domenica 25 giugno 2017

Ventilata domenica tirrena


VITTORIO SERENI

DI PASSAGGIO

Un solo giorno, nemmeno. Poche ore.
Una luce mai vista.
Fiori che in agosto nemmeno te li sogni.
Sangue a chiazze e sui prati,
non ancora oleandri dalla parte del mare.
Caldo, ma poca voglia di bagnarsi.
Ventilata domenica tirrena.
Sono già morto e qui torno?
O sono il solo vivo nella vivida e ferma
nullità di un ricordo?

(da Gli strumenti umani, Einaudi, 1965)

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Il poeta Vittorio Sereni (1913-1983) si trova di passaggio una domenica, solo per poche ore in una località di vacanza: è Bocca di Magra, frazione di Ameglia, dove la Liguria orientale sta ormai per diventare Toscana. In quel posto, dove poi affitterà una casa, è attratto dalla luce immobile, dagli oleandri, ma anche appunto da quella sensazione di precarietà, che non è solo del trovarsi per poco tempo in un posto, ma che viene a rivestire anche una riflessione esistenziale, addirittura metafisica sul vivere.

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Boccadimagra

FOTOGRAFIA © ORION SAS

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LA FRASE DEL GIORNO
Le nostre estati, lo vedi, / memoria che ancora hai desideri: / in te l’arco si tende dalla marina / ma non vola la punta più al mio cuore.
VITTORIO SERENI, Gli strumenti umani

sabato 24 giugno 2017

Alla ricerca dell’amore


AMADO NERVO

RIEMPILO D’AMORE

Sempre quando c'è un vuoto nella tua vita,
riempilo d'amore.
Adolescente, giovane, vecchio:
sempre quando c'è un vuoto nella tua vita,
riempilo d'amore.
E quando saprai di aver davanti a te un periodo vano,
vai a cercare amore.
Non pensare: Soffrirò.
Non pensare: Mi ingannerà
Non pensare: Dubiterò.
Vai, semplicemente, diafanamente, gioiosamente,
alla ricerca dell'amore.
Che indole di amore?
Non importa.
Ogni amore è pieno di eccellenza e di nobiltà.
Ama come puoi, ama chi puoi, ama tutto ciò che puoi...
però ama sempre.
Non preoccuparti della finalità del tuo amore.
Esso porta con sé la sua finalità.
Non considerarlo incompleto perché non trovi risposta alla tua tenerezza;
l'amore porta con sé la propria compiutezza.
Sempre quando c'è un vuoto nella tua vita,
riempilo d'amore.

(Llénalo de amor, da Pienezza, 1918)

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L’amore come contrario del vuoto e quindi espressione di quella pienezza del vivere teorizzata dal poeta messicano Amado Nervo (1870-1919) capace di condurre al possesso di Dio. Un’idea del resto condivisibile, che ha illustri maestri, dal Sant’Agostino di “Ama, e fa ciò che vuoi” alla Emily Dickinson di “Ho sempre amato / e te ne do la prova: / prima di amare, / io non ho mai vissuto pienamente”.

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Amore

IMMAGINE © 360DOC

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni nuovo amore che appare / ci illumina l’esistenza, / la profuma e la fa fiorire.
AMADO NERVO, L’arciere divino

venerdì 23 giugno 2017

Amanti grigi


MAURICE ECHEVERRÍAEcheverria

I PONTI SOSPESI

In tutta la città
ci sono ponti sospesi,
tra un edificio e l’altro.

Spesso le persone mi vedono
camminare su questi ponti,
quando ti cerco nella notte inquinata,
e difficilmente ti incontro.

Non sono il solo.

Altri amanti grigi cercano
le loro amate:
disperati, ipnotizzati,
senza pausa o riposo,
attraversano i ponti
come anime ferite da uno sparo:
e per questo si trascinano.

(da I falsi milionari, 2010)

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Ponti sospesi di una città onirica, piccoli incubi che si materializzano da edificio a edificio, dove l’amante deluso e inappagato cerca la sua amata in un panorama quasi da racconto di Buzzati: è quello che immagina lo scrittore, giornalista e poeta guatemalteco Maurice Echeverría (Città del Guatemala, 1976).

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dino-buzzati-007

ILLUSTRAZIONE DI DINO BUZZATI

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LA FRASE DEL GIORNO
Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

DINO BUZZATI, Sessanta racconti

giovedì 22 giugno 2017

Non uccidete il mare


GIORGIO CAPRONI

VERSICOLI QUASI ECOLOGICI

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: «Come
potrebbe tornare a esser bella,
scomparso l’uomo, la terra».

