martedì 28 marzo 2017

Da vicino

 

PEDRO TAMENPedro Tamen

TI SCRIVO DA VICINO, COME SE LA MANO

Ti scrivo da vicino, come se la mano
ti fosse oggetto breve affiorato,
come se dalla strada ti arrivasse
la piccola certezza per l’acquisto
dei minuti seguenti. Da vicino
come il sole, come la cicala.
Come un silenzio pieno
che ti venisse agli occhi di mattina
e amarti fosse l’abito
scelto al cominciar del giorno.

(da Poesia n. 266, Dicembre 2011 - Traduzione di Giulia Lanciani)

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Un pensiero per l’amata, un piccolo gesto che il poeta portoghese Pedro Tamen (Lisbona 1934) compie sulla scia di ciò che soleva fare il pittore Salvatore Fiume: “Scriverti / è come recitare una preghiera”. È come una piccola luce che rischiara il buio del senso, che apre il mondo del possibile e sancisce la vittoria della speranza.

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RAFAL OLBINSKI, “LETTERS TO EUROPE”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Se il tuo silenzio morde la mia gioia, / scrivo. // Se non c’è musica per riempire le tue assenze, / scrivo.
JULIETA DOBLES

lunedì 27 marzo 2017

Il meglio è qui

 

RUTGER KOPLAND

STRIDULO CANCELLO

Stavamo addossati allo stridulo cancello,
fuori del mondo come cavalli.

Ancora terra, letame e soir
de Paris, una sera di dove e di quando.

Versi dimenticati salivano dal fondo,
dolci località che rimano con oscurità,

e tu sussurrasti: qui, il meglio
è qui, dove sei adesso, dove

appoggi le tue mani. Ci stendemmo
sulla terra, uno sull’altra, il cancello

strideva pressato dai cavalli.

(da Chi trova ha cercato male, 1972– Traduzione di G.Faggin e G.Nadiani)

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Nella campagna olandese bucolica e ventosa il poeta Rutger Kopland (1934-2012) scopre che il proprio posto talvolta è dove si è – non in oscure lontane località o nelle scintillanti città del globo, ma lì, dove si trova il proprio affetto e la vita proprio da quello prende senso.

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Dochter

FOTOGRAFIA © SETH DOCHTER

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LA FRASE DEL GIORNO
L'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo.

ITALO CALVINO, La giornata di uno scrutatore

domenica 26 marzo 2017

Amami tutta

 

DULCE MARÍA LOYNAZ

SE MI AMI, AMAMI TUTTA

Se mi ami, amami tutta,
non per zone di luce o d’ombra…
se mi ami, amami nera
e bianca. E grigia, e verde, e rossa,
amami di giorno,
amami di notte…
E all’alba con la finestra aperta!

Se mi ami, non mi dividere:
amami tutta… o non amarmi!

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La poetessa cubana Dulce María Loynaz (1902-1997) chiede l’amore assoluto e pieno, non quello superficiale o parziale: amare una persona significa accettarla per quello che è.

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Chagall

MARC CHAGALL, “GLI AMANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cos'è l'amare se non il completo assorbimento dell'amato da parte dell'amante, sì che i due diventino uno?
MIKHA’IL NU’AYMA, il libro di Mirdad

sabato 25 marzo 2017

Non sono lupo né pecora

 

PEDRO LASTRALastra

CAPPUCCETTO 1975

I

Per vederti meglio non ho bisogno
di chiudere gli occhi
non ho bisogno di vederti
su uno sfondo di alberi
non sei fotografia sei il bosco
che si distende per volare e io seguo
ad occhi aperti il tuo volo
innocente di rami che mi perdono
nella notte del bosco


II

E per sentirti nessun telefono
né orecchie grandi
non sono lupo né pecora
non so chi sono
orecchio per la tua voce
spazio
che si apre nel mondo
per la tua voce che pulsa
rapida e lontana
lontana da me che sono
meno feroce e astuto ogni notte

