SAYED HEGAB
IMMAGINE SULLA PARETE
Da mille...
duemila...
forse tremila anni...
il flautista cieco sta sempre a mostrar se stesso
sulla parete... qui
e ci sorride spesso...
col cuore guarda lontano
e dalle dita leggere,
dalle labbra genera la melodia d’un canto.
Mi chiedo
A noi sorride o ci deride?
E la sua melodia... è un allegro canto
o è invece lutto e pianto?
Allora mi chiedo:
se il suonatore cieco... è come noi, cieco.
1969
(Traduzione di Fulvia De Luca)
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Sono un appassionato di antropologia sociale storica, cioè del conoscere come era il vivere quotidiano nelle varie epoche. Perché? – mi sono chiesto. La risposta è che amo immedesimarmi nel tempo perduto, capire i problemi cui ci si trovava di fronte e le pulsioni alle quali l’animo umano era sottomesso. Per questo mi diletto a leggere i classici greci e latini, i poeti provenzali, le poesie dell’Ottocento. È un po’ quello che capita al poeta egiziano Sayed Hegab: davanti al dipinto di un flautista cieco prova a entrare nell’ottica di quel personaggio, a chiedersi quale fosse la musica che suonava, quale il suo stato d’animo, per concludere che forse quei mille, duemila o tremila anni trascorsi non hanno influito sul sentire dell’umanità.
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FOTOGRAFIA © TOUR EGYPT
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LA FRASE DEL GIORNO
Non scrivo una poesia finché non mi assale, sebbene io dedichi tutto il mio tempo e ogni mio senso ad essa. Ma aspetto la sua cara visita.
SAYED HAGAB, Al Ahram Weekly, n. 915, 18-24 settembre 2008
...incanta come il flauto magico...questo Poeta.
RispondiElimina...la foto è altrettanto perfetta.
ciaooo Vania
Musica e poesia che vanno a braccetto: è il suo fascino, del resto la poesia è nata come accompagnamento alla musica. Questo non vuol dire che le canzonette odierne siano poesia, anzi è esattamente l'opposto salvo qualche rara e lodevole eccezione.
RispondiEliminaConcordo...
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