domenica 10 dicembre 2017

Parole per il tuo udito


JORGE ROJAS

SCHERZO

Ascolta, non c’è bisogno che te lo dica
per telefono,
ad ogni modo sono parole
per il tuo udito.

Ti amo.

Perché siamo così?

Mentre tu annusi una rosa
io sorseggio vino.

Perché siamo così
uguali entrambi
nella pienezza del nostro destino.

Mi ami come sono
altrimenti sbaglieresti.

Ti amo, e sbaglio
e torno ad amarti.
Come ti amo!

(da Prigione d’amore, 1976)


Gioca con l’ironia sin dal titolo il poeta colombiano Jorge Rojas: eppure affonda, va in profondità e, anche ridendo e scherzando, porta a termine compiutamente questa dichiarazione d’amore, a dispetto del superficiale divertimento che vuole far apparire.

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Fabian Pérez

FABIAN PÉREZ, “TELEFONO NERO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sta il nostro amore / gioendo di se stesso / allo stupore di un momento / non sognato. Vissuto.
JORGE ROJAS




jorge_rojasJorge Puñetas Rojas (Santa Rosa de Viterbo, 20 novembre 1911 - 1995). Scrittore colombiano, avvocato, fondò il gruppo Piedra y cielo (1939) e patrocinò la pubblicazione di quaderni con lo stesso nome. Tra i suoi ispiratori  Juan Ramón Jiménez e Pablo Neruda.



sabato 9 dicembre 2017

Il cammino dei fiori


YEHUDA AMICHAI

VEDI, PENSIERI E SOGNI

Vedi, pensieri e sogni in un intrico
di fili ci ravvolgono, in una rete mimetica,
e né Dio né i caccia in ricognizione
potranno mai sapere
ciò che vogliamo realmente
e dove il nostro passo è diretto.

Solo la voce che interrogando guizza
si alza ancora sulle cose e resta in aria sospesa,
anche se le granate l’hanno ormai ridotta
come una lacera bandiera,
come una nuvola squarciata.

Vedi, anche noi compiamo rovesciandolo
il cammino dei fiori:
da un calice iniziare tripudiante di luce,
scender giù con lo stelo sempre più cupo,
arrivare nella chiusa terra e attendere un poco,
e finire, radice, nel grembo, nell’oscuro.

(da Poesie, Crocetti, 1993 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Il poeta israeliano Yehuda Amichai amava trasformare il privato, la situazione personale, la sua stessa sensibilità, in un’esperienza comune. Considerava che “le poesie offrono una risposta umana alla realtà”. Così la libertà dei pensieri e dei sogni resta viva e resiste in un mondo di aerei militari e di granate: la voce dell’umano sentire continua a levarsi mentre la vita scorre.

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Fiore

FOTOGRAFIA DA “WHAT’S IN YOUR GARDEN”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il pensiero costituisce la grandezza dell'uomo.
BLAISE PASCAL, Pensieri



YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.



venerdì 8 dicembre 2017

Rose rosse dei tuoi valzer


HERMANN HESSE

CHOPIN

Spargi ancora a profusione
su di me i gigli pallidi,
grandi gigli dei tuoi canti,
rose rosse dei tuoi valzer.

E il respiro intessi greve
del tuo amore, che appassendo
dà profumo e del tuo orgoglio
garofani di fuoco flessuosi.

1897

(da Lieder romantici, 1899 - Traduzione di Mario Specchio)

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Il Premio Nobel tedesco Hermann Hesse (1877-1962) è più efficace nei suoi testi letterari. La sua opera poetica guarda più al romanticismo del passato che alle avanguardie: “Voleva comporre versi che fossero come la musica di Chopin” scrive Alois Prinz, inseguiva nei suoi versi “la musica di un linguaggio creativo che si trasformasse in vibrante simbolo del mondo e della vita”. Questa musica di Chopin che diventa una valanga di fiori “apre il mondo delle immagini, il mondo dell’anima”, quello che secondo lo stesso Hesse è il compito della poesia.