(da Notizie dall’estero, 1979)

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Ai poeti piace rileggere le fiabe, incastonarle in un differente contesto o in un tempo più attuale. Su questo blog già ci sono il principe ranocchio di Enrique Gracia Trinidad, le fiabe rovesciate di Daisy Zamora e la bella addormentata di Jorge Teillier. Il poeta cileno Pedro Lastra (Quillota, 1932) attualizza Cappuccetto Rosso, infilando se stesso nella fiaba, diventandone in realtà umanissimo e dubbioso protagonista.

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Cappuccetto

SCENA DA “CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE” © WARNER BROS

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LA FRASE DEL GIORNO
L'altra versione è quella che scrivo nei sogni, / una voce che conserva la lettera / replicandola / come un verso di Robert Desnos: / Ho tanto sognato con te che perdi la tua realtà.
PEDRO LASTRA

venerdì 24 marzo 2017

Semplici domande

 

JORGE TEILLIER

LETTERA A MARIANA

Che film ti piacerebbe vedere?
Che canzone vorresti ascoltare?
Stasera non ho nessuno
A cui porre queste domande.

Mi scrivi da una città che detesti
Alle nove e mezza di sera.
Certo, io stavo bevendo,
Mentre tu ascoltavi Bach pensando di volare.

Non pensavo che ti avrei ricordato
Non credevo che ti saresti ricordata di me.
Perché mi hai scritto questa lettera?
Non posso andare da solo al cinema.

È certo che faremo l’amore
E lo faremo come piace a me:
Un giorno intero di persiane chiuse
Finché il tuo corpo rimpiazzerà il sole.

Ricordati che il mio segno è Cancro,
Piccola Acquario, salice piangente.
Leggeremo libri di astrologia
Per inventare nuove superstizioni.

Mi scrivi che prenderemo una casa
Anche se io ho perduto tante case.
Anche se tu pensi tanto a volare
E io bevo troppo con gli amici.

Ma tu non torni dalla città che detesti
E stai con chissà quale cattiva compagnia,
Mentre qui ci sono troppe poche persone
A cui porre queste semplici domande:

“Che canzone vorresti ascoltare?
Che film ti piacerebbe vedere?
E con chi vorresti sognare
Dopo le nove e mezza di sera
?”.

(da Per un paese fantasma, 1978)

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Nei versi di Jorge Teillier (1935-1996), cileno, esponente della poesia larica, cioè degli antenati, della teorizzazione del passato come un arcadico paradiso perduto, c’è sempre un’esaltazione della memoria. Qui, in questi versi d’amore, quel sapore di ricordo si tramuta in un gusto gozzaniano, in un’apologia dell’avrei potuto, del sarebbe potuto accadere, del come sarebbe stato, con la consapevolezza che quel territorio – come la strada non presa di Robert Frost – è altrettanto perduto quanto il passato.

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JACK VETTRIANO, “HEARTBREAK HOTEL”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non amo che le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono / state…
GUIDO GOZZANO

giovedì 23 marzo 2017

La goccia del giorno

 

JAIME SABINES

IL GIORNO

È sorto il giorno senza di lei.
Si sposta appena.
Ricorda.

(I miei occhi, più dolci,
la sognano.)

Come è facile l’assenza!

Sulle foglie del tempo
la goccia del giorno
scivola tremando.

(da Horal, 1950)

 

Il poeta messicano Jaime Sabines (1926-1999) nel 1947 si innamorò di Chepita Rodríguez, che conosceva dai tempi dell’infanzia e che sposerà nel 1953. È la stessa Chepita a rivelare il senso di questa poesia: “Quando eravamo fidanzati dovemmo separarci molte volte (…) Il 3 aprile del 1949 Jaime e mio fratello Jorge mi accompagnarono all’aeroporto di Città del Messico: tornavo nella mia casa di Tuxtla Gutiérrez perché ero malata. Quella sera Jaime scrisse Il giorno e Horal”. Appare chiaro allora il senso di quella nostalgia: “Non è che muoio d’amore, muoio di te. / Muoio di te, amore, d’amore di te”.

