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domenica 17 luglio 2016

Tu non ricordi

 

EUGENIO MONTALE

LA CASA DEI DOGANIERI

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura.
e il calcolo dei dadi più non torna
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.

Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

(da Le occasioni, 1939)

.

Quello della possibilità di trovare conforto nel ricordo è un tema che affiora sovente nelle poesie di Eugenio Montale (1896-1981): il Premio Nobel indaga se esista nella memoria una via di fuga all’angoscioso vivere presente. In questo caso, tornando alla casa dei doganieri a Monterosso, sulla costa ligure, ritrova l’immagine di una giovane villeggiante, ripescata nella memoria – ma è troppo vasta la frattura tra presente e passato, il tempo ha attraversato le cose, rendendole desolate, e continua a scorrere impietoso, a mulinare come la banderuola che il libeccio fa ruotare sul tetto. E la risposta di Montale – ancora una volta – non può che essere negativa: se c’è il varco che consente di penetrare il mistero, resta però a noi inconoscibile.

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Monet

CLAUDE MONET, “LA CASETTA DEL PESCATORE SUGLI SCOGLI, VARENGEVILLE”, 1882
BOSTON, MUSEUM OF FINE ARTS

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LA FRASE DEL GIORNO
È uno sproposito credere / che il ricordo sia immateriale.
EUGENIO MONTALE, La casa di Olgiate




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.

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