martedì 31 gennaio 2017

Una sorpresa lieta

 

EUGENIO MONTALE

LA FELICITÀ

Ieri sentii che l'inverno mi aveva
riservata una sorpresa lieta.
Svelavi ad alta voce i miei pensieri.
- E se la vita fosse un mistero vano?
- Resta nel tuo eliso, non essere crudele
verso quel vago senso di speranza
che a noi, solo, rimane. Ben altro
è la felicità. Esiste, forse,
ma non la conosciamo.

(da Diario postumo, Mondadori, 1991)

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È un Eugenio Montale (1896-1981) ormai anziano quello delle poesie del Diario postumo (sul quale, fin dalla pubblicazione, alcuni critici quali Dante Isella e Giovanni Raboni posero dubbi di autenticità). Comunque sia, l’anziano poeta ha trovato una nuova Musa nella giovane Annalisa Cima e quell’amore ormai irraggiungibile lo porta a una riflessione sulla felicità o meglio sull’illusione della felicità, ripetendo un concetto caro a Gesualdo Bufalino: “La felicità esiste, ne ho sentito parlare”.

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Van Hove

FRANCINE VAN HOVE, “LA TRADUZIONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Felicità raggiunta, si cammina / per te sul fil di lama.

EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia

lunedì 30 gennaio 2017

Io ho soltanto guardato l’acqua

 

LILIANE WOUTERSliliane_wouters

PER VIVERE

Per vivere, bisogna piantare un albero
fare un figlio, costruire una casa.

Io ho soltanto guardato l'acqua
che passa dicendo che tutto scorre.

Io ho soltanto cercato il fuoco
che brucia dicendo che tutto si consuma.

Io ho soltanto seguito il vento
che fugge dicendo che tutto si disperde.

Io non ho seminato nulla nella terra
che riposa e ci dice: ti aspetto.

(da Diario dello scriba, 1990)

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È una misurata confessione quella che fa la poetessa belga Liliane Wouters (1930-2016): non lascerà figli, non lascerà proprietà, non lascerà nulla di sé se non le poesie, la bellezza delle emozioni raccolte e trascritte nel loro effimero manifestarsi. Oppure, per dirla con altre parole, la sua vita sarà stata poesia.

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ListeningToTheRiver

STEVE HANKS, “ASCOLTANDO IL FIUME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli istanti in cui / ci si può sentire vicini / agli alberi, agli uccelli, / e agli uomini talvolta // Gli istanti meravigliosi / in cui ci si crede in sintonia / con tutto l’universo / e –forse – con Dio.
LILIANE WOUTERS, Gli  ultimi fuochi sulla terra

domenica 29 gennaio 2017

Quant’è difficile la giovinezza

 

MARIA LUISA SPAZIANI

LA GIOVINEZZA

Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.

Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.

Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.

(da Tutte le poesie, Mondadori, 2012)

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Molti considerano più o meno la giovinezza come un’età dell’oro, il periodo più bello della vita. In realtà, quando si avanza con gli anni, ci si rende conto che non era affatto così, che la nostra giovinezza non era l’Arcadia che credevamo. Paul Nizan, scrittore francese che pure morì a 35 anni, in Aden Arabia scrisse: “Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”. È un’età di passaggio, spesso dolorosa, piena di contraddizioni: ci si rende conto che crescere significa prendere decisioni e assumersi responsabilità. Ed è quello che dice anche la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani (1923-2014).

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Wyeth

ANDREW WYETH, “IL MONDO DI CHRISTINA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche la giovinezza è una malattia ma chi non ha sofferto questo male sacro non ha vissuto.
GIOVANNI PAPINI, Il sacco dell’orco

sabato 28 gennaio 2017

Le mie orme

 

VILBORG DAGBJARTSDÓTTIRDagbjartsdottir

HA NEVICATO STANOTTE

Ha nevicato stanotte
e adesso sono sotto gli occhi di tutti
nella neve fresca
le mie orme
dalla mia porta
alla tua casa.

(da Candelora, 1971)

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Vilborg Dagbjartsdóttir (Vestdalseyri, 1930), poetessa modernista islandese coniuga realismo e immaginario romantico: così, in questi versi che hanno il sapore quasi di un tanka giapponese, il manto della neve fresca viene a svelare un segreto, quello della relazione amorosa. È un dato di fatto che non c’è motivo di nascondere, complice il fenomeno atmosferico: anzi, la femminista Vilborg sembra quasi sorridere di questa evidenza.

