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mercoledì 24 giugno 2026

I tetti del lungarno


CARLO BETOCCHI

POETA IN FIRENZE

Non fu nella mia casa: era un tetto
d'albergo, sull'Arno. La gronda
come una gota tonda, infantile
ma che trascolorasse di ruggine;
pretto era il castagno dei correnti.
Era, sorretta dai melanconici
anelli, linea che si fa curva
per sfuggirsi, e al fresco
appoggiava la guancia remota
dei venticelli del fiume.
Nell'asciutta mattina la lamiera
opaca d'intime specchiature,
vernice e ruggine senza riflessi,
in una lunga linea di desiderio
volta alle colline, con i tetti
del lungarno, freddi nello stesso freddo.
Senza un volo che ne spiccasse,
senza un nido, sulla cerulea
corrente del fiume, mentre il freddo
la varcava, e gli zoccoli dei cavalli
si rimandavan l'eco dalle rive.

(da Notizie di prosa e di poesia, 1947)

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Scritta tra il 1942 e il 1943, questa poesia di Carlo Betocchi risente per espressa menzione dell'autore, delle reminiscenze della montaliana Dora Markus. Il poeta dalla sua camera d'albergo fiorentina non si abbandona agli stereotipi monumentali tipici, ma racconta, con tono quasi impressionista, una Firenze "minore", fatta di tetti e di gronde, spingendo lo sguardo fino alle colline di Fiesole, raccontando con piccole pennellate.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Certe volte capisco che il mio tono migliore per parlare di queste cose è quello della leggerezza. Se ci ripenso, credo proprio di essere nato ai miei esercizi di poesia per le vie dell’allegrezza.
CARLO BETOCCHI, Diario della poesia e della rima

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Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


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