(da Res amissa, Garzanti, 1991)

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Nella cartella virtuale dove tengo le poesie da proporre su questo blog da qualche mese riposava “Versicoli quasi ecologici”, la poesia di Giorgio Caproni (1912-1990) indicata ieri per l’analisi del testo all’esame di maturità. Mi ha fatto piacere vederla scelta, segno che c’è ancora speranza nella scuola nonostante il grossolano errore “Traccie” comparso nel sito web del MIUR. E dunque questa di Caproni è una poesia dal respiro sociale, ambientale: il poeta livornese invoca la corrispondenza tra l’uomo e la natura come il Baudelaire delle Correspondences: “La Natura è un tempio dove incerte parole / mormorano pilastri che sono vivi, / una foresta di simboli che l'uomo / attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari”. Una convivenza pacifica, un’armoniosa simbiosi è l’unica possibilità. Invece, come sappiamo bene, l’impatto dell’uomo sulla natura è tutt’altro che gentile, è una violenza continua e irresponsabile (come tacere, ad esempio, sul recente abbandono dei trattati di Parigi da parte dell’America di Trump?). L’uomo, insomma, è la malattia che sta distruggendo il pianeta.

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Inquinamento

FOTOGRAFIA © GENEVA ENVIRONMENT NETWORK

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LA FRASE DEL GIORNO
L'ecologia ci insegna che la nostra patria è il mondo.
DANILO MAINARDI, La Stampa, 28 luglio 2001

mercoledì 21 giugno 2017

Estate spensierata


Dalle 6.24 di questa mattina, con il solstizio, siamo entrati nell’estate, la “Distesa estate, / stagione di densi climi / dei grandi mattini / dall'albe senza rumore” secondo Vincenzo Cardarelli. È – dovrebbe essere perlomeno – la stagione della spensieratezza, come quella che unisce queste due poesie lontanissime tra loro nel tempo e nello spazio: la prima un’opera tarda del celebre poeta italiano Umberto Saba (1883-1957), la seconda una fresca prova della giovane poetessa argentina Cecilia Moscovich (santa Fe, 1978).

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UMBERTO SABA

PRINCIPIO D'ESTATE

Dolore, dove sei? Qui non ti vedo;
ogni apparenza t'è contraria. Il sole
indora la città, brilla nel mare.
D'ogni sorta veicoli alla riva
portano in giro qualcosa o qualcuno.
Tutto si muove lietamente, come
tutto fosse di esistere felice.

(da Ultime cose, 1944)

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CECILIA MOSCOVICHMoscovich

ESTATE

È tornata l’estate
come una promessa umida.
È tornata l’estate
come un sottile veleno.

Il mio cane insegue un rospo
la mia vicina è uscita sulla porta
a prendere il fresco
e apre un sacchetto di cellofan
che vibra proprio come i grilli.
Mio papà mi chiama dall’interno.

Vado a portare i vuoti.
Sono andata a nuotare e il mio corpo si sente leggero
elastico e freddo.
Il giornalaio mi dice
come è grasso il tuo cane,
però è bello.

Non c’è niente come andare a nuotare
e a portare i vuoti
e sentire che domani,
domani di certo
arriverà l’amore.

(da Il tubo da giardino, 2010)

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Tom Gil

FOTOGRAFIA © TOM GIL

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LA FRASE DEL GIORNO
L’estate ha toccato con le labbra il seno della nuda terra. / E ha lasciato il segno rosso di un papavero.
FRANCIS THOMPSON

martedì 20 giugno 2017

Una mente in due


WENDELL BERRYBerry

SIEDONO INSIEME SULLA VERANDA

Siedono insieme sulla veranda, il buio
quasi sceso, la casa dietro di loro, buia.
La cena finita, hanno lavato e asciugato
i piatti – solo due adesso e due bicchieri,
due coltelli, due forchette, due cucchiai – poco
da fare per due.
Lei siede con le mani ripiegate sul grembo,
si riposa. Lui fuma la pipa. Non parlano,
e quando alla fine parlano è per dire
ciò che l'uno sa che sa anche l'altra. Ora hanno
una mente in due che infine,
per quante ne sappia, non saprà esattamente
chi prenderà per primo la porta buia, dando
la buonanotte e chi rimarrà a seder da solo
ancora un po'.