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Gocce

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi conosco in te più che in me stesso. / Sei un continuo miracolo, / un dolore che non sai dov’è.

JAIME SABINES, Poesie scelte (1951-1961)

mercoledì 22 marzo 2017

Tornano le stagioni

 

KENNETH REXROTH

UN’ALTRA PRIMAVERA

Tornano le stagioni, gli anni cambiano
senza bisogno di consigli o aiuto.
Senza pensarci, la luna ha il suo ciclo:
piena, crescente, ancora piena.

La candida luna entra nel cuore del fiume;
le azalee in fiore stordiscono l’aria;
in piena notte una pigna cade a terra;
il nostro bivacco smuore sui monti vuoti.

Acute stelle balenano tra i rami frementi;
il lago è un nero abisso nella notte cristallina;
alta in cielo, l’oscura punta di un picco
innevato taglia in due la Corona Boreale.

Oh, cuore, strano cuore
intransigente e corruttibile, siamo distesi
qui, incantati dalla luce stellare sull’acqua
e questi momenti che dovrebbero essere

eterni ci scivolano accanto insensibili come l’acqua.

(Another Spring, da La fenice e la tartaruga, 1944 – Trad. Francesco Dalessandro)

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Un’altra primavera è qui, seguendo il ciclo delle stagioni: ci stordisce con i suoi profumi, ci meraviglia con i suoi fiori e i suoi tramonti, ci stupisce con le sue stelle nel cielo notturno. Così, in una delle sue escursioni sulla Sierra Nevada, la coglie il poeta statunitense Kenneth Rexroth (1905-1982), seguace dell’attenzione orientale alla natura: “Gli anni sono trascorsi. È primavera / Di nuovo. Marte e Saturno / Presto sorgeranno, bassi a occidente, / Nel crepuscolo”.

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Primavera

FOTOGRAFIA © DESKTOP NEXUS

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando sono uscito / nei prati di primavera / a cogliere violette, / mi sono divertito / così tanto che sono restato fuori tutta notte.
AKAHITO

martedì 21 marzo 2017

Giornata della Poesia 2017

 

Per celebrare la Giornata Mondiale della poesia, i versi di tre poeti italiani: la penna che traccia sensuali ghirigori e prende forma di poesia di Valerio Magrelli (Roma, 1957), l’altra penna che ha in sé la poesia in divenire di Bartolo Cattafi (1922-1979) e la poesia viva e dolorosa, invocata come una preghiera, di Alda Merini (1931-2009).

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VALERIO MAGRELLI

SCIVOLA LA PENNA

Scivola la penna
verso l’inguine della pagina,
e in silenzio si raccoglie la scrittura.
Questo foglio ha i confini geometrici
di uno stato africano, in cui dispongo
i filari paralleli delle dune.
Ormai sto disegnando
mentre racconto ciò
che raccontando si profila.
È come se una nube
arrivasse ad avere
forma di nube.

(da Ora serrata retinae, Feltrinelli 1980)

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BARTOLO CATTAFI

NERO SU BIANCO

La penna non è stata posata sulla carta
la carta è ancora tutta bianca
bianca è la data
bianchi luogo ora
provenienza destinazione
perché percome
perché percome e quando
chino sulla mia vita scrivo
l’atto di presenza
mi effondo mi circondo di parole
copro colmo comando
parole
l’assenza certifico
attesto la finzione.

