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lunedì 5 novembre 2018

Il suono delle pietre


RUTH HERNÁNDEZ BOSCÁN

QUANDO NON C’È NULLA DA DIRE

mettersi al riparo dalla tempesta con la tempesta,
               dalla pioggia con la pioggia, vivere deve essere questo.
                                                                             Ángel Fondo

Quando non c’è nulla da dire
Quando le porte non si aprono e non si chiudono
       e preferiscono ballare un tango con il vento
Non scriverai nulla
          Scriverai
               il suono delle pietre nel fiume

(da Grammatica delle pietre, 2011)

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C’è una poesia di Ruth Hernández Boscán in cui la poetessa venezuelana si siede davanti al computer e mette in ordine alfabetico i suoi componimenti. Cerca di dare loro un senso, ed è quello che emerge anche da questi versi: a volte il poeta ha un’urgenza di dire, a volte le parole non gli sembrano essere capaci di esprimere compiutamente le sue emozioni.

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Sasso

FOTOGRAFIA © DRG

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi si accosta a una poesia dovrà decifrarla.
RUTH HERNÁNDEZ BOSCÁN, Grammatica delle pietre




Hernandez

Ruth Hernández Boscán (Carácas, 3 febbraio 1970) è una poetessa e psicanalista lacaniana venezuelana. Vive in Argentina, a Buenos Aires. Ha pubblicato Brevi passi (2005), Ex (2007) e Grammatica delle pietre (2011).


domenica 4 novembre 2018

Centenario del 4 novembre


SERGIO SOLMI

RICORDO

L’acre trombetta
ridesta l’erba magra sugli spalti
della fortezza al vento del mattino,
suscita
sopra il pallido verde gli orifiamma,
il grido riaccende alle vedette.
Nella fumèa senza tempo tinta
della memoria, a spente rive tocco
a lontananze fonde.

Voce di bronzo, che mi salutasti
adolescente. Imperiosa e dimentica,
oltre ogni età remota,
oggi il rombo iterato
del tuo sordo tamburo mi ritorna
in cuore.

Come allora, docile al tuo comando
inaccessibile, spoglio d’addii,
solo a te salgo su per l’acqua gialla
del camminamento, sotto l’ambigua
esaltazione della sera.
A braccia aperte giacciono nel grano
verde i compagni, usciti di soppiatto
dal sogno, la terra
irta di fiumi s’approssima, trema
la collina, crèpita
dai fossati la morte. Su un cratere
calvo, dove il mondo finisce
sventola un lembo di mascheramento
come lacera vela su un relitto.

Ancora leva le tende il ricordo,
per strade erbose andiamo, si schiantano
al passaggio gli arbusti, marciamo
percorsi di smarriti canti.

Nel tuo magico cerchio mi riassumi
danzo ancora al tuo rito immemorabile.

Ora so, nera amica, ove mi davi
appuntamento. E a sovvenirne, in petto
la superstite gioventù sobbalza,
come, rapito in corsa, m’arrestava
d’angoscia delizia il cuore in gola
lo sparo del petardo.

(da Poesie complete, Adelphi, 1974)

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4 novembre 1918. Ricorre oggi il centenario della fine della Prima guerra mondiale: fu il giorno in cui entrò in vigore alle tre del pomeriggio l'armistizio di Villa Giusti siglato ventiquattr’ore prima a Padova da Impero austroungarico e Italia.

Cento anni dopo non resta che il ricordo, come quello del poeta Sergio Solmi, “ragazzo del’99” che partecipò al conflitto da giovanissimo ufficiale di fanteria (18 anni!) e ritorna sui luoghi dove ha combattuto. Quello che dovremmo fare anche noi, per onorare quei ragazzi mandati al macello e per cercare di comprendere le sofferenze e i sacrifici di quanti spesero la vita e la gioventù nelle trincee del Carso, sulle rive del Piave, sulle alte vette delle Alpi in quella che papa Benedetto XV definì “inutile strage”. Vi assicuro che entrare in quei sacrari, da Asiago a Redipuglia, dal Monte Grappa a Nervesa della Battaglia, lascia senza parole: centinaia e centinaia di nomi incisi sulle lapidi per piani e piani, e dietro ogni lapide una vita spezzata nel fiore degli anni. È lì che si comprende l’enormità delle perdite subite e la follia di ogni guerra. Per questo, onorando il monito inciso sulla Colonna mozza in vetta all’Ortigara, non dobbiamo dimenticare.

