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giovedì 3 febbraio 2022

Verso la montagna


JANE KENYON

IN VARI COLORI

Ogni mattina, tazza di caffè
in mano, guardo verso la montagna.
Di solito è azzurra, ma oggi
ha il colore della melanzana.

E il cielo vira
dal grigio all'albicocca chiaro
mentre il sole
avvolge la strada principale di Andover.

Studio il muso del gatto
e scopro una traccia bianca
intorno a ad ogni occhio, come se
anche lui oggi si fosse truccato
per fare parte dell'opera.

(da Da una stanza all'altra, 1978)


L’intima semplicità, la verde tranquillità del New England, fanno da sfondo ai versi di Jane Kenyon: la poetessa statunitense osserva il paesaggio dalla sua casa di Andover, cittadina rurale del New Hampshire, paesaggio sempre uguale ma reso sempre diverso dal passare delle stagioni e dal variare della luce.

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EDWARD HOPPER, "CAPE COD IN OTTOBRE"

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LA FRASE DEL GIORNO
La beatitudine e la sofferenza dell’anima sono legate insieme.
JANE KENYON




Jane Kenyon (Ann Harbor, Michigan, 23 maggio 1947 – Wilmot, New Hampshire, 22 aprile 1995), poetessa e traduttrice americana. La sua poesia, spesso  semplice, sobria ed emotivamente risonante, sonda la psiche ed esplora il ciclo della natura. Tra le sue traduzioni spiccano le poesie di Anna Achmatova.


mercoledì 2 febbraio 2022

Pallidi monasteri di luce


RUBÉN SEVLEVER

VESPERALE

Pallidi monasteri di luce,
lente cascate in giallo declinare
inondano le vie;
il fogliame ancora caldo si insinua nel sogno.

La sinfonia di grigi in opache cornici
sottintende gli alberi, i giardini nascosti,
gli alti portali.

(da Poesie scelte e altri scritti, 2012)

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C’è un’ora del giorno che avvolge ogni cosa con il suo calore dorato – prima del tramonto, quando il sole è basso, soprattutto in questi giorni d’inverno – quella che gli anglosassoni chiamano “the golden hour”, l’ora d’oro che sembra accarezzare le case con la sua luminosità riflessa. È in questa atmosfera magica che è immerso il poeta argentino Rubén Sevlever.

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FOTOGRAFIA © MICHAEL MATTI/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è una tessitura di cose indicibili.
RUBÉN SEVLEVER, Poesie scelte e altri scritti




Rubén Sevlever (Rosario, 1932 – 2011), poeta argentino. Direttore della rivista Pausa, nel 1960 aprì la libreria Aries, che divenne un centro culturale e poetico. La sua poesia, fortemente astratta, cerca continuamente di eludere il tempo umano per eternizzarsi in un tempo proprio.


martedì 1 febbraio 2022

Poesie per febbraio VIII


“Febbraio è sbarazzino. / Non ha i riposi del grande inverno, / ha le punzecchiature, / i dispetti / di primavera che nasce” : la fotografia poetica di Vincenzo Cardarelli è perfetta. Il suo volto mascherato ora da una stagione ora dall’altra risalta anche nei versi del poeta ligure Giuseppe Conte che ne registra il mutevole svanire nel crepuscolo e del poeta svizzero Giorgio Orelli, che trova insieme un nuovo verde e l’arido secco dell’inverno.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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GIUSEPPE CONTE

COME TUTTO SCOMPARE

Come tutto scompare veloce
quando viene sera, e il sole se ne va
oltre le colonne d'Ercole
a fare capriole sull'Atlantico.
Il Mar Ligure si appiattisce in una lastra
che non lo diresti nemmeno più un mare
e una muraglia nebbiosa di rosa
sporco si disfa come la scia luminosa
dell'aereo, unica traccia rettilinea in cielo
che sembra averlo bucato per andarsene
più in là.
Come tutto scompare, come breve
è il giorno per chi ne ama l'essenza
come breve la notte che si preannunzia
nitida di luna a gobba crescente
come tutto ritorna e ritorna
al niente.
Come è corto Febbraio
come è corta la vita
per chi ne ama l'essenza
incessabile, infinita.