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Orme

FOTOGRAFIA © ZASTAVKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Prima di amare, impara a camminare sulla neve senza lasciare impronte.
PROVERBIO TURCO

venerdì 27 gennaio 2017

Nel museo di Auschwitz

 

IZET SARAILIĆ

IL PROPRIETARIO DELLE SCARPE N. 43
OSSERVA I SANDALI
DA BAMBINO
ESPOSTI AL MUSEO DI AUSCHWITZ

Quanto amore
un calzolaio d’anteguerra
alla periferia di Leopoli
ha impiegato lavorando questi sandali
perché calzandoli
un bambino
corresse nel suo maggio.

Ed ecco,
adesso questi sandali
sono esposti nel museo di Auschwitz.

Uno potrebbe quasi
sentirsi colpevole.
Un uomo
arrivato alle scarpe numero 43.

E il quale,
nel 1941
anche lui
correva in identici sandali da bimbo.

1979

(da Lettere fraterne, Dante e Descartes, 2007 - Traduzione di Eros Sequi)

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Izet Sarajlić (1930-2002), poeta bosniaco, aveva undici anni nel 1941. È giocoforza per lui immedesimarsi in quei sandali da bambino che conservano la memoria e la tengono viva insieme ad altri oggetti di uso comune nel museo di Auschwitz. Quei sandali sono lì a testimoniare tutto l’orrore di cui l’umanità sa macchiarsi perché, come scrisse nel suo diario Etty Hillesum, morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943, “Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile”.

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Auschwitz

FOTOGRAFIA © ALAN SHELLEY/500 PX

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ascolta un superstite dell'Olocausto diventa a sua volta un testimone.
ELIE WIESEL, Il Bergamo, 27 gennaio 2007

giovedì 26 gennaio 2017

Camice di neve

 

GIUSEPPE UNGARETTI

DORMIRE

Vorrei imitare
questo paese
adagiato
nel suo camice
di neve
 

Santa Maria La Longa, 26 gennaio 1917

(da L’Allegria, 1931)

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Devo dire che questa era una delle mie poesie preferite tra quelle di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) quando ero adolescente. Ora invece la trovo un poco banale, pur apprezzando quella tranquilla pace espressa in analogia con il paese innevato – non si deve dimenticare che il poeta si trovava al fronte, in una pausa dei combattimenti, durante la Grande Guerra. Però queste dieci parole gettano luce su un’altra sua poesia, la celeberrima “M’illumino / d’immenso” (Mattina), scritta quello stesso 26 gennaio di cent’anni fa in quello scenario innevato.

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Neve

POL LEDENT, “PAESE INNEVATO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio supplizio / È quando / Non mi credo / In armonia
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GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria

mercoledì 25 gennaio 2017

Paesaggi interiori

 

DARIA MENICANTI

PONTE COPERTO

Dal ponte che s’incurva con l’obliqua
grazia di un tempo sotto il baldacchino
di legno di mattoni d’arenaria
– odore d’ombra, di fresco salnitro –
inquilina di un labile racconto
sospesa tra due vite
mi affaccio saggia ormai, non ignara.
La nebbia ancora arrotola fumate
di segnali inspiegabili, dal bruno
fruscìo del fiume si alza a creste, a ricci
con tenere perplessità.
Quest’amabile nebbia. Che copriva
di sé il più amore di tutti gli amori
indietro mi risucchia a paesaggi
interiori
dolcissimi e feroci.

Pavia, settembre 1964

(da Un nero d’ombra, 1969)

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Il ponte coperto è uno dei più celebri d’Italia, quello sul Ticino a Pavia: Daria Menicanti (1914-1995), poetessa milanese, vede scorrervi il tempo e i pensieri, quell’amore durato i diciassette anni del matrimonio con il filosofo Giulio Preti ma poi proseguito, trasformato in qualcosa di diverso, in un’affettuosa frequentazione, in un’amicizia feconda e giocosa.

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Pavia

FOTOGRAFIA © CITY PICTURES

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LA FRASE DEL GIORNO
Meglio - oramai da tempo mi ripeto – / meglio avere rimpianti che rimorsi.
DARIA MENICANTI

martedì 24 gennaio 2017

Amala e basta

 

DOROTHY PORTERPorter

PER QUELLO CHE È

Guidando verso casa
alba e luna piena

su, verso
le Mountains

il cuore mi sguazza
nel petto

la luna bussa
al lunotto

amala e basta
dice la luna

smettila di contare il resto
nessuno vuole fregarti

amala e basta
amala

per quello che è.

(What she is, da La maschera di scimmia, 1994 – Traduzione S. C. Perroni)

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La poetessa australiana Dorothy Porter (1954-2008) ci invita a correre il rischio dell’amore, a non ponderarne effetti e conseguenze ma a gettarci a capofitto tra le sue braccia, Certo, può finire, può ferire, ma è una meravigliosa avventura cui è stupido rinunciare.

