mercoledì 22 gennaio 2020

Un rametto di calicanto


GIORGIO ORELLI

IL CALICANTO

Stride ardendo nell’orto la domenica.
“Dio vuole ch’è domenica.” Tu esci,
segui la foglia, ch’esita,
come da te staccata, e fa il suo viaggio
verso una bruna collina.
Ripensi a chi più franco s’incammina
sotto il suo cielo.
Stringi per lei nella mano un rametto
di calicanto, vivi in questo odore.


(da L’ora del tempo, Mondadori, 1962)

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L’altra sera, camminando per strada nel buio dell’ora invernale, mi ha sorpreso un profumo improvviso uscito dall’ombra di un gelido giardino, una fragranza dolce e intensa, che nel pieno dell’inverno richiama la primavera e i suoi profumi di magnolia, giacinto e gardenia: il ben noto aroma del calicanto – secondo una leggenda premiato dagli dei con una cascata di minuscole stelle gialle profumate per aver dato ospitalità, solo albero del giardino, a un pettirosso. È un suo rametto che il poeta svizzero Giorgio Orelli stringe nella mano per farne dono all’amata, per regalarle l’emozione sprigionata da quei fiori.

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FOTOGRAFIA © CHRISTINA KEVER VALLETTA

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LA FRASE DEL GIORNO
Come potrò dimenticare l’odore / del calicanto nelle notti di febbraio, / la volatile gioia d’acuta verdezza / traboccante nel buio della strada deserta.
LUIGI FALLACARA




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.

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