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lunedì 8 agosto 2016

La pioggia d’estate

 

YVES BONNEFOY

LA PIOGGIA D’ESTATE

I

Ma il più caro, ma non
il meno crudele,
di tutti i nostri ricordi, la pioggia d’estate
improvvisa, breve.

Andavamo, ed era
in un altro mondo,
le nostre bocche s’inebriavano
dell’odore dell’erba.

Terra,
la stoffa della pioggia s’incollava su di te.
Era come il seno
che un pittore avrebbe sognato.


II

E subito dopo il cielo
ci accordava
quell’oro che l’alchimia
aveva tanto cercato.

Lo toccavamo, brillante,
sui rami bassi,
ne amavamo il gusto
d’acqua sulle nostre labbra.

E quando raccoglievamo
rami e foglie cadute,
quel fumo la sera, di colpo, quel fuoco,
era ancora l‘oro.

(da La pioggia d’estate, 1999)

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La pioggia d’estate ha un suo fascino particolare (o almeno aveva, visto che ormai si presenta sotto forma di temporali violentissimi). Il compianto poeta francese Yves Bonnefoy coglie la bellezza, la purezza di quella sorpresa improvvisa, la magia dell’acquazzone che poi finisce lasciando un cielo dorato, il cielo che si fisserà nella memoria e ritornerà nelle sere d’inverno come un sogno.

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Duc de Salier

FOTOGRAFIA © DUC DE SALIER/500 PX

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LA FRASE DEL GIORNO
Piove su le nostre mani / ignude, / su i nostri vestimenti / leggieri, / su i freschi pensieri / che l'anima schiude / novella, / su la favola bella / che ieri / m'illuse, che oggi t'illude.
GABRIELE D’ANNUNZIO, Alcyone




Yves Bonnefoy (Tours, 24 giugno 1923 – Parigi, 1º luglio 2016),  poeta, traduttore e critico d'arte francese. Le sue poesie affermano la speranza che al linguaggio poetico, non potendo raggiungere la conoscenza della realtà, sia concesso di giungere almeno al "suono del colore in ciò che è".


domenica 7 agosto 2016

Quel che svanisce

 

MARK STRAND

GUARDIANA

Il sole che cala. I tappeti erbosi in fiamme.
Il giorno perso, la luce persa.
Perché amo quel che svanisce?

Tu che te ne sei andata, che te ne stavi andando,
che stanze di tenebra abiti?
Guardiana della mia morte,

preserva la mia assenza. Sono vivo.

(The guardian, da Darker, 1970 – Traduzione di Damiano Abeni)

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“Perché amo quel che svanisce?”: c’è un che di leopardiano  e di crepuscolare nei versi di Mark Strand, poeta statunitense di origini canadesi. L’assenza disegna la sua prospettiva, tinge con le sue ombre tutto il paesaggio e il poeta vi si abbandona come ad un sogno metafisico: “Aver amato come accade nelle ore vuote del tardo pomeriggio; lasciarsi andare e concepire un viaggio che alle spalle non lascia traccia di se stesso”.

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Dauphinee

EDWARD HOPPER; “DAUPHINEE HOUSE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il cuore vuoto non può eseguire gli ordini della mente. Se ne sta seduto al buio, a fantasticare, e il vuoto si accresce
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MARK STRAND, Quasi invisibile




Mark Strand (Summerside, Canada, 11 aprile 1934 – Brooklyn, 29 novembre 2014), poeta statunitense di origini canadesi, fu saggista e traduttore, professore di Letteratura inglese e comparata alla Columbia University. Nel 1990 fu insignito della carica di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.


sabato 6 agosto 2016

I nomi delle cose

 

MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA

LEGGI, SONO QUESTI I NOMI DELLE COSE

Leggi, sono questi i nomi delle cose che
lasciasti – me, libri, il tuo profumo
sparso per la stanza; sogni una
metà e dolori il doppio, baci per
tutto il corpo come tagli profondi
che non si rimargineranno mai; e libri, nostalgia,
la chiave di una casa che non è mai stata la
nostra, una vestaglia di flanella blu che
indosso quando faccio questo elenco:

libri, risa che non riesco a mettere in ordine,
e rabbia – un vaso di orchidee che
amavi tanto senza che io sapessi il perché e
che forse per questo non tornai a innaffiare; e
libri, il letto disfatto per tanti giorni,
una lettera sul tuo cuscino e tanta
afflizione, tanta solitudine; e in un cassetto
due biglietti per un film d’amore che
non hai visto con me, e altri libri, e anche
una camicia sbiadita con la quale dormo
di notte per stare più vicino a te; e, da

tutte le parti, libri, tanti libri, tante
parola che mai mi hai detto prima della
lettera che scrivesti quella mattina, e io,
io che ancora credo che tornerai, che
ritorni, sia pure solo per i tuoi libri
.