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car-moon-700

IMMAGINE DA UNA PUBBLICITÀ CADILLAC

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ama riesce a vincere il mondo, non ha paura di perdere nulla. Il vero amore è un atto di totale abbandono.

PAULO COELHO, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto

lunedì 23 gennaio 2017

Il sogno di uno specchio

 

RUBÉN BONIFAZ NUÑOruben_bonifaz

CHE IO POSSA ESSERE, AMORE, LA SCALA

Che io possa essere, amore, la scala
dove appoggiano i suoi piedi, il torrente
di luce alla sua sete o, soavemente,
il corso in cui la vita si incanala.

Invece sono lo specchio di un’ala
di un angelo diviso, e così sente
di aver bisogno di me e, dolcemente
il suo chiarore il mio dolore uguaglia.

Questo è tutto, amore: solo un riflesso.
Non scala o luce o canale dove
salire, splendere e scorrere lieve.

Soltanto il sogno di uno specchio, spesso
muto, e opaco, dove si annida
sola l'immagine della sua vita.

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Il desiderio di essere qualcosa di più di quello che si è, di poter dare molto più di quello che si è in grado di dare per l’altro: è un’aspirazione umana di amare che proprio da questa umanità è frustrata. L’amore che possiamo dare è solo una piccola parte, dice il poeta messicano Rubén Bonifaz Nuño (1923-2013), il riflesso della nostra mezza ala nello specchio – ed ecco che ritorna ancora una volta il mito platonico delle due metà.

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Specchio

ALIA E. EL BERMANI, “CASSANDRA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quanta amarezza, amore, quanta ombra / svanisce nella luce con cui mi inondi.
RUBÉN BONIFAZ NUÑO

domenica 22 gennaio 2017

Centenario di Rainer Brambach

 

Rainer Brambach, uno dei principali poeti svizzeri degli Anni ‘50 e ‘60 nasceva cento anni fa, il 22 gennaio 1917 a Basilea. Giardiniere, autodidatta, la sua vena poetica emerse dopo la Seconda guerra mondiale, da lui trascorsa in prigioni e campi di lavoro. La sua poesia sgorga spontanea: “Non scrivo lettere commerciali,  / non insisto sulla nomina / e non chiedo il rinvio.  / Scrivo poesie”, spesso incentrata sul mondo naturale, vista anche la sua attività – i tranquilli paesaggi del Reno Superiore, soprattutto - ma con una concezione moderna: “La natura nella poesia, certamente, è possibile! Ma deve essere vista con occhi nuovi - mostrata in metafore incontaminate”. Osservatore capace di esprimersi con apparente semplicità, Brambach rimase però sempre estraneo al mondo letterario, manifestando un disprezzo per i valori materiali che lo portò a vivere in povertà. Morì a Basilea nel 1983.

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Brambach

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VITA QUOTIDIANA

Andare dove devo andare
Piantare un nuovo albero
Irrigare il giardino anche se continua a piovere
Ingrassare la ruota
e controllare i freni
Leggere il giornale senza il desiderio
di emigrare
Ricevere gli amici
Dimenticare
Rose o galline?
Scrivere poesie
e non far caso alla musica dei violini
del cielo
che sia azzurro o coperto.

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LO STRANIERO

Quello che domandò la strada,
veniva dalla Grecia.
Argo, Chio, Atene.
La strada per la stazione di Badem
era difficile da indicare.
Ho pensato all’Odissea.
Mi salutò togliendosi il cappello: nelle gocce di pioggia
brillavano delfini
d’argento.

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CASA DI RIPOSO

Sono un giardiniere in pensione,
conosco ancora
l’orario degli otto venti.
Le mie previsioni
su quando giungeranno le nuvole di pioggia,
sono degne di fiducia.

A parte la gotta e l’insaziabile desiderio
di un bicchierino di grappa,
non mi dà fastidio nulla. I miei amici sono morti
e i nemici sono spariti.

Questo mondo, che non capisco più,
mi visita sotto forma di giornale
una volta alla settimana
e più volte ogni giorno
svolazza uno stormo di passeri davanti alla mia finestra.
Per avermi dato confidenza, li ho promossi
a fringuelli.

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo poesie in fiere, / musei, caserme e giardini zoologici. / Scrivo ovunque, /
dove le persone e gli animali sono simili
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RAINER BRAMBACH

sabato 21 gennaio 2017

Centenario di Jón úr Vör

 

Il poeta islandese Jón úr Vör (pseudonimo di Jón Jónsson) nasceva il 21 gennaio 1917 a Patreksfjörður. Poverissimo, in una famiglia con 15 figli, fu dato in affidamento a una coppia di fattori. Dopo aver lavorato nella costruzione di strade, trascorse la sua vita come bibliotecario, redattore radiofonico ed editore. Nel 1946 generò un aspro dibattito in Islanda il suo abbandono – influenzato da anni trascorsi in Svezia e Svizzera - delle forme metriche tradizionali e delle rime, che con il poema ciclico “Il villaggio” diede origine alla corrente modernista dei “poeti atomici”. Morì nel 2000.

