La poetessa catalana Zoraida Burgos è morta a 92 anni il 4 gennaio nella sua città, Tortosa. Da lì, radicata nelle risaie alla foce dell’Ebro, ha costruito un'opera poetica che, con l'emotività delle parole, la precisione della punteggiatura e i salti tra i versi, parla di identità, del passare del tempo, della bellezza e delle contraddizioni della vita, passando dallo spirito combattivo degli anni '70 alle profondità della maturità.
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FOTOGRAFIA © EBRE DIGITAL
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COESISTENZA DI ACQUE
Coesistenza di acque, il mio paesaggio.
Il volo dei gabbiani confonde le superfici, specchi
di nuvole rossastre che tramontano, a monte.
I sentieri scendono verso la pianura che riverbera il sole.
La luna si specchia, stagni di notti salmastre.
Il tuo respiro mi porta la fragranza di agrifogli profumati,
vento aspro dall'alto che taglia la roccia cupa.
I grifoni cuciono i voli in spirali mobili.
In fondo al burrone, silenzio splendente, i ciottoli.
Dalle ultime ceneri, fuoco della sera, una poesia
afferra avidamente le minime briciole di caldi epiteli.
Metaforico profumo, alchimia, scrittura. Umide cavità,
scoppio, all'alba, di colori irreali e labbra liquide,
ritardano l'urgenza immediata di immagini preziose.
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NELLO STAGNO
Nello stagno,
tra il verde dello sfondo,
annega l'immagine sbiadita di Narciso.
Affascinato, inquieto,
dimentica il suo volto nell'acqua,
avanza, non si ferma.
Cieco, senza occhi,
senza sguardo.
Come andiamo tutti,
senza testa, senza vita,
se non troviamo specchi che abbiano pietà di noi.
(da Coesistenza di acque, 2017)
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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo. O forse mi riscrivo. / Leggo? / Le metafore frustano i sensi / e la mano traccia ostinatamente / una calligrafia rovinata / o inizia un punto qua e là per suturare la notte.
ZORAIDA BURGOS, Coesistenza delle acque
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