(da Segni, Scheiwiller, 1986)

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ALDA MERINI

LE PIÙ BELLE POESIE

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

(da La Terra Santa, Scheiwiller, 1984)

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Poesia

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Le poesie vanno sempre rilette, / lette, rilette, lette, messe in carica; / ogni lettura compie la ricarica, / sono apparecchi per caricare senso.
VALERIO MAGRELLI, Didascalie per la lettura di un giornale

lunedì 20 marzo 2017

Primavera, tre poesie

 

Tre poesie per celebrare la primavera, che inizia alle 11.29 con l’equinozio: lo stupore per l’arrivo della nuova stagione di Ángel González (1925-2008), la notazione stagionale e temporale di Alberico Sala (1923-1991), la constatazione della nuova condiscendenza della natura – ma non degli uomini – di Fernando Bandini (1931-2013)

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ÁNGEL GONZÁLEZ

ALLA FINESTRA, L’AMORE

Alla finestra, l’amore
vestito di bianco, guarda.
Guarda la sera, che fila
le sue luci e i suoi colori.

La begonia inodore
tende le sue verdi foglie
per guardare cosa guarda
alla finestra, l’amore:
la primavera, comparsa
sul becco di un usignolo.

(da Mondo aspro, 1956)

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ALBERICO SALA

NUNC

Almeno questo è certo, è primavera
da me e da te, nella gola delle primule,
e nel vaso sul davanzale della tua stanza
verboten (anche programmare i giorni).
Al contrario di me che debbo uscire
per vivere dal
nunc, spingermi avanti
anche se è
dangereux.
                      Faremo il giro
del mondo, può darsi, per ritrovarci.

22 marzo 1973

(da Chi va col lupo, Rusconi, 1975)

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FERNANDO BANDINI

PRIMAVERA

Il cielo è meno altezzoso:
si piega su noi volentieri,
trasmette nuove regole
mescola azzurro e suoni di clacson.

Chiusi in casa i nemici del poeta
affilano punte
di frecce sul loro display.

(Da Santi di Dicembre, Garzanti, Milano 1994)

 

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Primavera

FOTOGRAFIA © FREEPIK

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta la primavera! / Fervori dell’istante trafitto di boccioli, / grazia timida e leggera del profumo senza traccia, / carezze che aprono il sesso delle ore.
ERNESTINA DE CHAMPOURCÍN, Cantico inutile

domenica 19 marzo 2017

Un binocolo rovesciato

 

ALBERTO FRATTINIFrattini

UNA PENNA LUCENTE

Mi adattasti alla mano, sul quaderno,
una penna lucente, come un giuoco
di segreti intenti e di sogni.
In quei piccoli segni neri,
sulla bianca innocenza del foglio,
era il tuo cuore. Come in un binocolo
rovesciato rivivo quell’attimo
che la spirale di una vita
ora lentamente mi svela.
Ti inventavi nel mio avvenire.

(da Portami ancora per mano. Poesie per il padre, Crocetti, 2001)

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Il piccolo gesto di un padre, quello di insegnare a scrivere al figlio: prendiamo in prestito da Alberto Frattini (1922-2007), poeta e critico fiorentino questa immagine per l’augurio a tutti i papà nel giorno della loro festa. Quei piccoli gesti apparentemente insignificanti che però si trasformano in memoria, quelle cure e quelle attenzioni di cui ci rendiamo conto solo dopo tanti anni.

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Dad son

FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Papà, radice e luce, portami ancora per mano / nell’ottobre dorato del primo giorno di scuola.  / Le rondini partivano, strillavano: / fra cinquant’anni ci ricorderai
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MARIA LUISA SPAZIANI

sabato 18 marzo 2017

Derek Walcott

 

Il Premio Nobel di Saint Lucia Derek Walcott è morto ieri nella sua casa sull’isola a 87 anni dopo una lunga malattia. Era nato a Castries il 23 gennaio 1930 ed era stato insignito del Nobel nel 1992 per “un’opera poetica di grande luminosità, sorretta da una visione storica, conseguenza di una dedizione multiculturale”, quella che nel discorso per in Nobel lui chiamò “memoria epica” e che lo spinse a costituirsi in un Omero dei Caraibi.