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battaglia_vittorio_veneto

4 NOVEMBRE 1918: LA BATTAGLIA DI VITTORIO VENETO PONE FINE ALLA GUERRA

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LA FRASE DEL GIORNO
I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.
ARMANDO DIAZ, Bollettino della Vittoria, 4 novembre 1918




Sergio Solmi (Rieti, 16 dicembre 1899 – Milano, 7 ottobre 1981),  scrittore, poeta, critico letterario e saggista italiano. È stato poeta tanto originale quanto radicato nella tradizione italiana nonché felice traduttore. Come critico, si occupò di letteratura francese (Alain, Montaigne, Rimbaud), di paraletteratura e di Giacomo Leopardi.


sabato 3 novembre 2018

Centenario di Wilfred Owen


Domani ricorre il centenario della morte del poeta inglese Wilfred Owen: cadde infatti sul finire della guerra, colpito da un cecchino nell’attraversamento del canale di Sanbre-Oise il 4 novembre 1918, mentre in Italia si festeggiava l’armistizio. Insegnante precario, si era arruolato nell’Artists’ Rifles, reggimento della riserva che addestrava gli aspiranti ufficiali. Trasferito come tenente al reggimento Manchester, durante la battaglia della Somme restò intrappolato per tre giorni in una buca e riportò uno choc da granata. All’ospedale conobbe un altro poeta, Siegfried Sassoon, che stimò e considerò un eroe e del quale probabilmente si innamorò, non ricambiato. Tornato al fronte il 1° ottobre 1918, guidò il suo reggimento all’assalto di numerosi avamposti presso Joncourt rimanendo ucciso nell’attacco di Ors e ricevendo postuma la Military Cross. Pubblicò in vita solo cinque poesie. Le altre, tra cui la celeberrima Dulce et Decorum est, furono raccolte nel volume Poesie di guerra, dove con cupo espressionismo racconta l’orrore delle trincee: “Queste elegie non sono in alcun senso consolatorie per la presente generazione. Lo saranno, forse, per la prossima. Oggi un poeta non può che ammonire. Perciò i veri Poeti debbono essere veritieri. Avessi ritenuto durevole la lettera di questo libro, sarei ricorso ai nomi propri; ma se lo spirito ne sopravvivrà – sopravvivrà alla Prussia – la mia ambizione e quei nomi si saranno attestati in campi più freschi delle Fiandre…”

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Wilfred Owen

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IL SOGNO DEL SOLDATO

Sognai che il buon Gesù aveva sabotato,
gli ingranaggi dei grossi pezzi d’artiglieria,
e inceppato in modo irreparabile
tutti gli otturatori.
Con un sorriso, aveva deformato
le Mauser e le Colt,
e arrugginito con le lacrime
tutte le baionette.
E non c’erano più bombe, né nostre, né loro,
neppure un vecchio acciarino o una forca.
Ma Dio, seccato, dette pieni poteri a Michele,
che, al mio risveglio, aveva riparato tutto.

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LA PARABOLA DEL VECCHIO E DEL GIOVANE

Dunque Abramo si levò, raccolse la legna, e partì,
portando con sé il fuoco e il coltello.
E mentre soggiornavano insieme,
Isacco, il primogenito, domandò: “Padre Mio,
tutti questi preparativi, il ferro, il fuoco,
ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”.
Allora Abramo legò il giovane con cinghie e pulegge,
ed eresse in quel punto parapetti e trincee,
e brandì il coltello per scannare suo figlio.
Quand’ecco, dal cielo, un angelo lo chiamò:
“Non stendere la mano contro il fanciullo,
non fargli alcun male. Guarda,
quel capro impigliato nella macchia per le corna;
offri il Capro dell’Orgoglio in vece sua”.
Ma il vecchio non volle saperne, e trucidò il figlio,
e metà del seme d’Europa, uno per uno.

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LA FRASE DEL GIORNO
Dopo che i tamburi del tempo avranno rullato e taciuto / e dall’occidente di bronzo  la lunga ritirata sarà soffiata / la Vita rinnoverà questi corpi?
WILFRED OWEN, Poesie di guerra




Wilfred Edward Salter Owen (Oswestry, 18 marzo 1893 – Ors, 4 novembre 1918), poeta inglese. Ufficiale durante la Prima Guerra mondiale, cadde al fronte negli ultimi giorni del conflitto. Lasciò una raccolta di poesie che raccontano con crudezza la guerra e i suoi orrori.


venerdì 2 novembre 2018

Antenati


DRAGO ŠTAMBUK

STAMMBUCH

Non ho l’anello d’oro puro,
ma l’occhio che vede l’invisibile
mi conduce dai Boscimani,
mi porta illeso alla corte paterna,
nell’antica montagna sul lago,
sotto il ghiacciaio trasparente e la cupola di neve.