(They sit together on the Porch, da A timbered choir, 1998 – Trad. di Paolo Severini)

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Il sereno ménage di una coppia di una certa età – i figli adulti e sistemati, il ritorno a un’esistenza a due. Ed è proprio quella tranquilla intimità, perfino noiosa ma così appagante nel suo calmo e abitudinario svilupparsi, nel suo consuetudinario ripetersi, a risaltare nella poesia di Wendell Berry (Henry County, 1934), scrittore e ambientalista statunitense ma soprattutto fattore e coltivatore di cereali nel Kentucky: quella tranquillità, alla luce di ciò, si può quindi definire con una parola latina, “otium” come nelle Bucoliche virgiliane, “O Melibeo, quest’ozio è il dono di un dio”.

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The-Innocents4

JACK VETTRIANO, “THE INNOCENTS”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Per essere sereni, bisogna conoscere i confini delle nostre possibilità, e amarci come siamo.

ROMANO BATTAGLIA, Il fiume della vita

lunedì 19 giugno 2017

Un sapore andato



CESARE PAVESE

PAESAGGIO VIII

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
s'accompagna al brusio un colore vano
che è di sole, di rive e di sguardi chiari.
Un'estate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.

Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mattino notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1943)

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Il tema del ricordo appare nei versi di Cesare Pavese (1908-1950) a partire dal 1936: lo scrittore di Santo Stefano Belbo scopre che nella memoria, più che nel silenzio e  nella solitudine che aveva teorizzato fino ad allora, si cela la possibilità di comprendere le cose. Il ricordo è il mediatore che consente la conoscenza: “Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta”, come scriverà nel suo diario, Il mestiere di vivere, nel 1942, un paio di anni dopo.

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Spiaggia

CAROL SCHIFF, “RICORDI DELLA SPIAGGIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ti sei mai chiesto perché un attimo, simile a tanti del passato, debba farti d'un tratto felice, felice come un dio?
CESARE PAVESE, Dialoghi con Leucò

domenica 18 giugno 2017

Io sono il mare


JAVIER SOLOGUREN

IL MARE CIECO

Non vedo
mi trapianto
la bocca di un fiore
è un vulcano femmina
ore e minuti
sfilano verso l’interno
ma io sono nel mare

non vedo
bevo
un cielo a rovescio
un turbine bianco
si gonfia fin nelle mie ossa

non vedo
che braccia trasparenti
il colore asseconda a stento il suo crepuscolo

non vedo
che il mare
io sono il mare

(da Poesie, 1988)

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Il poeta peruviano Javier Sologuren (1921-2004) era un raffinato estimatore della “poesia pura”, che ha sempre cercato di manifestare nei suoi versi: un simbolismo essenziale capace di opporre la sua estetica alla retorica. Così la descrizione del mare diventa infine, dopo una serie di eleganti metafore, l’immedesimazione con esso.

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MIHAI CRISTE, “IMPRONTE DI VOLO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni parola è mia quando sono al limite / dei tuoi occhi, mare, ogni silenzio è mio.

JAVIER SOLOGUREN, Vita continua

sabato 17 giugno 2017

Il sole stilla senza posa poesie


NIKIFÒROS VRETTÀKOS

PICCOLI INNI DI ODE AL SOLE, III

Se parlo così spesso del sole
non è perché ero un bambino
nudo e mi ha vestito.
Così
mi comandano gli alberi che lo
trasformano in fiori, e le api che
a goccia a goccia lo versano senza posa
nelle loro celle. E me lo ordina anche
il cuore, che ha dentro
un piccolo affluente, una vena
tutta mia, da cui il sole stilla
senza posa poesie.

(da L’occhio di luce del sole, 1984 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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“Possa il Sole a Oriente, possa il Sole a Occidente, possa il Sole a Settentrione, possa il Sole a mezzogiorno,  possa il Sole dare vita perfetta, e dotarci di lunga vita” è scritto nelle Sūrya Upaniṣad. La forza vivificatrice del Sole è celebrata sin  dall’Inno ad Aton dell’antico Egitto (XIV secolo avanti Cristo): “Tu fai le stagioni per far sì che si sviluppi tutto quel che tu crei”. Dalla Grecia di Helios, il “sole che tutti vede e tutti ascolta” dell’Iliade viene anche il poeta Nikifòros Vrettàkos (1912-1991) che ha in tutti gli elementi dell’universo, ma soprattutto nel Sole, la sua Musa.

