sabato 25 marzo 2017

Non sono lupo né pecora

 

PEDRO LASTRALastra

CAPPUCCETTO 1975

I

Per vederti meglio non ho bisogno
di chiudere gli occhi
non ho bisogno di vederti
su uno sfondo di alberi
non sei fotografia sei il bosco
che si distende per volare e io seguo
ad occhi aperti il tuo volo
innocente di rami che mi perdono
nella notte del bosco


II

E per sentirti nessun telefono
né orecchie grandi
non sono lupo né pecora
non so chi sono
orecchio per la tua voce
spazio
che si apre nel mondo
per la tua voce che pulsa
rapida e lontana
lontana da me che sono
meno feroce e astuto ogni notte

(da Notizie dall’estero, 1979)

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Ai poeti piace rileggere le fiabe, incastonarle in un differente contesto o in un tempo più attuale. Su questo blog già ci sono il principe ranocchio di Enrique Gracia Trinidad, le fiabe rovesciate di Daisy Zamora e la bella addormentata di Jorge Teillier. Il poeta cileno Pedro Lastra (Quillota, 1932) attualizza Cappuccetto Rosso, infilando se stesso nella fiaba, diventandone in realtà umanissimo e dubbioso protagonista.

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Cappuccetto

SCENA DA “CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE” © WARNER BROS

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LA FRASE DEL GIORNO
L'altra versione è quella che scrivo nei sogni, / una voce che conserva la lettera / replicandola / come un verso di Robert Desnos: / Ho tanto sognato con te che perdi la tua realtà.
PEDRO LASTRA

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