mercoledì 22 febbraio 2017

Nella memoria del felice mittente

 

ALEXIS DIAZ PIMIENTAPimienta

LE LETTERE SMARRITE

Per favore, non recuperate le lettere smarrite.
Lasciate la busta accanto al tronco dell’albero,
sotto un’anonima pietra, o a rotolare nei giardini.
Ci sono lettere che si scrivono perché non arrivino,
perché dall’altro lato della voce diffidino di tutto,
perché esista una seconda lettera, esplicita e inutile.
Ciò accade con l’assenso di tutti,
con soprassalti premeditati e complicità.
Sono mesi, anni, di matematica innocenza.
In quelle lettere si confessava tutto,
si annunciavano pericoli che poi la pioggia ha ammorbidito;
in quelle lettere c’erano poscritti che premonivano
sul fatto che sarebbero andate smarrite.
La loro vera destinazione era il silenzio,
le erbacce al bordo dei letti,
le ragnatele sui davanzali,
le nuvole sul volto.
Definitivamente,
dall’altro lato della voce non l’aspettavano.
Lasciatela accanto all’albero,
sotto un’anonima pietra,
a rotolare nella memoria del felice mittente.

(da L’isola che canta, Feltrinelli – Traduzione e cura di Danilo Manera)

.

La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo questa poesia di Alexis Diaz Pimienta (L’Avana, 1966) sono le atmosfere dei romanzi di Gabriel García Márquez, quei tempi rarefatti in cui, per accadere, le cose impiegano mesi, anni, decenni – Florentino Ariza che corteggia con lettere difficili da far giungere Fermina Daza in L’amore ai tempi del colera, ad esempio. È un inno al Fato, alla non intromissione nella storia di un amore, di una vita, al non accaduto che può però ancora accadere.

.

Wigley

MARIA WIGLEY, “UNA LETTERA”

.

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LA FRASE DEL GIORNO
Dovunque andiamo e traslochiamo e cambiamo qualcosa sarà perduto… qualcosa resterà dietro di noi.
FRANCIS SCOTT FITZGERALD, Belli e dannati

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