martedì 11 aprile 2017

Giorgio Bàrberi Squarotti


Torinese, classe 1929, il critico letterario e poeta Giorgio Bàrberi Squarotti è morto domenica scorsa nella sua città natale. Allievo di Giovanni Getto, divenne professore di storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’università di Torino: studioso di Dante e Machiavelli, di Tasso, Verga, Manzoni e Gozzano, non disdegnò neppure la letteratura contemporanea. Oltre all’ampio corpus di saggi (da Astrazione e realtà a Poesia e narrativa del Secondo Novecento), lascia un corposo bagaglio poetico in 18 raccolte nelle quali spesso amava contaminare in preziosi e raffinati endecasillabi antico e moderno, associando figure classicheggianti del mito agli uomini e soprattutto alle donne – vestali, ninfe, fanciulle nude, ragazze in fiore proustiane - del XX e XXI secolo.

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Barberi Squarotti
FOTOGRAFIA © LA STAMPA
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da Le vane nevi, 2002

GRAMIGNA

Nell’orto, il vecchio professore strappa
la gramigna, le radici delle viti
selvatiche, ossa e crani un po’ sbrecciati,
poi il turgore ardente per coltivare
delle fragole, fragilità
candida di un ciliegio, la speranza
delle future mele rosse, l’oro
dei fiori, dell’alloro, il melograno
e tutte le altre immagini del tempo
ch’egli crede con la primavera
trionfalmente si rinnovi. Oh fede
vana della ragione più che voce
vuota nell’ombra di un cespuglio debole,
neppure appare un nome che lì voglia
mostrarsi un poco per fargli capire
che il tempo non esiste, ma soltanto
l’attimo eterno del bel corpo nudo.


Firenze, 28 aprile 2002
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da Le Langhe e i sogni, 2003

L’INIZIO DELLA FESTA

Volle offrire la festa dell'inizio
nella sua stanza appena sistemata
(e quante negligenze, tuttavia:
una calza spaiata, nera, su una sedia,
le mutandine appese alla finestra,
un fazzoletto forse sporco, storto
un quadro con le rose e i tulipani),
ma soltanto e a fatica riuscì
a aprire la bottiglia di barbera,
e i dolci e le pizzette tutti si erano
confusi, e rotolarono le arance
sul pavimento fino oltre la porta):
sconsolata e affannata, si sedette
sul divano viola, il capo curvo
per celare le lacrime tremanti,
poi si decise per l'unico riscatto
possibile della sua inettitudine,
iniziò a spogliarsi, pure in questo
inesperta e turbata, e imbarazzata
si mostrò nuda nel vivo fulgore
come la Verità che è, finalmente.


Torino, 1 gennaio 2002
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da Gli affanni, gli agi e la speranza, 2009

DALLA PIETRA

Dal candore perfetto della pura
e ilare pietra nevicata uscì
una ragazza bruna, lentamente
inventandosi il vento per potersi
scuotere i brevi capelli per lieve
ammirazione e gioco; e discendeva
alla festosità cupa ed ironica
del violaceo mare, infintamente
imbarazzata e al tempo stesso fiera
per la perfetta nudità del cielo
e le tettine appena ricoperte
dalla striscia blu. Sempre più correndo,
rapida scese la spiaggia fino
alle onde irrigidite e decorate
dalle alghe serpentine e da meduse
raffinate, le sorse accanto l'ala
di una barchetta azzurra, la salì
agile, mentre dal largo erano arrivati
gonfi venti arrossati ed anelanti,
e trionfanti e buffi la portarono
fino al bar di fiori e di cristalli, dove
il burbero il padre la presenterà
agli altri dei, e la inciterà a danzare
tutta la notte e, dopo, con l'Aurora
dalle dita rosate.


Torino, 12 settembre 2003


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LA FRASE DEL GIORNO

La poesia è la manifestazione suprema della capacità creativa dell’uomo che aggiunge all’essere qualcosa che prima nel mondo non c’era.
GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI

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