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sabato 8 settembre 2012

Sugli sbruffi dell’elica

 

GIOVANNI GIUDICI

FINIS FABULAE

Come una scia si richiude la favola
sugli sbruffi dell'elica lussureggiante di schiuma.
Guardala a poppavia che s'appiattisce
levigata da diavoli mulinelli.

L'essere è più del dire - siamo d'accordo.
Ma non dire è talvolta anche non essere.
Ah discreta più del dovere fu l'incoscienza.
Presto tutte le acque saranno uguali e lisce.

(da La vita in versi, Mondadori, 1965)

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Una barca, un motoscafo, un battello… Giovanni Giudici si trova dunque su un’imbarcazione in movimento sull’acqua e osserva l’elica e i gorghi di schiuma bianca che essa solleva e lascia ricadere in lunga scia che si allontana. Gli viene naturale paragonare quell’acqua mossa all’effetto che possono avere le parole – e la poesia stessa -  alle acque interiori che esse sollevano, ai sentimenti che generano – sebbene la loro importanza non debba essere considerata più di quello che è. Chi parla talvolta sbaglia, chi tace quasi sempre rinuncia ed è triste perdere le occasioni visto che quasi certamente non si ripresenteranno, è triste rinunciare ad essere.

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FOTOGRAFIA © ANNE97432

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LA FRASE DEL GIORNO
Per l'idea ci vuole la parola, senza la parola non c'è scambio, giusto un brulichio nella coscienza, come formiche sulla pelle.

SÁNDOR MÁRAI, Terra, Terra!…




Giovanni Giudici (Porto Venere, 26 giugno 1924 – La Spezia, 24 maggio 2011), poeta e giornalista italiano. Della sua formazione cattolica e del suo lavoro nell'industria ha fatto i poli di una tensione che lo trascende e caratterizza il suo impegno civile. Numerose le sue traduzioni: Frost, Sylvia Plath, Orten, Pound, Ransom e Puškin.


venerdì 7 settembre 2012

Come un cospiratore


RAÚL GÓMEZ JATTIN

L’AGGRESSORE OCCULTO

La vita mi ha avvelenato
Mi ha distolto dal mio movimento naturale
e mi ha consegnato alle ombre
degli amori non corrisposti
Mi ha scompigliato i sogni
ponendosi come un cospiratore nelle loro crepe
Ha spolverato ricordi
che parlavano di partenze e di addii
Intanto la mia anima
abituata alla sventura
la guardava fare
come un condannato che presenzia
all’innalzamento del patibolo.

(da Poemas, 1980)

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Attore, drammaturgo, poeta: il colombiano Raúl Gómez Jattin ebbe una vita sopra le righe, lussuriosa, libertina, tormentata dalla follia – eccessivo anche in quella, secondo gli amici – e devastata dalle droghe e dagli psicofarmaci. Questa poesia sembra essere un momento di lucidità, un tentativo di analisi: la vita, talvolta, si nasconde nell’ombra e ci colpisce, è vero, ma molte volte siamo noi che la lasciamo fare…

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SALVADOR DALÍ, “CAMA Y DOS MESITAS DE NOCHE FEROZMENTE ATACAR A UN VIOLONCHELO”

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LA FRASE DEL GIORNO
È un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.
OSCAR WILDE, Il ventaglio di Lady Windermere




Raúl del Cristi Gómez Jattin (Cartagena, 31 maggio 1945 – 22 maggio 1997), poeta colombiano. Manifestò episodi psicotici e di schizofrenia che lo portarono per anni a vivere in strada fino al fatale incidente in cui perse la vita investito da un autobus.



giovedì 6 settembre 2012

Bambina in tumulto

 

EUNICE ODIO

VORREI ESSERE BAMBINA

Io vorrei essere bambina
per accoppiare le nubi a distanza
(alte claudicanti della forma),
 
per giungere all’allegria delle piccole cose
e domandare,
come chi non lo conosce,
il colore delle foglie.
Com’era?
 
Per ignorare ciò che è verde,
il verde mare,
la risposta salubre del tramonto in ritirata,
il timido gocciolare degli astri
sul muro del vicino.
 
Essere la bambina
che cadeva d’improvviso
dentro un treno con angeli,
che arrivavano così, in vacanza,
a correre brevemente tra le uve,
o attraverso notturni
fuggiti da altre notti
di geometrie più alte.
 
Però adesso, che cosa devo essere?
Se mi sono nati questi occhi così grandi
e questi chiari desideri di sbieco.
 
