GIORGIO CAPRONI
ALBARO
Se al crepuscolo, almeno,
ci fosse, dietro i vetri, il mare…
Amore…
Tremore
in trasparenza…
Se almeno
questo fosse il rumore
del mare…
Non
lo sopporto più il rumore
della storia…
Vento
afono…
Glissando…
Sparire
come il giorno che muore
dietro i vetri…
Il mare…
Il mare in luogo della storia…
Oh, amore.
(da Il franco cacciatore, Garzanti, 1982)
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“Non lo sopporto più il rumore della storia”: se Giorgio Caproni lo diceva nel 1982, a maggior ragione adesso, in questi tempi grami di crisi economica ed esistenziale, in cui la politica si trasforma in un vuoto esercizio di insulti e di sotterfugi, lo possiamo dire tutti quanti. E, come Caproni, sognare la tranquillità del mare al crepuscolo, la sua bellezza dolcissima e malinconica come un anestetico contro le brutture del mondo che ci piove in casa attraverso i telegiornali e le notizie mediate da Internet.
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PAM CARTER, “RED CUILLIN”
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LA FRASE DEL GIORNO
Di fronte al mare la felicità è un'idea semplice.
JEAN-CLAUDE IZZO, Chourmo
Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.
2 commenti:
..mi piace questo modo di scrivere così "sintetico"...puntuale...come i comandi di una nave.
ciaoo Vania:)
lo stile di Caproni è spesso asciutto, sintetico
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