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domenica 9 novembre 2008

Agostino in Brianza


«Tuoi siamo, lo attestano le tue esortazioni e poi le tue consolazioni: fedele alle promesse, rendi a Verecondo, in cambio della sua campagna a Cassiciaco, ove riposammo in te dalla bufera del mondo, l'amenità in eterno verdeggiante del tuo paradiso, poiché gli hai rimesso i suoi peccati sulla terra, sulla montagna pingue, la tua montagna, la montagna ubertosa.»


Così Sant'Agostino nelle sue Confessioni (Libro IX) accenna al soggiorno in Brianza, identificato a Casatenovo o a Cassago. Il santo e filosofo, da poco abbandonata la dottrina manichea e convertito al cristianesimo di Ambrogio, durante l'autunno del 386 trascorre un breve periodo di riposo e convalescenza nella villa di campagna di Verecondo, a Cassiciacum. Lì, con la madre Monica e gli amici, si dedica esclusivamente a meditazioni filosofiche.

Ora, a proposito di Agostino e Brianza, voglio segnalare "Il Cammino di Sant'Agostino" un sito interessante e visionario, che propone un "cammino" come quello di Santiago de Compostela e come la Via Francigena, da percorrere seguendo i venticinque santuari mariani della Brianza, con un itinerario circolare che parte da Santa Maria delle Grazie a Monza, visita le chiese in un panorama spesso mozzafiato e a Monza ritorna dopo 14 giorni e 352,4 km percorsi.

Si viaggia tra le colline, si costeggiano il lago di Pusiano ed il Lario, si attraversano città (Monza, Cantù) e paesi, si cammina lungo il Lambro e l'Adda, si scorgono meraviglie quali Montevecchia e le archeologie industriali tra Paderno e Porto. Si passa per le province di Monza-Brianza, Como e Lecco. Non solo fede, anche turismo. È un progetto embrionale, al momento, ma non sarebbe male che i comuni e le parrocchie lungo il percorso si attivassero per valorizzarlo e mettere a disposizione alloggi e guide per i "pellegrini". Invece del sacco a pelo potrebbero comparire ostelli - il turismo, si sa, va incoraggiato.

A chi vuole fare comunque una gita ritengo di consigliare tutti e 25 i siti indicati da "Il cammino di Sant'Agostino" - ne vale davvero la pena:

- Maria della Misericordia, a Vedano al Lambro
- Madonna del Borgo, a Lissone
- Santa Maria Assunta, a Triuggio (Rancate)
- Madonna di Santa Valeria, a Seregno
- Madonna del Pellegrino, a Desio
- Santa Maria della Frasca, a Cesano Maderno
- Madonna della Neve, a Cucciago
- Madonna dei Miracoli, a Cantù
- Madonna di Rogoredo, ad Alzate Brianza
- Santa Maria della Noce, a Inverigo
- Nostra Signora di Lourdes, a Monguzzo
- Madonna di San Calogero, a Caslino d’Erba
- Madonna del Latte, a Valmadrera
- Santa Maria Madonna della Neve, a Pusiano
- Santa Maria Nascente, a Barzago (Bevera)
- Madonna di Czestochowa, a Valgreghentino
- Madonna Addolorata, ad Airuno
- Madonna del Sasso, a Colle Brianza
- Beata Vergine del Carmelo, a Montevecchia
- Santa Maria Nascente, a Merate (Sabbioncello)
- Madonna del Bosco, a Imbersago
- Madonna della Rocchetta, a Paderno d’Adda
- Beata Vergine del Lazzaretto, a Ornago
- Vergine del Rosario, a Vimercate
- Santa Maria delle Grazie, a Monza



Imbersago, Madonna del Bosco - Fotografia © Daniele Riva




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LA FRASE DEL GIORNO
Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell'Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi. Non li meraviglia ch'io parlassi di tutte queste cose senza vederle con gli occhi; eppure non avrei potuto parlare senza vedere i monti e le onde e i fiumi e gli astri che vidi e l'Oceano di cui sentii parlare, dentro di me, nella memoria tanto estesi come se li vedessi fuori di me.
SANT'AGOSTINO, Confessioni, Libro X

sabato 8 novembre 2008

This is not America


"Ho avuto l'onore di chiamare il senatore Barack Obama e di congratularmi con lui. Il solo fatto che abbia vinto merita tutto il mio rispetto. E io gli prometto qui questa sera di fare tutto quanto è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le molte sfide che abbiamo davanti".

Che lezione di democrazia da queste parole del senatore repubblicano John McCain, candidato alle presidenziali americane, rivolte la notte stessa della sconfitta a quello che per mesi è stato un rivale, affrontato anche duramente durante la campagna elettorale, ma che, alla chiusura delle urne, diventa semplicemente il nuovo presidente. E le ha pronunciate davanti a una platea di repubblicani al Biltmore Hotel di Phoenix, placando anche qualche sparuto fischio di disapprovazione.