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Jon ur Vor

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PIENO INVERNO

Ho creduto che invischiassero
rose rosse e bianche
e l'aria profumava dolce
in pieno inverno.
Colei che amavo
camminava verso me.

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TRANQUILLA E SILENZIOSA

Tranquilla candela la luce
nella mano bianca del candelabro,
dolce e in silenzio il sole attraversa
le terre in penombra.

Tante chiacchiere
non cancelleranno la miseria del mondo.

Tranquillo e silenzioso nella terra
il grano diventa pane.

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CIOTTOLI

Ricorda
queste parole minuscole
piccole
pupille levigate dalle onde
della fredda eternità

Mettile una a una
sotto la radice della lingua,
per trovare finalmente
quella
che si scioglie sulle tue labbra
e diventa poesia.

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti sei costruito una prigione / con queste parole spogliate di senso. / Non esci più. // Ogni notte tu sogni / che la parola chiave si mormori / attraverso il muro – / e allora ti svegli.
JÓN ÚR VÖR

venerdì 20 gennaio 2017

Il bel pensiero

 

UMBERTO SABA

IL BEL PENSIERO

Uno di quei pensieri che tra il sonno
e la veglia consolano la casta
adolescenza; e ben di rado poi
fan ritorno fra noi.
Io perseguivo il mio pensiero come
si persegue una bella creatura,
che ne conduce ove a lei piace, ed ecco:
perdi per sempre la sua leggiadria
a una svolta di via.
Una voce profana, un importuno
richiamo il bel pensiero in fuga han messo.
Ora lo cerco in ciechi labirinti
d'inferno, o so ch'esser non può lontano,
ma che sperarlo è vano.

(da Trieste e una donna, 1912)

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Cos’è il bel pensiero che cerca il poeta triestino Umberto Saba (1883-1957)? Cos’è quel qualcosa che conoscevamo in sogno, che ci sembrava di poter afferrare nel dormiveglia e poi invece non abbiamo più ricordato? Probabilmente il senso del vivere, la conoscenza delle cose…

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Man on a Parisian street

FOTOGRAFIA © IMGARCADE

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LA FRASE DEL GIORNO
Malinconia amorosa / del nostro cuore, / come una cura secreta o un fervore / solitario, più sempre intima e cara.
UMBERTO SABA, Trieste e una donna

giovedì 19 gennaio 2017

Ti cercavo

 

JOSÉ AGUSTÍN GOYTISOLO

NEGLI ANGOLI DI IERI

In luoghi perduti
contro ogni speranza
ti cercavo.

In città senza nome
negli angoli di ieri
ti ho cercato.

In ore tristi
nell’ombra amara
ti cercavo.

E quando lo sconforto
mi chiedeva di tornare
ti ho incontrato.

(da A volte un grande amore, 1981)

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L’ansia della ricerca del Grande Amore è il tema di questa poesia del catalano José Agustín Goytisolo (1928-1999): il percorso lungo e faticoso di un romantico che alla fine, dopo aver cercato a lungo, quasi contro ogni speranza, quando ormai sta per sopraggiungere la rassegnazione, riesce finalmente a incontrarlo (o a essere incontrato dall’amore).

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Cercando di far uno ciò che è due, Amore cerca di medicare l'umana natura.
PLATONE, Simposio

mercoledì 18 gennaio 2017

Di’ cose belle alla tua fidanzata

 

LUIS ALBERTO DE CUENCA

BÉVITELA

Di’ cose belle alla tua fidanzata:
“Hai un corpo da clessidra
e un’anima da film di Hawks”.
Diglielo a voce bassa, le tue labbra
attaccate al suo orecchio, e che nessuno
possa ascoltare ciò che stai dicendo
(ossia che le sue gambe sono razzi
diretti verso il centro della terra,
o che i suoi seni sono il nascondiglio
di un gambero di mare, o che la sua schiena
è argento vivo). E quando si convince
e inizia a sciogliersi tra le tue braccia,
non indugiare un attimo:
bévitela.
 


(da Il bosco e altre poesie, 1997 – Traduzione di Stefano Bernardinelli)

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Luis Alberto De Cuenca (Madrid, 1950), poeta spagnolo, nella raccolta Il bosco e altre poesie copre qua e là il suo consueto disinganno con un velo d’ironia: in tale ottica si può leggere questa sorta di ricetta amorosa, un cocktail da bere senza indugio.