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Rosa

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Il principio di ogni arte è l'amore; valore e dimensione di ogni arte vengono soprattutto determinati dalle capacità d'amore dell'artista.
HERMANN HESSE



Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. Celebri i suoi romanzi Siddhartha, Peter Camenzind, Demian, Il lupo della steppa.


giovedì 7 dicembre 2017

Il tufo e i grattacieli


GIANCARLO MAJORINO

O MIA CITTÀ

O mia città vedo le porte gli archi
che un tempo limitavano il tuo cauto
intrecciarsi di case strade parchi
oggi spezzarti come una frontiera
o come una catena di pontili
congiungere le tue zone più vili
ai box del centro dove grandi banche
rivali o consociate in busta chiusa
dan vita o morte in crediti d’usura
legate col cordone ombelicale
del capitale e in loro trasformate
e quelle in queste ritmica simbiosi
le sedi razionali dell’industria
con l’asino alla mola e i nuovi impianti
la rapida salita la discesa
più rapida la sedia dei trent’anni
intorno curve schiene di negozi
la Galleria col tronco fatto a croce
in fondo oltre la Scala la gran piazza
Cavour congestionata la questura
la pietra dell’Angelicum trapassi
violenti e luminosi in via Manzoni
il tufo è ancora base ai grattacieli?

(da La capitale del Nord, 1959)


7 dicembre, Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Ed ecco una poesia che il poeta Giancarlo Majorino dedicò alla sua città sul principio del boom economico, quando cominciavano a sorgere i grattacieli e il terziario avanzava a discapito dell’agricoltura: le nuove attività industriali e finanziarie davano vita a un mutamento inesorabile. La domanda finale, sessant’anni dopo, sembra superata: l’antico e il moderno, con i nuovissimi grattacieli, a Milano sono riusciti a fondersi armoniosamente, come dimostra la fotografia qui sotto. Quanto alla società, be’, quello è un altro discorso…

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View of Milan`s  business district from “Duomo di Milano”.

FOTOGRAFIA © F1 DESTINATIONS

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LA FRASE DEL GIORNO
Milano rimane pur sempre l'unica metropoli internazionale d'Italia.
PHILIPPE DAVERIO, Corriere della Sera, 12 novembre 2010



Majorino

Giancarlo Majorino (Milano, 1928) è un poeta italiano che fa parte della "Generazione degli anni trenta". Tradotto in inglese, francese, russo, spagnolo, figura in più antologie straniere; suoi testi e saggi interpretativi sono apparsi su riviste italiane e su alcune riviste straniere. Numerosi i suoi testi teatrali.


mercoledì 6 dicembre 2017

Poesia è quando


JOSEPH TUSIANI

DEFINIZIONE DI POESIA PER UN BAMBINO CHE

NON SA COSA SIA, MA VORREBBE SCRIVERNE UNA

Per prima cosa non devi dire
"Vorrei scrivere una poesia": di’
Che hai voglia di dare al giorno
Un altro po' di luce : dì
Che temi che il soffio del vento
Possa nuocere a un'ape e ferire una rosa.

Poesia è quando ti si riempiono gli occhi
Di lacrime davanti a un giovane ruscello
E il respiro all'improvviso si placa
Dinanzi al tramonto su una collina:
Vedi, la poesia è in te
Prima che tu la veda nel blu.

Poesia è quando tutto il mare
Sembra la tua casa, e ti ci vorresti
Sdraiare, libero per sempre,
Lontano dalla riva e lontano da me:
Una poesia, poi, deve risuonarti dentro
Prima che tu la senta d'intorno.

Poesia è quando un'esile foglia
Ti fa sentire fragile e breve,
E ti sorprende l'ingiuria
Del vento, e non trovi parole
Per la tua pena, ché la stessa parola
Ti ricorda il vento che hai udito.

Poesia è quando, d'un tratto,
Il cuore ti batte più forte, il sangue ti scorre
Più rosso nelle vene, e cento soli
Sembrano sorgere insieme nel cielo:
Non comprendi il senso di questo -
Senti solo la gioia del mondo.

Poesia è un'ala ferita
Che tu puoi guarire, una facile cosa
Che tu non sai fare, una morte
Che hai dentro, ma canti;
Una vita che puoi usare a piacere
Benché tu la creda perduta.

Poesia, infine, sei tu in te stesso,
E sei tu al di fuori di te,
Riflesso del grigio e del blu,
E anche anticipazione.
E ora senti: fin dove arrivano le parole,
Imita l'ape e imita la rosa.

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Il poeta statunitense di origini italiane Joseph Tusiani dà una bellissima definizione di poesia, “poetica” perché si esprime non per i letterati e gli intellettuali, ma per un bambino: la semplicità delle immagini usate esprime perfettamente quello che è la poesia, rende tutta la sua emozione e la sua meraviglia, quel suo essere contemporaneamente afferrabile e inafferrabile, esterna e interna al poeta.

