SALVATORE QUASIMODO
CHE LUNGA NOTTE
Che lunga notte e luna rossa e verde
al tuo grido tra zagare, se batti
ad una porta come un re di Dio
pungente di rugiade: "Apri, amore, apri!"
Il vento, a corde, dagli Iblei, dai coni
delle Madonie, strappa inni e lamenti
su timpani di grotte antiche come
l'agave e l'occhio del brigante. E l'Orsa
ancora non ti lascia e scrolla i sette
fuochi d'allarme accesi alle colline,
e non ti lascia il rumore dei carri
rossi di saraceni e di crociati,
forse la solitudine, anche il dialogo
con gli animali stellati, il cavallo
e il cane, la rana, le allucinate
chitarre di cicale nella sera.
(da Il falso e vero verde, Schwarz, 1953)
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La Sicilia di Salvatore Quasimodo, “esule” a Milano, è divenuta terra della memoria: emergono simboli mitici, suoni della natura e antiche suggestioni che trasportano in un paesaggio fiabesco e surreale, dove il vento che scende dalle montagne diventa strumento musicale e luci, colori e suoni si mescolano ai fantasmi della storia, ai briganti, ai saraceni, ai crociati…
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FOTOGRAFIA © GIANCARLO FRICANO/PEXELS
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LA FRASE DEL GIORNO
Io stavo ad una chiara / conchiglia del mio mare / e nel suono lontano / udivo cuori / crescere con me, battere / uguale età.
SALVATORE QUASIMODO, Il falso e vero verde
Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo. Essenziale ed epigrammatico, ha temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.

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