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walcott

FOTOGRAFIA © SAINT LUCIA NEWS

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CONCLUDENDO

Vivo sull’acqua,
solo. Senza moglie né figli,
ho circumnavigato ogni possibilità
per arrivare a questo:

una piccola casa su acqua grigia,
con le finestre sempre spalancate
al mare stantio. Certe cose non le scegliamo noi,

ma siamo quello che che abbiamo fatto.
Soffriamo, gli anni passano, lasciamo
tante cose per la via, fuorché il bisogno

di fardelli. L’amore è una pietra
che si è posata sul fondo del mare
sotto acqua grigia. Ora, non chiedo nulla

alla poesia, se non vero sentire:
non pietà, non fame, non sollievo. Tacita sposa,
noi possiamo sederci a guardare acqua grigia,

e in una vita che trabocca
di mediocrità e rifiuti
vivere come rocce.

Scorderò di sentire,
scorderò il mio dono. E’ più grande e duro,
questo, di ciò che là passa per vita.
   

(da La voce del crepuscolo, Adelphi 2013 – Traduzione di Mariana Antonelli)

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NOSTALGIA DEL MARE

Qualcosa di rimosso rimbomba nelle orecchie a questa casa,
Fa pendere le tende senza vento, tramortisce gli specchi
Finché i riflessi perdono sostanza.

Un certo suono pari al digrignare di mulini a vento
Si è fermato di colpo;
Un’assenza assordante, una mazzata.

Accerchia questa valle, pesa su questo monte,
Estrania il gesto, spinge questo lapis
Attraverso un fitto nulla, ora,

Carica di silenzio le dispense, piega il bucato acido
Come i panni dei morti, lasciati esattamente
Dai congiunti come usavano i morti,

Increduli, aspettando occupazione.

(da Mappa del Mondo Nuovo, Adelphi, 1996 – Traduzione di Gilberto Forti)

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SUITE SICILIANA, II

Sono perseguitato da siepi d'oleandro rosa
lungo le strade siciliane, le loro consonanti di ghiaia
sotto le ruote, da pile di pietre, da muri la cui sorpresa
è che non c'era bisogno di andare così distante
per riconoscere ciò di cui mi ero già accorto,
tranne, e ora ritorna, quello strano castello
in rovina con un blu caraibico affacciato alle porte
e il nome Ortigia che tintinna come cristallo
nel suo fragile equilibrio. Nel fruscio del pino,
dell'ontano argenteo e dell'olivo qualcosa iniziava a cambiare,
suoni che andavano tradotti. Il mare era uguale
tranne per la sua storia. La nostra santa patrona
era nata qui. Condividevano un unico nome:
Lucia. La calura aveva l'identica innocenza
di un pomeriggio isolano, ma con una differenza,
l'aspetto degli oleandri e la verde fiamma dell'olivo.

(da Egrette bianche - trad. di Matteo Campagnoli, Adelphi 2015)

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Altre poesie di Derek Walcott sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Cerco di scordare cos'era la felicità, / e quando non mi riesce, studio le stelle.

DEREK WALCOTT, The Schooner Flight

venerdì 17 marzo 2017

Poesie sdraiate al sole

 

ANISE KOLTZKoltz

NON MI PIACCIONO LE POESIE VIGLIACCHE

Non mi piacciono le poesie vigliacche
che si bendano gli occhi

Mi piacciono quelle
che esplodono in bocca
che scrocchiano sotto i denti

O quelle sdraiate al sole
con i gatti
a stirarsi e a fare le fusa

(da Il mangiatore di fuoco, 2003)

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È la dichiarazione poetica di Anise Koltz (Eich, 1928), poetessa e scrittrice lussemburghese: quella che ama è una poesia sanguigna, concreta, diretta, tesa alla verità più che alla bellezza, ben consapevole comunque che il poeta trasporta soltanto il suo messaggio, come il vento e il fiume: “Sono io che scrivo la poesia? O è la poesia che mi scrive?”