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Kush

DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Come una sola lucciola può far guerra alla notte e sconfiggerla, possa la poesia, se non debellare, almeno dissipare l’enorme tenebra del male umano.
JOSEPH TUSIANI, Dazebao News, 16 marzo 2012




tusianiJoseph Tusiani (San Marco in Lamis, Foggia, 14 gennaio 1924) è un poeta, professore universitario e traduttore statunitense, di origini italiane. Nel 1947 emigrò negli Stati Uniti, di cui assunse la cittadinanza nel 1956.




martedì 5 dicembre 2017

L’inattesa terraferma


KRYSTYNA RODOWSKA

SCOPERTA

Finalmente posso pronunciare
le parole appena scoperte
con il profumo dell'eternità:

Ti vedo
esisti,
mi parli,
l'aria mostra le tue forme

È come se dal fondo dell'oceano
fosse sorta l’inattesa
terraferma o forse
un continente sommerso

La vita diventa un mistero
cosmico del tuo fluire,
e io la sua nascosta
particella.

(da Nel nome dell’amore. Antologia di poesie d’amore di poeti polacchi, 1995)

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La poetessa polacca Krystyna Rodowska, traduttrice di poeti e scrittori spagnoli, da Neruda a Borges, da Juarroz a Paz, da García Lorca a Aleixandre, ha tra i suoi temi prediletti la percezione del mutamento continuo del mondo: questa improvvisa comprensione del mistero consente la consapevolezza di esserne parte, per quanto minuscoli di fronte all’universo.

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Kush

DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mistero c’è, è in noi. Basta non dimenticarcene.
GIUSEPPE UNGARETTI, Ragioni di una poesia




Rodowska

Krystyna Rodowska (Leopoli, Ucraina, 1937) è una poetessa polacca. Critica letteraria e giornalista culturale, è specializzata nella traduzione dallo spagnolo.



lunedì 4 dicembre 2017

Busso alla porta


JORGE ENRIQUE ADOUM

LA VISITA

(Capitolo di romanzo)

Busso alla porta.
-Chi è, domando.
-Io, rispondo.
-Avanti, dico.
Entro.
Mi vedo come ero tanto tempo fa.
Mi aspetta quello che sono adesso.
Non so quale dei due sia più vecchio.

(da Sono andato con il tuo nome per la terra, 1964)

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Questo di incontrare un’altra versione di se stessi, più giovane, è un nonsense che evidentemente piace ai poeti: c’è la Wisława adolescente immaginata da Wisława Szymborska e l’altro José Emilio Pacheco. Affascina anche il poeta ecuadoriano Jorge Enrique Adoum (1926-2009), che pensa di uscire migliore dal confronto.

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FOTOGRAFIA © ERNESTINE SB

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LA FRASE DEL GIORNO
"Conosci te stesso," dice il filosofo. Fossi matto!

GESUALDO BUFALINO, Il malpensante




adoumJorge Enrique Adoum (Ambato, 29 giugno 1926 – Quito, 3 luglio, 2009), poeta ecuadoriano di origini libanesi, scrittore, politico e diplomatico, fu uno dei maggiori esponenti della poesia latino americana.




domenica 3 dicembre 2017

Come l’ombra


DIEGO VALERI

I BRUNI OLIVI

I bruni olivi sottovento, e il vento
che striscia bianco al fondo della valle,
e tra la nebbia il folgorìo del sole
sopra il mare invisibile. Che luogo,
che tempo è questo, o mia perduta vita?
O vita che mi segui come l’ombra,
e come l’ombra sei da me divisa.

(da Poesie, Mondadori, 1962)

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A proposito dei versi del poeta veneto Diego Valeri (1887-1976) il critico Geno Pampaloni scrisse di una “trasparenza magica delle immagini, e, al di là delle immagini, una indefinita, baluginante malinconia”. Una definizione che si attaglia perfettamente a questi bruni olivi visti dall’alto di un colle nella foschia autunnale. “il senso della vita che è bellezza anche là dove si sfiocca, dove è parvenza tremula e peritura”, citando ancora Pampaloni.