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Secret

ANGELA TREAT LYON, “OUR SECRET”

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LA FRASE DEL GIORNO
È una cosa talmente semplice fare all’amore… È come aver sete e bere
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LEONARDO SCIASCIA, Todo modo

martedì 17 gennaio 2017

Fuggiasco come me

 

RAFFAELE CARRIERI

QUALCUNO CHE MI SOMIGLIA

Una sera sul Quai Voltaire
Qualcuno che mi somiglia
Verrà a ricominciare
L'intesa delle ciglia.
Qualcuno che mi somiglia
Fuggiasco come me
T'ingannerà coi suoni
Rochi del fiume.
Qualcuno che mi somiglia
Ti piegherà a giunchiglia.

(da Canzoniere amoroso, 1958)

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L’estraniamento è una cifra costante nell’opera del poeta tarantino Raffaele Carrieri (1905-1983): fuggiasco, vagabondo lunghi anni per vari paesi senza mai accasarsi, è ben rappresentato da quel vuoto, da quell’assenza incarnata da un altro – “qualcuno che mi somiglia” - che porta a compimento quell’amore che lui, proprio per questo suo nomadismo non solo fisico, non ha saputo cogliere.

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Boubat

FOTOGRAFIA © EDOUARD BOUBAT

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia sei tu, il tuo sangue, i tuoi occhi, il tuo passato e il tuo presente. Quel che è rimasto da tutto ciò che volevi essere.
RAFFAELE CARRIERI, La giornata è finita

lunedì 16 gennaio 2017

Si siede al tavolo e scrive

 

JUAN GELMAN

CONFIDENZE

Si siede al tavolo e scrive
«con questa poesia non prenderai il potere» dice
«con questi versi non farai la Rivoluzione» dice
«neanche con mille versi farai la Rivoluzione» dice

e ancora: questi versi non serviranno
a far vivere meglio i braccianti i maestri i boscaioli
a farli mangiare meglio o a far sì che lui stesso mangi e viva meglio
né serviranno a fare innamorare una donna

non guadagnerà soldi con essi
non andrà al cinema gratis con essi
non gli daranno vestiti per essi
né otterrà tabacco o vino per essi
 
né pappagalli né sciarpe né barche
né tori né ombrelli avrà per essi
se a causa loro la pioggia lo bagnerà
non raggiungerà il perdono o la grazia per essi

«con questa poesia non prenderai il potere» dice
«con questi versi non farai la Rivoluzione» dice
«neanche con mille versi farai la Rivoluzione» dice
si siede al tavolo e scrive

(da Relazioni, 1973)

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È la solita vecchia domanda che i poeti si sentono porre e si pongono: «A che cosa serve la poesia?» Certamente, non a prostituirsi al potere, perché in tal modo si svilisce. Ma neppure a guadagnare soldi o avere merci in cambio. La poesia è un sogno e, come la bellezza di Oscar Wilde, esiste e nulla più. Anzi, addirittura urge: così il protagonista di questi versi del poeta argentino Juan Gelman (1930-2014), dopo essersi convinto dell’apparente inutilità della poesia, si siede comunque e scrive. Chiarissimo è il pensiero di Gelman, come appare anche da questa intervista rilasciata nel 2003 al “Secolo XIX”: “Credo che l'unico tema della poesia sia la poesia stessa. Chiedere all'atto poetico una funzione politica non ha ragion d'essere. Se la poesia deve assolvere a una funzione «sociale», questa risiede nella difesa della memoria. Quando si tenta di cancellarla, così come hanno tentato di fare i regimi militari sudamericani nel corso di questo tormentato mezzo secolo, si crea un vuoto che cancella il senso di appartenenza alla realtà sociale. La poesia ha il potere di riempire questo vuoto. Per questo è, io credo, una delle più grandi ricchezze che l'umanità possiede. Spesso senza avvedersene”.

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Gelman

FOTO © SOCIEDAD POLITICA

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrive perché / la vita lo scrive e crede / di scrivere di / quel che essa non sa
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JUAN GELMAN, Valer la pena

domenica 15 gennaio 2017

Una scimmia ammaestrata

 

ÁNGEL GONZÁLEZ

ARTRITE METAFISICA

Ogni donna mi ha sempre preso per il naso
(per non parlare di altre appendici).

Incatenato
come una scimmia ammaestrata,
ho saltato di letto in letto.

Quante allegre riverenze,
quanti equilibrismi alti e difficili,
quante agili acrobazie,
quante risate!