Non ho quell’anello, ma sento i miei
antenati nelle correnti della mia fronte.
È un tocco leggero e benedetto,
è un bacio improvviso con cui mi visitano
nei mezzogiorni ardenti e nelle mattine
azzurre.

Oh, lo splendido sguardo, il respiro gelido
all’origine di Axel, dove nasce il Danubio,
l’innocenza di porcellana di Lohengrin,
che nella profondità dell’Adriatico
ondula raffinato il brillante ovale!

E un bracciale cerca il mio fragile polso,
nel mare, il letto più dolce
per l’albero genealogico che racconta i morti.

(da L’usignolo e la fortezza)

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È il 2 novembre, giorno in cui si commemorano i defunti. Ho scelto questa poesia di Drago Štambuk che, inserendo elementi dell’epica germanica ripescati attraverso la tetralogia wagneriana dell’Anello del Nibelungo, ricorda i propri antenati: chi non c’è più ma ha contribuito a forgiarci, chi sentiamo talora in noi, in un gesto che facciamo, in uno sguardo o in un nostro tratto somatico che rinveniamo in quelle fotografie che ora ci guardano dalle lapidi dei cimiteri.

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1024px-Wagner,_R._Rheingold_(München,_1952)

SCENOGRAFIA DI HELMUT JÜRGENS PER “L’ORO DEL RENO”, STAATSOPER, 1952

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni uomo è un omnibus in cui viaggiano i suoi antenati.
OLIVER WENDELL HOLMES




drago_stambuk2Drago Štambuk (20 settembre 1950) è un poeta, saggista e ambasciatore croato. Medico esperto di malattie del fegato e di AIDS, ha pubblicato 50 opere poetiche ed è stato ambasciatore in Giappone, Corea del Sud, Brasile, Colombia e Venezuela.


giovedì 1 novembre 2018

Poesie per novembre V


Novembre è il mese del grigiore e della malinconia: deprime ancora di più nelle geometrie cittadine il poeta reatino Sergio Solmi. Il poeta padovano Gilberto Sacerdoti invece più ottimisticamente riesce a trovare motivi di gioia anche nel mese più desolato dell’anno.

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Novembre

FOTOGRAFIA © ALISTAIR McMILLAN

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SERGIO SOLMI

SOTTO IL CIELO PACATO DI NOVEMBRE

Sotto il cielo pacato di Novembre
come nette profondano le linee
dei rettifili, preciso lo spigolo
dell’edificio l’ombra dalla luce
scomparisce, e beato posa l’albero.
Avrei voluto apprendere cotesta
tua chiarezza infallibile, meriggio
senza una nube, che a questo discreto
ed ovvio paesaggio cittadino
imprime oggi un rigore architettonico
quasi di tela neoclassica. Invece
cancellarmi vorrei, tanto mi sento
un estraneo accidente in queste splendide
tue geometrie, non più che una confusa
macchia, una pena, un vagabondo errore.

1952

(da Dal balcone, Mondadori, 1968)

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GILBERTO SACERDOTI

TERRAZZA

Un novembre marezzato
grigio-celeste-argento,

un cielo alto trafficato
da un capriccioso vento

che svaga antenne ed angeli
e in più porta il bel tempo,

un fumo bianco candido
che sfiocca da un camino,

fondendosi e avvolgendomi
sortiscono letizia.

Accarezzo il rosmarino
che prospera in terrazza,

annuso, è una delizia.

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LA FRASE DEL GIORNO
Novembre mi è sempre sembrato la Norvegia dell'anno.
EMILY DICKINSON, Lettera a J.G.Holland, novembre 1865

 



Sergio Solmi (Rieti, 16 dicembre 1899 – Milano, 7 ottobre 1981),  scrittore, poeta, critico letterario e saggista italiano. È stato poeta tanto originale quanto radicato nella tradizione italiana nonché felice traduttore. Come critico, si occupò di letteratura francese (Alain, Montaigne, Rimbaud), di paraletteratura e di Giacomo Leopardi.