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Olivi

FOTOGRAFIA © CNIPPATO78/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Si cammina sul filo degli anni / da esperti funamboli. / È un difficile andare ma si va
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DIEGO VALERI, Calle del vento

sabato 2 dicembre 2017

Un contatto casuale


CHRISTOPH WILHELM AIGNER

IL CONTATTO

Semplicemente lo voglio dire
È stato un contatto casuale
e anche un sorriso
Nulla più. Ma ancora
ne scaturiscono giorni quasi
la terra dondolasse appesa a
un grande ombrello di seta blu

(da Nuove poesie d’amore, Crocetti - cura Angela Urbano, traduz. Riccarda Novello)

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Una cosa da nulla, un incontro, un contatto per giunta casuale. Ma da lì, da quell’evento che la memoria custodisce e amplifica facendone quello che l’ostrica fa con il granello di sabbia, nasce un’esperienza romantica, un’emozione che ogni giorno si ripete nella poesia di Christoph Wilhelm Aigner (Wels, 1954).

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MacNeil

RICHARD MAC NEIL, “TRAMONTO DI SAN VALENTINO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come mai si incontrano migliaia di persone ma ci si innamora solo di una?
GUILLAUME MUSSO, La donna che non poteva essere qui

venerdì 1 dicembre 2017

Poesie per dicembre IV


Il poeta honduregno Marco Antonio Madrid (San Nicolas, 1968) racconta molte facce di dicembre, intarsiandole nei suoi versi: la tradizione, le feste, il Natale, la fine di un anno,le riunioni familiari, ma dall’altro lato, la tristezza di chi è solo, la disperazione di chi ha perso un figlio, la nostalgia di chi torna e dovrà ripartire. Il poeta spagnolo Ángel González (1925-2008) filosofeggia pessimista sulla vita e sullo scorrere del tempo, ma intanto si lascia ammaliare dalla dolcezza della luce del cielo dicembrino.

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MARCO ANTONIO MADRIDMarco-Antonio-Madrid

DAGHERROTIPO PER UN RICORDO

Dicembre è un fiume che viene da lontano,
                                                da chissà quale allegria,
da chissà quale colore.
Ci porta la sua acqua miracolosa. E noi lo riempiamo
                                                di presepi,
di comete e candelabri che navigano verso il sole.
Dicembre è un albero dalle minuscole foglie,
è un pane dolce ma è anche la solitudine
di chi aspetta al freddo
con un lungo fiato di alcol nel suo cuore.
Dicembre è l’aroma della polvere pirica nella nebbia,
è un giradischi con una vecchia canzone.
“Se ne va dicembre, è già l’anno nuovo”.
Dicembre è una folla: la vecchia prega
                                                il bambino piange…
Alcuni ragazzi ballano, alcuni cantano, un altro
vuota un bicchiere di liquore. Dicembre è l’abbraccio profondo
di chi torna da un posto lontano macchiato di nostalgia
                                                e solitudine,
è la mezzanotte annunciata da un suono di campane
                                                attenuate
dagli scoppi dei fuochi d’artificio in un cielo a colori.
In questa folla ci sono grida, promesse
                                    parole di esultanza…
Con questa folla dividi la speranza.
In questa folla mutevole c’è il tuo volto, c’è la tua voce.
“E senti che tutto finisce, che scorre la vita,
                                     che corrono gli anni,
che se ne va dicembre”. Il giradischi non smette di suonare.
Ieri un uomo ha seppellito il figlio morto. Oggi da solo
                                                            viene a piangerlo.
Il vento della notte si fa più intenso.
La pioviggine cade senza sosta.

(da La voce segreta delle acque, 2010)

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ÁNGEL GONZÁLEZ

NON C'È FRETTA

Lascia che passino questi giorni,
lascia che passino questi anni,
e intanto
godi il regalo della luce
del cielo di dicembre,
tanto discreta
che è quasi solo trasparenza,
non dà fastidio ed è bellissima.
Lascia che passino questi anni,
pochi altri ancora,
sii paziente e aspetta
con la sicurezza che con essi
si sarà compiuto
definitivamente tutto.

(da Niente di grave, 2009)

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Inverno

FOTOGRAFIA © GEORGE HODAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Come è bella la luna di dicembre / che guarda calma tramontare l'anno. / Mentre i  treni si affannano si affannano / a quei fuochi stranissimi ella sorride.
SANDRO PENNA, Poesie

giovedì 30 novembre 2017

Distesa lamina d’oro


GABRIELA MISTRALgabriela-mistral-2

PARADISO

Distesa lamina d’oro
e nell’adagiarsi dorato
due corpi come gomitoli d’oro;

un corpo glorioso che ascolta
e un corpo glorioso che parla
nel prato in cui nulla parla;

un respiro che va al respiro e
un volto che trema d’esso,
in un prato in cui nulla trema.