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DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Non finisce la poesia, come / non finisce anche il cielo.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS, L’abisso del mondo

venerdì 16 giugno 2017

Le feste del sabato sera


STEPHEN DUNN

PRIMA CHE IL CIELO SI OSCURI

Tramonti, tempeste imminenti, i paesaggi
della malinconia. Sono queste forse
le feste del sabato sera
a cui portare la tua ragazza del cuore. Così almeno
ci potrebbero essere attimi di evanescente bellezza
prima che il cielo si oscuri,
e quasi per nulla attesa
la felicità sarebbe allora possibile.

Impari sempre più a convivere
con l’inaccettabile.
Senti il Dio sempre nascosto
ripiegare ancora più lontano,
con terrore o imbarazzo.
Tanto varrebbe essere un clown,
vestiti larghi e ridicoli, nessun segno di desiderio.

È così che ti senti, mettiamo, un martedì.
Poi nel naufragio quotidiano
ecco che arriva un invito
con scritto il tuo nome. O, più probabilmente,
quella ragazza del cuore torna a offrirti,
una tenerezza fugace, piccola.

Apri le finestre all’aria buona
che entra soffiando da chissà dove,
la inspiri a fondo, la butti giù
come fossi condannato a morte. Lo sei.
Sembra che tu sia ricorso in appello per tutta la vita.
Sudori notturni e un inutile stratagemma, sospensioni della pena.

(da Ore diverse, Del Vecchio, 2009 – Trad. di Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi)

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Il poeta statunitense Stephen Dunn (New York, 1939) eleva un inno alla vita, così come viene, con le sue ore diverse, con i suoi giorni diversi: capace di ferirci, di stupirci, di emozionarci, di farci attraversare tutte le fasi dei sentimenti, di ubriacarci di malinconia, di stordirci di nostalgia, di illuderci, di farci sperare e sognare, di condurci per mano sulla strada della felicità – e spesso la felicità è semplicemente lo sguardo della “ragazza del cuore”.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “ROMANCE”

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LA FRASE DEL GIORNO
La felicità, come sai, è una festa mobile.
ERNEST HEMINGWAY, Di là dal fiume e tra gli alberi

giovedì 15 giugno 2017

Una notte serena


MARK STRAND

MARE NERO

Una notte serena mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fin sul tetto di casa e sotto un cielo
cosparso di stelle ho guardato il mare, la sua distesa,
le creste mobili spazzate dal vento che divenivano
lacerti di trina lanciati nell’aria. Ristetti nel sussurro
protratto della notte, in attesa di qualcosa, un segno, l’approssimarsi
di una luce distante, e immaginai che ti facevi vicina,
le onde buie dei  capelli che si fondevano con il mare,
e il buio si fece desiderio, e il desiderio la luce incipiente.
La prossimità, il calore momentaneo di te mentre stavo
lassù da solo a contemplare le ondate lente del mare
frangersi sulla riva e farsi per un poco vetro e scomparire…
Perché credetti che saresti uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti dovuta venire solo perché io ero qui?

(Black Sea, da Uomo e cammello, Mondadori, 2007 - Traduzione di Damiano Abeni)

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In questi versi del poeta statunitense Mark Strand (1934-2015) a risaltare è la forza evocativa dell’immaginazione, capace di creare attingendo alla memoria e al sogno, ma spicca altresì quello che è il procedimento poetico: dalla contemplazione della natura emerge il simbolo, che si trasforma lentamente in poesia per poi svanire. Le domande nel distico finale puntano invece umilmente sulla propria persona: perché io dovrei essere amato? Perché proprio a me si manifesta la poesia?

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 Mare

FOTOGRAFIA © THRUXTONRIDER

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LA FRASE DEL GIORNO
L’attenzione di un poeta si fissa nella zona dove l’interno incontra l’esterno, dove la sensibilità poetica incontra il tempo atmosferico, la strada, la gente, la zona d’ombra tra il sé e la realtà.
MARK STRAND, Paris Review, n. 148, Autunno 1998

mercoledì 14 giugno 2017

Cosa sia la vita


DAVID MARIA TUROLDO

NON DITE MAI

Non dite mai cosa sia la vita:
un pozzo d'acqua sorgiva
nel deserto,
la ghirlanda di colori
intorno al collo dei colombi in amore
un raggio di luce nel buio di una cella
o il silenzio dell'alba
quando sorge la luce...

