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mercoledì 6 agosto 2025

Sono di Hiroshima


NÂZIM HIKMET

LA BAMBINA DI HIROSHIMA

Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette
perché i bambini morti non diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi anche il vento ha disperso la cenere.
Apritemi, vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso,
non chiedo neanche lo zucchero, io,
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.

(da Poesie, 1956)

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La Spoon River della guerra ha milioni di queste lapidi sparse per il mondo. Ricorre oggi l’80° anniversario dell’esplosione della prima bomba atomica su Hiroshima, a piegare un Giappone già sull’orlo della resa;  il 6 agosto 1945, alle 8.16 locali, Little Boy, l’ordigno sganciato dal bombardiere Enola Gay, esplose nel cielo della città causando immediatamente 60.000 morti e un numero incerto valutato intorno ai 40.000 nei mesi immediatamente successivi, a causa del fallout radioattivo. Davanti all’orrore di questo ordigno disumano il poeta turco Nâzım Hikmet presta la voce del suo io poetico a una bambina polverizzata dall’esplosione chiedendo la messa al bando dell’arma atomica.

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FOTOGRAFIA © HOI WAI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Tutt'a un tratto il cielo si squarciò in due. Ci fu un bagliore accecante, e un occhio apparve nel cielo. Un occhio gigantesco, che ci guardò con una cattiveria che non si era mai vista.
AKIRA KUROSAWA, Rapsodia in agosto

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Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna. Considerato sovversivo dal regime, scontò 17 anni di carcere prima dell’esilio nei paesi dell’est europeo.


martedì 5 agosto 2025

Quarant’anni


EUGENIO MONTALE

QUARTETTO

In una istantanea ingiallita
di quarant'anni fa
ripescata dal fondo di un cassetto
il tuo volto severo nella sua dolcezza
e il tuo servo d'accanto; e dietro Sbarbaro
briologo e poeta - ed Elena Vivante
signora di noi tutti: qui giunti per vedere
quattro ronzini frustati a sangue
in una piazza-conchiglia
davanti ad una folla inferocita.
E il tempo? Quarant'anni ho detto e forse zero.
Non credo al tempo, al big bang, a nulla
che misuri gli eventi in un prima e in un dopo.
Suppongo che a qualcuno, a qualcosa convenga
l'attributo di essente. In quel giorno eri tu.
Ma per quanto, ma come? Ed ecco che rispunta
la nozione esecrabile del tempo.

(da Altri versi, Einaudi, 1980)

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"La nozione esecrabile del tempo" dice Eugenio Montale riguardando una fotografia di quarant'anni prima. È del 1938 e fu scattata al Palio di Siena, come testimonia lo stesso poeta in una seconda poesia: "Si era con pochi amici / nel Dopopalio / e ci fermammo per scattare / le foto d'uso. / Ne ho ancora una, giallo sudicia, / quasi in pezzi, / ma c'è il tuo volto incredibile, / meraviglioso". È naturalmente il volto di Clizia, la musa Irma Brandeis, in gita con lo stesso Montale – “il tuo servo” - e l'amico poeta Camillo Sbarbaro con la moglie Elena Vivante. La nostalgia si tramuta subito in disincanto e l'io solitario prende il sopravvento trasformando il ricordo in metafisica meditazione sul tempo e sulla sua misura.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Ahimè, / la mia testa è confusa, molte figure / vi si addizionano, / ne formano una sola che discerno / a malapena nel mio crepuscolo.
EUGENIO MONTALE, Altri versi

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


lunedì 4 agosto 2025

La mia infanzia


ISMAIL KADARE

INFANZIA

La mia infanzia - dita sporche d'inchiostro,
campane al mattino,
il muezzin al tramonto,
collezioni di scatole di sigari e vecchi francobolli,
barattando un Ceylon
per due Lussemburgo.
Così passarono,
i giorni dell'infanzia,
inseguendo una palla di stracci, sollevando polvere e grida,
una palla di stracci
fatta di grigi stracci albanesi.

(da Il mio secolo, 1961)

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I ricordi di un poeta: Ismail Kadare è emerso da un'infanzia di occupazione e anarchia ad Argirocastro, nel sud dell’Albania, eppure le sue attività sono quelle di tutti i ragazzi a cavallo tra le due guerre, la scuola, la religione, le collezioni e gli scambi con gli amici, i giochi inventati con un pallone fatto di stracci.

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ROBERT DOISNEAU, "INFORMAZIONI SCOLARSTICHE"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Ho familiarizzato con la letteratura prima di conoscere la libertà, quindi è stata la letteratura a condurmi alla libertà, non il contrario.
ISMAIL KADARE

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Ismail Kadare (Argirocastro, 28 gennaio 1936 – Tirana, 1° luglio 2024), scrittore, poeta, saggista e sceneggiatore albanese. Iniziò scrivendo poesie, ma fu la pubblicazione del suo primo romanzo, Il generale dell'armata morta, che ne fece la figura letteraria dominante in Albania e gli diede notorietà internazionale.


domenica 3 agosto 2025

Il vecchio sogno


ALFONSO GATTO

ERA BEATO IL TEMPO CHE RICORDO

Portavi odore di campagna, il lume
sotto la casa bianca già di notte
e d’un carro lontano. Il vecchio sogno
di cui resto bambino è la tua voce
che spiega il fresco nel mio letto e il mare
mi rincalza alle spalle, contro il mento,
come una grande coperta di luna.
Sotto la loggia passavano gli anni,
da voce a voce la candida vela.
Era beato il tempo che ricordo.