(da Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006)

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GIORGIO ORELLI

DI FEBBRAIO

E quasi di domenica in domenica
con la speranza che ha di sé pietà,
da vie scordate dalla pioggia un uomo
a quelle case rassegnate va;
vede ardere un verde ov’è vietato
lordare,giovani madri sedute sul prato,
e battere di là dal fiume scarso
il sole contro gli occhi dei villaggi;
finché la tuba di un bimbo che pare
dimenticato
tutta grida la lunga siccità

(da L’ora del tempo, Mondadori, 1962)

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LA FRASE DEL GIORNO
È questo il tuo miracolo, Amore, / lo spirito che entra nelle cose / che popola il vuoto di mimose / come fa sui viali liguri Febbraio.
GIUSEPPE CONTE, Ferite e rifioriture




giuseppe_conteGiuseppe Conte (Porto Maurizio, Imperia 15 novembre 1945) è uno scrittore, poeta e traduttore italiano. Insegnante di filosofia e collaboratore di numerose riviste. Si è interessato, come studioso, ai procedimenti metaforici. La sua ispirazione poetica si affida al mito, dall’universo classico a quello druidico, da quello azteco a quello orientale.


Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


lunedì 31 gennaio 2022

Ángel Guinda


Il poeta spagnolo Ángel Guinda è morto a Madrid sabato scorso all’età di 73 anni. Nel suo Manifesto Poesia utile  afferma “non vogliamo una poesia addomesticata dalle tendenze dominanti. Vogliamo la poesia allo stato brado, libera, (…) una poesia che non è solo oggetto di bellezza ma anche soggetto di condotta, una poesia che serve all'essere umano: moralmente per vivere; esteticamente, per godere; e culturalmente, per ampliare e rafforzare le proprie conoscenze”: questo spirito di bellezza attraversa tutta la sua opera, esprimendosi soprattutto nei versi d’amore: “La poesia mi è apparsa come un'ossessione e ho capito che volevo continuare il percorso che ha segnato Gustavo Adolfo Bécquer”.

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FOTOGRAFIA © NUEVA CULTURA

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LO SGUARDO

Proprio come una chiave apriva l'aria
ai misteri della trasparenza.

Mi ha chiamato come una finestra
o un appuntamento del cielo con il mare.

Avrei potuto vivere nel suo bagliore
o aspettare di morire come un naufrago.

Perché quello sguardo non proveniva dagli occhi
e quegli occhi non appartenevano a nessun mondo.

(da Cassa di lava, 2012)

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STORIA DI UN AMORE

È vero che ti ho amato
con un amore così grande
che vi poteva stare la città
con le sue gallerie, i parchi, i grattacieli,
i suoi giovani che si baciano per le strade,
la sua luce che colpisce in testa la vita.
È vero che ti ho amato
con un amore così grande
che vi poteva stare il continente
con le sue foreste, oceani, montagne,
paesi, realtà e misteri.
È vero che ti ho amato
con un amore così forte
che resisteva ai terremoti.
L'amore è verità
ed è vero che ti ho amato
con un amore così immenso
da contenere il mondo,
il mio mondo pieno del mio amore per te.
È vero che ti ho amato
con un amore così forte
che ora mi sento debole perché sono vuoto.
Il tuo mondo non lo può contenere.

(da Materia dell’amore, 2009)

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ENTRO NEL TUO CORPO

Entro nel tuo corpo come in un museo.

(da Tutta la luce del mondo. Minimal love poems, 2002)

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LA TUA PELLE

La tua pelle è la profondità del mio desiderio.

(da Tutta la luce del mondo. Minimal love poems, 2002)


Di Ángel Guinda sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia è] la finestra da cui contemplare un'altra realtà più alta e gentile.
ÁNGEL GUINDA, Per-vertiendo palabras, 8 marzo 2012




Ángel Guinda Casales (Saragozza, 26 agosto 1948 - Madrid, 29 gennaio 2022), poeta e scrittore spagnolo. Insegnante di Letteratura, ha scritto poesia esistenziale e minimalista alla ricerca di un senso estetico in cui i temi principali sono la vita, l’amore, la morte e la poesia stessa. Tra le sue traduzioni opere di Cecco Angiolieri, Florbela Espanca e Àlex Susanna.


domenica 30 gennaio 2022

Voglio parlarti d’amore


CLARIBEL ALEGRÍA

ANCHE SE PER UN MOMENTO

a Bud

Ora,
mentre il fiume di ossidiana
ci riflette,
voglio parlarti d’amore,
del nostro amore,
dei vari fili
della sua trama,
dell’amore che si tocca
e che è ferita
e anche volo
e risveglio.
Senza l’amore,
il verde delle foglie
non avrebbe senso,
né il lampione della strada
che illumina l’acqua,
né l’immagine ondeggiante
della chiesa.
Il mio amore è la ciotola
dove hai lasciato una moneta,
la moneta che mi dice che esisto,
la treccia che le parole forgiano,
il vino,
il mare oltre la tavola,
le incomprensioni,
i giorni
in cui ci rendiamo conto
di non essere più uno,
che siamo irrimediabilmente
lontani.
Ieri,
dal mio esilio,
ho inventato che arrivavi.
Sono uscita al gelo,
ho spaventato pinguini,
ho spostato le stelle
appostandomi al tuo sbarco.
Volevo aiutarti a piantare bandiere,
festeggiare in ginocchio
il miracolo.
Sono rimasta qui
con i miei segnali.
Sei sorpreso dalla mia vertigine?
Parlo di questo:
del gioioso dolore
di sapere che è vero,
che all’improvviso è vero,
che non sono sola,
che siamo insieme sotto l’albero
la mano nella mano,
che ci riflette il fiume,
che adesso,
in questo istante,
in questa ora,
anche se per un momento,
tu sei con me.

(da Unica via, 1965)

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La lontananza dell’amato si impregna nei versi della poetessa nicaraguense Claribel Alegría del “naturalismo ontologico” che caratterizza gran parte della sua poesia: gli elementi dell’ambiente naturale – il fiume, in questo caso, con i suoi riflessi, le sue sponde e i suoi lampioni – si mescolano alla condizione relativa all’essere. Due note: il Bud cui è dedicata è il giornalista Darwin J. "Bud" Flakoll, sposato da Claribel Alegría a Washington nel 1947, e la poesia è quella scelta dai loro quattro figli per la lettura durante le esequie della poetessa, nel 2018.

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LEONID AFREMOV, "CITTÀ IN RIVA AL LAGO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Che strano ospite / questo amore / più mi svuota / più mi riempie.
CLARIBEL ALEGRÍA, E questa poesia-fiume




Claribel Isabel Alegría Vides (Estelí, 12 maggio 1924 – Managua, 25 gennaio 2018), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense considerata con la connazionale Gioconda Belli la maggiore esponente della Letteratura del Centro America. Fu candidata al Premio Nobel 2016.


sabato 29 gennaio 2022

Papaveri nati di notte


SKIPWITH CANNÉLL

NOTTURNI, V

Sono stanco dell'amore, e le tue labbra
sono papaveri nati di notte
dammi dunque le tue labbra
che io possa conoscere il sonno

(da Des Imagistes, 1914)

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Nell’antologia Des Imagistes, stilata da Ezra Pound nel 1914 compare anche il poco conosciuto poeta statunitense Skipwith Cannéll: è un epigramma che ha toni ellenizzanti e vive naturalmente della suggestione metaforica labbra/papaveri attingendo a tutto l’armamentario imagista: precisione del linguaggio, sviluppo di uno stile ritmico individuale, uso minimo dell’aggettivo.

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JOSEPH-DÉSIRÉ COUR, "DONNA SDRAIATA SU UN DIVANO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono stanco del desiderio. / Sono debole d'amore; / perché sulla mia testa / è caduto / come una spada il chiaro di luna.
SKIPWITH CANNÉLL, Des Imagistes




Skipwith Cannéll (Philadelphia, Pennsylvania, 1887–1957), poeta statunitense associato al gruppo degli Imagisti. Studioso di Poe e della Bibbia di Re Giacomo, amico di William Carlos Williams, a Parigi conobbe Ezra Pound, che inserì le sue poesie nell’antologia Des Imagistes.


venerdì 28 gennaio 2022

Il cielo stellato


ABDALLĀH IBN AL-MU’TAZZ

PIOGGIA

Una nube gravata d'acqua se ne venne dondolando
in groppa ai venti,
e per tutta la notte versò acqua a fiotti e rovesci,
come sangue dalla bocca delle ferite.
Quando si dissipò, il cielo stellato al mattino
sembrava un prato di viole rorido di rugiada,
con dischiusi in mezzo fiori di camomilla.

(da La letteratura araba, Sansoni, 1967 – Traduzione di Francesco Gabrieli)

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Eleganti e cristallini, i versi del poeta iracheno Ibn al-Mu'tazz, principe abbaside che regnò solo un giorno prima di essere deposto e ucciso, esprimono la bellezza del cielo notturno del deserto ritornato terso dopo la pioggia: prima dell’alba agli occhi del poeta si trasforma in un prato fiorito.

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FOTOGRAFIA © PX HERE

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LA FRASE DEL GIORNO
Sii come chi cammina lungo un sentiero spinoso. Egli è attento a ciò che vede. / Non sminuire i piccoli peccati, ché le montagne sono fatte di ciottoli.
ABDALLAH IBN AL-MU’TAZZ




Abdallāh ibn al-Muʿtazz bi-llāh (Samarra, 1º novembre 861 – Bagdad, 29 dicembre 908), poeta, teorico e critico letterario iracheno. Principe abbaside, fu eletto califfo dopo una congiura, ma deposto dopo un giorno, catturato e ucciso. Fu uno dei più brillanti ingegni del suo tempo.