(da O sensi miei, Rizzoli, 1990)

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Difficile dire cosa sia la vita, più facile viverla, accoglierla come viene e attraversarla alba dopo alba, tramonto dopo tramonto, cogliendo i doni che essa ci sa elargire anche quando ci mette in difficoltà. David Maria Turoldo (1916-1992) lo dice con immagini poetiche, cogliendo quelle emozioni che dovremmo imparare a riconoscere nel corso dei giorni per riuscire a definirla.

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Alba

FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è avventura, bellezza, promessa, mistero. Va scoperta passo dopo passo, respiro dopo respiro, strada dopo strada.
ROMANO BATTAGLIA, Foglie

martedì 13 giugno 2017

Ma assai caro


DARIA MENICANTI

POESIA D’AMORE

Le giornate si sono fatte lunghe
i nembi caldi, soffici; marino
quasi
il vento guerriero.
E mi porta farfalle e cartoline
e sull'angolo
te,
un irto di capelli e di sontuose
baruffe,
ma assai caro
egualmente,
assai caro.

Marzo 1964

(da Canzoniere per Giulio, Manni, 2004)

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Quello tra la poetessa milanese Daria Menicanti (1914-1995) e il filosofo pavese Giulio Preti fu un matrimonio che durò dal 1937 al 1954, ma il loro rapporto andò ben oltre quei diciassette anni di convivenza: Giulio ritorna nelle poesie di Daria come un amico, come un nume tutelare, un punto di appoggio, un salvatore, un visionario don Chisciotte, un angolo da cui vedere il mondo o, semplicemente, come un ricordo improvviso: “Ogni tuo arrivo inaspettato è un chiuso / guizzo, / una fitta di felicità”.

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DOMINIQUE AMENDOLA, “DONNA CHE LEGGE UNA LETTERA SULLA SPIAGGIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
- Come va - chiederai. Da un indomato / vecchio spiccio poema d’amore / sorriderti sarà meraviglioso: / - Bene, quando ti vedo.
DARIA MENICANTI, Un nero d’ombra

lunedì 12 giugno 2017

Nell’occhiata del cielo


FERNANDA ROMAGNOLI

TU

Tu, che chiamiamo anima. Tu profuga,
reietta, indesiderabile. Tu transfuga
dal soffio dell’origine.
Non ti spetta razione né coperta
né foglio di reimbarco.
Per registri e frontiere:
non esisti.
Ma in sere come queste, di cangianti
vaticinii fra i monti,
ad ogni varco
può apparire improvvisa la tua faccia
d’eremita o brigante.
«Fronda smossa,
pietra caduta» trasale in sé il passante
che la tua ombra assilla
di crinale in crinale,
mentre corri ridendo nell’occhiata
del cielo, che ti nomina e sigilla.

(da Il tredicesimo invitato, Garzanti, 1980)

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Invisibile, non registrabile – fortunatamente in questo in grado di sfuggire alle maglie della burocrazia – l’anima però è lì da qualche parte dentro di noi: che sia il nostro lato spirituale o l’io capace di emozionarsi, sa come manifestarsi, dice la poetessa romana Fernanda Romagnoli (1916-1986).

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Henderson

STEVE HENDERSON, “EYRIE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'anima e il corpo non sono due cose diverse, ma solo due modi diversi di percepire la stessa cosa.

ALBERT EINSTEIN, Il lato umano

domenica 11 giugno 2017

Sono donna


MARIANELA CORRIOLSCorriols

GEOMETRIA DELLA DONNA

Non entri nel suo tempio chi non ama la geometria
- Platone

Sono donna
Rotonda come l’universo
Piramide che ignora i suoi segreti
Triangolare in alcune parti
con ipotenuse perfette e calcolabili
in ognuno dei miei lati.

Sono donna
Quadrata e tenace quando si tratta di te
Pentagonale quando sfodero
la più segreta delle mie armi.

Sono donna
Lineare
la distanza più breve
tra il tuo tutto e il tuo nulla

Sono donna
punto forse dei tuoi riferimenti.

(da Geometria della donna, Antologia poetica 1985-2005, 2006)

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“Tutto quel che ha creato soavemente / a colpi di mantice / e di trapano d’amore, / le mille e una cosa che mi fanno donna / ogni giorno / per cui mi alzo orgogliosa / tutte le mattine / e benedico il mio sesso”: riecheggiano i versi della sua connazionale Gioconda Belli in questa poesia della poetessa nicaraguense Marianela Corriols (Estelí, 1965). Anche qui spicca l’orgoglio di essere donna, la forza quasi soprannaturale di poter ospitare la vita (tempio, universo, punto di riferimento).

