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giovedì 5 settembre 2019

Misurare il buio


CHARLES WRIGHT

SEDENDO DI NOTTE SOTTO IL PORTICO

Sono qui, nel portico buio, rinnovato sulla sedia di mia madre.
Le 10 e 45 e non c’è luna.
Sotto la casa, le luci delle auto
Oscillano sul fondo del canyon, verso il mare.


In questo ci assomigliano,
Cadono come fiammiferi accesi nel grande vuoto
Sotto i nostri piedi.
In questo le assomigliano, bruciano e scompaiono.


Se ne sono andati tutti
E io sono qui a misurare il buio, tenendo il posto di mia madre.

(da China Trace, 1977)

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È una notte senza luna e il buio è protagonista della poesia di Charles Wright. Il poeta americano siede sulla vecchia sedia di sua madre nel portico guardando dalla collina. I fari delle automobili che si muovono lungo la strada che scende scompaiono in quel buio che non è solo quello fisico – assenza di luce – ma anche quello che Wright prova dentro sé pensando al vuoto lasciato dall’assenza degli affetti.

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.SALLY STORCH, "PORTICO IN ESTATE"

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LA FRASE DEL GIORNO
La musica della memoria ha il suo tono, / che non tutti sentono.
CHARLES WRIGHT




Charles Wright (Pickwick Dam, Tennessee, 25 agosto 1935), poeta, accademico e traduttore statunitense, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1998. Professore presso l'Università della Virginia, ha creato uno stile poetico che genera una sensazione di immediatezza e concretezza enfatizzando gli oggetti e la prospettiva personale.


mercoledì 4 settembre 2019

Fresco d’amore


NORAH LANGE

FUORI LA NOTTE

Fuori la notte
scuote le ansie.
Dentro, il cuore
fresco d’amore
come una foglia nuova!

(da La strada della sera, 1925)

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Una lampante dicotomia tra dentro e fuori, tra bene e male, tra gioia e dolore: la poetessa argentina Norah Lange riesce in poche parole a descrivere il suo stato d’animo – nella nicchia dell’amore germoglia la felicità, isolata dal resto del mondo, rappresentato dalle notte di tempesta che fuori dalla stanza scuote rami e paure.
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FOTOGRAFIA © FRANK McKENNA

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LA FRASE DEL GIORNO
L'emozione attira le nostre anime. / Il cuore ci si apre / Per amare meglio.
NORAH LANGE




Norah Lange (Buenos Aires, 23 ottobre 1905 – 5 agosto 1972), poetessa argentina associata all’avanguardia di Buenos Aires negli Anni ’20 del secolo scorso. Membro del Gruppo Florida con il marito Oliverio Girondo e Jorge Luis Borges, appartenne alla letteratura “ultraista”.


martedì 3 settembre 2019

Come pomeriggi sul mare


HENRIK NORDBRANDT

LE UNGHIE DEI PIEDI

Già le unghie dei piedi sono un lontano presagio
dell'incantevole punto in cui le gambe si incontrano.
Poi segue la curva del piede, e le stesse gambe

sono lunghe come pomeriggi d'estate
col mare e una musica pigra, i gelati sul ponte
e la notte stellata che si avvicina.

(da La città dei liutai, 1985 - Traduzione di Bruno Berni)

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Il poeta danese Henrik Nordbrandt compie un percorso erotico che risalendo dal piede di una donna lo porta alla meraviglia del ricordo, alla dolcezza di un pomeriggio d’estate sulla spiaggia che si esprime in tutta la sua intensità di suoni, di colori, di sensazioni.
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FOTOGRAFIA © TOOKAPIC/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Del mare dell’estate c’è ora solo / il riflesso del tramonto, / del riflesso solo i volti / e dei volti solo l’attesa.
HENRIK NORDBRANDT, Il nostro amore è come Bisanzio




Henrik Nordbrandt (Fredericksberg, 21 marzo 1945), poeta, scrittore e saggista danese, debuttò nel 1966 con Poesie. La sua lirica raffinata riflette i temi del Mediterraneo (Italia, Grecia e Turchia) dove soggiorna a lungo assorbendone colori, suoni e paesaggi, sulla passione erotica e l’assenza dell’amata.

