ORAZIO
CARMINA, I,11
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati!
Seu plures hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
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FOTOGRAFIA © IL MERCURIO
“Tradurre è anzitutto comprendere, ma non è poi semplicemente riprodurre quanto si è compreso”. Questo scriveva il linguista Benvenuto Aronne Terracini. Tradurre poesia non è semplice: occorre entrare nella mente dell’autore e riuscire ad esprimere quei concetti in un’altra lingua. Molti non ci si provano neppure, lasciano la via della metrica e si limitano a trasporre i versi in frasi. Il vero poeta invece se ne frega talvolta di essere letterale, afferra il concetto e lo esplora, lo porta fino ai limiti del possibile, lo conduce per mano dalla lingua originale all’altra. Come al solito, gli esempi sono sempre più efficaci di qualsiasi discorso. Vediamo come questo celebre brano di Orazio, quello del “carpe diem” è stato tradotto, o meglio “interpretato” da alcuni grandi poeti.
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EDOARDO SANGUINETI
IMITAZIONE DA ORAZIO
tu non cercare, è illecito sapere, che fine a me, che fine a te,
Leuconoe, ci hanno dato gli dei, e non tentare
calcoli babilonici: meglio è subire quello che sarà,
se molti inverni ci ha assegnato Giove, o questo è l’ultimo,
che adesso, contro le scogliere, fiacca il mare
Tirreno: rifletti bene, versati il vino, e taglia la tua lunga
speranza in breve spazio: mentre parliamo, è già fuggito, a noi ostile,
il tempo: vivi questo tuo giorno, e non fidarti niente di un domani:
(da Il gatto lupesco – Poesie 1982-2001, Feltrinelli, 2002)
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FRANCO FORTINI
NON DOMANDARE
Non domandare, è male, la fine mia, la tua.
Non cercar gli oroscopi. Ti basti,
quel che sarà, patire.
Altri inverni verranno o questo è l’ultimo
che ora affanna ai promontori il mare
Tirreno. Tu che sai,
versa altro vino: la vita è breve, è lunga
la speranza. Recidila. Ti parlo e
l’ora va. Ridi al giorno. Altro non c’è.
(da Composita solvantur, Einaudi, 1994)
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GIOVANNI PASCOLI
PENSIAMO A VIVERE
Non cercare così - che non si può - quale a me, quale a te
Sorte, o Candida, sia data da Dio; lascia di leggere
Quelle cifre Caldee. Prenditi su quel che viene, e via!
O che abbiamo più verni anche, oppur sia l’ultimo questo, che
ora il mare tirreno urta ed infrange alle scogliere, tu
spoglia il vino nel filtro, e, s’è così breve la nostra via,
lunga non la voler tu la speranza. Ecco, parliamo e un po’
questa vita fuggì. L’oggi lo sai: non il domani, oh! No.
(da Traduzioni e riduzioni, Zanichelli, 1913)
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LA FRASE DEL GIORNO
Un concetto è lo stesso sia per un filosofo cinese che per uno ungherese o inglese. Chiunque in realtà può esporlo con le proprie parole. Il concetto quindi, in quanto spiritualità, è dell’umanità intera.
ATTILA JÓSZEF
Quinto Orazio Flacco (Venosa, 8 dicembre 65 a.C. – Roma, 27 novembre 8 a.C.), poeta latino. Può essere definito come il più classico dei poeti latini sia per il contenuto sia per la perfezione formale della sua poesia. Egli ha infatti cantato un atteggiamento morale e uno stile di vita ispirati alla semplicità, al distacco dalle passioni e al senso della misura.
Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930 – Genova, 18 maggio 2010), poeta, scrittore e politico italiano, che fece parte del Gruppo 63. La sua poetica è una disgregazione sperimentale del linguaggio, andata attraverso l’assemblage verso una forma più diaristica e concreta.

Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.

Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.