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Picasso

PABLO PICASSO, “DONNA CON VENTAGLIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono una donna / e celebro ogni piega del mio corpo / ogni piccolo atomo che mi forma / dove navigano i miei dubbi e le mie speranze.
MIKEAS SÁNCHEZ, Mojk’jäyä-Mokaya

sabato 10 giugno 2017

Come se fosse il tuo


EDUARDO LIZALDELizalde

ALTRIMENTI, NON SERVE

Non importa che non sia vero:
quando vuoi vedermi qualche minuto
vivi con me per sempre.

Quando semplicemente vuoi
fare bene l’amore
abbandonati al mio corpo
come se fosse il tuo
dall’inizio.

Altrimenti, non serve:
sarebbe come prostituirsi
l’uno con l’altra;
di tutto ciò non faremmo che
un bordello gratuito di due persone.

(da La volpe malata, 1974)

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Mette in chiaro subito le cose il poeta messicano Eduardo Lizalde (Città del Messico, 1929): in amore non esiste il tempo, non esistono i “dieci minuti”, quando si ama si sta sempre assieme, anche quando si è divisi, lontani, anche in città diverse, in paesi diversi. Amarsi veramente è abbandonarsi l’uno all’altro: in questo modo nessuna divisione è possibile. 

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JACK VETTRIANO, “EVERYTHING WITH A TWIST”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo breve per consuetudine / e, per consuetudine, fragile / non è abbastanza per l’amore / ed è troppo per il sesso.
EDUARDO LIZALDE Amore

venerdì 9 giugno 2017

Come una lama


WERNER LAMBERSYLambersy
GIARDINO

Giardino
dove bevo da solo

quando la poesia
dimentica
di chiamarmi

di usarmi
come una lama

contro la mola

(da Talkie Walkie Angel, 1988)

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Il poeta come strumento della poesia, come tramite, ecco che ritorna anche nella visione di Werner Lambersy (Anversa, 1941), una delle maggiori voci francofone del Belgio: è la poesia che entra in lui, che lo chiama, che lo adopera addirittura come una lama da smussare sulla pietra.

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Tonti

DIPINTO DI GERARD TONTI

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LA FRASE DEL GIORNO
La mia anima / Ha l’età della materia infuocata / È nata dal caos e canta / Un canto che sale / A voce spiegata / dal nulla.
WERNER LAMBERSY

giovedì 8 giugno 2017

Anche se non piovesse


KAKINOMOTO NO HITOMAROHitomaro

IL ROMBO DEL TUONO

Il rombo del tuono
nel cielo nuvoloso
forse pioverà.
E, quando accadrà resterai con me?

Il rombo del tuono
nel cielo nuvoloso
e anche se non piovesse
resterò con te.

(da Man'yōshū, Vol. 11, versi 2513 e 2514)

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Il giardino delle parole è un breve film di animazione giapponese - o “anime” – realizzato da Makoto Shinkai nel 2013. A legare inizio e fine della storia – l’amicizia tra uno studente quindicenne e una donna ventisettenne che si incontrano in un giardino giapponese nei giorni di pioggia – c’è questo doppio tanka di Kakinomoto no Hitomaro (tardo periodo Asuka, VII secolo), tratto dal Man'yōshū, ovvero la Raccolta delle diecimila foglie, antologia poetica compilata nella seconda metà dell’VIII secolo: una classica domanda e risposta in cui ci si dichiara amore eterno.

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The_Garden_of_Words

FOTOGRAMMA DA “IL GIARDINO DELLE PAROLE” – SCREENSHOT © CHARLIE TATUM

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LA FRASE DEL GIORNO
Amare è trovare la propria ricchezza al di fuori di se stessi.
YÉMILE-AUGUSTE CHARTIER, Elementi di filosofia


mercoledì 7 giugno 2017

Tu sogni con me


ÓSCAR HAHN

SUGLI EMISFERI

Tu sogni con me nell'emisfero sud
e il mio letto proietta due ombre

Io sogno con te nell'emisfero nord
e scricchiola il parquet della tua camera

I nostri corpi camminano per mano
sugli emisferi

(da Mal d'amore, 1981)

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Nel 1977 il poeta cileno Óscar Hahn (Iquique, 1938) diventa professore di Letteratura spagnola all’Università dello Iowa. I primi mesi sono difficili, caratterizzati da una solitudine insopportabile che lo porta a scrivere poesie dedicate alla “bella nemica”, come questa in cui la lontananza riveste addirittura due emisferi, quello boreale dello Iowa e quello australe del Cile: l’unico mezzo per superare la distanza è il sogno.

