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martedì 6 aprile 2021

I nomi


VLADIMÍR HOLAN

NELLA PROFONDITÀ DELLA NOTTE

a Jaroslav Seifert

"Come non essere?", ti domandi e finisci per dirlo
                                                  a voce alta…
Ma l’albero e la pietra lo tacciono,
sebbene entrambi figli della parola e pertanto muti,
poiché la parola teme di vedere che cosa ne è stato di essa…
Ma anche
i nomi
lo temono. I nomi: pino,
acero, pioppo tremulo… e  i nomi: feldspato,
basalto, fonolite, amore… Bei nomi,
soltanto temono di vedere in cosa si sono convertiti.

(da Un gallo a Esculapio, 1970)

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Ma essere perduti e resistere e avere / la luna nel libro e la notte solo nel leggerlo, / non conoscere né fine né margine a se stessi, / non essere soli, ma esser perduti, / è come se la propria pena ed un’altra, di estranei / generassero un terzo cuore…”: il destino dell’uomo è al centro della poetica di Vladimír Holan. Il poeta ceco si interroga sul determinismo che governa le vite degli uomini e lo fa attraverso la poesia: la parola dunque è uno strumento d’indagine, è il mezzo per non temere di guardare in faccia la realtà.

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FOTOGRAFIA © SNOW1/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto, anche il silenzio stesso / ha qualcosa da tacere.
VLADIMÍR HOLAN




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


lunedì 5 aprile 2021

Un angelo non è un verso


LUIS FELIPE VIVANCO

IL VERSO

Un angelo

            Un angelo non è un verso,
è qualcosa di più.
                            (È meno
del dolore sedentario
delle spalle nude
che reggono, senz'ali,
le ore dissanguate).
            Un angelo ci situa
dentro l'ora unica,
- bianchi muri isolati
d'una casa, tra orti
di febbraio, nella calda
profondità d'un vallone -,
mentre crescono le pagine
volgari, i contagi,
e le strade s'allungano
falsamente ambiziose…

(da Tempo di dolore, 1940 – Traduzione di Oreste Macrì)

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Luis Felipe Vivanco, poeta spagnolo della Generazione del’36, fa dell’ispirazione religiosa ed esistenziale il fulcro della sua poetica: “Qualcuno respira (cerca il senso / delle parole, quelle, le altre, quelle al centro /  d'un circolo di ulivi, di graziosi animali / mansueti, pazienti, e si son dileguate). / Respira con parole: le sue parole. E tue. / Parole tue, Signore, parole mie che passano / per la mia solitudine lunga verso l'estremo / del mio corpo”. La parola dunque serve a esprimere quella tormentata vita interiore, a dare voce all’intima sofferenza.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI
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LA FRASE DEL GIORNO
Essere poeta: orientarsi, / come la luce incerta che attraversa la radura / e invece di un'esistenza brillante, avere un'anima.
LUIS FELIPE VIVANCO, La radura




Luis Felipe Vivanco (San Lorenzo de El Escorial, 22 agosto 1907 - Madrid, 21 novembre 1975), poeta e architetto spagnolo. Carattere triste e taciturno, riversò nella poesia il suo intimismo mistico e trascendente, trattando temi riguardanti la religione, la famiglia e la vita quotidiana.


domenica 4 aprile 2021

Una tela di sacco


BERTOLT BRECHT

PRIMAVERA 1938

Oggi, mattina di Pasqua
una improvvisa bufera di neve è passata sull’isola.
Tra le siepi già verdi c’era neve. Mio figlio
mi portò verso un arboscello d’albicocco lungo il muro di casa
via da un’opera, dove a dito indicavo chi erano
a prepararla, una guerra che
il continente, quest’isola, il mio popolo, i miei e me stesso
può sterminare. Senza parole
abbiamo messa una tela di sacco
sull’albero che raggelava.

(da Poesie e canzoni, Einaudi, 1959 – Traduzione di Franco Fortini)

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Domenica di Pasqua del 1938. Il messaggio evangelico è veicolato nientemeno che da Bertolt Brecht: il poeta tedesco sta scrivendo una poesia contro l’imminente guerra hitleriana che oscura i cieli di tutta l’Europa. Ma quella mattina, la mattina di Pasqua, è nevicato e il figlio più giovane gli chiede di mettere al riparo un piccolo albicocco. Quel gesto passa avanti a tutto, alla poesia, ai pensieri: è la semplice attenzione verso un essere vivente che soffre, ma è anche un tentativo di protezione del futuro del figlio, che appare incerto stante la situazione politica di quella primavera.