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Cat-Basking-in-the-Sun

BRUNO LILJEFORS, “GATTO CHE SI SCALDA AL SOLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere / è strappare il loro segreto / alle parole.
ANISE KOLTZ, Il mangiatore di fuoco

giovedì 16 marzo 2017

Così cantava

 

SOLVEIG VON SCHOULTZVon Schoultz

CUORE

Gli davamo miglio, non troppo,
a sufficienza perché non si stancasse,
gli davamo acqua, un ditale,
perché gli ricordasse la sorgente
aprivamo la porta, appena un po’
perché il cielo gli colpisse l’occhio
e abbiamo messo un pezzo di specchio nella sua gabbia
perché vedesse direttamente la nuvola.
Restava immobile con le ali palpitanti.

Così cantava.

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Il cuore come un uccellino in gabbia, come un canarino privato della libertà che si illude per un raggio di sole e un pezzetto di cielo e allora canta: è tutta in questa immagine la poesia di Solveig von Schoultz (1907-1996), scrittrice modernista finlandese di lingua svedese.

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Cuore

IMMAGINE © PLAYBUZZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Quant'è nobile il cuore triste che vuole cantare un canto gioioso con cuori gioiosi.
KAHLIL GIBRAN, Sabbia e spuma

mercoledì 15 marzo 2017

Non è indifferente

 

VLADIMÍR HOLAN

NON È

Non è indifferente il luogo dove siamo.
Alcune stelle si avvicinano pericolosamente.
Anche quaggiù ci sono separazioni violente di amanti
solo perché il tempo accelera
il battito del suo cuore.

Le persone semplici sono le uniche che non cercano la felicità…

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Nella sua indagine tra i rapporti che legano realtà e metafisica, tra immanente e trascendente, il poeta ceco Vladimír Holan (1905-1980) incontra il determinismo: se un battito di ali di farfalla in Asia provoca una tempesta in America, il tempo sembra invece essere l’attore di questa causalità.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “BLUE MIDNIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Una foglia che cade / è più alta dell’albero. E noi? / Conosciamo l’amore che superi / l’amore?
VLADIMÍR HOLAN, Il poeta murato

martedì 14 marzo 2017

Come il vento

 

KARMELO C. IRIBARRENIribarren

L’AMORE

Come il vento che trova
una fessura
e si infila nella casa
e scompiglia tutto
libri
bollette
poesie
così entra
nella vita
l’amore.

Niente è uguale a partire da allora,
quel caos
è la felicità.

Ma un giorno bisognerà riordinare.

Sei fortunato se non tocca a te.

(da Ondata di gelo, 2007)

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Il poeta basco Karmelo C. Iribarren (San Sebastián, 1959) con sagacia ed efficacia paragona l’amore a un turbine, a un colpo di vento che entra in una stanza e butta all’aria ogni cosa: l’amore viene in effetti a sconvolgere le nostre vite, a mutarle, crea un caos positivo, un disordine nel quale riusciamo anche a raggiungere la felicità. Con il suo tocco ironico da osservatore seduto al bar, Iribarren ci mette però anche in guardia: quando il vento è cessato, potrebbe anche toccarci di rimediare al disordine.

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Terada

MAYUMI TERADA, “TENDA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Innamorarsi non ha / grande merito. / La cosa davvero difficile / non conosco / neppure un caso – / è uscire intero / da una storia d’amore
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KARMELO C. IRIBARREN, Certo che questa storia suona come

lunedì 13 marzo 2017

Come uno sguardo di cielo

 

ARMAND BERNIERBernier

TI VEDO, UMILE GOCCIA DI PIOGGIA

Ti vedo, umile goccia di pioggia.
Sei lì, contro il vetro.
Come uno sguardo di cielo, che mi interroga.