Anche se era uno spettacolo esilarante,
c’è stato chi si è lamentato delle mie piroette,
il che non è affatto strano:
in un simile stato di trance
io stesso
mi sono spezzato l’anima in più di un’occasione.

È un peccato che questi colpi
che, presi dall’ebbrezza del volo,
allora quasi non sentimmo,
certe sere adesso,
d’autunno,
quando minaccia pioggia
e viene il freddo,
tornino a dolere tanto nell’anima;
rinnovato dolore che non permette
di conciliare il sonno interrotto.

In queste condizioni non c’è rimedio:
né il balsamo fallace della nostalgia,
né il più saldo conforto dell’oblio.

(da Prosemi o meno, 1985)

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Lo scorrere del tempo è un tema ricorrente nei versi del poeta spagnolo Ángel González (1925-2008): gli amori vissuti e finiti sono passati attraverso la sua lente – più ci si allontana più si vede chiaro nel passato, si giudica meglio da una certa distanza. Così si ritrova ad affrontare questo dominio, questa sottomissione amorosa in cui non si è mai risparmiato, in cui ha piacevolmente volato di letto in letto come una scimmia ammaestrata. Quello che non aveva messo in conto è che il tempo avrebbe richiesto un giorno il suo compenso…

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Bruegel

PIETER BRUEGEL IL VECCHIO, “DUE SCIMMIE INCATENATE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quel tempo / non lo facemmo noi; / fu esso a disfarci.

ÁNGEL GONZÁLEZ, Prosemi o meno

sabato 14 gennaio 2017

Davanti alla tua bocca

 

MARIA TERESA HORTAHorta

MORIRE D’AMORE

Morire d'amore
davanti alla tua bocca

Sciogliere
la pelle
di sorrisi

Soffocare
di piacere
con il tuo corpo

Cambiare tutto per te
se necessario

(Morrer de amor, da Destino, 1998)

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Amore totale, amore che si nutre d’eros, desiderio inarrestabile e irresistibile, amore che arriva persino all’annullamento di sé nell’altro, alla possibilità di cambiare per essere quello che l’altro desidera è questo cantato dalla poetessa portoghese Maria Teresa Horta (Lisbona, 1937).

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Schiele

EGON SCHIELE, “NUDO FEMMINILE SDRAIATO”, 1917

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore si può definire “il desiderio di farsi uno colla cosa amata”.
CARLO DOSSI, Note azzurre

venerdì 13 gennaio 2017

Nelle tue braccia

 

DULCE MARÍA LOYNAZ

DESIDERIO

Che la vita non vada oltre le tue braccia.
Che io possa starci col mio verso nelle tue braccia
che le tue braccia mi cingano intera e tremante
senza che restino fuori né il mio sole né la mia ombra…

Che mi siano le tue braccia orizzonte e cammino
cammino breve ed unico orizzonte di carne:
che la vita non vada oltre … Che la morte
assomigli a questa morte calda delle tue braccia!…

(da Poesie scelte, 1985 – Traduzione di Clara Jourdan)

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Il desiderio di essere tra le braccia dell’amato, di accomodarsi comodamente in esse in qualità di luogo sicuro e protetto è prettamente femminile: “Tra le tue braccia / tra le mie braccia / nelle lenzuola morbide / nella notte / teneri / soli” scrive Idea Vilariño. E, del resto, Jorge Luis Borges sogna di “rimirare il tuo sonno coinvolto / nella veglia delle mie braccia”. È un desiderio che fa proprio anche la poetessa cubana Dulce María Loynaz (1902-1997): la vita è tutta in quel tenero abbraccio.

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Abbraccio

FOTOGRAFIA DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ti nomino; però sei in me come la musica nella gola dell’usignolo / anche se non sta cantando.
DULCE MARÍA LOYNAZ, Poesie senza nome

giovedì 12 gennaio 2017

Pallida luce di stelle

 

IDEA VILARIÑO

QUEL CHE SENTO PER TE

Quel che sento per te è così difficile.
Non è di rose che si aprono all’aria,
è di rose che si aprono nell’acqua.
Quel che sento per te. Quello che rotola
o si infrange in tanti gesti tuoi
o che con le parole fai a pezzi
e che poi incorpori dentro un gesto
e mi pervade nelle ore dorate
e mi lascia una sete dolce e languida.
Quello che sento per te, doloroso
come la pallida luce di stelle
che arriva dolente e affaticata.
Quel che sento per te, e che tuttavia
corre a volte tanto da non raggiungerti.

