo da una citazione di Dante: “«I’ mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando» scrive nel Purgatorio. Mi spira significa mi alita, mi soffia. È l’amore per le cose, per la vita. Allora, quando amor mi spira, trascrivo e prendo nota. Tutto può spingerti a scrivere: la natura, l’amore per una donna, l’amicizia, la morte… La poesia è il momento in cui ti congiungi con l’ignoto, con il mistero, anche con Dio. Scrivi perché è necessario, la forma viene dopo”. Così, l’intuizione che arriva furtiva, che balena come un riflesso sull’acqua di un lago, gli permette questa considerazione ontologica sulla vita.

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CASPAR DAVID FRIEDRICH, "VIANDANTE SU UN MARE DI NEBBIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è una delle strade per la conoscenza, di te e delle cose che hai sperimentato nella vita.
FRANCO LOI, Left, 4 maggio 2012




Franco Loi (Genova, 21 gennaio 1930 – Milano, 4 gennaio 2021) poeta, scrittore e saggista italiano. Autore in dialetto milanese, i temi ricorrenti nelle sue poesie di sono la guerra, la scoperta della presenza del male nella storia, la sensazione di un tradimento perpetrato e di ferite non rimarginabili, l'energia dell'invettiva, il rimpianto di un paradiso perduto, ma anche la costanza dell'invocazione della preghiera.


mercoledì 4 maggio 2022

Biancamaria Frabotta


La poetessa Biancamaria Frabotta si è spenta lunedì sera al San Giovanni di Roma, dove era ricoverata in seguito ad una caduta. Nata a Roma nel 1946, militò nel Movimento degli Studenti, e soprattutto nel Movimento delle Donne, a partire dal 1972, impegnandosi anche nella politica attiva con il Partito di Unità Proletaria. Della sua poesia, lei stessa spiegò in un’intervista a Menabò del 2019: “Potrei dire di aver disegnato, senza accorgermene, un cerchio imperfetto, o meglio, infiniti cerchi concentrici che non si chiudono mai su stessi, ma ad ogni giro modificano di poco il tema, rilanciando l’assillo che lo alimenta e che è sempre lo stesso”.

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FOTOGRAFIA © POESIAFESTIVAL

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LE FASI DELLA LUNA

Trapela, nella camera oscura
come l’intelligenza nel cuore.
Illecita, ingannevolmente stanziale.
Chinata sulla sua metà in ombra
sul fianco di una panca
la faccia girata a non guardarsi
in un confuso abbracciarsi di gambe
come fosse questa l’ultima notte
per dormire insieme
non il mio sonno senza sollievo
ma il nostro che non ha rimorso.

(da Da mani mortali, Mondadori, 2012)

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IL SILENZIO DELLA BICICLETTA

Sembra che tocchi il pedale
le nascoste radici dei pini
la strada stretta fra i campi
la fossa al bordo degli ulivi
lo sterco di cavalli, o di mucche
il nostro andare fra alti e bassi.
Ascoltiamo, fra i toni di verde
il silenzio della bicicletta.
“Siamo alla frontiera e dietro
me non c’è nessuno”.
Parlavo senza pensare se tu
mi udivi, nella quieta volata
fra vetrine scintillanti di ali.
Ci aspetta una prova di guerra
di parole taglienti scambiate
efficienti, già pronte ad agire.
Ascoltiamo, come su un’isola
il silenzio delle biciclette.
L’infinito aculeo della pace perduta.

(da Per il giusto verso,  Manni, 2015)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho sempre pensato che se la poesia non c’insegnasse ciò che non sappiamo, sarebbe inutile scriverla.
BIANCAMARIA FRABOTTA, Menabò, n. 2 - Giugno 2019




Biancamaria Frabotta (Roma, 11 giugno 1946 – 2 maggio 2022), poetessa, scrittrice, giornalista e accademica italiana. Intellettuale a tutto campo impegnata nelle cause civili e nella lotta politica, attivista negli anni Settanta nel movimento delle donne, è stata redattrice delle riviste Orsa minore e Poesia e collaboratrice del quotidiano Il manifesto.


martedì 3 maggio 2022

Il mondo era una camera


CARME GUASCH

CAMERA

Parigi era una camera.
L’amore era una camera
con le farfalle grigie
sulle pareti pallide.
Parigi era una pioggia
fitta ed estenuante,
che riempiva di stelle
la notte senza luna.

L’amore era una pioggia
di parole inventate
e calde tenerezze
sulla pelle estatica.
Parigi vecchio sogno
lacerato all’alba,
mani come farfalle
sgraziate che tentavano
audaci traiettorie
sulle fiamme del sangue.

La notte era una camera
minuscola, perduta,
enorme, traboccante,
insonne, tremolante,
silenziosa, sfinita.
Il mondo era una camera.
Noi eravamo il mondo.

(da Interni, 1997)

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Gli amanti vivono come dentro una bolla: tutto  il resto rimane fuori dalla coppia, racchiusa dalle parentesi dell’amore – si dice del resto che l’amore sia un egoismo a due. È quello che accade ai protagonisti di questa poesia della scrittrice catalana Carme Guasch: la camera di Parigi mentre fuori piove diventa l’universo intero, almeno per quella notte.

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FOTOGRAFIA © PATRICIA FF

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho sempre trovato la felicità nella chimera, mai nel possesso. Ho amato il desiderio più che la realtà.
CARME GUASCH, Treno di cenere




Carme Guasch i Darné ​(Figueras, 3 ottobre 1928 - Badalona, 22 agosto 1998), poetessa e scrittrice spagnola. Dedicatasi all’insegnamento della lingua e della letteratura catalana, iniziò a pubblicare sul finire degli Anni ‘60, coltivando particolarmente il sonetto.


lunedì 2 maggio 2022

Se il chiarore è una tregua


EUGENIO MONTALE

IL SALISCENDI BIANCO E NERO

Il saliscendi bianco e nero dei
balestrucci dal palo
del telegrafo al mare
non conforta i tuoi crucci su lo scalo
né ti riporta dove più non sei.

