STEPHEN SPENDER
IL VESTITINO
Il vestitino ricamato a uccelli
è irrimediabilmente rovinato.
Lo comprammo a primavera.
Lei stava seduta sulla sedia,
le braccia sollevate come rami.
Appoggiai la testa sul suo seno
ascoltando l’uccello più pesante
battere al centro della nostra felicità.
Ogni cosa precipita e scompare,
i vestiti che erano così allegri
giacciono nei solai, come le bambole
con cui i monelli giocavano.
Il letto dove ci si amò
è quello di un fiume su cui
l’incantevole allucinante vita
è trascinata fin dove il torrente può.
Nidi e rami canori
mischiati a blocchi di ghiaccio
furono le primavere di ieri.
Abbracciamoci con un bacio solenne
dove le menti di entrambi hanno occhi
contemplanti al di là di tutto questo
universale smarrimento, e nello sguardo
dell’uno nell’altro,
accetta quello che passa, credi a quanto rimane.
(da Collected Poems, 1955 – Traduzione di Sergio Solmi)
.
Questa del vestito l’avevamo già sentita, sempre da un poeta inglese, Andrew Motion. Certo, Stephen Spender, che era più anziano, ha il copyright. La poesia probabilmente è riferita alla pianista Natasha Litvin, che Spender, dichiaratamente bisessuale, sposò nel 1941, ed è un’intima riflessione sullo scorrere del tempo e sulla sua accettazione, sullo smarrimento che proviamo di fronte agli eventi che costellano il suo percorso. Il vestito ne diventa allora un simbolo, è il termine di paragone sul quale ognuno può valutare com’era e cosa aveva allora e com’è diventato e che cosa gli è rimasto adesso che quel vestito è diventato uno straccio.
.
TAMARA DE LEMPICKA, “IN ESTATE”
.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Come invecchiano presto gli oggetti. Una Balilla è già come una colonna dorica.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante


