Pagine

mercoledì 4 febbraio 2026

Miroslav Košuta


È morto il 2 febbraio a Trieste, nella frazione di Contovello, sul Carso, il poeta e scrittore Miroslav Košuta, appartenente alla minoranza di lingua slovena. Nel 2011 aveva ricevuto il Premio Prešeren, il maggiore riconoscimento culturale della Slovenia, per la sua attività letteraria e per il contributo nella preservazione della lingua slovena in Italia. “È stato una delle voci poetiche slovene più alte, ha fatto la poesia «onesta» delle piccole cose che sa parlare in maniera universale e dire l’assoluto” ha detto la senatrice Tatjana Roic, esponente della minoranza triestina e allieva del poeta.

.

FOTOGRAFIA © MLADINSKA KNJIGA

.


DEL MARE

Quando ti addormenti sfinita,
morbida acqua domata
dall’erbe degli argini, quando ti addormenti
con l’ombra di salici severi
e con la fronte profonda sogni il mare
vicino, e un grido di gabbiano
schiumare tra i tuoi gorghi.


Svolgo allora la vela logora di tempo,
aspetto il vento di meridione, aspetto
quello di levante,
accarezzo l’albero morto.
E non c’è vento da settentrione
e non ce n’è di ponente.

Dov’è il mio mare, dove sei,
maledetto vento, urlo
con gola ebbra come i vecchi marinai
cercando all’orizzonte. Vedo
soltanto i tuoi gorghi.
 
Accarezzo l’albero morto.

Squarcio questa vela antica.

.

.

RIMANI

Rimani, lingua arsa di silenzi.
Recingiti in quella sabbia
sulla riva. Gli scogli
non riconoscano
il tuo passo,
e non si inebrino
col salso d’acqua dei tuoi piedi.

Rimani, lingua arsa di silenzi.
Ti seppellirò
nelle alghe, nella spuma cieca.
E solitario osserverò
le tue vene blu.
E ti sommergerò
di edera oscura,
che il suo e il tuo sapore
mi stringano la gola.

(da La ragazza dal fiore pervinca, Del Vecchio, 2015)



  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia di frontiera è secondo me una definizione di cui non si può abusare, riferendosi a tutti i poeti la cui opera viene in qualche modo toccata dal confine. Ma se vi convergono passione rivoluzionaria e statura morale, allora certamente si tratta di un contesto di poesia di frontiera..
MIROSLAV KOŠUTA, La ragazza dal fiore pervinca




Miroslav Košuta (Santa Croce, 11 marzo 1936 – Contovello, 1º febbraio 2026), poeta, scrittore e traduttore italiano di lingua slovena. Tra i suoi temi principali Trieste, il paesaggio carsico, il  grande peso storico che grava sulla comunità slovena, l’infanzia e l’amore, con sullo sfondo i temi esistenziali.


martedì 3 febbraio 2026

Testimonianza di un tempo


CESAR SIMÓN

ARCO ROMANO

Sorge in mezzo ai vigneti.
Testimonianza di un tempo, è già il tempo.
Se piove, resta solitario;
e solitario quando il sole scotta.
Divide il mondo in due, insiste e tace,
chiuso, ma aperto all'ermetismo
della domanda che non si estingue.
Ed è troppo da spiegare.
Conclusione? Approccio irrealistico.
L'arco è come me, non finisco mai.
Perché mi sono lanciato contro il cielo come un arco:
dal vuoto al vuoto nella bellezza,
dal nulla al nulla in mezzo alla luce.

(da Smarrimento, 1991)

.

L'opera del poeta spagnolo César Simón indaga molto spesso un luogo, partendo da lì per elevare la meditazione e trascendere il sé, che è sì punto centrale, ma diventa insignificante di fronte alla realtà che lo circonda, al vuoto e al nulla che sono contemporaneamente assenza e presenza.

.

PIERRE-ANTOINE DEMACHY, "PASTORI TRA LE ROVINE ROMANE"

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Celebro la mia vita, queste mattine rituali / in cui, con inespressiva trasparenza, / mi considero per quello che sono, un capitale biologico - non più traboccante - / un silenzio traboccante di sensazioni, un'unica sensazione: me stesso.
CESAR SIMÓN, Smarrimento

.



César Simón (Valencia, 16 agosto 1932 - 11 dicembre 1997), poeta e scrittore spagnolo. La sua opera appartiene cronologicamente alla cosiddetta "generazione del secondo dopoguerra" e  presenta uno stile di scrittura austero e uno sguardo profondo nell'analizzare ciò che trascende il quotidiano.


lunedì 2 febbraio 2026

La sedia vuota


GEORGIOS DROSINIS

ASPETTANDOTI

Per te ho la sedia vuota vicino a me
e per entrambi il bicchiere pieno.
L'ora della sera risveglia il desiderio;
so che non verrai, eppure ti aspetto.

Se la porta scricchiola nel vento...
se un ramo secco si muove fuori nel giardino...
se il passo di uno sconosciuto passa per strada, — io desidero...
So che non verrai — eppure ti aspetto.

Il giorno si fa buio, freddo e desolato,
la mia candela accesa gocciola lacrime.
E provo la gioia di un martire:
sapere che non verrai, e aspettarti.

(da Idilli, 1884)

.

La vana attesa, la lontananza, la separazione dall'amata, il dolore dell'assenza, ma non c'è disperazione in questa poesia di Georgios Drosinis: il poeta greco si crogiola nella malinconia dell'attesa, nella speranza della solitudine.

.

IMMAGINE CREATA CON IA

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Hai fede quando ogni tuo sogno / lo accendi sull'altare del voto / e se uno qualsiasi dei tuoi voti è impossibile, /  aspetti che il miracolo accada.
GEORGIOS DROSINIS, Occhi chiusi

.



Georgios Drosinis (Atene, 9 dicembre 1858 – 3 gennaio 1951), poeta e letterato greco. Rappresentante, insieme a Kostis Palamas, della cosiddetta nuova scuola ateniese, ne diresse per un decennio (1888-98) l'organo ufficiale, il periodico Hestía. Abbandonò via via la lingua pura in favore di un linguaggio più popolare e trattando in versi di scorrevole facilità argomenti leggiadri ed elegiaci.


domenica 1 febbraio 2026

Poesie per febbraio XII


C'è quel qualcosa in febbraio, quell'ansia di fiorire, quel timido preannunciarsi della primavera: quella dolcezza che Daria Menicanti ritrova in una mattina in cui ravvisa l'alba giungere un po' prima seduta al caffè di un distributore, quel presagio che Ada Negri riconosce nel sole.

.

FOTOGRAFIA © MARIYA MUSCHARD/PEXELS

.


DARIA MENICANTI

FEBBRAIO

Sull’orizzonte, in mezzo a due cortei
di piante color nembo,
il sole spinge una lama ricurva
di perfetto rubino.
Sono queste,
dopo quel poco inverno,
le prime mattine di luce,
e il loro odore è caffè,
pane di forno,
terra fresca, benzina.
Pinín serve, con gli occhi ancora stretti
e l’automatica grazia,
il primo pieno di normale.

1962

(da Città come, Mondadori, 1964)

.

.

.

.

ADA NEGRI

PRESAGIO

Quando avanza il febbraio, e ancor non ride
Primavera, ma più non piange Inverno,
ti trasfiguri; e l'ansia hai della zolla
che si risveglia e riconosce il sole.
Timido è il sole di febbraio, e nudo
come un povero: pur nel suo tepore
ramo di pioppo e ramo di betulla
già crede aver le fronde. E tu con essi
lo credi: già le vedi: in te già senti
gonfiare i bocci che saran domani
roseo di peschi e bianco di ciliegi:
pungere in te già senti anche le spine
del rosaio, vermiglie come il sangue.
O fortunata, se goderti prima
puoi si' gran doni, che nel chiaro aprile
saran di tutti! Gusta in tuo segreto
il sapore di latte delle gemmule
non vive ancora: pratoline e mammole
raccogli fin che non sien nate, e mano
capricciosa le brancichi, e tallone
duro le schiacci!

 
(da Il dono, Mondadori, 1936)

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

A febbraio, possiamo assaporare le gioie dell'attesa. La primavera è alle porte, con il dito sul chiavistello.
PATIENCE STRONG, La gloria del giardino

..



Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.


sabato 31 gennaio 2026

Venus Khoury-Ghata


“Ho lasciato una lingua che abitavo per una lingua che abita me. Guardo il francese, ma lancio uno sguardo all'arabo. Strabismo letterario, bigamia? Sogno di unirli nello stesso stampo, di scrivere il francese da destra a sinistra». Venus Khoury-Ghata, poetessa e scrittrice franco-libanese scomparsa a Parigi il 28 gennaio, rivendicava alla sua francofonia le origini orientali come una vena profonda. Nata in Libano, considerava la letteratura un “passaggio di frontiera a ogni frase”: le sue poesie, scrive Marilyn Hacker, ”esplodono in sequenze narrative riassemblate in un mosaico o in un labirinto in cui lettore, trova il filo di Arianna che le collega”.

.

IMMAGINE © TV5MONDE

.


COME SCRIVERE UNA POESIA

Invita un uccello sulla tua pagina,
fallo seguire dalla sua ombra
da un albero
e da qualche foglia morta

Chiedi al vento seduto a margine
di soffiare tra le righe
da destra a sinistra
da sinistra a destra
guidandolo in una sarabanda selvaggia
di vocali e consonanti
virgole e punti esclamativi

Aspetta che la tempesta finisca
poi collega l'uccello alla scrittura
la scrittura all'ombra
l'ombra all'albero
che scuoterai vigorosamente
La tua poesia cadrà come un frutto ai tuoi piedi

(da La voce degli alberi, 1999)

.

.

NESSUNO VOLEVA CREDERGLI

Nessuno voleva credergli
al freddo,
le sue parole diventavano pietre

le lanciò nei loro occhi
che si incrinarono come vetri colorati
e poi si svuotarono degli sguardi

lanciate contro un cuore,
le stesse parole gli ritornavano
ma macchiate di sangue.

prese le parole sui palmi,
soffiò sulla carne delle lettere
e, quando aprì le mani per parlare,
ne uscì solo nebbia

(da Chi parla del gelsomino, 1980)

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Ho conosciuto la povertà e ho conosciuto l'opulenza, e dopo la ricchezza so di essere nel bisogno solo quando non scrivo. Quando non scrivo sono infelice. Alla fine della giornata mi chiedo: cosa hai scritto oggi?
VENUS KHOURY-GHATA, Jacket 2, n. 18 – Agosto 2002

.



Venus Khoury-Ghata (Bcharre, Libano, 23 dicembre 1937 – Parigi, 28 gennaio 2026), poetessa e scrittrice franco-libanese. Dopo aver studiato alla Scuola Superiore di Lettere di Beirut, ha lavorato come giornalista e ha ottenuto il riconoscimento per il suo talento di scrittrice quando ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, I volti incompiuti, nel 1966.


venerdì 30 gennaio 2026

Un gatto che dorme


PATRIZIA CAVALLI

UN GATTO CHE DORME IL POMERIGGIO

Un gatto che dorme il pomeriggio
nel larghissimo letto padronale
in un punto qualunque, però comodo,
che si sveglia in un’ora qualunque
perché qualcuno passa e lo carezza,
non si sveglia del tutto né si chiede
chi è che lo carezza, ma si sporge
dal sonno solo un po’
per stirarsi in arrendevole lunghezza
perché duri di più quella carezza.
Forse così potrebbe essere l’amore.

(da Sempre aperto teatro, Einaudi, 1999)

.

Nell'abbandono del gatto che dorme, capace di accogliere una carezza senza indagarne l'origine, si riflette l'essenza di un amore purissimo, un dono che non pone quesiti, ma vive della sola, silenziosa estasi del contatto e della tenerezza: così dovrebbe essere l'amore - dice la poetessa Patrizia Cavalli - immerso in un morbido luminoso languore.

.

IMMAGINE CREATA CON IA

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma d'amore / non voglio parlare, / l'amore lo voglio / solamente fare.
PATRIZIA CAVALLI, Le mie poesie non cambieranno il mondo

.



Patrizia Cavalli (Todi, 17 aprile 1947 – Roma, 21 giugno 2022), poetessa e scrittrice italiana. La sua lirica, limpida e diretta, rivela spesso un'intensa drammaticità. Traduttrice di Shakespeare, ha anche riempito i teatri, dando alla letteratura una dimensione scenica, portando in scena l’amata Emily Dickinson.


giovedì 29 gennaio 2026

Non ho visto Manoa


EUGENIO MONTEJO

MANOA

Non ho visto Manoa, non ho visto le sue torri in aria,
nessuna traccia delle sue pietre.

Ho seguito la processione di ombre illusorie
che ne tracciano le mappe.
Ho attraversato il fiume delle tigri
e il silenzio ribollente nelle paludi.
Non ho visto nulla che assomigliasse a Manoa
o alla sua leggenda.

Ho vagato, assorto, seguendo l'arcobaleno
che curva verso sud e rimane irraggiungibile.
Manoa non era lì, giaceva a leghe di distanza da quei mondi
– sempre più lontana.

Ora stanco di cercare, mi fermo.
Cosa mi importa della scoperta delle sue torri?
Manoa non fu cantata come Troia,
né cadde sotto assedio,
né incise le sue mura con esametri.
Manoa non è un luogo,
ma un sentimento.
A volte, in un volto, in un paesaggio, in una strada,
il suo sole splende all'improvviso.
Ogni donna che amiamo diventa Manoa
senza che ce ne accorgiamo.
Manoa è l'altra luce all'orizzonte;
Chi sogna la intravede, è in cammino,
ma chi ama è già arrivato, già ci vive.
 

(da Tropici assoluti, 1982)

.

Il mitico El Dorado è irraggiungibile. Luogo leggendario traboccante di oro e di pietre preziose, fonte di conoscenze esoteriche antichissime. Eppure non è poi così lontano, dice il poeta venezuelano Eugenio Montejo: lo andiamo cercando ovunque, credendolo un luogo fisico, in realtà è un sentimento ed è già nostro, perché è dentro di noi.

.

MAPPA DELLA PRESUNTA CITTÀ DI MANOA NOTA ANCHE COME EL DORADO

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Cos’è la storia, dopotutto? La storia sono fatti che finiscono col diventare leggenda; le leggende sono bugie che finiscono col diventare storia.
JEAN COCTEAU

.



Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


mercoledì 28 gennaio 2026

Sii completo


FERNANDO PESSOA

PER ESSERE GRANDE, SII INTERO

Per essere grande, sii intero:
niente di te esagera o escludi.
Sii completo in ogni cosa. Poni
quanto sei
nel minimo che fai.
Così in ogni lago la luna intera
splende, perché alta vive.

14-2-1933

(da Odi di Ricardo Reis, 1924 - Traduzione di Pietro Ceccucci)

.

È Ricardo Reis a parlare, uno degli eteronimi del poeta portoghese Fernando Pessoa:  ispirato dalla chiarezza, dall'equilibrio e dall'ordine del suo spirito classico greco-latino, cerca di raggiungere la pace e l'equilibrio senza sofferenza, attraverso l'autodisciplina e l'epicureismo. La pienezza esistenziale è dunque il fine cui mirare, accettandosi ed essendo se stessi in ogni cosa.

.

IMMAGINE CREATA CON IA

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

La vita è un viaggio sperimentale  fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia.
FERNANDO PESSOA, Odi di Ricardo Reis

.



Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935),  poeta, scrittore e aforista portoghese, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, diede l’avvio al Modernismo nel suo paese. In poesia si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi, ognuno con un suo stile.


martedì 27 gennaio 2026

Noi superstiti


NELLY SACHS

CORO DEI SUPERSTITI

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante -
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -

(da Nelle dimore della morte, 1947)

.

La poetessa tedesca Nelly Sachs crebbe in una famiglia ebrea progressista e cercò di accedere alla religione originaria della sua famiglia durante anni di minacce esterne e disagio emotivo fondendo il misticismo ebraico con quello di altre religioni. Nel 1940 riuscì a rifugiarsi in Svezia con la madre all’ultimo minuto, imbarcandosi su un aereo per Stoccolma quando già l’ordine di deportazione per le due donne era stato emanato. In Svezia vissero in povertà in un monolocale e Nelly lavorò come lavandaia per contribuire al loro sostentamento. Nel dopoguerra, continuò  a scrivere degli orrori dell'Olocausto in un linguaggio fortemente emotivo, crudo e tuttavia tenero. E questo coro dei sopravvissuti alla Shoah è l’invito a ricordare l’orrore e a considerare la fragilità di chi è riuscito a scamparvi.

.

FOTOGRAFIA © TPI

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è una risposta alla domanda del dottore: tutte le Dachau devono rimanere in piedi. Dachau, Belsen, Buchenwald, Auschwitz... tutte devono rimanere in piedi a testimonianza di quando alcuni uomini cercarono di trasformare la terra in un cimitero. Qui volevano seppellire la ragione, la logica, l'intelligenza, la coscienza.[Nel preciso istante in cui dimenticheremo, in cui non saremo più perseguitati da questo spettro diventeremo dei becchini. Su tutto questo dobbiamo soffermarci con il ricordo.
ROD SERLING, Ai confini della realtà, Stagione 3, episodio 9

.



Nelly Sachs (Berlino, 10 dicembre 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970), poetessa e scrittrice tedesca naturalizzata svedese, insignita nel 1966 del Premio Nobel per la letteratura.  Nelle sue poesie si fondono il destino personale e quello del popolo di Israele, ossessivamente evocati tramite un linguaggio immaginifico che si fonda su tradizioni antiche personalmente recuperate.


lunedì 26 gennaio 2026

Centenario di José María Valverde


José María Valverde, poeta spagnolo, nasceva il 26 gennaio di cento anni fa. Appartenne a una particolare corrente dell'esistenzialismo cristiano, la poesia sradicata". Alle prime poesie dai temi religiosi introdusse nuovi soggetti, sempre più umani, tanto da essere definito un marxista cristiano, con visioni affini a quelle della Teologia della Liberazione. La sua poetica umanista e intimista è caratterizzata da uno stile semplice e mai retorico, alla ricerca dell'essenzialità del linguaggio.

.

FOTOGRAFIA © ELISA CABOT

.


PREGHIERA PER NOI POETI

Signore, che darai in premio a noi poeti?
Ché nulla abbiamo noi, neanche la nostra vita,
messaggeri di cose il cui senso ignoriamo.
Il nostro corpo è arso da una fiamma celeste;
guardiamo, sì, ma solo per tramutarlo in voce.

Neppure il fiore d’una siepe possiamo cogliere
perché sia nostro, solamente nostro,
né adagiarci tranquilli tra le cose
senza pensare, lieti della loro presenza.
Non sapremo che siano veramente i meriggi,
liberata dal nostro rovello la bellezza
pura che li riveste, né che cosa è una donna
nei cui profondi boschi occorre entrare muti.
Tu non ci dai il mondo affinché ne godiamo,
ce lo affidi affinché lo mutiamo in parola.
Ma quando ha ricevuto grazie a noi la sua voce
ne rimaniamo orfani, solo l’anima grande…

Lo sai che se la vita risuona è opera nostra
come grazie alle pietre suona il vetro del fiume.
Tu non hai fatto il mondo perché cada nel cupo
silenzio frettoloso degli uomini che penano
e lo vivono solo, senza mai contemplarlo…
Perciò ci hai collocati all’orlo della via
con la sola missione di gridare ammirati.
In noi trova riposo la fretta degli umani.
Non ci fossimo noi, quale lo scopo
delle vane e mirabili cose che Dio ha create,
dei tramonti vermigli, di alberi senza frutti,
di tanti fiori e uccelli che vagano trillando?
Non ci siamo che noi a sentire il tuo dono
e ti diciamo grazie con estatiche grida.
Tu sorridi, Signore, ti senti ripagato.

Da te solo può nascere quanto così ci esalta.
Solo chi ci ha creati può in tal modo annientarci
abbracciati da un fuoco magnifico e crudele.

Se hai cura degli uccelli che dicono il tuo nome,
nella morte abbi cura dei nostri cuori stanchi
e dà loro la pace che non ebbero in vita,
cancella dalla mente il pensiero assillante.
In te ci darai alfine il tutto che cerchiamo
e ci darai noi stessi, giacché infine ti avremo
solamente per noi e non più per cantarti.

(da Uomo di Dio, 1946 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

.

.

RITRATTO DI UNA RAGAZZA MESSICANA

Ci osservava parlare, e i suoi occhi
scuri da cerbiatta, dolci e lenti,
scrutavano saggiamente da lontano
le nostre parole, un gioco gentile.

A volte sorrideva alla luce,
come se non sentisse, ma percepisse,
come una bambina che vede il colore
di ciò che viene detto, senza capire.

Ci guardava con il suo sorriso,
rispondendo con il suo sguardo immobile,
che cercava cose pure;
occhi che brancolavano, occhi ciechi.

La forma grave delle sue labbra
non era un gesto; era il letto asciutto
di secoli di dolore baciato,
di secoli di cupo silenzio.

(da L'attesa, 1949)

.


Un’altra poesia di José María Valverde sul Canto delle Sirene:

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto ciò che avevo una volta / lo porto, inconsapevolmente, con me – / ciò che è mio  scorre nel mio sangue, / mescolato a ciò che è estraneo – / come il viaggiatore conserva / la presenza della strada  / nella luce del suo sguardo, / nell'ampiezza del suo respiro, /  e in un piccolo fiore /che ha colto, distrattamente, / e che, entrando nella casa / dei suoi genitori, posa / da qualche parte, perché diventi / aria nell'aria familiare...
JOSÉ MARÍA VALVERDE, L’attesa

.



José María jose_maria_valverdeValverde Pacheco (Valencia de Alcántara, 26 gennaio 1926 – Barcellona, 6 giugno 1996), poeta, linguista, traduttore, saggista e critico letterario spagnolo. Lettore di spagnolo dell'Università di Roma nel 1949, fu poi professore di estetica all'Università di Barcellona e di Letteratura spagnola all'Università della Virginia, e a Trent, In Canada


domenica 25 gennaio 2026

Non so che dire al giorno


JOSÉ EMILIO PACHECO

DOMANI

Oggi già se n'è andato
All'improvviso è domani.
E non so che dire
al giorno senza precedenti che mi interroga
e non mi riconosce.

(da La sabbia errante, 1999)

.

Il poeta messicano José Emilio Pacheco riflette sul passaggio incessante del tempo e sulla sua natura fugace: il presente svanisce rapidamente in un futuro incerto, nel divenire eracliteo in cui l'individuo si sente disorientato dall'inesorabile marcia dei giorni e dalla costruzione del futuro.

.

IMMAGINE © WALLPAPERS.COM

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Mentre aspettavo, il giorno si fece notte. / E non ho mai imparato / a camminare nelle tenebre.
JOSÉ EMILIO PACHECO, La sabbia errante

.



José Emilio Pacheco Berny (Città del Messico, 30 giugno 1939 - 26 gennaio 2014), scrittore, poeta, saggista e traduttore messicano. Fu parte integrante della Generazione dei ‘50. La sua poesia concentra l’attenzione sulla storia, sulla ciclicità del tempo, sull’universo dell’infanzia e sulla vita nel mondo moderno.


sabato 24 gennaio 2026

Il giorno che hai perso


RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

IL GIORNO CHE HAI PERSO

Il giorno che hai perso
non lo riavrai mai più.
Il mondo è andato avanti
sei rimasto indietro.
Hai le mani vuote
e gli occhi vuoti
seduto al parco
su una panchina
osservi una formica
ma anche lei è impegnata, quindi se ne va.
Sei stato lasciato solo
non c'è nessuno intorno a te.

(da Leggi della natura, 2006)

.

C'è un bel racconto di Dino Buzzati, intitolato  "I giorni perduti", in cui un uomo vede un fattorino caricare una scatola presa da casa sua e lo segue in auto finché lo vede scaricarla in un dirupo dove ve ne sono ammassate altre migliaia. Stupito, chiede cosa contengano le casse, e ottiene questa risposta: "I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?". La stessa traccia svolta dallo scrittore e poeta polacco Ryszard Kapuściński: una riflessione malinconica sulla temporalità, la perdita e la solitudine.

.

JAMES COATES, "UOMO SULLA PANCHINA"

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse la cosa più grande / si esprime con il silenzio.
RYSZARD KAPUŚCIŃSKI, Leggi della natura

.



Ryszard Kapuściński (Pinsk, Bielorussia, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007),  giornalista, scrittore e saggista polacco. Corrispondente dall'estero (1962-81) dell'Agenzia di stampa polacca, ha saputo unire alla lucidità di osservazione del giornalista la profondità di riflessione e di analisi psicologica, il gusto per la metafora, l'affabulazione del grande narratore.


venerdì 23 gennaio 2026

Le cose più belle


MARIO PAOLETTI

INVENTARIO

Le grandi navi a vela,
un cavallo che galoppa lungo la spiaggia,
il sonno dei bambini e dei gatti,
un treno di quelli che eruttavano fumo,
Charlot che si mangia i lacci delle scarpe
in "La febbre dell'oro",
il legno e la pietra intagliati,
una giovane donna, nuda, di spalle,
Sono le cose più belle che conosco.

(da Inventario, 1990)

.

Ognuno di noi ha un inventario di memorie e di emozioni, magari immotivati, magari semplicemente legati all'infanzia o all'adolescenza: quelle cose che ci piace vedere e toccare o semplicemente ricordare, come in questa lista del poeta argentino Mario Paoletti.

.

FRANKS FRANKEN IL GIOVANE, "GABINETTO DI UN COLLEZIONISTA"

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

L'arte è proprio questo: dare nuove versioni di vecchi temi.
MARIO PAOLETTI, El Imparcial, 17 maggio 2013

.



Mario Paoletti (Buenos Aires, 20 giugno 1940 – Toledo, Spagna, 14 novembre 2020),  scrittore, giornalista e studioso di letteratura argentino. Tra le sue opere più note si ricordano la "Trilogia argentina" e significativi studi su Mario Benedetti e Jorge Luis Borges.


giovedì 22 gennaio 2026

La goccia d’acqua


CECILIA MEIRELES

EPIGRAMMA N. 5

Amo la goccia d'acqua che sta in equilibrio
sulla foglia piatta, tremando al vento.

Nell'oceano d'aria, l'intero universo vibra in segreto,
e permane nel suo isolamento.

Il suo semplice cristallo contiene la forma, nell'istante incerto:
pronto a cadere, pronto a restare – limpido, preciso.

E la foglia è un piccolo deserto
per l'immensità dell'atto.

(da Viaggio, 1939)

.

Questo epigramma racchiude quello che fu il senso dell'intera poetica di Cecilia Meireles: la poetessa brasiliana ha inseguito "l'istante eterno", il momento del perfetto equilibrio nell'incostanza, l'istante d'estasi che resiste a ogni pressione esterna. E cosa può rappresentarlo più della goccia d'acqua immobile su una foglia ma pronta a cadere al primo movimento?

.

FOTOGRAFIA © ICON0/PDP

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Canto perché esiste l'istante / e la mia vita è completa. / Non sono allegra né triste: /  Sono poeta.
CECILIA MEIRELES, Viaggio

.



Cecília Meireles de Carvalho Benevides (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – 9 novembre 1964), poetessa, insegnante e giornalista brasiliana. Appartenne alla fase spiritualista del Modernismo brasiliano. Risaltano particolarmente nella sua poesia la tecnica e la ricchezza umana.


mercoledì 21 gennaio 2026

Una rana


RAFAEL CADENAS

NON DISDEGNARE NULLA

Non disdegnare nulla.
Una rana diede a Bashō
la sua poesia migliore.

(da Lettera aperta, 2012)

.

"Diretto, lucido, vivo, contundente": Joaquin Marta Sosa definisce così il verso di Rafael Cadenas, poeta venezuelano che ha la tendenza all'aforistico, all'essenziale. Non potevano quindi che piacergli gli haiku, la loro attenzione al dettaglio, all'esiguità che racchiude in sé la bellezza e il mistero del mondo. La poesia citata di Bashō ("Vecchio stagno / una rana si tuffa / un suono d'acqua") rappresenta appunto questo stato di illuminazione sorto da un evento apparentemente insignificante. Quella "sconfitta del sé", quella "umiliazione dell'io" è la via che porta alla poesia.

.

IMMAGINE CREATA CON IA

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse il segreto della pace è lì, tra le righe, come un bagliore senza nome.
RAFAEL CADENAS, False manovre

.



Rafael Cadenas (Barquisimeto, 8 aprile 1930), poeta, saggista e docente universitario venezuelano. Fece parte del gruppo «Tavola Rotonda. Dotato di una raffinata sensibilità poetica, ha creato un’opera vincolata al pensiero filosofico.


martedì 20 gennaio 2026

Danzatrice


PIERO BIGONGIARI

TU RESTA, DANZATRICE

L’astro che ti corruppe nel silenzio
il grido, dal ciglio delle pensées,
delirante attentato fece eterno
un canto d’usignoli. E dal perduto
nostro muro notturno empì un nitrito
di cavalle.

                   Perdesti a un gesto calle
d’avorio che la notte aveva chieste.
Calpestavi i tuoi sandali. Finestre
di fuoco arderono sui tuoi capelli
dilatati le parole più vere.

(Tu resta, danzatrice,
a commentare in segreto.)

(da La figlia di Babilonia, 1942)

.

Una donna al ballo, diventa quasi una Cenerentola nel dialogo poetico con Piero Bigongiari, "sul filo di un discorso che mentre si sviluppa e procede, pur continuamente elude alla perentorietà del proprio esito, ne capovolge il senso, lo protrae oltre il limite di un significato nell'immagine della sua labilità" come scrive Maria Carla Papini.

.

MARK SPAIN, "DANZA DI FLAMENCO"

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutto al di là di quello che è stato, / l’amore che ha parlato / ha le stesse parole in bocca / a pronunciare il suo più alto discorso, / quello della sua stessa indifferenza.
PIERO BIGONGIARI, Rogo

.



Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.


lunedì 19 gennaio 2026

Se comincio a scrivere


JOSÉ CORREDOR-MATHEOS

SE PIOVESSE

A José María Balcells

Se piovesse, sono sicuro che scriverei una poesia.
Pioverà se comincio a scrivere?
Che grande silenzio. Cos'è che tutto sembra aspettare?
Quale sarà la poesia?

(da Giardino di sabbia, 1995)

.

La poesia di José Corredor-Matheos, autore che pratica il taoismo e lo zen, è essenziale, asciutta, ridotta all’osso: il poeta spagnolo riesce però ad esprimere tutta la tensione di quella ricerca dell’Assoluto che è alla base dei suoi versi. Così, nella correlazione tra pioggia e poesia, in un silenzio dal sapore di una meditazione orientale, è impressa l’illuminazione dell’istante.

.

IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Non chiederti / chi sei veramente? / se sei davvero Tu.
JOSÉ CORREDOR-MATHEOS, Giardino di sabbia

.



José Corredor Matheos (Alcázar de San Juan, 14 luglio 1929), poeta, critico d'arte, storico, traduttore e saggista spagnolo della Generazione degli anni '50. La "sete di assoluto" lo separa dal realismo confessionale per avanzare verso il culturalismo e la poesia essenziale delle forme nude.


domenica 18 gennaio 2026

Un sassolino


JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO

L'OCCHIO DEL MONDO

Dopo la pioggia,
nel giardino di sabbia,
un sassolino nero brillava
come l'occhio del mondo.
E forse lo era.

(da Elegie minori, 2002)

.

È proprio un'elegia minore: un minuscolo sassolino che risalta grazie alla luce che lo colpisce dopo che ha spiovuto, diventa il centro dell'universo in questi versi del poeta spagnolo José Jiménez Lozano.

.

IMMAGINE CREATA CON IA

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

È impossibile che questa ruota celeste / giri eternamente senza memoria.
JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO, Il tempo di Euridice

.



José Jiménez Lozano (Langa, 13 maggio 1930 – Valladolid, 9 marzo 2020), poeta e scrittore spagnolo, Premio Cervantes nel 2022. La sua opera riflette i paesaggi della vasta pianura castigliana, con orizzonti immensi che invitano al pensiero, alla riflessione e persino al misticismo che ispirò Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.


sabato 17 gennaio 2026

Vero come la luce


CARLOS PUJOL

ODISSEA, III

Non ho inventato nessuna di queste cose,
né la guerra di Troia né i naufragi
dell'astuto Odisseo né l'oscuro
amore di Circe;
né quell'andirivieni tra giganti,
sirene e altri mostri della vita.
Ho sentito cantare tutto,
ho solo tessuto la trama di parole
a cui ho voluto dare ali o musica,
per dire che l'avventura esiste.
Ho preferito che tu non sapessi il mio nome;
ho risposto "Omero, il cieco"
se qualcuno voleva sapere chi fossi.
"Quello che racconti è successo davvero?"
mi chiedono sempre. Io rispondo sempre:
"Per me è vero come la luce."

(da Gli avventurieri, 1996)

.

A parlare è naturalmente Omero, in questi versi del poeta spagnolo Carlos Pujol, che traduce in poesia la questione omerica: è infatti incerto chi compose realmente Iliade e Odissea, sembra che siano racconti orali tramandati da una società che ancora non conosceva la scrittura. E lo stesso Omero potrebbe anche non essere nemmeno esistito. Ma l'avventura poetica quella esiste, quella è "vera come la luce".

.

JACQUES-LOUIS DAVID, "OMERO RECITA I SUOI VERSI AI GRECI"

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Omero è il padre e il perpetuo principe di tutti i poeti del mondo.
GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone

.



Carlos Pujol Jaumandreu (Barcellona, 1936 - 16 gennaio 2012), poeta, traduttore, editore e storico della letteratura spagnolo. Insegnante di Letteratura francese all’Università di Barcellona tradusse, Balzac, Baudelaire, Simenon e Voltaire, ma anche Orwell, Emily Dickinson e Jane Austen, esordì nel 1981 con L’ombra del tempo.


venerdì 16 gennaio 2026

Sulla stessa pagina


JUAN MANUEL ROCA

ARTE DEL TEMPO

Il tempo si ferma.
Intrappolato tra i libri.
A causa di questo prodigio di apprensione,
Eraclito continua a fare il bagno
Nello stesso fiume,
Sulla stessa pagina.
Vivrai per sempre
Nuda nella mia poesia.

(da Tre volti della luna, 2013)

.

Il poeta colombiano Juan Manuel Roca esplora la natura fugace e permanente della vita e dell'arte, catturando i momenti e i ricordi nei suoi versi, spesso con ironia e una visione umanista. Il tempo rimane intrappolato nei libri e nell'immaginazione, la creazione poetica diventa un sogno per rimanere svegli di fronte alla realtà effimera.

.

VLADIMIR KUSH, "I RACCONTI DEL CUSCINO"

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo è ciò che fa la poesia, illumina.
JUAN MANUEL ROCA, Por arte de palabras, agosto 2022

.



Juan Manuel Roca (Medellín, 29 dicembre 1946), poeta e romanziere colombiano. Appartenente alla cosiddetta "Generazione disincantata", attua un legame tra vita e poesia attraverso la lente dell'immaginazione. Partendo da un linguaggio vicino all'ermetismo, Roca evolve verso una maggiore trasparenza e verso la riflessione filosofica.

giovedì 15 gennaio 2026

I giorni della poesia


IZET SARAJLIĆ

LETTERA ALL'ANNO 2176

Cosa?
Ascolti ancora Mendelssohn?
Raccogli ancora margherite?
Festeggi ancora i compleanni dei bambini?
Dai ancora i nomi dei poeti alle strade?
E negli anni Settanta, due secoli fa, mi avevano assicurato che i giorni della poesia erano finiti, proprio come il gioco delle penitenze, o la lettura delle stelle, o i balli a casa dei Rostov. E io,
che sciocco, quasi ci credevo!

(da Seguito della conversazione, 1977)

.

Nella Jugoslavia del 1976 il poeta bosniaco Izet Sarajlić si divertì un giorno a immaginare il mondo di duecento anni dopo: eccolo allora a chiedersi se le cose che si facevano allora esisteranno ancora nel 2176, soprattutto la poesia, che nel mondo degli Anni Settanta sembrava ormai superata, osteggiata dall'ideologia.

.

IMMAGINE CREATA CON IA

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Avendo paura / di essere definiti fuori moda / i giovani non scrivono più / poesie d’amore. / Noi vecchi / dovremo / scriverle / per loro. / Non sarà la prima volta / che il ruolo di Cristiano / viene affidato a Cirano.
IZET SARAJLIĆ

.



Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


mercoledì 14 gennaio 2026

Sylvia


ABELARDO CASTILLO

SYLVIA

Amore, amore, le parole non possono esprimere
la consapevolezza che sei lì, come se il tempo
non fosse passato tra l'inizio del mondo e quella porta,
come se tutto fosse sempre stato
i tuoi capelli blu-oro sul mio cuscino.
Amore, amore, mille anni fa
si è svolta una storia simile.
Ora siamo entrambi parole e cenere,
ma siamo
ancora il labirinto vivente del tuo orecchio,
il suono di un fiume nei tuoi fianchi,
le conchiglie che esco a cercare
nella sabbia dorata del tuo ventre.
Come posso dire ora di aver sentito come la notte
(dormi come
i cavallucci marini nuotano)
ha disegnato un'altra figura con il tuo corpo?
Amore,
amore,
costruito nella notte della mia casa!

1987

(da La festa segreta, 2022)

.

"Di Sylvia, la ragazza che è apparsa alla fine di novembre, non voglio dire una parola ora, non finché non mi sarò raccontato cosa è successo di recente..." annotava il poeta argentino Abelardo Castillo sul suo diario nel dicembre 1969. E infatti Sylvia Iparraguirre, quella ragazza di 22 anni finì per diventare sua moglie nel 1976, aiutandolo ad uscire dall'alcolismo, rimanendo con lui fino alla morte, avvenuta nel 2017. Fu un amore pieno e totale, una continua adorazione di Sylvia: "So che è una sirena, anche se cammina su due gambe. Lo so perché dentro i suoi occhi c'è un sentiero di dune che porta al mare".

.

FOTOGRAFIA © SEMANARIO

.


   LA FRASE DEL GIORNO  

Ciò che una donna fa con un uomo, qualsiasi donna lo ha fatto e lo farà con qualsiasi uomo. Solo gli sciocchi credono che questo destino sia la povertà dell'amore; non sanno che in ciò risiede la sua eternità, la sua discendenza, il suo mistero.
ABELARDO CASTILLO, La macchina della notte

.



Abelardo Castillo (Buenos Aires, 27 marzo 1935 - 2 maggio 2017), scrittore e saggista argentino. Considerato tra i maggiori scrittori argentini del XX secolo. Vicino all'esistenzialismo, nel 1959 fondò la rivista El escarabajo de oro. Colpa e castigo sono al centro di molte sue opere.


martedì 13 gennaio 2026

Centenario di Mario Trejo


Di Mario Trejo è oscuro il luogo di nascita: il poeta argentino venne alla luce il 13 gennaio di cento anni fa forse a Buenos Aires, forse a La Plata o, come diceva lui, a Comodoro Rivadavia, sulla costa orientale della Patagonia. Ugualmente inclassificabile è la sua poesia, non attribuibile ad alcuna corrente, ma sempre limpida e trasparente, profondamente centrata su una profonda umanità, sulla dignità umana e sulla vocazione a vivere.

.



POESIA

Sì.
Perché le sue labbra nascono alla luce dei miei occhi.
Quando la sua voce appare, il suo ritmo invulnerabile,
le cose le obbediscono.
Al di sopra degli sguardi degli avversari, al di sopra del tedioso
compito di temerla, ci sono le voci inquiete,
le pattuglie del tempo, le onde vittoriose.
Cittadella dell'oscura verità che abbandona
l'uomo: sono tuo prigioniero e sono il tuo fuggitivo.
La mia parola d'ordine?
Impugnare il tuo silenzio, evocare il tuo tuono.
Perché cos'è allora la poesia se non uno
slogan fanatico, una tensione tra i
morti e le profezie?

(da L'uso della parola, 1979)

.

.

ROVINE DI UNA POESIA

Non so se fosse vero che ci amavamo,
né se questa cosa che chiamo oblio sia reale.
 
Ti immagino persa in un altro tempo,
nuda tra pantere impaurite
sulle rovine del tempio che abbiamo bruciato.
 
Anch'io sono solo
in questo sogno che un tempo sognavamo
e che ancora sogniamo.
 
Non so se fosse vero che ci amavamo,
né se questa cosa che chiamo oblio sia reale.

(da L'uso della parola, 1979)

.


Altre poesie di Mario Trejo sul Canto delle Sirene:

.


   LA FRASE DEL GIORNO  

Questa è la natura fugace dell'arte; la poesia è lì, è già scritta, bisogna solo essere attenti.
MARIO TREJO, Marcelo Scalona, 15 maggio 2003

.



Mario César Trejo (Buenos Aires, 13 gennaio 1926 – Rosario, 14 maggio 2012), poeta, giornalista, drammaturgo e librettista argentino. Voce del desiderio di libertà dell’America Latina e del suo lato più sensuale, portò in giro per il mondo la sua personalità variegata. Intervistò Che Guevara e Salvador Allende, Yasser Arafat e Ben Gurion. Collaborò con Astor Piazzolla, che mise in musica alcune delle sue poesie.