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lunedì 22 aprile 2024

Il canto rosato


ALBERTO ROJAS JIMÉNEZ

CANZONE NOTTURNA

Nell'ombra della stanza
si leva la mia voce nuda:
Il tuo nome è un uccello notturno
che vola per la camera.
Dormi.
Dal mondo limpido del tuo sogno
canti tremante e bianca.
Le mie mani e i miei pensieri
vanno verso di te.
Ma i tuoi occhi sono ciechi.
E tuttavia siamo così vicini,
così vicini, che la mia parola inonda
il canto rosato che ti scorre nelle vene.

(da Hoy, 573, 12 novembre 1942)

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Dopo Valéry, Jiménez, Maria Luisa Spaziani, Jorge Luis Borges, Alexandros MàtsasKarmelo C. Iribarren e Mary Oliver, all’incanto dell’amata o dell’amato dormiente si iscrive anche il poeta cileno Alberto Rojas Jiménez: se resta il mistero di ciò che la donna sogna, emerge però quella comunanza di sentire.

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DIPINTO DI SERGE MARSHENNIKOV

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cosa farà in questo momento? Probabilmente sta dormendo. (…) E attraverso i muri delle strade e della notte umida e silenziosa, le mie mani fanno segni di richiamo, e il mio sangue trema, nella sterile certezza di vederla apparire, proprio come quando le sue labbra non sono per me né un sogno né una bugia.
ALBERTO ROJAS JIMÉNEZ, Pro Arte, 7 ottobre 1948

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Alberto Rojas Jiménez (Valparaíso, 21 luglio 1900 – Santiago, 25 maggio 1934), poeta, giornalista e disegnatore cileno. Membro della Generazione del 1920, bohémien e e amico di Pablo Neruda, collaborò come editorialista alla rivista Zig-Zag con lo pseudonimo di Pierre Lhéry e ai giornali La Nación e El Correo de Valdivia.


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