KONSTANTINOS KAVAFIS
ASPETTANDO I BARBARI
- Che aspettiamo tutti riuniti qui, nell’agorà?
Devono arrivare i barbari oggi.
- Perché tanta inerzia nel Senato?
Quando si decidono i Senatori a legiferare?
Perché arrivano i barbari oggi.
Che leggi vuoi che facciano i Senatori?
Verranno i barbari a legiferare.
- Perché l’Imperatore si è alzato tanto presto,
e sta in trono, solenne, con la corona in testa,
alla porta maggiore della città?
Perché arrivano i barbari oggi.
E l’Imperatore si appresta a ricevere
il loro capo. Anzi ha preparato
una pergamena da offrirgli
con titoli e molti nomi.
- Perché i nostri due consoli e i pretori sono usciti
oggi con la toga rossa ricamata?
perché portano bracciali pieni di ametiste
e anelli con splendidi smeraldi luccicanti?
perché mai prendere oggi preziosi scettri
finemente cesellati d’oro e d’argento?
Perché arrivano i barbari oggi;
e queste cose sui barbari fanno effetto.
- Perché i nostri bravi oratori non sono qui,
come sempre, a tenere discorsi e a dir la loro?
Perché arrivano i barbari oggi;
loro si stufano di tanta eloquenza e parole.
- Perché all’improvviso sono tutti così nervosi
e inquieti. (I volti come si sono fatti seri).
Perché tanto in fretta si svuotano le strade e le piazze
e tornano tutti a casa pensierosi?
Perché si è fatta notte e i barbari non sono più venuti.
E qualcuno è arrivato dai confini
e ha detto che di barbari non ce ne sono più.
E ora che fine faremo senza barbari.
Dopotutto, quei barbari erano una soluzione.
1904
(Περιμένοντας τους Bαρβάρους, da Poesie d’amore e della memoria, Newton, 2006 – Traduzione di Paola Maria Minucci)
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L’inquadramento storico di questa poesia di Konstantinos Kavafis è solo un pretesto: in realtà sono versi che parlano alla nostra inquietudine, che evocano quel senso dell’attesa che ritroviamo nel Deserto dei Tartari o in certi racconti di Dino Buzzati. I barbari invocati sono i nostri sogni, i nostri desideri, la realizzazione della nostra vita, una soluzione alla monotonia di giorni sempre uguali, al tempo che scorre inesorabile - incarnano insomma le speranze nel futuro.
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CESARE MACCARI, “CICERONE DENUNCIA CATILINA”
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LA FRASE DEL GIORNO
E pensa a come la Saggezza l’aveva deriso, / e a come si era sempre fidato - che pazzia! - di lei, / bugiarda, che gli diceva: «Domani. Hai tanto tempo».
KONSTANTINOS KAVAFIS
Konstantinos Petrou Kavafis, (Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933), poeta e giornalista greco. Pubblicò 154 poesie, spesso ispirate all'antichità ellenistica, romana e bizantina, percorre, mirando al sublime, i vari gradi di un'esperienza estetica congiunta alla pratica dell'amore omosessuale.
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