Non ho niente da dirti.
Ti chiedo umilmente notizie.

Sono solo, in questa stanza
Come un marinaio perduto.
Te ne vai? Te ne vai? Tremo.
Non mi hai risposto.

(da Ci sono troppe stelle, 1948)

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Armand Bernier (1902-1969), belga, è considerato poeta del cuore e della natura, anima in consonanza con l’acqua e l’aria che popolano le sue poesie e che fanno tremolare le intime corde. Quell’ansia di chiedere, quella tensione verso il cielo, verso lo spirituale, è una francescana ricerca di Dio.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco / e vi lascia divine ferite di diamante. / Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano / ciò che la folla dei fiumi ignora.
FEDERICO GARCÍA LORCA, Libro de poemas

domenica 12 marzo 2017

La memoria ben custodita

 

SARA TEASDALE

LA MONETA

Nel forziere del mio cuore
ho fatto scivolare una moneta:
che il tempo non potrà prendere
né un ladro rubare.
Meglio del conio d’oro
di un re incoronato
è la memoria ben custodita
di una cosa bella.

(The coin, da Fiamma e ombra, 1928)

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La poetessa statunitense Sara Teasdale (1884-1933) esprime con la consueta semplicità il significativo valore della memoria: un ricordo felice è un’emozione che conserviamo nel cuore.

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Rose

CARTOLINA DI MARJORIE MOSTYN

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LA FRASE DEL GIORNO
Redimi il tempo, redimi il sogno
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THOMAS STEARNS ELIOT, Mercoledì delle Ceneri

sabato 11 marzo 2017

Ho sorriso così?

 

JUAN GELMAN

SORRIDE

E qualche volta ho sorriso così?
Sono stato come te di luce, candore trepidante?
Ho saputo far nascere il mattino, confonderlo?
trarre in inganno il mondo?
Ho come te destato
la quieta tenerezza? Acqua capace?
Ho trattenuto l’aria, la gran maestra?
La più spoglia purezza sta sulla tua bocca
e dà vergogna.

Angeli, angeli.
Chi dice che li ha visti, non li ha visti mai.

E chi li vede, ha dentro un canto.

(da Il gioco in cui andiamo,1959 - Traduzione di Umberto Bonetti)

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Sorride in questa poesia Marcelo, il figlio bambino  di Juan Gelman (1930-2014). Sorride con il candore dei bambini di tre anni, con la tenerezza dell’infanzia che vede le cose con semplicità e fantasia. Un po’ come quelli che vedono gli angeli o come i poeti. Purtroppo ad aspettare Marcelo Gelman ci sarà il triste destino della dittatura militare: un colpo di pistola alla nuca a soli vent’anni mentre la sua giovane sposa, sequestrata con lui, è incinta: darà alla luce una bambina prima di divenire anche lei “desapericida”.

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Zolan

DIPINTO DI DONALD ZOLAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il candore vince sul disordine della notte.
JUAN GELMAN, Gotán

venerdì 10 marzo 2017

Tutto in amore

 

CLARIBEL ALEGRÍA

VOGLIO ESSERE TUTTO

Voglio essere tutto in amore
l’amante
l’amata
la vertigine
la brezza
l'acqua che riflette
e la nuvola bianca
vaporosa
indecisa
che ci copre un istante.

(da Ars poetica, 2007)

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È un desiderio di pienezza amorosa quello della poetessa nicaraguense Claribel Alegría (Estelí, 1924), l’illusione che l’altro con il suo amore possa riempire di sé tutto il nostro essere, tutto il nostro piccolo mondo: “Tutto ciò che amo / è in te / e tu / in tutto ciò che amo”.

