lunedì 3 aprile 2017

Evgenij Evtušenko

 

Il poeta russo Evgenij Evtušenko è morto in un ospedale di Tulsa, in Oklahoma, il 1° aprile. Era nato a Zima, cittadina siberiana nei di dintorni di Irkutsk nel 1932. Voce provocatoria sin dai suoi esordi, quando fece emergere il dissenso della sua cifra stilistica dall’imperante “realismo socialista” e combatté apertamente lo stalinismo, con il suo tono spesso sentenzioso e moralistico ha saputo esprimere fedelmente i suoi ideali libertari e la sua irriverenza nei confronti del potere, della società e del mondo delle macchine.

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Yevgeny-Yevtushenko

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IN STRACARICHI TRANVAI

In stracarichi tranvai
accalcandoci insieme,
dimenandoci insieme,
insieme barcolliamo. Uguali ci rende
una uguale stanchezza.
Di quando in quando c'inghiotte.
il metrò,
poi dalla bocca fumosa ci risputa ,
il metrò.
Per incerte strade, tra vortici bianchi
camminiamo, uomini accanto a uomìni
I nostri fiati si mescolano fra loro,
si scambiano e si confondono le orme
Dalle tasche tiriamo fuori il tabacco,
mugoliamo qualche canzonetta di moda
Urtandoci coi gomiti,
diciamo scusa o non diciamo niente.
La neve sbatte contro le facce tranquille
Avare, sorde parole ci scambiamo.
E proprio noi, tutti noi, ecco qui,
tutti insieme, siamo
quello che all'estero chiamano Mosca!
Noi che qui ce ne andiamo con le nostre borse;
sottobraccio, coi nostri pacchetti e fagottelli,
siamo coloro che nei cieli scagliano astronavi
e sbigottiscono i cuori ed i cervelli.
Ognuno per conto suo, attraverso
le nostre Sadowye, lebjazie, Trubnye
secondo un proprio itinerario
senza conoscerci l'un l'altro
noi, sfiorandoci l'un l'altro,
andiamo...

1960

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TU NON HAI AFFATTO CAPITO

Tu non hai affatto capito,
mia coscienza esigente, che è solo per debolezza
se adesso ho bisticciato con te.
E non hai affatto capito,
quando con disprezzo ti sei vendicata,
che causa di debolezza
non impudenza fu - stanchezza.
E non mi hai capito,
e forse io non ho capito te,
quando ti ho porto la mano
e tu non mi hai porto la tua.
Ma molto bene hai capito
che è la disperazione a portarci
alla perdita del confine, fatale,
tra le forze del bene e del male…

1975

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TI HO AMATO AL SUONO DI PIAZZOLLA

Ti ho amato al suono di Piazzolla,
e con lo scricchiolìo di lenzuola inamidate,
e sotto il fruscio dei girasoli,
al suono di Armstrong
e al suono di Rachmaninov.
Al risuonare di Glenn Gould,
                                               di Saša Izbitzer
di João Gilberto
e sotto lo sgocciolìo di statue bagnate
e di colori non asciutti dal cavalletto.
E in un pagliaio
             al sorgere del sole con i galli,
dove, destatomi,
              io ti volevo,
e nel doppio respiro
di due corpi come uno solo.

Zaporoz’e, 7 dicembre 2008

(da Tutto è ancora possibile salvare, 2015 - Traduzione di Evelina Pascucci)

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Altre poesie di Evgenij Evtušenko sul Canto delle Sirene

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LA FRASE DEL GIORNO
L’autobiografia di un poeta è la sua poesia. Il resto può essere solo una nota a margine.
EVGENIJ
EVTUŠENKO, Autobiografia precoce

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