Ricordarsi del triste tempo
in cui entrambi avevano
Tempo e da esso vivevano afflitti.

Nell’ora del chiodo d’oro
in cui il Tempo restò alla soglia
come i cani vagabondi…

(da Tala, 1938)

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È un paradiso onirico quello che esce da questi versi della poetessa cilena Gabriela Mistral (18891-1957), Premio Nobel 1945: una visione quasi filosofica, permeata dall’oro di una luce primordiale, che riverbera anche nella sua qualità di età perduta, e che riveste l’intimità di quei due corpi – Adamo ed Eva, e anche ogni coppia di amanti dopo di loro - portata da quell’alito di vita che soffia. Ma, ahimè, il Tempo e la perdita dell’immortalità sono lì a testimoniare il pedaggio pagato per passare dal Paradiso a questo mondo reale e materiale: il nostro Paradiso perduto è il Tempo.

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Klimt

GUSTAV KLIMT, “IL BACIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il Paradiso è armonia con tutto ciò che vive.
ERMES RONCHI

mercoledì 29 novembre 2017

Un viaggiatore solitario


BILLY COLLINS

SINTASSI D’INVERNO

Una frase parte come un viaggiatore solitario
che va verso una tormenta di neve a mezzanotte,
e lotta contro il vento, un braccio a schermare il volto
e i lembi del cappotto leggero che sbattono dietro di lui.
Ci sono modi più semplici per costruire senso,
la conoscenza dei gesti, per esempio.
Si tiene il volto di una ragazza fra le mani come un vaso.
Si prende una pistola dal cruscotto dell’auto
e la si getta dal finestrino nella calura del deserto.
Questi freddi momenti risplendono di silenzio.
La luna piena ha senso. Quando una nuvola le passa davanti
diventa eloquente quanto una bicicletta appoggiata
a una farmacia o un cane che dorme tutto il pomeriggio
in un angolo del divano.
I rami spogli d’inverno sono una forma di scrittura.
Il corpo svestito è un’autobiografia.
Ogni lago è una vocale, ogni isola un nome.
Ma il viaggiatore insiste nella sua fatica,
lotta per tutta la notte nella neve sempre più alta,
lascia un tenue alfabeto di orme
sulle bianche colline e sui piani bianchi delle valli,
un messaggio ai topi di campagna e ai corvi di passaggio.
All’alba vedrà il rampicante di fumo
alzarsi dal tuo camino, e quando tremante
sarà davanti a te, rivestito di gelo che brilla,
fra la sua barba di ghiaccioli comparirà un sorriso,
e l’uomo esprimerà un pensiero compiuto.

(da A vela, in solitaria intorno alla stanza, 2001 – Traduzione di Franco Nasi)

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Per certi poeti il percorso per scrivere una poesia è spesso così, come il duro viaggio d’inverno di cui parla il poeta statunitense Billy Collins (New York, 1941): si parte da una frase, da un’idea e si prosegue controvento nella tormenta per raggiungere la meta prefissata senza fare uso di facili metafore o di tecnicismi a effetto.

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Neve

IMMAGINE © 52DAZHEW

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho capito che i libri non sono mai finiti, che è possibile per alcune storie continuare a scriversi senza il loro autore.
PAUL AUSTER, Il taccuino rosso

martedì 28 novembre 2017

E volare e volare


JESUINA SÁNCHEZ Sanchez

LA SERA

Vorrei camminare in questa sera tranquilla
da sola e in silenzio – voce e pianto -
sciogliermi da tutti i vincoli
per avanzare libera e intera
verso il mistero;
introdurmi in esso come fine
di ogni ricerca…
Vorrei cadere in letargo lentamente;
dimenticare la materia, non sentirla,
e in un tentativo impetuoso alzarmi in volo,
e planare, planare, libera e straniera,
lontano dal mio fango, separata dal corpo,
- goffo, umano, -
e volare e volare bevendo soli
nell’infinita immensità del cielo.

(da Maggio e miracolo, 1991)

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Sognare di volare è – per Jung – l’incarnazione di un desiderio di liberarsi da qualche tipo di vincolo che ci lega e ci impedisce di essere liberi. È questo senso di libertà che la poetessa uruguaiana Jesuina Sánchez (Salto, 1948) esprime appieno: l’evasione dalla materialità umana per cercare di avvicinare il mistero con lo spirito, con l’anima – quello che, in fondo, tenta di fare la poesia.