lunedì 2 settembre 2019

Centenario di Luz Méndez de la Vega


La poetessa femminista guatemalteca Luz Méndez de la Vega nasceva cento anni fa, il 2 settembre del 1919. Personaggio di spicco del Novecento del suo paese, contribuì con i suoi studi alla riscoperta delle scrittrici del Guatemala. Così la giudica lo scrittore Francisco Morales Santos: “Vedo il suo percorso poetico come un Usumacinta [il fiume più lungo dell’America Centrale, NdR] e come in esso scorrono allo stesso modo la passione, la dolcezza, l’umorismo e non poche volte l’ironia. Ugualmente va di pari passo la capacità di commuovere attraverso la poesia con l’uso regolato e sempre opportuno dell’immagini. E Luz in ogni momento dimostra la sua costante energia e passione per il vissuto, per il sentito, per quello che si rimpiange”.

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KARMA

Con un amore che nasce
nasce ogni volta
il primo amore
e il primo amante.

Con un amore che muore,
muore ogni volta
l'amoree
tutti gli amanti.

Con ogni nuovo amore
ostinatamente rinasciamo
per ostinatamente! morire
in eterne felicità e tortura.




ESSERE O AVERE

Penso.
Respiro.
Mi muovo
Mangio.
E dormo.
Faccio l’amore
(leggasi fornico).
Insulto.
Sorrido.
Talvolta piango
o sospiro.

Guido la mia auto.
Scendo e salgo
in ascensore dal mio piano.
Lavoro.
Il postino mi consegna
la posta
con il mio nome e cognome
Firmo assegni.
Mi compro i pantaloni
o un vestito.
Vado al cinema o a teatro.
Ballo e rido

Tengo conferenze.
Scrivo.
Ogni tanto
appare la mia fotografia
sulle pagine dei giornali.
Parlo e mi rispondono
Mi insultano
Mi trattano persino con rispetto
E mi aggiungono
un titolo universitario
o artistico.

Ma io,
Sono io?
O ho soltanto
questo nome e cognome
e questo corpo
che giorno dopo giorno
faccio uscire dal letto
alle otto in punto —
lavo,
profumo,
curo
e alimento…

(da Eva senza Dio, 1979)

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LA FRASE DEL GIORNO
E tutta io che non so quel che sono / se sono mare, cielo, spiaggia o fuoco / o tutte le cose che sono o non sono / - quelle che penso e quelle che sogno.
LUZ MÉNDEZ DE LA VEGA, Le parole e l’ombra




Luz Méndez de la Vega (Retalhuleu, 2 settembre 1919 - Città del Guatemala, 8  marzo 2012), scrittrice, giornalista, attrice e poetessa guatemalteca. Come docente di letteratura si occupò di recuperare le opere delle scrittrici guatemalteche


domenica 1 settembre 2019

Poesie per settembre VI


Settembre chiude la porta dell’estate e apre quella dell’autunno: è mese di transizione che porta a un nuovo inizio dopo la sospensione estiva, riaprono le scuole e gli uffici, si ricomincia la routine. Due poeti italiani, due poesie: Franco Fortini vede chiaro nella nuova stagione scalfendo il mito dell’estate; Fernando Bandini si immagina un nuovo Odisseo nell’«azzurro di settembre che si dilata» come un mare tra uva, trifoglio, Nausicae e Circi.

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FOTOGRAFIA © JPLENIO/PIXABAY

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FRANCO FORTINI

MOLTO CHIARE

Molto chiare si vedono le cose.
Puoi contare ogni foglia dei platani.
Lungo il parco di settembre
l’autobus già ne porta via qualcuna.
Ad uno ad uno tornano gli ultimi mesi,
il lavoro imperfetto e l’ansia,
le mattine, le attese e le piogge.

Lo sguardo è là ma non vede una storia
di sé o di altri. Non sa più chi sia
l’ostinato che a notte annera carte
coi segni di una lingua non più sua
e replica il suo errore.
È niente? È qualche cosa?
Una risposta a queste domande è dovuta.
La forza di luglio era grande.
Quando è passata, è passata l’estate.
Però l’estate non è tutto.

(da Paesaggio con serpente, Einaudi, 1984)

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FERNANDO BANDINI

PLAZER

In questo azzurro di settembre che si dilata
oltre il confine dei miei occhi verso
regioni dove non arriverò mai
ci sono chicchi d’uva che altre bocche
schiacceranno tra i denti ignorando
questo mio torrido angolo di sete.