sacerdotigilbertoGilberto Sacerdoti (Padova, 1º giugno 1952) è un poeta e docente italiano. Laureato in filosofia e in Lingua e letteratura inglese insegna quest’ultima materia all’Università di Roma Tre. Ha debuttato nel 1978 con Fabbrica minima e minore. È autore di traduzioni e di saggi dedicati a Shakespeare.


mercoledì 31 ottobre 2018

Centenario di Egon Schiele


Alle undici di sera del 30 ottobre 1918 il pittore austriaco Egon Schiele disse alla cognata Adele Harms: “La guerra è finita - e io devo andarmene. - I miei quadri dovranno essere esposti in tutti i musei del mondo! - I miei disegni saranno divisi tra voi e i miei amici! e potranno essere venduti dopo 10 anni”. Morirà nella notte, portato via dalla febbre spagnola a soli 28 anni, tre giorni dopo la moglie incinta Edith. Egon Schiele poeta è ancora l’Egon Schiele pittore: invece dei tratti schizzati, si serve di parole e osservazioni, di metafore e sinestesie che hanno lo stile emaciato ed essenziale dei suoi dipinti.

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Schiele
EGON SCHILE, AUTORITRATTO”, 1912
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STRADA DI CAMPAGNA


Gli alti alberi
filavano lungo la strada.
Tiepidi uccelli vi pigolavano.
A grandi passi con rossi occhi cattivi
percorrevo le strade bagnate.

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SERA BAGNATA


Ho voluto ascoltare
la sera respirare fresca,
gli alberi neri di temporale -
dico: gli alberi neri, di temporale -
poi le zanzare, lamentose,
i ruvidi passi di contadini,
le campane echeggianti lontano.
Volevo sentire gli alberi in regata
e vedere un mondo sorprendente.
Le zanzare cantavano come fili metallici in paesaggio invernale,
ma il grande uomo nero ruppe loro i suoni delle corde.
La città eretta stava davanti a me fredda nell’acqua.

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AUTORITRATTO


Io sono per me e per quelli
ai quali la morbosa sitibonda smania d’esser liberi
tutto a mio avviso effonde,
ed anche per tutti, perché tutti amo - anch’io.
Sono tra i distintissimi il più distinto -
e tra chi rende, il massimo. -
Sono umano, amo la morte e amo la vita.




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Hauserbogen
EGON SCHIELE, “DER HÄUSERBOGEN”, 1915
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LA FRASE DEL GIORNO
L’arte moderna non esiste. L’arte è stata eterna sin dalle origini
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EGON SCHIELE



Egon_Schiele_photoEgon Leon Adolf Schiele, meglio conosciuto come Egon Schiele (Tulln an der Donau, 12 giugno 1890 – Vienna, 31 ottobre 1918), pittore e incisore austriaco. Avvicinatosi alla Secessione viennese di Klimt e all’Art Nouveau nel 1907, la superò a favore di un Espressionismo basato soprattutto sulla figura umana. Le sue poesie sono riunite nella raccolta Note di un pittore.






martedì 30 ottobre 2018

Nel frigorifero


SAADYYA AL-MUFARRIH

FRIGORIFERO

L'ho aperto,
il contenuto era in ordine.
Bottiglie di latte a lunga conservazione
barattoli di yogurt
pacchi di carne surgelata
mele gialle
medicine e pane
e… e… e via dicendo.
Nel frigorifero della mia anima
il contenuto è in disordine
scade
senza che nessuno lo apra.

(da Non ho peccato abbastanza, antologia di poetesse arabe contemporanee, a cura di Valentina Colombo, Oscar Mondadori 2007)

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No, l’anima non è come un frigorifero – ha ragione la poetessa kuwaitiana Saadyya al-Mufarriih. Spesso ci mettiamo le emozioni e i ricordi e li ammassiamo confusamente, non lo mettiamo in ordine come la spesa nel frigorifero. E quel che è peggio, li lasciamo scadere al pari di cibi dimenticati negli scomparti.

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Frigorifero

DARREN ROSARIO, “COSA C’È NEL FRIGORIFERO DELLA FAMIGLIA LOUD?”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le anime ferite, lacerate o trafitte, sono abissi di cui la scienza non ha misurata la profondità. Ma son sempre gli abissi che invocano l'azzurro.
NINO SALVANESCHI, Il tormento di Chopin




Non hopeccatoSaadiyya al-Mufarrih (Kuwait City, 1964), poetessa, critica letteraria e giornalista kuwaitiana. Laureata in Lingua Araba all’Università del Kuwait, è direttrice grafica del quotidiano Al-Qabas.