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Holland

DIPINTO DI HARRY HOLLAND

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LA FRASE DEL GIORNO
Nei nostri sogni siamo in grado di volare… e forse questo è un ricordo di come siamo stati pensati per essere.
MADELEINE L’ENGLE

lunedì 27 novembre 2017

Nel miele delle cinque


NATAN ZACH

IL MIELE DELLE CINQUE

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce, e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E così fu sempre e così sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come scrisse Keats.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Ora che le giornate si accorciano sensibilmente, capita spesso di vedere la calda luce del tramonto tingere con le sue tonalità riflesse le case e i palazzi di città, come la romana Piazza Navona cantata dal poeta israeliano Natan Zach (Berlino, 1930): ed è incredibilmente vero che tutto sembra indugiare, rimanere sospeso, indefinito nel crepuscolo.

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Piazza Navona

FOTOGRAFIA © 4KWALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Credo che i momenti perfetti durino soltanto un istante, un dono dell'Universo che potrò conoscere e sperimentare molte volte nella vita, senza mai possederlo. Questo è ciò che provo quando contemplo un tramonto.
SERGIO BAMBARÈN, Il vento dell’Oceano

domenica 26 novembre 2017

La maturità della mela


MARY OLIVER Mary Oliver

IL FRUTTETO

Ho sognato
il successo.
Ho alimentato

l’ambizione.
Ho scambiato
notti di sonno

con ore di lavoro.
Ah, e ho scoperto
come il morbido fiore

si trasforma in frutta verde
che si trasforma in frutta dolce.
Ah, ho scoperto

che tutti i venti soffiano freddi
alla fine
e che le foglie

così belle, così tante,
evaporano
nel grande

involucro nero del tempo,
nel grande involucro nero
dell’ambizione

e che la maturità
della mela
è la sua caduta.

(da Uccello rosso, 2008)


La natura, la Madre Terra, sono gli argomenti delle poesie di Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 1935): ne è un’osservatrice attenta e puntigliosa, intima e gioiosa, tanto da essere stata paragonata a Walt Whitman e a Henry David Thoreau. Il giro di un anno nel frutteto non è solo il fiorire dei meli e il trasformarsi del bocciolo in bacca prima e in frutta poi, è anche una metafora del vivere.

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Mele

AUDRA ZIEGEL, MELETO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Istruzioni per vivere: / Presta attenzione. / Stupisciti. / Raccontalo.
MARY OLIVER, Uccello rosso

sabato 25 novembre 2017

Crittogrammi


JOSÉ EMILIO PACHECO

ACCELERAZIONE DELLA STORIA

Scrivo qualche parola
                                  e subito
dicono un’altra cosa
                                  significano
un’idea diversa
                         sono già docili
al Carbonio 14
                          Crittogrammi
di un popolo antichissimo
                                        che cerca
la scrittura nelle tenebre.

(da Non chiedermi come passa il tempo, 1970)

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La seconda metà del Novecento, dopo le guerre mondiali, parve portare ad un’accelerazione della storia – quando il poeta messicano José Emilio Pacheco (1939-2014) scriveva questi versi era in pieno  corso l’avventura spaziale che avrebbe portato l’uomo sulla Luna nel luglio 1969, ma non solo: tutto sembrava progredire velocemente sull’onda del boom economico, anche la società, che iniziava il percorso di automazione e informatizzazione con tutte le sue conseguenze. Anche la parola, dice Pacheco, anche la poesia, invecchia nel momento stesso in cui è scritta: l’uomo non è capace di stare al passo con la sua stessa evoluzione.

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Chuckle

MEL BOCHNER, “CHUCKLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
È presunzione dire al mondo / “Io sono poeta”. / Falso: “io” non sono nulla. / Sono uno che canta la storia della tribù / e come “io” siamo moltissimi
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JOSÉ EMILIO PACHECO, Guardo la terra

venerdì 24 novembre 2017

Così imbecille


LUIS ALBERTO DE CUENCA

L’IMBECILLE

Era una creatura detestabile
sul piano morale, un essere abietto,
un’abominazione lovecraftiana.
Non era neanche bella, né attraente,
né elegante, né giovane, né simpatica.
Era un mucchio perverso d’immondizia.
E fosti così imbecille che per lei
lasciasti quella che amavi e vendesti
l’anima nei bazar della notte.
 