In quell’altrove fiori d’ombra sbadigliano
alla sera di un’isola abitata
dai corpi adolescenti di Nausicae.
Non le vedrò dal mio raro trifoglio:
creste in fiore riarse dalla polvere
grucce al riposo di magre locuste.

Oltre il confine dei miei occhi il mondo
per qualche nuova sua intenzione scalpita
che io non so né mi restano giorni
per saperne di più. La notte penso
di là dalle mie tenebre una Circe
che si cala nel balsamo del mare

(da La mantide e la città, Mondadori, 1979)

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LA FRASE DEL GIORNO
Settembre passa con una /lunga vibrazione di vento.
MARIÁ MANENT, Le acacie selvatiche




Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.


Fernando Bandini (Vicenza, 30 luglio 1931 – Vicenza, 25 dicembre 2013) è stato un poeta, scrittore e docente italiano di stilistica e metrica presso l'Università di Padova. Aveva la capacità di scrivere non solo in italiano ma anche nel dialetto vicentino e in latino, lingua che aveva appreso nonostante non avesse praticato studi classici.


sabato 31 agosto 2019

Centenario di Amrita Pritam



Il 31 agosto di cento anni fa nasceva a Gujranwala – ora in Pakistan – la poetessa e scrittrice indiana Amrita Pritam, considerata una dei principali letterati della letteratura in lingua punjabi. Divenne celebre con un'elegia al poeta punjabi del XVIII secolo Waris Shah, espressione della sua angoscia per i massacri durante la divisione dell’India. Come narratrice si fece apprezzare per il personaggio della ragazza hindi Puro, epitome contro la violenza sulle donne, protagonista del romanzo Pinjar. Spirito libero, Amrita Pritam, rifuggiva da ogni convenzione e catalogazione, senza pregiudizi e preconcetti.

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UNA LETTERA


Io – Un libro in soffitta.
Forse una convenzione o un innario.
O un capitolo del Kama Sutra,
o un incantesimo per intime afflizioni.
Ma pare che non sia nessuno di questi.
(Se lo fossi, qualcuno mi avrebbe letto).

Parrebbe che a un’assemblea di rivoluzionari
abbiano ottenuto una risoluzione,
e io ne sono una copia a lungo termine.
Ha stampigliato il timbro della polizia
e non è mai stata aperta in seguito.
È conservata solo a scopo procedurale.

E ora sono venuti alcuni passeri,
con la paglia nei becchi,
e si sono posati sul mio corpo
e si occupano della prossima generazione.
(Che meraviglia occuparsi della prossima generazione!)
I passeri le coprono con le loro ali,
ma le risoluzioni non hanno ali
(o le risoluzioni non hanno seconde generazioni).

Talvolta penso di sentirne l’odore -
cosa c’è nel mio futuro?
La preoccupazione mi fa uscire la rilegatura.
Quando provo ad annusare,
sento solo esalazioni di guano.
O mia terra, il tuo futuro!
Io – il tuo stato attuale.
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UNA CITTÀ


Il grano seminato dalle stelle
È rivenduto al mercato nero;
Scuoto un sacco di nuvole,
Il mercato stasera chiuderà.
La luna è un vitello affamato
Che succhia mammelle inaridite.
Legata a un palo la madre-terra
Lecca la mangiatoia del cielo.

All'ingresso dell'ospedale
Quante parole giacciono malate,
Come verità, giustizia, fede,
— tutta la folla dei valori.
Qualcuno forse prescriverà
Un farmaco salutare,
Ma sembra per il momento
Che il limite è stato raggiunto.

In questa città ci sono posti
Dove vivono i senza-fuoco-né-luogo.
Sono in realtà bisognosi
E la loro vita dolcemente se ne va
La prima notte di vecchiaia
Gli ha detto all'orecchio
Che in questa città la loro giovinezza
Eterna è stata rubata.

La notte è stata fredda, all'alba hanno trovato
Nella via un corpo non identificato.
Il falò brucia e nessuno piange.
È morto un filosofo, un poeta, un mendicante.

Tra le braccia di un uomo una ragazza
Ha gridato, si è morsa a sangue:
Al posto di polizia ridono,
Nei caffè se la godono;
Gli strilloni passano per le strade
Vendendo le notizie per un paisa
Facendo a pezzi il suo corpo.

Sotto un albero di fuoco la gente
Si incontra e ride e canta.
Vorrebbero nascondere che sono morti
Ognuno porta una pietra bianca,
Ognuno vegli sul suo cadavere.