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FOTOGRAFIA © GOODFREEPHOTOS

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LA FRASE DEL GIORNO
A noi la pace che verrà, operosa / già dentro il cuore e sulla mano sta, / che ti prepara, o Pasqua, e che non ha / che il solo pane per farti festosa.
CARLO BETOCCHI, Altre poesie




Eugen Bertolt Friedrich Brecht (Augusta, 10 febbraio 1898 - Berlino Est, 14 agosto 1956), teorico del teatro, poeta, regista e drammaturgo tedesco, è noto soprattutto per le opere teatrali: L’opera da tre soldi, Madre Coraggio e i suoi figli, Vita di Galileo.


sabato 3 aprile 2021

La leggerezza dell’arcangelo


MARIA LUISA SPAZIANI

HO AVUTO PIÙ DI QUANTO MERITASSI

Ho avuto più di quanto meritassi,
amori, viaggi, e ho scritto trenta libri.
Quasi ogni giorno un peso memorabile.
Difetta solo, ormai, l'impercettibile.

Io gli dicevo "vieni" e lui veniva
con la leggerezza dell'arcangelo.
Nel consuntivo dei bei giorni andati
solo la leggerezza è da rimpiangere.

(da Pallottoliere celeste, Mondadori, 2019)

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Pallottoliere celeste è il testamento poetico di Maria Luisa Spaziani, l’ultima raccolta della poetessa torinese scomparsa nel 2014: il “consuntivo dei bei giorni andati” alla fine è certamente positivo – l’unico rimpianto è per quell’impercettibile, per quella “leggerezza”, quella “bellezza, gioia e giovinezza” che un tempo irruppero “rovesciando ogni diga”.

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LA FRASE DEL GIORNO
Io cerco il verso unico, lo stelo, il sortilegio / che ogni franta immagine ricostruisce in una.
MARIA LUISA SPAZIANI, Utilità della memoria




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


venerdì 2 aprile 2021

Eppure mi chiamò per nome


COUNTEE CULLEN

PARLA SIMONE IL CIRENEO

Egli non mi disse una parola,
Eppure mi chiamò per nome;
Egli non mi fece neppure un cenno,
Eppure io capii e venni.
Dapprima dissi: «Non voglio portare
La sua croce sulla mia schiena;
Egli vuole caricarmela addosso
Solo perché la mia pelle è nera».
Ma Egli moriva per un sogno
Ed era molto mite,
E nei suoi occhi splendeva una luce
Che gli uomini fanno molta strada per trovare,
Fu Lui a conquistare la mia pietà;
lo feci solamente per Cristo
Ciò che tutta Roma non avrebbe potuto ottenere
Coprendomi di lividi, a frustate, a sassate.

(da Nuovissima poesia americana, Guanda 1953 – Traduzione di Carlo Izzo)

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Venerdì Santo. Il poeta statunitense Countee Cullen punta lo sguardo su un personaggio della Via Crucis, Simone di Cirene, l’uomo che  - come riportano tre dei quattro  Vangeli – fu obbligato dai soldati romani ad aiutare Gesù a portare la croce. Marco (15,21-22) scrive: “Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio”. Countee Cullen si sente fratello di quell’uomo “diverso” perché ha la pelle scura(quel che resta di Cirene è oggi nei pressi di Shahat, una località della Libia orientale) ma capace di riconoscere la sofferenza di un altro uomo e di alleviarla.

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GIOVANNI CANAVESIO, "COME CRISTO PORTA LA CROCE SULLE SPALLE ED È CONDOTTO ALL'IMMOLAZIONE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Bisogna conservare e tenere vivo questo principio di umanità, se noi vogliamo avere il diritto di esser chiamati uomini. E in che cosa consiste questo mantenere il senso di umanità, se non nell'amare il nostro simile, perché ogni uomo è perfettamente quello che siamo noi?
LATTANZIO, Istituzioni divine




Countee Cullen nato Countee LeRoy Porter (New York, 30 maggio 1903 – 9 gennaio 1946), poeta statunitense. Adottato dal reverendo Cullen, crebbe nel quartiere di Harlem ed ebbe un'educazione cristiana metodista. È considerato uno dei più grandi autori afro-americani, nonostante la sua poetica abbia attinto dal Romanticismo e dalla poesia europea e dai classici greci e romani.


giovedì 1 aprile 2021

Poesie per aprile VII


Aprile è mese di verde e di fiori, mette in cassaforte quello che marzo ha sottratto alle mani dell’inverno: con i suoi tepori e le sue sere lunghe invita a rimanere all’aperto, alla sua dolcezza che fece dire a Thomas Stearns Eliot che è “il più crudele dei mesi”. Qui prende i colori della Sicilia, con Leonardo Sciascia, per l’occasione poeta, e con Fernanda Romagnoli.