(da L’ascia e la rosa, 1993 – Traduzione di Stefano Berardinelli)

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“Amare ed essere saggi è impossibile” dice un proverbio spagnolo. Ed è vero, sono assurde spesso le cose che si fanno obnubilati dall’amore – persino i saggi non ne sono esenti. È una enorme stupidaggine anche questa raccontata dal poeta spagnolo Luis Alberto De Cuenca (Madrid, 1950), che troppo tardi si avvede dell’errore e rimane punito della sua stessa stupidità, visto che una storia d’amore, come un vetro rotto, una volta infranta non si può più aggiustare.

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Perez

FABIAN PÉREZ, “ARIA FRESCA E SIGARETTA II”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutte le passioni ci fanno commettere degli errori, ma l'amore ci fa fare i più ridicoli.
FRANÇOIS DE LA ROCHEFOUCAULD, Massime

giovedì 23 novembre 2017

Una finestra


CHRISTOPH WILHELM AIGNER

SGUARDO INDIETRO

Con i suoi sguardi
lei mi ritaglia
una finestra

Dentro fioccano nastri di neve
brandelli di vento discorsi di uccelli

Rullare di treni
Poi in primavera
e ancora nell’autunno della scuola
grida di legno
sotto la sega

Le estati da solo nel cortile
Il vuoto nel petto

L’amaro debole
primo essere innamorato

(da Prova di stelle, Crocetti, 2001 - Traduzione di Riccarda Novello)

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Si origina un mondo in questi versi del poeta austriaco Christoph Wilhelm Aigner (Wels, 1954): dietro quella finestra immaginaria scorre all’indietro il tempo e riporta un panorama lontano, perduto, quello dell’adolescenza, dei tempi della scuola. E “ancora /  ne scaturiscono giorni quasi / la terra dondolasse appesa a / un grande ombrello di seta blu”.

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Magritte

RENÉ MAGRITTE, “MISTERI DELL’ORIZZONTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni vita parla, occorre soltanto dimenticare la propria grammatica per sentire quello che viene detto.
CHRISTOPH WILHELM AIGNER, Anti Amor

mercoledì 22 novembre 2017

Il ridicolo di scrivere poesie


WISŁAWA SZYMBORSKASzymborska

POSSIBILITÀ

Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente,
a me che ama l'umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l'intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d'altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l'inferno del caos all'inferno dell'ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l'essere abbia una sua ragione.

(da Gente sul ponte, Scheiwiller, 1986 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Possibilità che lasciano facoltà di scelta queste indicate dalla poetessa Premio Nobel polacca Wisława Szymborska (1923-2012) in uno dei suoi tanto amati elenchi. Ma, a ben guardare, disseminate qua e là tra le preferenze per così dire “personali” (il cinema al teatro, i gatti ai cani, le favole ai giornali) ci sono chiare prese di posizione, fino alla gemma della sentenza che chiude la poesia – del resto, come dice altrove sempre in Gente sul ponte: “Siamo figli dell'epoca, / l'epoca è politica. // Tutte le tue, nostre, vostre / faccende diurne, notturne /sono faccende politiche”.

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Daran

DIPINTO DI GERARD DARAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico
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WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso

martedì 21 novembre 2017

Saziarmi di baci


ERICH FRIED

BRAMA

Mi auguro talvolta
di poter
saziarmi di baci con te
ma poi dovrei morire
per la fame che ho di te
perché più ti bacio
e più devo baciarti:
I baci non nutrono me
solo la mia fame.

(da È quel che è, Einaudi, 1988 - Traduzione di Andrea Casalegno)

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Questa del poeta austriaco naturalizzato britannico Erich Fried (1921-1988) è una poesia d’amore sul desiderio, anzi su qualcosa di più, visto che la brama apporta un’accezione ancora maggiore, una smania smodata di volere qualcosa. Ed è un desiderio che alimenta se stesso, acuendosi invece di appagarsi.

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Bacio

DIPINTO DI ANDRE KOHN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il desiderio è una specie di serpe prodigioso, che quanto s'accorcia di dietro, tanto s'allunga dinanzi.
ARURO GRAF, Ecce homo

lunedì 20 novembre 2017

Sorgesti da te stesso


DULCE MARÍA LOYNAZ

IO TI SPOGLIAVO DI TE STESSO

Io ti spogliavo di te stesso,
dei «tu» sovrapposti con cui la vita
ti aveva fasciato…

Ti ho strappato la corteccia – intera e dura -
che si credeva frutto, che aveva
forma di frutto.