Dal canto suo, Barack Obama al Grant Park di Chicago ha tenuto a salutare l'avversario, ricordando anche il debito degli Stati Uniti nei confronti di un uomo rimasto per anni prigioniero dei suoi torturatori in Vietnam: "Il senatore McCain ha combattuto lungamente e duramente in questa campagna e ha combattuto anche più per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l'America che la maggioranza di noi neanche può immaginare. Siamo tutti migliori grazie a questo coraggioso, altruista leader".

Ci colpisce ancora di più perché siamo in Italia e le due parti politiche non perdono occasione per rinfacciarsi le accuse più dure, ricorrendo a mezzucci di bassa lega e a insulti che molto spesso vanno sul personale. L'ultimo caso è la battuta - simpatica, infelice o di cattivo gusto, a seconda degli interlocutori - del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Mosca su Obama: "bello, giovane e abbronzato". Così si è sorvolato sul fatto che il premier ha detto anche che Obama "sarà un buon presidente". E sono volati gli insulti, da entrambe le parti. Parti che ora sono amplificate anche dai quotidiani: se per "La Repubblica" è una "Gaffe di Berlusconi", per "Il Giornale" invece "Obama è abbronzato, Veltroni nero".

Questa normalità americana manca alla nostra politica, almeno a quella della Seconda Repubblica, perché mi sembra di ricordare che prima di Tangentopoli i partiti non superavano mai il limite di guardia, la soglia della dialettica anche pungente e ironica - Andreotti ne è ancora un raffinato dicitore. Invece cosa accade? Che dopo una logorante campagna elettorale si assiste a una sceneggiata indegna in cui il vinto non omaggia il vincitore, e se riconosce la sconfitta, quando è innegabile, rosica e mette i puntini sulle i prima e i bastoni tra le ruote poi. E l'odio si riversa di continuo da un giornale all'altro, da un telegiornale all'altro, da una piazza all'altra.

This is not America, è l'Italia...


Immagine tratta da The Current


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LA FRASE DEL GIORNO
La politica... ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere.
LUCIANO BIANCIARDI, La vita agra

venerdì 7 novembre 2008

Michael Crichton


Il 4 novembre un male incurabile si è portato via Michael Crichton, sessantaseienne autore di romanzi di avventura e di fantascienza - intendendo come tale la fiction legata al mondo scientifico e tecnologico.

Crichton era notissimo soprattutto per "Jurassic Park", opera che ben delinea il suo metodo di scrittura: si basava su un fatto scientifico provato e fondato e lo portava alla sua esasperazione. Così, dal DNA di un dinosauro contenuto in un insetto rimasto imprigionato nell'ambra milioni di anni fa - teoricamente possibile - si arriva alla ricostruzione di Velociraptor e Tyrannosaurus Rex con tutta una storia di avidità di gloria, ricchezza, potere e fama.

Altri romanzi a base scientifica parlano di biotecnologie, embrioni transgenici ed etica legata a questo mondo (Next, 2006), di effetto serra e paure incongruamente generate dagli ambientalisti (Stato di paura, 2004), di nanotecnologie impazzite (Preda, 2002), di fisica quantistica e possibilità di viaggiare nel tempo (Timeline, 1999), dell'invadenza dei mass media nella società contemporanea e della sicurezza sui voli di linea (Punto critico, 1996), del limite cui può spingersi la scienza negli interventi sull'uomo (Il terminale uomo, 1972). Tutto naturalmente presumeva una documentazione attenta ed accurata: solo così Crichton era in grado di intrecciare la trama della scienza all'ordito dell'invenzione letteraria.

L'abilità di sceneggiare le storie ha fatto sì che dai suoi romanzi siano stati tratti celeberrimi film: "Congo", "Sfera", "Andromeda", "Rivelazioni", "Sol Levante" e la trilogia di "Jurassic Park". Lo stesso Crichton è stato regista di "La grande rapina al treno", "Il mondo dei robot" e "Coma profondo" e, facendo fruttare i suoi studi di medicina all'università di Harvard, anche ideatore della serie televisiva "E.R. medici in prima linea".