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FOTOGRAFIA © UAGA

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LEONARDO SCIASCIA

APRILE

Sto a far camorra sulle cose, seduto
al sole d’aprile che in me torna
a un suo azzardo di risentimenti e di inganni.
Guardo accendersi il gioco dei ragazzi,
una rissa leggera che s’incanta
di luce, cerca un suo cuore di musica;
forse un suo cuore di pena.
Il paese, non lontano, sembra affondare
nel verde: di là da questo gioco
pieno di voci, è solo un paese di silenzio.

(da La Sicilia, il suo cuore, Bardi, 1954)

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FERNANDA ROMAGNOLI

MANDORLI

All’ultima stazione
venne uccisa la notte in un agguato.
Sbocciò dal buio un fiato, come un’anima
fluendo a galla. Muoveva con bracciate
lentissime, si sfogliava senza posa
di lunghissime bende. Erano bande
di nebbie – nascondevano la rosa
oltre le cime, il pugnale! Con sottile
correità – laggiù – fu assassinata
dietro i monti, la notte! Poi la luce
traboccò, venne a riva. Su quel mare
mandorli in lunghe file di drizzavano
incolpevoli, immemori – agitavano
nell’aria le briglie di schiuma,
le criniere del vento d’aprile.

(da  Il tredicesimo invitato, Garzanti, 1980)



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LA FRASE DEL GIORNO
Sempre all'inverno delle torri un fiore /si posa appena aprile apre la terra / con il suo giunco d'aria e agita argento / al riso desolato delle sale / alle armi dei chiostri.
FRANCO FORTINI, Poesia ed errore




Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989), scrittore e poeta italiano.  Spirito libero e anticonformista, lucidissimo e impietoso critico del nostro tempo, all'ansia di conoscere le contraddizioni della sua terra e dell'umanità, unì un senso di giustizia pessimistico e sempre deluso.


Fernanda Romagnoli (Roma, 5 novembre 1916 – 9 giugno 1986), poetessa italiana. Visse un’esistenza chiusa e riservata, al seguito del marito militare a Firenze, Pinerolo e Caserta. Esordì nel 1943 con Capriccio, cui fece seguire Berretto rosso (1965), Confiteor (1973) e Il tredicesimo invitato (1980)


mercoledì 31 marzo 2021

Le stagioni dell’anno


EUNICE ARRUDA

Non essere il cuore
una ferita

Non ascoltare
nel rumore della pioggia
i presagi di un ritorno
Non confondere rami e radici

E sapere
che ogni cosa è stata scoperta
non appena esiste
Le nostre verità sono le stagioni dell’anno

(da Rischio, 1998)

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La poetessa brasiliana Eunice Arruda appartiene alla Generazione del ‘60, quella che si dedicò alla poesia intimista, ma rimane, come nota il critico Álvaro Alves de Faria, “chiusa in sé, come un’ostrica”, una donna sola che si riflette nello specchio del suo appartamento cercandosi, costruendosi parola per parola, giorno per giorno.

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JEAN-PIERRE LAURENS, "L'ATTESA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono poetessa. Non voglio essere chiamata “poeta donna”. La parola poetessa enfatizza meglio la condizione femminile nella poesia. Parlare di “poeta donna” colloca la donna in una posizione inferiore, valorizzando la figura dell’uomo..
EUNICE ARRUDA, in ALVES DE FARIA, Parola di donna




Eunice Carvalho de Arruda (Santa Rita do Passa Quatro, 15 agosto 1939 - San Paolo, 21 marzo 2017), poetessa brasiliana. Laureatasi in Comunicazione e Semiotica, diresse l’Unione Brasiliana degli Scrittori. Esordì nel 1960 con È tempo di notte, cui seguirono altre tredici raccolte e un’antologia. La sua poesia fa della concisione un perno: taglia e riduce all’osso la parola.