mercoledì 5 luglio 2017

Cavalcare un cigno nella notte


BILLY COLLINS

SPOGLIANDO EMILY DICKINSON

Per prima, la mantellina di tulle,
tolta dolcemente dalle sue spalle e posta
sullo schienale di una sedia di legno.

E la cuffia,
sciolto il nodo con una leggero tiro in avanti.

Poi il lungo vestito bianco, una faccenda
più complicata con bottoni di madreperla
giù per la schiena,
così piccoli e numerosi che ci vuole l’eternità
prima che le mie mani possano dividere il tessuto,
come la separazione dell’acqua di un nuotatore,
e scivolare dentro.

Avrete voglia di sapere
che stava in piedi
accanto a una finestra aperta in una stanza al piano di sopra,
immobile, con gli occhi un po’attoniti,
mentre guardava di sotto l’orto,
con l’abito bianco in un mucchio ai suoi piedi,
sul pavimento di legno a grandi riquadri.

La complessità degli indumenti intimi femminili
nell’America del diciannovesimo secolo
non è da sottovalutare,
e io procedevo come un esploratore polare
attraverso fibbie, fermagli, e ormeggi,
ganci, nastri, e stecche di balena,
mente navigavo verso l’iceberg della sua nudità.

Più tardi scrissi in un taccuino
che era come cavalcare un cigno nella notte,
ma naturalmente non posso dirvi tutto -
il modo in cui ha smesso di guardare l’orto,
come i suoi capelli si sono sciolti dalle forcine,
come all’improvviso si inserivano dei trattini
ogni volta che parlavamo.

Quello che posso dirvi
è che ad Amherst c’era un’immensa quiete,
quel Sabato pomeriggio,
c’era solo una carrozza che è passata accanto alla casa,
e una mosca che ronzava sul vetro di una finestra.

Così ho potuto udirla distintamente inspirare
quando ho slacciato il primo
gancio in alto del suo corsetto
e l’ho sentita sospirare quando poi quello ha ceduto,
al modo in cui alcuni lettori sospirano quando si accorgono
che la Speranza ha piume,
che la Ragione è una tavola,
che la Vita è un fucile carico
che guarda proprio te con un occhio giallo.


È un omaggio davvero particolare questo del poeta statunitense Billy Collins (New York, 1941): la poetessa Emily Dickinson diventa quasi un feticcio da spogliare – con ironia, naturalmente: dettagliato è l’elenco della biancheria femminile dell’Ottocento – per meglio comprenderlo, per ottenerne semplicemente l’anima spoglia, sull’onda di quello che è il pensiero di Collins sulla fruizione delle poesie: “C’è nessuno che voglia unirsi a me / nel lanciare alcuni sassi verso / quegli insegnanti che amano porre la domanda: / «Che cosa sta cercando di dire il poeta?» / come se Thomas Hardy e Emily Dickinson / si fossero sforzati ma alla fine avessero fallito: / disgraziati incapaci di parlare, che altro non erano, / con la penna in bocca a guardare fuori dalla finestra in attesa d’un idea”. Da notare le citazioni sullo stile – i trattini amati dalla Dickinson – e su alcune sue poesie: “La Speranza è quella cosa piumata”, “E poi un’Asse nella Ragione, si spezzò, / E caddi giù, e giù”, “La mia vita era stata un fucile carico”.

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Sanchez

DISEGNO DI ADARA SÁNCHEZ ANGUIANO

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LA FRASE DEL GIORNO
La Parola è uno dei sintomi dell'affetto / E il Silenzio l'altro – / La comunicazione perfetta / Nessuno può udirla
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EMILY DICKINSON, Poesie

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