E davanti allo stupore vago dei tuoi occhi
sorgesti con gli occhi ancora velati
di oscurità e sbalordimento…

Sorgesti da te stesso; dalla tua stessa
fertile ombra, pura e semplice
anima viva…

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Sembra una nascita quella che racconta la poetessa cubana Dulce María Loynaz (1902-1997), e lo è: grazie all’amore, avviene la trasformazione dell’essere amato, che si spoglia dei suoi “tu”, degli egoismi dell’”io”, delle più inutili incrostazioni per riuscire finalmente a mostrare nell’amore soltanto la sua anima.

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lovers-hand-heart-ocean-sunset

FOTOGRAFIA © NOBLE THEMES

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LA FRASE DEL GIORNO
Piace all’Amore Felice – quello che si ferma / un istante… – strappare un verso all’anima buia.
DULCE MARÍA LOYNAZ

domenica 19 novembre 2017

La perfezione


EUGÉNIO DE ANDRADE

È UN POSTO NEL SUD

È un posto nel sud, un posto dove
la calce
si solleva a sfidare lo sguardo.

Dove hai vissuto. Dove a volte nei sogni
ancora vivi. Il nome impregnato d'acqua
trasuda nella tua bocca.

Sui sentieri delle capre scendevi
alla spiaggia, il mare sferzava
quelle scogliere, queste sillabe.

Gli occhi si perdevano annegando
nel chiarore
del tramonto o dell'alba.

Era la perfezione.

(da Bianco nel bianco, 1984)

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“Un posto nel sud” è il luogo della memoria del poeta portoghese Eugénio De Andrade (1923-2005). Un luogo dove si è stati felici, dove ci si è sentiti appartenere. Un luogo come tutti abbiamo nel cuore e negli occhi e dove, se non possiamo andarci, resta comunque a popolare i sogni.

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Tavira

FOTOGRAFIA © TAVIRA ALGARVE PORTUGAL

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LA FRASE DEL GIORNO
Sorge aerea pietra su pietra / la casa che ho solo nella poesia.
EUGÉNIO DE ANDRADE

sabato 18 novembre 2017

Quando ci si innamora


MARIO BENEDETTI

INNAMORARSI E NO

Quando ci si innamora le falangi
del tempo si accampano nell’oblio
la sfortuna si riempie di miracoli
la paura si trasforma in ardimento
e la morte non lascia la sua cripta

innamorarsi è un presagio gratuito
finestra aperta sull’albero nuovo
un’impresa eroica dei sentimenti
una bonaccia quasi insopportabile
e un esercizio contro la sventura

per contro invece perdere l’amore
è vedere il corpo come è e non come
lo sguardo dell’altro lo inventava
tornando più poveri al vecchio enigma
trovando la tristezza nello specchio.

(da La vita è questa parentesi, 1998)

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Innamorarsi – dicono gli scienziati – genera un effetto che si può paragonare a quello di certe droghe o di certi sport estremi: libera dopamina, adrenalina, feniletilamina, tutte sostanze eccitanti ed euforizzanti. Ma non servivano gli scienziati per dirlo: bastavano i poeti, come l’uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009).

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Innamorarsi

FOTOGRAFIA DA TWITTER

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LA FRASE DEL GIORNO
Se ti amo è perché sei / il mio amore la mia complice e tutto / e per la strada fianco a fianco / siamo molto più di due.
MARIO BENEDETTI

venerdì 17 novembre 2017

Ha il silenzio


FINA GARCÍA MARRUZgarcia marruz

CINEMA MUTO

Non è che gli manchi
il sonoro,

è che ha
il silenzio.

(da Créditos de Charlot, 1990)

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Pochissime parole, dodici, bastano alla poetessa cubana Fina García Marruz (L’Avana, 1923) a lanciare come un fulmine questa sua sentenza: in tempi come questi che vivono di parole spesso a vanvera, dovremmo anche noi celebrare il silenzio, dargli valore. E non solo: rovesciare l’aspetto di una questione per vederlo dall’altro lato. Entrambe le cose non potrebbero farci altro che bene.

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Monello

SCENA DA “IL MONELLO”, 1921

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LA FRASE DEL GIORNO
L'unica cosa profonda, straordinaria che l'uomo abbia scoperto è il silenzio, ed è anche l'unica cosa a cui non riesce ad attenersi.
EMIL CIORAN, Quaderni 1957/1972

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