(da La supplicante, 1942)

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L’altro, l’uomo amato, appare spesso nebuloso nelle poesie dell’uruguaiana Idea Vilariño (1920-2009): l’amore è la somma di riflessioni malinconiche e di una vicinanza a volte dolorosa – i gesti e le parole sembrano indicare la volontà di dilaniare il rapporto, di farlo a pezzi, mentre l’altra parte, nelle ore dorate della notte, continua a dissetarsi del ricordo, che però anziché spegnere la sete, la provoca togliendo forze. È una solitudine che annienta, che indebolisce e anche l’immagine erotica della rosa fiorita si perde nell’angoscia sottomarina di un territorio senza aria, che toglie il respiro. E l’amore “continua a essere / continua a parlarmi / fa male / sanguina / ancora”.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “ELEVEN A.M.”

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LA FRASE DEL GIORNO
Dove è il sogno realizzato / e dove il folle amore / che tutti / o alcuni / sempre / dietro la maschera serena / chiediamo in ginocchio?
IDEA VILARIÑO, Poesie

mercoledì 11 gennaio 2017

Movimenti minimi

 

FRIEDERIKE MAYRÖCKERMayrocker

A VOLTE IN CERTI CASUALI MOVIMENTI

sfiora la mia mano la tua mano della tua mano il dorso
oppure il mio corpo dentro i vestiti si appoggia quasi senza saperlo
per un attimo contro il tuo corpo nei vestiti
questi movimenti minimi quasi vegetali
il tuo sguardo angolato e il tuo occhio volutamente perso nel vuoto
la tua domanda subito interrotta dove vai quest’estate
cosa stai leggendo
mi attraversano come un dolce coltello
in pieno cuore e lungo tutta la gola
e mi dissecco come una fonte in una calda estate

(da Della vita le zampe, Donzelli, 2002 – Traduzione di Sara Barni)

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La scrittrice austriaca Friederike Mayröcker (Vienna, 1924) nel 1954 incontrò il poeta Ernst Jandl: non solo nacque l’amore, ma la trentenne poetessa fu folgorata dall’avanguardia del Gruppo di Vienna, dai suoi giochi fonetici e linguistici: ne divenne in breve protagonista apportandovi il suo linguaggio particolare, con neologismi, allusioni letterarie e artistiche, montaggi sintattici, dove avanguardia e musicalità vanno spesso di pari passo e in armonia con i giochi semantici. È riconoscibilissima comunque in questa poesia l’emozione di un incontro amoroso, il brivido intenso e sottile della vicinanza.

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Maier

FOTOGRAFIA © VIVIAN MAIER

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando la mano di un uomo tocca la mano di una donna, entrambi toccano il cuore dell’eternità.
KAHLIL GIBRAN

martedì 10 gennaio 2017

La brezza dell’aria pulita

 

ALFONSO GATTO

SULLE FONDAMENTA NUOVE

Aggiorna sulla vetrata, Venezia smuove le porte,
le salme delle preghiere, resta la chiesa soffiata
in una crosta di brina. Fragile, umana, la sorte
che sfiori al primo respiro e ne tintinna vetrina
a spicco dei passi la calle. La prima luce del cielo
t’accosta l’alba alla spalle, ti curva sotto lo sporto
degli archi, in quel cupo ritiro di gatti, di bassifondi
battuti dalla marea. Ti stringi dentro il cappotto
con gli occhi tristi, nel giro dall’uno all’altro più soli.
E sembri giunta a un complotto d’insonni che hanno vegliato
tutta la notte i rimorsi: bevi con mani tremanti
il cielo le nebbie il passato, bevi a piccoli sorsi
il dono di lèggere avanti, lontano, oltre il rigo di fumo
del primo battello che avvia gli insonni della laguna.
Noi tra la povera gente che porta bidoni di latte
vorremmo sul povero amore la brezza dell’aria pulita
che lascia in cielo la luna sparendo nel primo albore.

(da Poesie d’amore, Mondadori, 1973)

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Una Venezia spettrale, gelida, è lo scenario di questa poesia di Alfonso Gatto (1909-1976). Nella città che prende vita e risuona dei rumori dell’alba, la riflessione verte sull’amore tra il poeta e la compagna – si chiarisce in quella prima luce la sua natura. Da notare tecnicamente l’ampiezza del verso, data da ottonari doppi, talora rimati all’interno.

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Sargent

JOHN SINGER SARGENT, “PONTE PANADA, FONDAMENTA NUOVE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore volta nell’impegno e nella riuscita del dono, nella volontà e nella grazia, e, in tal senso, deve toccarci.