(Lê, são estes os nomes das coisas, da Nessun nome dopo, 2004 - Traduzione di Mirella Abriani)

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La poesia dell’abbandono di Maria do Rosário Pedreira trova appiglio negli oggetti come forma di memoria: è in essi che quell’amore continua a vivere, ad essere possibile, è in essi che fiorisce la speranza del ritorno: “i tuoi baci si trovavano ancora tutti / sulla mia bocca e il disegno delle tue mani / sulla mia pelle”.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “PENSANDO A TE"

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LA FRASE DEL GIORNO
E, per amore, si mise / a disegnare il tempo come una linea stordita, sempre / al cadere di una pagina, a prolungare il mancato incontro
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MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA, La casa e l’odore dei libri




m-r-pedreiraMaria do Rosário Pedreira (Lisbona, 1959) è una scrittrice portoghese. Laureata in lingue e letterature moderne, responsabile editoriale del gruppo Leya, è autrice di una serie di avventure poliziesche per ragazzi e di un romanzo, ma è conosciuta soprattutto per la sua attività poetica.

venerdì 5 agosto 2016

Parole, per esempio

 

JAIME GIL DE BIEDMA

ARTE POETICA

A Vicente Aleixandre

La nostalgia del sole sui terrazzi,
sul muro di cemento color colomba
– eppure così vivido – e il freddo
improvviso che quasi sorprende.

La dolcezza, il calore delle labbra, da soli
in mezzo alla strada familiare
come in una grande sala dove sono accorse
folle lontane come esseri amati.

E soprattutto la vertigine del tempo,
il grande abisso che si apre fin dentro l’anima
mentre in alto galleggiano promesse
che svaniscono, proprio come la schiuma.

È senza dubbio il momento di pensare
che il fatto di essere vivo esige qualcosa,
forse eroismo – o più semplicemente,
qualche umile cosa comune

la cui scorza di materia terrestre
tenere tra le dita, con un po’ di fede?
Parole, per esempio.
Parole di famiglia tiepidamente lise.

(Arte poética, da Compañeros de viaje, 1959)

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La poetica di Jaime Gil de Biedma si avvale di parole piane, non auliche: il poeta barcellonese cerca di riversare il linguaggio quotidiano nella poesia per avvicinarla alla gente: ed è con questo stile che racconta dunque le emozioni del momento, dell’amore, del vivere, semplicemente consumando quelle parole.

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Patio

FOTOGRAFIA © CARLES CERDA SANCHO

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LA FRASE DEL GIORNO
Io credevo di voler essere poeta, ma in fondo volevo essere poesia.
JAIME GIL DE BIEDMA, Antologia poetica




Jaime Gil de Biedma y Alba (Barcellona, ​​13 novembre 1929 -  8 gennaio 1990), scrittore spagnolo, considerato uno dei più importanti poeti della seconda metà del XX secolo e della Generazione del 50.Nel suo lavoro ha fatto ricorso al colloquialismo (con se stesso e con i suoi lettori) e all'ironia per evidenziare questioni sociali ed esistenziali.


giovedì 4 agosto 2016

Quest’anima diffusa

 

EUGENIO MONTALE

L’ANIMA CHE DISPENSA

L’anima che dispensa
furlana e rigodone ad ogni nuova
stagione della strada, s’alimenta
della chiusa passione, la ritrova
a ogni angolo più intensa.

La tua voce è quest’anima diffusa.
Su fili, su ali, al vento, a caso, col
favore della musa o d’un ordegno,
ritorna lieta o triste. Parlo d’altro,
ad altri che t’ignora e il suo disegno
è là che insiste
do re la sol sol...