Di sé disse, nei racconti autobiografici di "Viaggi": "Sono cresciuto nel ventesimo secolo, in una tradizione occidentale, scientifico-razionale. Sono stato educato a pensare che la visione scientifica del mondo sia quella corretta e che qualsiasi altra visione sia pura superstizione. Mi trovavo d'accordo con Bertrand Russell quando afferma: «Ciò che la scienza non ci può dire, l'umanità non lo può sapere». Avevo avuto solo qualche esperienza accidentale che contraddiceva questo punto di vista; ma le mie esperienze successive erano andate oltre quel punto di vista scientifico-razionale. Trovo ancora utile la visione scientifica, ci ho vissuto insieme felicemente la maggior parte del tempo. Ma ora ritengo che la scienza offra un modello di realtà arbitrario e limitato. Perché la realtà è sempre più vasta - molto più vasta - di ciò che sappiamo, di cio che ne possiamo dire".

Immagine: Pubblico dominio



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LA FRASE DEL GIORNO
Il modo migliore di pensare alle donne e agli uomini è di presumere che non vi siano differenze tra loro.
MICHAEL CRICHTON, Viaggi, 1988




John Michael Crichton (Chicago, Illinois, 23 ottobre 1942 – Los Angeles, California, 4 novembre 2008), scrittore, sceneggiatore, regista e produttore statunitense. Tra le sue opere più celebri spicca il romanzo di fantascienza Jurassic Park. Complessivamente i suoi romanzi hanno venduto 150 milioni di copie. È stato anche l'ideatore e il produttore esecutivo della serie televisiva E.R. - Medici in prima linea.


giovedì 6 novembre 2008

I tesori di Ercolano


Una mostra unica è in corso al Museo archeologico di Napoli e resterà aperta fino al prossimo 13 aprile: sono le opere sottratte a una ventina di metri di pietra nera sotto le quali il Vesuvio le seppellì ad Ercolano nella disastrosa eruzione del 24 agosto del 79 d.C.

Quella rovina fu in effetti per queste statue una specie di "congelatore temporale": le ha celate alla vista e le ha protette dalle ingiurie dei secoli e degli agenti atmosferici, regalando loro un notevole stato di conservazione. Infatti i primi scavi nella piccola città vicino a Pompei, di cui ha condiviso la sorte, furono effettuati per ordine dei Borbone solo nel 1738: trovarono una città pietrificata, polverizzata dalla repentina e rapidissima furia del vulcano, ma ancora opulenta e ricca di decorazioni. Tuttora solo un quarto dei venti ettari della sua estensione è stato esplorato.

Ed ecco in mostra le divinità che non hanno tuttavia saputo proteggerla: Demetra, che era posta di guardia all'ingresso di Ercolano, Mercurio, Afrodite, Vulcano, Nettuno, Ermes e quello che è reputato essere il fondatore della città, Ercole. Ma gli dei erano solo la corona a statue ancora più grandi, quelle degli imperatori Augusto e Claudio, in bronzo e in marmo, e di un senatore a cavallo. Una immensa collezione di erme e teste, di personaggi mitologici, di bassorilievi e di dipinti su marmo.

Una parte della mostra è invece dedicata alla vita quotidiana: stoffe, utensili d'uso comune e anche i corpi degli abitanti, pietrificati e resi statue nella loro fuga dalla colata del Vesuvio.





Ercolano. Tre secoli di scoperte
Museo Archeologico Nazionale
Piazza Mueso, 19
Napoli
Metropolitana: Linea 1, Museo

Dal 16 ottobre 2008 al 13 aprile 2009

Orari: dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedì
Ingresso: € 10,00


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LA FRASE DEL GIORNO
Un mosaico rivela tutta una società, come uno scheletro di ittiosauro sottintende una creazione.
HONORÉ DE BALZAC, La ricerca dell'assoluto.

mercoledì 5 novembre 2008

La macchina del tempo


Pare che attraversando un buco nero da un capo all’altro quasi certamente ci troveremmo dentro un altro mondo e torneremmo all’indietro nel tempo. Purtroppo l’energia che si sprigiona all’interno di un buco nero è enorme, ci disintegrerebbe all’istante. Se si potrà viaggiare dentro il tempo quindi sarà solo intellettualmente.

Gli scienziati ci propongono cioè una macchina che abbiamo già: viaggiamo tutti quanti nel tempo da molti millenni ormai, quando usiamo i sogni e la fantasia.

È un dono prezioso che dovremmo tutelare, come ci ricorda Dino Buzzati nelle “Notti difficili“: “Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace“.

E dovremmo ricordare sempre questo verso di William Butler Yeats: “Di logica e di ragione moriamo, continuamente; di immaginazione viviamo”.



Immagine da Oocities



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LA FRASE DEL GIORNO
Ah ci sono tante cose tra cielo e terra, di cui soltanto i poeti hanno sognato qualcosa.

FRIEDRICH NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra

martedì 4 novembre 2008

Il 4 novembre


Il 25 ottobre 1918, a un anno esatto dalla ritirata di Caporetto seguita alla rottura del fronte, il Comando Italiano diede il via alla grande offensiva per infrangere la linea austriaca nel tratto di saldatura tra il settore montano e quello del Piave di fronte al Montello per poi riuscire a travolgerlo e puntare su Conegliano e Vittorio Veneto.