(da Poesie d'amore, 1973)

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Il tempo del ricordo, soprattutto quello dell'infanzia e degli anni della prima gioventù, assume con il passare degli anni una valenza dolce, appena venata di una tenera nostalgia. Non c'è l'amarezza della malinconia per aver perduto qualcosa, ma la felice consapevolezza di avere vissuto, la luce che ancora emanano quei lontani dettagli. Ecco allora che - come il poeta salernitano Alfonso Gatto - si resta bambini in quel vecchio sogno.

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Se voi mi domandate perché un poeta scrive, in che modo si è deciso a scrivere, se voi ricordate quel ragazzo seduto nella sua stanza diroccata, comprenderete perché la poesia appartenga agli uomini che non si difendono, che passano nella vita, lungo tutta la vita, senza appropriarsene, amandola anche per gli altri che credono di averla spesa o di poterla spendere senza nemmeno mai riuscire a destarla.
ALFONSO GATTO, Il Politecnico, Dicembre 1947

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Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


sabato 2 agosto 2025

Rivedo i luoghi


GIOVANNI PASCOLI

IL PASSATO

Rivedo i luoghi dove un giorno ho pianto:
un sorriso mi sembra ora quel pianto.
Rivedo i luoghi, dove ho già sorriso...
Oh! come lacrimoso quel sorriso!

(da Myricae, Giusti, 1891)

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Nella sezione "Pensieri" di Myricae, in cui Giovanni Pascoli si interroga sul senso della vita partendo dal dolore, c'è questa coppia di distici con una bizzarra rima,  tecnicamente "equivoca", con parole identiche ma diverse nella funzione grammaticale. Nulla di nuovo, lo diceva già Cicerone nel De finibus citando un vecchio proverbio: "Talora è dolce anche ricordare i mali passati". E del resto ci capita di non riprovare il piacere di un tempo lontano, trasformatosi magari in nostalgia.

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AUGUSTUS LEOPOLD EGG, "PASSATO E PRESENTE N. 3"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Devi imparare un po' della mia filosofia: del passato bisogna ricordare solo quello che ci dà gioia.
JANE AUSTEN, Orgoglio e pregiudizio

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Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.


venerdì 1 agosto 2025

Poesie per agosto XII


Due meditazioni che partono dai sentieri di agosto e giungono a valutare la vita, il suo senso, il suo scorrere: il poeta sivigliano Javier Salvago racchiude nel breve spazio di un haiku il confronto tra le nuvole e la transitorietà dell'esistenza; il poeta portoghese António Manuel Pires Cabral coglie le more nelle selve della provincia settentrionale di Trás-os-Montes e la sua meditazione sulle orme di San Francesco, si fa più spirituale.

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JAVIER SALVAGO

HAIKU

Come le nuvole d'agosto, tutto passa.
La vita ci dimostra
che puoi vivere senza quasi tutto.

(da Variazioni e recidive, 1997)

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ANTÓNIO MANUEL PIRES CABRAL

LE MORE SECONDO SAN FRANCESCO

Come gli irrequieti uccelli lungo il fiume,
facciamo anche ad agosto
il nostro raccolto di more,
evitando con cautela gli spini
che ci ostacolano e le rendono ambite.

Beata te, sorella Selva, che ci doni
le more e gli spini.

Che tutto è necessario in questa vita.
(Nell’altra, per ora non lo sappiamo).

(da Resumo - A Poesia em 2013, 2014)

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Il culmine d’agosto è un tempo vuoto, in cui la campagna, tra grano e vendemmia, dà respiro e i contadini si muovono, contrattano, se la godono e lasciano correre.
CESARE PAVESE, Il diavolo sulle colline

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Javier Salvago (Paradas, 1950), scrittore, poeta e sceneggiatore radiofonico e televisivo spagnolo. Ha pubblicato una dozzina di raccolte di poesie premiate tra l'altro con il Luis Cernuda. Si distingue per il senso dell'umorismo parodistico, il  linguaggio colloquiale, il confessionalismo e il virtuosismo metrico.


António Manuel Pires Cabral (Chacim, 13 agosto 1941), scrittore e poeta portoghese. La sua opera, legata alla realtà rurale di Trás-os-Montes, esprime con chiarezza e precisione la visione penetrante e austera di un mondo la cui espressione trova in una sorta di imitazione della terra il modello per il linguaggio poetico.


giovedì 31 luglio 2025

No, non sei mia!


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

EX AMORE

Tu, quella di quella sera,
non eri là tu che sei.
Ah, no, no, non sei mia!
Dove, dove sei tu, quella,
dove, di', che non sei mia?

(da Eternità, 1918 - Traduzione di Claudio Rendina)

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C'è tutta una storia dietro questo Ex amore di Juan Ramón Jiménez, che poi fu tale solo apparentemente: se è vero che la dedica degli Idilli recita In Memoriam / ZCA, / morta all'amore - Carmen Hernández-Pinzón, erede dei due, scrive che, "all'inizio, il rapporto tra Zenobia e Juan era pessimo. Durante il corteggiamento, lei lo respinse spesso, e credo che lui scrisse quella dedica in un momento di rabbia"- in realtà Juan Ramón e Zenobia Camprubí si sposarono nel 1916 e rimasero insieme fino alla morte di lei, nell’ottobre 1956, tre giorni dopo che al poeta giunse la notizia del conferimento del Premio Nobel.

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Questo istante / che sta già per essere ricordo, che cos'è? / Musica folle, / che reca questi colori che non furono / - poiché furono / di quelle sere d'oro, amore e gloria -; / questa musica che sta per non essere, cos'è?
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Pietra e cielo

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.