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longdistance

IMMAGINE © AINISASTRA

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LA FRASE DEL GIORNO
Posso essere così lontana /eppure continuo a stare sveglia a guardarti dormire.
JULIA PRILUTZKY FARNY, Antologia dell’amore

martedì 6 giugno 2017

Un attimo umile


JAN SKÁCELSkacel

ISTANTE

Per nessuna verità al mondo.
Ma se vuoi,
per un soldo di silenzio.

È un istante che divide a metà il paesaggio.

Un attimo umile,
quando qualcuno respira al posto nostro.


(da Il colore del silenzio, Metauro, 2004 - Traduzione di Annalisa Cosentino)

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È un dire essenziale, alquanto intimista, quello del poeta ceco Jan Skácel (1922-1989): ma l’emozione ne esce limpida, come vista attraverso l’acqua trasparente di un fiume – il paesaggio moravo è del resto parte integrante delle sue poesie – per celebrare la bellezza dell’istante.

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Bischoff

ELMER BISCHOFF, “FIGURA NEL PAESAGGIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo pioggia rivolta verso l’alto / Siamo al rovescio nell’istante in cui / la verità è un dito sulle labbra.
JAN SKÁCEL, Il colore del silenzio

lunedì 5 giugno 2017

Al cinquecentesimo chilometro


IZET SARAJLIĆ
DAL TRENO

Guardavo passarmi davanti le donne,
le presenti e le future,
i paesaggi
e i pali del telegrafo,
ho visto il giorno e la notte
succedersi in silenzio.
Scenderò giù a qualche stazione
pazzo di questi mutamenti di colori e linee
per comunicarti
che al cinquecentesimo chilometro dell’amore
ti amavo esattamente come al primo.


(da Chi ha fatto il turno di notte, Einaudi, 2012 – Traduzione di Silvio Ferrari)

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Chi ama davvero ama di un amore fermo e immutabile, come il poeta bosniaco Izet Sarajlić (1930-2002): non importano le distanze, non importa il passato e neppure il futuro, non importano le altre donne. Per Izet c’è solo Mikica, la donna che ha sposato a dispetto della differenza religiosa e che, sopravvissuta alla guerra a Sarajevo, morirà subito dopo, nel 1996.

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Treno

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti dedico i miei occhi, le mie labbra, i miei denti. / Le poesie? Che te ne fai delle mie poesie scritte perché non sapevo tacere? / Che te ne fai delle mie poesie che non ti possono amare?
IZET SARAILIĆ, Chi ha fatto il turno di notte

domenica 4 giugno 2017

Ogni modo dell’anima


LINA ARIANNA JENNAjenna_ritratto

UNA PIEGA

Trovare qualcuno che mi ami
come sono. Come sono:
Ogni modo dell'anima mia
non ha la sua bellezza?

E non per un'esile piega fittizia
che è alla superficie del mio spirito
più vana di quella che s'inizia
al collare
che borda la mia veste di parata.
La vacua piega inamidata
che basta un'ora di pioggia a sfaldare
così come basta alla piega del cuore
quest'ora di grigia tristezza.

(da Liriche, Collana di Misura, 1954)

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Una piega diventa protagonista della poesia di Lina Arianna Jenna (1886-1945) scultrice e poetessa veronese deportata dai tedeschi ad Auschwitz, dove morì subito dopo la liberazione del campo. Come quella piega stirata abilmente sulla camicia è simile a qualche caratteristica inclinazione dello spirito che si dissolve nella tristezza così come la piega dell’abito svanisce nell’umidità della pioggia.

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Casorati

FELICE CASORATI, “RITRATTO DI CESARINA GUALINO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Disperse, / forse, ho mille anime in cuore, / e... non si trova un colore / – o di tenebre o di scintille / – che le sposi tutte mille.