ALFONSO GATTO, Poesie d’amore, Prefazione

lunedì 9 gennaio 2017

Alla stessa ragazza

 

JOAN MARGARIT

COSE IN COMUNE

Esserci conosciuti
un autunno su un treno vuoto;
La luminosa, per quanto crudele,
promessa del desiderio.
La cicatrice della malinconia
e il vecchio affetto con cui comprendiamo
le ragioni del lupo.
La luna che accompagna il treno di notte
da Barcellona a Parigi.
Un coltello di luce per i crimini
che dobbiamo commettere per amore.
Il nostro destino maledetto e innocente.
La voce del mare, che ti dirà sempre
dove sono, perché è il nostro confidente.
Le poesie, che sono lettere anonime,
scritte dove non immagini,
alla stessa ragazza che un autunno
conobbi su un treno vuoto.

(da Acqueforti, 1995)

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Penetrare in questa raccolta di emozioni elencate dal poeta catalano Joan Margarit (Sanaüja, 1938) è come vivere in un sogno, vivere nel possibile, nel mondo in cui ci si è incontrati e persi – e tutto lascia supporre che la ragazza incontrata sul rapido Barcellona-Parigi sia perduta per sempre appena scesa dal treno, sebbene trattenuta nella memoria, rivisitata attraverso i discorsi e i gesti e le impressioni di quel viaggio di sette-otto ore.

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Treno

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Abbiamo bisogno di una mitologia che ci permetta di combattere la paura, e proprio la poesia ci aiuta ad aprire una strada attraverso l'atmosfera oscura del mondo.
JOAN MARGARIT, La Vanguardia, 6 giugno 2015

domenica 8 gennaio 2017

Come luce

 

BIAGIA MARNITIMarniti

LA CALMA NOTTE ARRENDE LE COSE

La calma notte arrende le cose
i nostri giorni passano nel vento,
io scorro sul tuo corpo
e come luce mi rifletto.

(da Implacabili indovinelli: poesie 1941-2003, Manni, 2003)

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Di Biagia Marniti (1921-2006), poetessa pugliese, Ungaretti scrisse che rivela il suo temperamento più sanguigno nelle poesie d’amore. Ed è ancora più intenso questo suo sentimento quando si esprime nelle liriche più brevi, quasi frammenti in sé compiuti, come in questa quartina in cui l’unione amorosa diventa un reciproco completarsi mentre scorre la vita.

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Abbraccio

FOTOGRAFIA © LIVE INTERNET

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore non sfuggirmi. / Io cinguetto un canto / che nessuno ascolta.
BIAGIA MARNITI, Implacabili indovinelli: poesie 1941-2003

sabato 7 gennaio 2017

Al margine del senso

 

MARK STRAND

LUNA

Apri il libro della sera alla pagina
in cui la luna, sempre la luna, ancora appare

tra due nuvole, muovendosi così lenta che sembrano
trascorse ore prima che passi alla pagina seguente

dove la luna, ora più luminosa, spalanca un sentiero
per condurti via da tutto quello che sai

nei luoghi in cui tutto quello che hai desiderato si avvera,
la sua sola sillaba come una frase sospesa

al margine del senso, in attesa che tu ne pronunci il nome
un’altra volta, sollevando gli occhi dalla pagina

chiudendo il libro, sentendo ancora com’era
restare in quella luce, nell’inatteso paradiso del suono.

(Moon, da Man and Camel, 2006)

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Non è che una notte di luna, eppure il poeta canadese naturalizzato statunitense Mark Strand (1934-2015) riesce a trarne un’immagine misteriosa in cui l’esistenza approda a sfiorare l’universale con un linguaggio d’incanto e di speranza: “Per un attimo sentii / che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii / il mio nome come per la prima volta, lo udii / come si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante / come se appartenesse non a me ma al silenzio / dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato”.

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Luna

FOTOGRAFIA © NEKROCONEJITA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il sole che cala. I tappeti erbosi in fiamme. / Il giorno perso, la luce persa. / Perché amo quel che svanisce?

MARK STRAND, Darker

venerdì 6 gennaio 2017

I santi più nostri

 

DAVID MARIA TUROLDO

ERAN PARTITI DA TERRE LONTANE

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

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I Magi incarnano nel Nuovo Testamento e nella leggenda popolare l’emblema della saggezza. Ma essere saggi non è l’avere certezze – come nota il poeta e religioso David Maria Turoldo (1916-1992) – essere saggi significa mettersi sempre in cammino, coltivare i dubbi, esplorare le strade per vedere quali portino alla verità e quali alla menzogna, evitando le insidie dei potenti di turno. Per questo i Magi devono essere i nostri santi, quelli della continua ricerca che conduce alla luce.

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Magi

I MAGI, MOSAICO, SANT’APOLLINARE NUOVO, RAVENNA © NINA-NO

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LA FRASE DEL GIORNO
[I Magi] erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la “firma” di Dio, una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare.
BENEDETTO XVI, Omelia del 6 gennaio 2011

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