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sabato 20 giugno 2026

L’immagine del tempo


EUGENIO MONTALE

L’ARNO A ROVEZZANO

I grandi fiumi sono l’immagine del tempo,
crudele e impersonale. Osservati da un ponte
dichiarano la loro nullità inesorabile.

Solo l’ansa esitante di qualche paludoso
giuncheto, qualche specchio
che riluca tra folte sterpaglie e borraccina
può svelare che l’acqua come noi pensa se stessa
prima di farsi vortice e rapina.

Tanto tempo è passato, nulla è scorso
da quando ti cantavo al telefono “ tu
che fai l’addormentata” col triplice cachinno.
La tua casa era un lampo visto dal treno. Curva
sull’Arno come l’albero di Giuda
che voleva proteggerla. Forse c’è ancora o
non è che una rovina. Tutta piena,
mi dicevi, di insetti, inabitabile.

Altro conforto fa per noi ora, altro
sconforto.

(da Satura, Mondadori, 1971)

.

Il fiume che scorre lento e inesorabile è una delle immagini più usate per dare un’idea del tempo e del suo passare. Eugenio Montale osserva l’Arno fluire sotto il ponte di Rovezzano, piccolo comune inglobato già nel 1910 nella periferia di Firenze e ripensa al passato: la memoria rende vivido quel tempo perduto, annulla le distanze, riporta alla luce l’immagine di una donna, che – se diamo credito all’intervista rilasciata a Dante Isella – sono in realtà tre: Dea Comune, che abitava appunto a Rovezzano, e sua era la casa: una nobile tedesca della famiglia von Nagel, cui dedicava le serenate telefoniche; la terza “una delle altre donne della mia poesia” che Montale non volle citare.

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ODOARDO BORRONI, "L'ARNO A ROVEZZANO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Memoria / non è peccato finché giova.
EUGENIO MONTALE, La bufera e altro

.



Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


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