Si sente il rumore delle macchine.
La città è una stamperia
E ogni uomo è una parola isolata,
Ogni profeta un tipografo
Che vuole metterle assieme,
Ma non ne nasce mai una frase.

Questa città si chiama Delhi,
Ma potrebbe averne un altro:
Che importanza ha un nome?

Tra le lenzuola sporche del presente
La notte sogniamo il futuro,
O meglio ci pensiamo, lo immaginiamo,
Prima di inghiottire un sonnifero.




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LA FRASE DEL GIORNO
Pace non è soltanto assenza di violenza. Pace è quando il fiore sboccia.
AMRITA PRITAM




Amrita Pritam nata Amrita Kaur (Gujranwala, Pakistan, 31 agosto 1919 – Delhi, 3 ottobre 2005), scrittrice indiana, considerata la prima donna importante della letteratura del Punjab. Nel 1947, con l’indipendenza del Pakistan, si trasferì in India e iniziò a scrivere anche in lingua hindi.

venerdì 30 agosto 2019

Centenario di Jiří Orten


Jiří Orten, poeta ceco, nasceva a Kutná Hora, capoluogo della Boemia centrale, il 30 agosto di cento anni fa. La sua fu una vita breve, intensa, concentrata sulla poesia che gravitava intorno al gruppo Ohnice (malerba) durante l’occupazione nazista della Cecoslovacchia, e sulle leggi razziali – di famiglia ebrea, si servì di pseudonimi per pubblicare le sue poesie. E tuttavia, in quei pochi anni, prima di essere travolto da un’ambulanza tedesca, e morire due giorni dopo, rifiutato dall’ospedale germanico in quanto ebreo, riuscì a mettere su carta la sua concezione negativa dell’esistenza, caratterizzata dal dolore e dall’angoscia che permeavano del resto tutta una generazione cresciuta con l’incubo nazista.

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IMMAGINE © MUSEO EBRAICO BOLOGNA

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DI CHI SONO?

Io sono dei piovaschi e delle siepi
e delle erbe chinate dalla pioggia
e della chiara canzone che non gorgheggia,
del desiderio che sta chiuso in lei.
Di chi sono?
Io sono di ogni piccola cosa smussata
che mai spigoli ha conosciuto,
dei piccoli animali che reclinano la testa,
sono della nuvola quando è straziata.
Di chi sono?
Io sono del timore che mi ha tenuto
con le sue trasparenti dita,
del coniglietto che in un giardino in penombra
esercita il suo fiuto.
Di chi sono?
Io sono dell’inverno ostile ai frutti
e della morte, se il tempo lo chieda,
io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,
al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

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ECCO LA GRANDE PIOGGIA

Ecco, anima mia, la grande pioggia, da oasi nel deserto,
da paesaggio di pietra, dove non filtra goccia,
ecco, la grande pioggia, diluvio che ci sommerge,
sogno di noi assetati, sogno dove berremo,
sogno dimenticato, sogno di pace perfetta,
sogno di una canzone, da tempo nella tastiera,
ecco, anima mia, la grande pioggia, da nubi
di parole e d’estate, ronzio di finestre e di ruote,
caduta, ma senza dolore, in cui la bellezza non si perde,
soltanto una quiete dolce, paese di biondi capelli,
labbra dischiuse, e mai sul limite estremo,
nembo che passerà fino al cader delle foglie,
e tempo a quel momento, tempi ancora,
che anche all’eterno verranno grigi i capelli,
ecco, anima mia, la grande pioggia, la pioggia che sognavi,
prima che la bonaccia venga, che tu ti risvegli.

(27.3.1940)

(da La cosa chiamata poesia, Mondadori, 1991 - Traduzione di Giovanni Giudici e Vladimir Mikeš)

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LA FRASE DEL GIORNO
La cosa chiamata poesia / quella vorresti fare? / In solitudine singhiozzare / e tanto volere bene.
JIŘÍ ORTEN, La cosa chiamata poesia




Jiří Orten, pseudonimo di Jiří Ohrenstein (Kutná Hora, 30 agosto 1919 – Praga, 1º settembre 1941), poeta ceco. La sua è una poetica che rivela la concezione negativa della vita, fatta di dolore e di angoscia, storicamente rapportata al periodo dell’invasione nazista della Cecoslovacchia.