Come potrò essere ora
quella che voglio io
bambina di verdi,
bambina vinta di contemplazioni
che cade da se stessa rosea
 
...se mi dolse moltissimo dire
per raggiungere nuovamente la parola
che fuggiva,
saetta scappata dalla mia carne,
 
e mi ha addolorato molto amare a tratti,
impenitente e sola
e parlare di cose incompiute,
tinte cose di bimbi,
di candore dissimulato,
o di semplici api
aggiogate a tristi rosari.
 
O essere colma di questi scatti
che mi cambiano il mondo a grande distanza.
 
Come potrò essere ora,
bambina in tumulto,
forma mutevole e pura,
o semplicemente, bambina alla leggera,
divergente in colori
e adatta per l’addio
in ogni momento.

(da El tránsito de fuego, 1957 - Traduzione di Tomaso Pieragnolo)

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Fuggire da un mondo che è troppo pesante per noi, liberarci del fardello che grava sulle nostre spalle, rintanarci in un rifugio sicuro dove poter coltivare i nostri sogni e medicare le ferite che la vita ci ha inferto. Tutti noi, probabilmente, abbiamo avuto questo pensiero. La poetessa costaricana Eunice Odio, come Guido Gozzano, come Joan Margarit, come Cesare Pavese, come Colette Nys-Mazure, individua questo tranquillo porto nell’infanzia, nel regno degli anni perduti al quale non si può ritornare se non con la mente.

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NANCY CROOKSTON, “L'AMORE DI UNA MADRE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'infanzia non ha tempo. Man mano che gli anni passano bisogna conservarla e conquistarla, nonostante l'età
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EMMANUEL MOUNIER





Yolanda Eunice Odio Infante (San José, 18 ottobre 1919 – Città del Messico, 23 marzo 1974 ), poetessa costaricana nota per il suo variegato corpus di opere, inclusi articoli, saggi, riflessioni, lettere, racconti e letteratura per bambini. Ha anche ricoperto ruoli di giornalista ed educatrice, insegnando inglese e francese.



mercoledì 5 settembre 2012

La condanna a capire


ALESSANDRO PARRONCHI

MA ALLORA NON CAPISCI!…

- Quanto indietro possa spingersi il ricordo
ad albe iridescenti di lacrime e rugiada
una cosa distinguo:
la condanna a capire, a veder chiaro.
D'istinto, per sfuggirvi,
molte scappatoie ho tentato,
tergiversando per sentieri senza sbocco
o dietro vane, ma belle perché vane
e ingannevoli apparenze.
Ma col tempo le cose complicandosi
sempre più faticoso era distinguere
dietro le facce il nascosto pensiero.
Giocoforza del male fatto esperto
ne vedevo il dominio a gradi estendersi,
tutto invadere, tanto
da non potere il piede avanti mettere
senza perdersi per non più trovarsi.
Dietro un sorriso a volte luminoso
dietro il velame tenero dell'alba
l'inganno, la tempesta in agguato,
il dubbio, la condanna,
lo scherno...
E mai la pace di un astro che brilla
la luce di un pensiero fatto chiaro...
Davvero non capisco, non capisco.

(da Climax, 1990)

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Il poeta fiorentino Alessandro Parronchi è già in là negli anni quando scrive le poesie di Climax: in questa raccolta coltiva ancora di più il suo bisogno d’infinito, ma la sua ricerca non ha trovato sbocchi, non è riuscita ad ottenere una prova inconfutabile: resta così come in sospeso e confessa la sua incapacità di comprendere, di andare oltre la finitudine del reale: “Devi arrenderti invece / a enti che ti sovrastano, / assuefarti alla realtà, sconfiggere / ogni residua velleità d'incidere / sul presente, piegare il capo a quello / che altri vuole”.

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LINDA APPLE, “THINKING MAN #2”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo inesauribile rinasce / ogni anno ogni stagione allo spuntare / d'un'alba incerta tra morire e vivere / tra un desistere e un ricominciare.
ALESSANDRO PARRONCHI, Climax




Alessandro Parronchi (Firenze, 26 dicembre 1914 – 6 gennaio 2007), poeta, storico dell'arte e traduttore italiano. Con il suo stile ricercato è passato da un ermetismo  incantato a un intimismo che trae giovamento dalla consolazione della memoria: per questo le sue poesie sono oggetto di un meditato lavorio con cui il ricordo media l’emozione.


martedì 4 settembre 2012

Dietro il sipario

 

CARMEN VILLORO

SIPARIO

Chi ha spiato dal buco della serratura
chi ha strisciato sotto il tavolo della sala da pranzo
chi ha svestito a poco a poco l’essere amato
chi ha tolto la benda dagli occhi
chi ha coperto un morto con un lenzuolo
chi ha giocato a nascondino dietro le tende
chi ha origliato una conversazione dietro la porta
chi ha nascosto una fotografia in un libro
un fiore in un cassetto
chi è stato tradito dalle sue stesse parole
chi ha ricevuto una chiamata del tutto inattesa
chi ha ascoltato una dichiarazione d’amore
chi ha acceso la luce nel cuore della notte
sa quello che il sipario nasconde.