LINA ARIANNA JENNA, Liriche

sabato 3 giugno 2017

Una meta


MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA

NON DIRE PER COSA VIENI

Non dire per cosa vieni. Lasciami
indovinare dalla polvere dei tuoi capelli
che vento ti ha mandato. È lontana la
tua casa? Ti do la mia: leggo nei

tuoi occhi la stanchezza del giorno che ti
ha vinto; e, sul tuo volto, le ombre
mi raccontano il resto del viaggio. Dai,

vieni a dar riposo ai tormenti del cammino
nelle curve del mio corpo – è una
meta senza dolore e senza memoria. Hai

sete? Avanza dal pomeriggio solo una
fetta d’arancia – mordila nella mia
bocca senza chiedere. No, non dirmi
chi sei né per che cosa vieni. Decido io.

(da Nessun nome dopo, 2004 - Traduzione di Mirella Abriani)

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È un vissuto dove a dominare è quello che non c’è: l’assenza, la mancanza dell’amato predominano nelle liriche della poetessa portoghese María do Rosario Pedreira (Lisbona, 1959). Anche il protagonista di questa poesia è un incerto passeggero, un anonimo, ignoto attore che popola l’inconscio cementando sogno, desiderio, ricordo e nostalgia: “Sono tanti gli anni / senza le tue braccia nelle maniche del mio vestito, / tanto sangue custodito nelle vene per una notte / così.”

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Peregrine Heathcote http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

DIPINTO DI PEREGRINE HEATHCOTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Fra noi c'è una ferita che ormai non / sanguina, ma non si rimargina - un amore / che dura ancora ed è perso.

MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA, La casa e l’odore dei libri

venerdì 2 giugno 2017

Una farfalla bianchissima


GIORGIO ORELLI

FARFALLA

Sembra eccessivo l’odore
di gelsomino in cui vo ringioito
da una farfalla
bianchissima che vólita
vantandosi di nulla
e in cima alla salita controvento
sbietta verso un giardino,
si posa su un corimbo
di melo, si fa fiore.

(da L’orlo della vita, inedita, in Poesia, n. 289, Gennaio 2014)

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La bellezza della piena primavera o della prima estate prorompe in questi versi del poeta svizzero Giorgio Orelli (1921-2013): l’inebriante profumo dei gelsomini, la cavolaia caparbia che vola fino a posarsi su un melo diventando essa stessa fiore e poesia.

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Farfalla

FOTOGRAFIA © MIIREX/DEVIANT ART

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LA FRASE DEL GIORNO
Nulla più chiedo. Contemplare il cielo / che trasfigura la mia terra.
GIORGIO ORELLI, Né bianco né viola

giovedì 1 giugno 2017

Poesie per giugno III


Giugno, ciliegie e rigoglio: la natura ormai prorompe, divampa nell’estate che proprio in questo mese comincia. Quel lussureggiante vigore, quella floridezza dell’anno erompono dalle poesie di Attilio Bertolucci (1911-2000) e Ghiannis Ritsos (1909-1990)

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ATTILIO BERTOLUCCI

GIUGNO

Stan le ciliege rosse tra le foglie
nella calma sera estiva
vedo il mio amore che le coglie
seria come una bambina, e così sola e schiva.

Non oso chiamarla, tanta grazia
è nella mano bruna che spicca…
Qualcuna ne mangia, ma come sazia,
movendo la capigliatura nera e ricca.

(dalla rivista Circoli, settembre-ottobre 1934)

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GHIANNIS RITSOS

RINASCITA

Da anni più nessuno si è occupato del giardino. Eppure
quest’anno – maggio, giugno – è rifiorito da solo,
è divampato tutto fino all’inferriata, – mille rose,
mille garofani, mille gerani, mille piselli odorosi –
viola, arancione, verde, rosso e giallo,
colori – colori-ali; – tanto che la donna uscì di nuovo
a dare l’acqua col suo vecchio annaffiatoio – di nuovo bella,
serena, con una convinzione indefinibile. E il giardino
la nascose fino alle spalle, l’abbracciò, la conquistò tutta;
la sollevò tra le sue braccia. E allora, a mezzogiorno in punto, vedemmo
il giardino e la donna con l’annaffiatoio ascendere al cielo –
e mentre guardavamo in alto, alcune gocce dell’annaffiatoio
ci caddero dolcemente sulle guance, sul mento, sulle labbra.

3 giugno 1969

Karlòvasi - Samo

(da Pietre Ripetizioni Sbarre, 1972)

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Ciliegie

JACQUELINE GNOTT, “CIOTOLA DI PORCELLANA CON CILIEGIE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il caldo giugno vento o fiori dondola, / fanciulle in cerchio, braccia come baci.
VICENTE ALEIXANDRE, La distruzione o Amore

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