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Marc-Chagall-4

MARC CHAGALL, “AMANTI AL CHIAR DI LUNA”

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LA FRASE DEL GIORNO
È strano questo ospite / l’amore / più mi svuota, / più mi colma.
CLARIBEL ALEGRÍA

giovedì 9 marzo 2017

La croce e i chiodi

 

JORGE LUIS BORGES

IL COMPLICE

Mi crocifiggono e io devo essere la croce e i chiodi.
Mi tendono il calice e io devo essere la cicuta.
Mi ingannano e io devo essere la menzogna.
Mi bruciano e io devo essere l’inferno.
Devo lodare e ringraziare ogni istante del tempo.
Il mio nutrimento sono tutte le cose.
Il peso preciso dell’universo, l’umiliazione, il giubilo.
Devo giustificare ciò che mi ferisce.
Non importa la mia fortuna o la mia sventura.
Sono il poeta.

(El cómplice, da La cifra, Mondadori, 1982 – Traduzione di Domenico Porzio)

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Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899-1986) nella sua teologia basata sull’estetica vede Il poeta quasi come un martire cristiano: la sua dolorosa ricerca lo porta a essere come l’Heautontimorumenos, il “punitore di se stesso” di Terenzio “riletto” da Baudelaire: “Sono la piaga e il coltello! / Sono lo schiaffo e la guancia! / Sono le membra e la ruota, / vittima e carnefice!”

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Jorge Luis Borges -

JORGE LUIS BORGES – FOTOGRAFIA © CORNELL UNIVERSITY

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni scrittore, ogni uomo deve vedere in tutto ciò che gli accade, ivi compreso lo scacco, l'umiliazione e la sventura, uno strumento, un materiale per la sua arte, da cui deve trarre profitto
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JORGE LUIS BORGES, L’altro, lo stesso

mercoledì 8 marzo 2017

Una donna

 

MIKEAS SÁNCHEZSanchez

UNO

Sono una donna
e celebro ogni piega del mio corpo
ogni piccolo atomo che mi forma
dove navigano i miei dubbi e le mie speranze
Tutte le contraddizioni sono meravigliose
perché mi appartengono
Sono una donna e accolgo con favore ogni arteria
dove imprigiono i segreti della mia stirpe
e tutte le parole degli uomini sono nella mia bocca
e tutta la saggezza delle donne è nella mia saliva

(da Mojk’jäyä-Mokaya, 2013)

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8 marzo. Sgombriamo subito il campo dalla retorica, come ogni anno: il rispetto della donna e dei suoi diritti deve essere ogni giorno, questa giornata internazionale deve valere solo come un monito. E la poesia scelta oggi, di Mikeas Sánchez (Chapultenango, 1980), poetessa messicana di lingua zoque – idioma di una popolazione indigena del Chiapas - vale come un omaggio a tutte le donne e alla consapevolezza della loro forza.

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Cassigneul

JEAN-PIERRE CASSIGNEUL, “LA MIMOSA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cos’è una donna/ se non la stupefatta verifica / di quello che non siamo? / Che siamo un sogno dimenticato / nello specchio del tempo…
ENRIQUE SYMNS, Enrique Symns per M.A.

martedì 7 marzo 2017

Non si parte mai

 

ÁMPARO OSORIO

IN SEGRETO

Per chi canta l'oscura conchiglia
con la sua polvere di secoli
perché insiste?
Siamo partiti tante volte
sotto il breve tremore delle stelle
che fuggire di nuovo
è solo un altro viaggio.

Non si parte.
Non si parte mai
si ritorna sempre.

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“Come il novanta per cento dell'umanità, vorrei sempre essere altrove, dove non sono, nel luogo dal quale sono or ora fuggito” scrisse il drammaturgo austriaco Thomas Bernhard. Questo senso di fuga diventa protagonista della poesia di Ámparo Osorio (Bogotá, 1951): un’ansia di nomadismo insita nei cromosomi umani che in fondo altro non è che una continua ricerca.

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Seashell-Sea-Beach-Sand

FOTOGRAFIA © DESKTOP HD WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo è rotondo. Chi parte, perde tempo.
IGNAZIO SILONE, Una manciata di more

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