(da Le occasioni, Einaudi, 1939)

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Le occasioni - nell’accezione poetica di Eugenio Montale (1896-1981) - sono quei brevi momenti in cui è possibile cogliere un brandello di senso nel reale, come se il buio venisse illuminato da un lampo in grado di dare all’istante la parvenza dell’eternità: allora dalla memoria emerge qualcosa, il balenare improvviso di un ricordo, e sembra possibile mettere ordine nel continuo caos della vita. Così è per la voce della donna amata e assente, che rimane racchiusa nella memoria e nel cuore - esuberante e allegra (furlana e rigodone sono antiche danze vivaci in tempo di due quarti) - e che spesso ritorna a visitare il poeta sotto forma di ispirazione o casualmente evocata da qualcosa.

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Eugenio Montale

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LA FRASE DEL GIORNO
Non recidere, forbice, quel volto, / solo nella memoria che si sfolla, / non far del grande suo viso in ascolto / la mia nebbia di sempre.
EUGENIO MONTALE, Le occasioni




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.

mercoledì 3 agosto 2016

Ti ho e non ti ho

 

MARIO BENEDETTI

CUORE CORAZZA

Perché ti ho e non ti ho
perché ti penso
perché la notte è qui ad occhi aperti
perché la notte passa e dico amore
perché sei qui a riprendere la tua immagine
e tu sei meglio di tutte le tue immagini
perché sei bella dai piedi fino all’anima
perché sei buona dall’anima fino a me
perché dolce ti nascondi nell’orgoglio
piccola e dolce

cuore corazza
perché sei mia
perché non sei mia
perché ti guardo e muoio
e peggio ancora muoio
se non ti guardo amore
se non ti guardo

perché tu esisti sempre ovunque
ma esisti meglio dove io ti voglio
e la tua bocca è sangue
e senti freddo
io devo amarti amore
ti devo amare
anche se la ferita fa male per due
anche se ti cerco e non ti trovo
e anche se
la notte passa e io ti ho
e non ti ho.

(Corazón coraza, da Nozione di patria, 1963 – Traduzione di Martha L. Canfield)

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Una bella poesia dell’uruguaiano Mario Benedetti che fa leva sul gioco di parole del titolo – in originale è ancora più efficace – e racconta il dilemma dell’amore, i suoi tormenti, la sua sofferenza. Sono versi che sembrano discendere lungo i secoli, da quel “Nec possum tecum vivere, nec sine te” (Non posso vivere con te né senza di te) di Marziale fino alle pene amorose dell’uomo moderno.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi piacerebbe / guardare tutto da lontano / però con te.
MARIO BENEDETTI, L’angolo degli haiku




Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


martedì 2 agosto 2016

Perché tacevi

 

OLINDO GUERRINI

NELL’ARIA DELLA SERA UMIDA E MOLLE

Nell’aria della sera umida e molle
Era l’acuto odor de’ campi arati
E noi salimmo insiem su questo colle
Mentre il grillo stridea laggiù nei prati.

L’occhio tuo di colomba era levato
Quasi muta preghiera al ciel stellato;

Ed io che intesi quel che non dicevi
M’innamorai di te perché tacevi.

(da Postuma, Zanichelli, 1877)

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“L’individualismo ha fatto ormai una virtù dell’egoismo. Per questo nessuno bada a ciò che pensa o soffre il suo vicino e la massima ognuno per sé e Dio per tutti è diventata il canone della vita sociale. Le gioie e i dolori del poeta non ci riguardano più, non ci commuovono, spesso anche ci fanno ridere scetticamente” scrive nella prefazione lo stesso Olindo Guerrini, attribuendo i versi di Postuma, sospesi tra Verismo e Scapigliatura, a un fantomatico cugino Lorenzo Stecchetti morto di tisi a trent’anni. E invece queste gioie e questi dolori del poeta sono la voce dell’emozione, questa empatia tra due esseri umani che si manifesta nel piuttosto celebre distico finale è pura poesia, è puro amore.

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Kiss-in-the-Park-II

CRISTOPHER CLARK, “A KISS IN THE PARK”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non abbiamo alcun modo sicuro, come forse il silenzio, per esprimere i nostri pensieri.
REMY DE GOURMONT, La cultura delle idee




Olindo Guerrini, noto anche con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti e con altri nomi d'arte (Forlì, 4 ottobre 1845 – Bologna, 21 ottobre 1916), poeta e scrittore italiano, esponente della poesia realista di epoca positivista si dedicò alla lirica intimista, alla poesia dialettale e satirica tra Decadentismo e Scapigliatura.