L’improvvisa piena del Piave fece ritardare di qualche giorno l’azione risolutiva dell’8ª e della 10ª Armata. Ma il 29 ottobre l’attacco ordinato dal generale Armando Diaz riprendeva su tutto il fronte, dallo Stelvio all’Adriatico: la notte tra il 30 e il 31 l’esercito austriaco ripiegava in pianura e abbandonava il Grappa. L’Armata degli Altipiani si lanciò all’inseguimento delle colonne nemiche, stremate dalla stanchezza e avvilite dalla sconfitta oramai certa.

L’armistizio venne firmato a Villa Giusti e le operazioni belliche ebbero termine alle tre di pomeriggio del 4 novembre, una settimana prima della conclusione generale della guerra sul fronte occidentale. La Vittoria è infatti celebrata il 4 novembre solo in Italia: gli altri belligeranti celebrano l’11 novembre. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che presto il 4 novembre tornerà finalmente ad essere festa nazionale e "giorno di vacanza" come il 25 aprile e il 2 giugno. Una doverosa commemorazione di chi ha combattuto da una parte e dall'altra in una guerra straziante, che papa Benedetto XV definì "un'inutile strage".

Con questo nobile spirito ieri sera l’Associazione Nazionale Alpini ha voluto ricordare i Caduti di ogni schieramento attraverso una cerimonia “globale”: in ogni paese, in ogni città dove è presente un suo Gruppo o una sua Sezione, i soci si sono ritrovati per accendere un lume e pregare davanti al locale monumento. Oltre 4000 località in Italia e all’estero.



4 novembre 1918 - Dopo l'armistizio



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LA FRASE DEL GIORNO
La mente umana è capace di qualsiasi cosa - poiché racchiude in sé ogni cosa, tutto il passato e tutto il futuro.
JOSEPH CONRAD, Cuore di tenebra

lunedì 3 novembre 2008

Il vecchio e i cachi


Il vecchio avrà novant'anni. Ha una testolina avvolta da una corona di capelli candidi che lo fanno somigliare a un pulcino spiumato, una barba sfatta e un corpo esile e impacciato che riveste di abiti che hanno visto, come il proprietario, tempi migliori. I calzoni sono oramai sbiaditi, il loro verde s'è fatto colore da camice ospedaliero; il maglione a rombi è un residuato degli Anni '70 e le tarme, anno dopo anno, vi banchettano alacremente.

È qualche giorno che lo osservo: si avvicina furtivo, ma in realtà deve essere la sua andatura naturale, fatta di passettini malfermi, e si apposta sotto il grande albero di cachi vicino alla strada. Il giardino appartiene a una casa rimasta disabitata dopo la scomparsa dei suoi abitanti; di tanto in tanto viene un figlio o una nuora a dare aria alle stanze.

Ma conosce gli orari, il vecchio... È lì sotto la pianta e rimane fermo come se osservasse il traffico per passare il tempo. Quando all'improvviso si fa il vuoto nella strada, allora con fatica si alza sulle gambette doloranti e appesantite e con un enorme sforzo si aggrappa ai rami più bassi, li tira a sé come una pingue rete da pesca, e dopo qualche tentativo riesce ad appropriarsi di uno o due di quei frutti arancioni, ancora acerbi. Li soppesa, li posa un attimo soltanto sul muretto, li ripulisce dalle foglie che sono rimaste attaccate al picciolo e si incammina lento con il suo tesoro in una mano.

Giorno dopo giorno, dopo giorno, per tutto il tempo di maturazione dei cachi. Oggi ha dovuto faticare più del solito: i rami bassi li ha ormai spogliati e ne ha dovuto attaccare uno più in alto. Però è stato fortunato: i frutti erano tutti uniti e formavano un bel gruppetto, ne ha portati via quattro. Se n'è andato zampettando come al solito, ma la sua andatura aveva un non so che di gioioso grazie a quel bottino insperato. Me lo sono immaginato tornare a casa dalla moglie, una vecchierella altrettanto esile e malmessa, come un criceto con le sue provviste per l'inverno. Quei quattro cachi acerbi e duri, che dovrà aspettare maturino per poterli mangiare e che, se avesse chiesto ai figli dei proprietari della casa, avrebbe avuto in abbondanza e senza fatica: anche quest'anno li lasceranno marcire sull'albero ormai spoglio, preda dei merli e degli stornelli... Come in una favola di Esopo...


Immagine © Pngimg



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LA FRASE DEL GIORNO
Invecchiare è come scontare una pena crescente per un crimine che non si è commesso.
ANTHONY POWELL, Temporary king