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“Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte”: è un celebre verso del Mercante di Venezia di William Shakespeare. La vita dunque è un insieme di battute e di eventi che si susseguono: il nostro compito è entrare in scena e pronunciarle, esserne protagonisti. Con il passare degli anni e delle emozioni, diventiamo anche esperti e siamo in grado di comprendere alcune sfaccettature della realtà: è un alzare il sipario, come dice la poetessa messicana Carmen Villoro, addentrandoci nella selva delle nostre emozioni, nei giardini segreti dell’anima.

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EDWARD HOPPER, “NEW YORK MOVIE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vive la sua vita solo chi la osserva, la pensa e la dice: gli altri, è la vita che li vive.
NICOLÁS GÓMEZ DÁVILA, Tra poche parole




Carmen Villoro (Città del Messico, 24 ottobre 1958), scrittrice, poetessa e narratrice la cui opera comprende racconti per bambini, prosa e poesia. La sua scrittura ha preso una caratterizzazione basata sull'avere situazioni ed esperienze commoventi, dall'uso dell'improvvisazione ha preso le linee guida per scrivere.


lunedì 3 settembre 2012

Una spada lampeggiante


SERGIO SOLMI

GIARDINO

L'iridato
getto che il vento obliqua e sfrangia, vela
per un istante il paesaggio
lo appanna come una memoria.
Poi di colpo s'imprimono
nella stillante acqua il fico, il nespolo
del Giappone, arde il chiaro
deliquio delle rose. A sommo
del muro gli archi del loggiato, le
persiane verdi e nere
s'inseguono, più su la fuga ilare
dei meli scende a picco, scendono
monti e ombre di monti.
Bellezza un poco cruda, non mia forse,
e troppo mia,
come una spada lampeggiante un giorno
mi feristi nel sonno adolescente,
dentro t'ebbi a non farmi più dormire.

(da Fine di stagione, 1933)

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Un giardino, un getto di fontana che scroscia e quasi avvolge la vecchia villa, gli alberi e i fiori con una foschia che cancella il tempo e fa risorgere un’antica memoria. Al ricordo del poeta, Sergio Solmi, appare come uno spettro l’immagine della ragazza che in quei giorni lontani della sua adolescenza gli prese il cuore: meravigliosa l’analogia della spada sfolgorante della bellezza capace di ferire e di entrare nei sogni e nei pensieri per sempre.

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THOMAS KINKADE, “GARDEN”

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LA FRASE DEL GIORNO
La ragazza che nel mezzo della vita mi sveglia e mi dice “ricordati”.
OCTAVIO PAZ, Giorni feriali




Sergio Solmi (Rieti, 16 dicembre 1899 – Milano, 7 ottobre 1981),  scrittore, poeta, critico letterario e saggista italiano. È stato poeta tanto originale quanto radicato nella tradizione italiana nonché felice traduttore. Come critico, si occupò di letteratura francese (Alain, Montaigne, Rimbaud), di paraletteratura e di Giacomo Leopardi.


domenica 2 settembre 2012

Il tuo cuore lo porto con me


EDWARD ESTLIN CUMMINGS

IL TUO CUORE LO PORTO CON ME

Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.

Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.

Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde.

Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.

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Un cuore + un cuore = un cuore. Questa è – o dovrebbe essere almeno nei nostri ideali – la matematica dell’amore. È quella che teorizza il poeta americano Edwin Estling Cummings – o anche e.e cummings, come preferiva firmarsi, tutto in minuscole. Il vero amore è condivisione, è essere parte dell’altro e ospitare in sé parte dell’altro. Altrimenti sono solo discorsi vuoti come gusci di conchiglie, e non la meraviglia che dovrebbe essere – che è – l’amore. Non deve stupire dunque che questi versi siano spesso scelti dagli sposi per essere letti al loro matrimonio.

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IMMAGINE © WALLPAPER PICS

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LA FRASE DEL GIORNO
Fidati del tuo cuore / se il mare prende fuoco / (e vivi per amore / anche se le stelle camminano all'indietro)
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EDWARD ESTLIN CUMMINGS, Dive for Dreams




Edward Estlin Cummings,  noto anche come e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962),  poeta, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. È celebre per il suo uso poco ortodosso delle maiuscole e delle regole della punteggiatura, e per il fatto di servirsi delle convenzioni sintattiche in modo avanguardista e innovativo.