Già profuma il sambuco su
lo sterrato; il piovasco si dilegua.
Se il chiarore è una tregua
la tua cara minaccia la consuma.

(da Le occasioni, Mondadori, 1939)

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Per comprendere questa poesia – uno dei Mottetti di Eugenio Montale – occorre sapere cosa sono i balestrucci: si tratta di piccoli uccelli migratori appartenenti alla stessa famiglia delle rondini, cui assomigliano, pur avendo una coda meno biforcuta e il corpo un po’ più affusolato. Il bianco della parte inferiore del corpo contrasta con il nero bluastro del piumaggio della testa, del dorso, delle ali e della coda. Quel loro gioioso volo che è segno di primavera e di rinnovamento, così come il fiorire dei sambuchi, è però in contrasto con lo stato d’animo dell’io lirico – che si strugge per l’assenza di Clizia, la donna amata – e non trova la consueta pace che quello stesso luogo un tempo sapeva infondergli.

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FOTOGRAFIA © SWALLOW BIRDING & WILDLIFE

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LA FRASE DEL GIORNO
E m’è cara la maschera se ancora / di là dal mulinello della sorte / mi rimane il sobbalzo che riporta / al tuo sentiero.
EUGENIO MONTALE, Le occasioni




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


domenica 1 maggio 2022

Poesie per maggio VIII

La natura che si rigenera: maggio trasforma i fiori di aprile in puro rigoglio. Lo notano due poeti statunitensi: William Carlos Williams osserva il fiorire di una pianta di robinia con i suoi profumatissimi grappoli bianchi; Emily Dickinson si stupisce ancora una volta della bellezza della primavera osservando un arbusto lussureggiante.

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FOTOGRAFIA © MAY HOKKAIDO/PIXABAY

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WILLIAM CARLOS WILLIAMS

LA ROBINIA IN FIORE

Tra
i
verdi

tesi
vecchi
chiari

rami
rotti
torna

bianco
dolce
Maggio

(da Un giovane martire e altre poesie, 1935)

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EMILY DICKINSON

ROSA – PICCOLO – E PUNTUALE

Rosa - piccolo - e puntuale -
Aromatico - umile -
Celato ad Aprile -
Schietto a Maggio -

Caro al Muschio -
Noto al Poggio -
Vicino al Pettirosso
In ogni Anima umana -

Piccola ardita Bellezza -
Adornata da te
La natura ripudia -
L'antichità -

(da Poesie, 1890)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora la luminosa stella del mattino, presagio del giorno, / viene danzando da oriente e porta con sé / il maggio fiorito che lancia dal suo grembo verde / il ranuncolo giallo e la pallida primula.
JOHN MILTON




WilliamsWilliam Carlos Williams (Rutherford, New Jersey, 17 settembre 1883 – 4 marzo 1963), poeta, scrittore e medico statunitense. Fece parte degli “Altri” con Man Ray e Duchamp, divenendo uno dei principali esponenti del Modernismo americano. Per “Quadri da Bruegel e altre poesie” ottenne nel 1963 un Premio Pulitzer postumo.


Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


sabato 30 aprile 2022

Tra Willmar e Milan


ROBERT BLY

GUIDANDO VERSO IL FIUME LAC QUI PARLE

I

Guido; è il crepuscolo; Minnesota.
Le stoppie accolgono l’ultimo avanzare del sole.  
I semi di soia respirano dappertutto.
Vecchi siedono fuori di casa su sedili di automobili
nelle cittadine. Sono felice,
la luna sale sui capanni dei tacchini.

II

Il piccolo mondo dell’automobile
si immerge nei campi profondi della notte,  
sulla strada tra Willmar e Milan.  
Questa solitudine rivestita di ferro
si muove attraverso i campi della notte
penetrati dal canto dei grilli.

III

Vicino a Milan, all’improvviso un ponticello,
l’acqua in ginocchio al chiarore della luna.
Nei piccoli centri le case sono costruite proprio sul terreno;  
La luce dei lampioni cade a quattro zampe sull’erba.
Quando arrivo al fiume, la luna piena lo copre.  
Alcune persone parlano piano su una barca.

(da Silenzio nei campi di neve, 1962)

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Un’esperienza trascendente? Anche guidare nel crepuscolo – in questo caso nelle strade del Minnesota tra le cittadine di Willmar e Milan. Il poeta statunitense Robert Bly coniuga le sue emozioni con le immagini del paesaggio al di là dei finestrini: protetto dal metallo dell’automobile, attraversa lo scenario, per poi – uscendo dal veicolo – coniugare i due mondi, il suo io interiore e il mondo esteriore.

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FOTOGRAFIA © ROBERT ANTHONY CHALMERS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è anche un processo di guarigione, e quindi quando una persona cerca di scrivere poesie con profondità o bellezza, si troverà guidata lungo percorsi che la guariranno, e questo è, in realtà, più importante di qualsiasi poesia scriva.
ROBERT BLY




Robert Bly (Contea di Lac qui Parle, Minnesota, 23 dicembre 1926 – Minneapolis, Minnesota, 21 novembre 2021), poeta statunitense. Leader del Mythopoetic Men's Movement, è stato anche un attivo pacifista. La sua poetica è stata influenzata dalla teoria degli archetipi di Carl Gustav Jung.