mercoledì 24 maggio 2017

Quella che scrivo nei sogni

 

PEDRO LASTRA

L’ALTRA VERSIONE

L'altra versione è quella che scrivo nei sogni,
una voce che conserva la lettera
replicandola
come un verso di Robert Desnos:
Ho tanto sognato con te che perdi la tua realtà.

L'altra versione sei tu, furtiva,
quando i tuoi giorni mi passano accanto senza fermarsi,
quando il vento spande
i tuoi capelli sulla mia memoria.

(da Notizie dall’estero, 1979)

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L’altra versione è quella poetica, quella che attiene al mondo dell’invisibile, al sogno, all’immaginazione, ma anche alla memoria, alla forza del ricordo. Il  poeta cileno Pedro Lastra (Quillota, 1932) è ben consapevole che quelle due versioni non sono comunicanti: “Come sarà, signora, vederti e non vederti / più, come sarà / guardare la tua nebulosa / figura allontanarsi / (questo lo scrivo appena) / poiché abitiamo mondi distinti?

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma il sogno non dorme / come sogna chi dorme, un angelo tradito / da non si sa chi / e invecchiato / dall’ombra dei giorni dimenticati: / è un’eternità quella dell’istante /e uno spazio infinito / il luogo dove abita.
PEDRO LASTRA, Canzone del passeggero

martedì 23 maggio 2017

Due amanti

 

PAOLO SILENZIARIO

VIDI DUE AMANTI

Vidi due amanti appassionati: con frenesia impaziente
configgendo a lungo le labbra nelle labbra, non si saziavano
di un amore infinito; ma, pur anelanti di penetrare l’uno
nel cuore dell’altra, alleviavano appena la tortura di un limite
invalicabile scambiandosi fra loro le morbide vesti.
L’uno somigliava in tutto ad Achille, quale l’eroe si mostrava
nel palazzo di Licomede; la fanciulla poi, cinta dalla tunica
fino al candido ginocchio, ritraeva l’immagine di Febe.
Di nuovo le labbra erano premute, perché li divorava
un’incessante follia amorosa. Sarebbe più facile dividere
il tortuoso intreccio di due ceppi di vite, cresciuti
in un viluppo annoso, che quegli amanti, con le morbide membra
serrate in un nodo dalla mutua stretta delle braccia.
Tre volte beato chi, mia cara, è legato in tali catene,
tre volte beato; ma noi bruciamo divisi.

(dall’Antologia Palatina, Libro V, 255)

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Paolo SIlenziario (VI secolo dopo Cristo), alto funzionario imperiale alla corte di Costantinopoli, fu l’ultima grande voce poetica in lingua greca classica. La metà degli 80 epigrammi giunti fino a noi nell’Antologia Palatina hanno argomento erotico, come questo, che racconta dettagliatamente – come un voyeur – l’inestricabile amplesso di due amanti divorati dal fuoco dell’eros e dell’amore. Crudele è il contrasto del distico finale: a Paolo non tocca questa gioiosa grazia, lui è lontano dalla sua amata.

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Amanti

MANUEL LANCÉ, “AMANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quanto più lontani stanno, tanto più vicino al cuore sono i sentimenti che cerchiamo di soffocare e dimenticare.
PAULO COELHO

lunedì 22 maggio 2017

Nel territorio segreto

 

MARÍA CLARA GONZÁLEZ

TU

“Ognuna mi ha dato solo quello che poteva
  darmi, a ognuna ho dato solo quello che
  poteva prendere da me”
                                   Hermann Hesse

Non so in che modo
entri nel territorio segreto
che mi abita

Mentre cammini
- Come riconoscendomi -
la api di giugno popolano il mio sguardo

Ti lascio attraversarmi
Ti racconto i miei segreti
Ti avvolgo con le mie risate

So che vai di fretta                                                                                                                                                   
Non ti tratterrò

(da Il lento lavoro dell'oblio, 2002)

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“Scrivo per correggere i ricordi e vagabondare in essi, per superare i confini, per sognarmi diversa e arbitrariamente creare nuovi modi si stare al mondo” dice la poetessa colombiana María Clara González (Bogotá, 1952). Così l’amato ormai perduto torna ad attraversare i territori del sogno, a invadere le province della parola – abbandonarsi al ricordo è l’unico modo per non naufragare, per non andare alla deriva e superare così le paure.

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FOTOGRAFIA © FAVIM

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo perché sì, perché respiro e il battito del polso me lo chiede.
MARÍA CLARA GONZÁLEZ

domenica 21 maggio 2017

Il piccolo miracolo del profumo

 

ELOY SÁNCHEZ ROSILLO

NOTA

Adesso allunghi il braccio. Salti. E cogli
qualche fiore
dall’allegro arancio.
                            Poi vieni
verso di me sorridendo e posi nella mia mano
i fiori delicati.

                            A volte mi piacerebbe
dire con parole mie la bellezza
di questo nostro momento: la grazia del tuo corpo
nell’istante del salto, i miei occhi che ti guardano,
il piccolo miracolo del profumo.

(da Pagine di diario, 1981)

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Dire l’inesprimibile, questo è il desiderio del poeta spagnolo Eloy Sánchez Rosillo (Murcia, 1948): quante volte le emozioni e le sensazioni superano le nostre capacità di esprimerle con il bagaglio limitato per quanto vasto delle parole. Prova a farlo la poesia, prova a coglierne almeno un istante – anche se succede quello che capita quando vogliamo fissare con la macchina fotografica la bellezza di un’immagine colta dai nostri occhi: non sarà mai perfetta come quella fermata dalla retina.

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Maja Topcagic

FOTOGRAFIA © MAJA TOPCAGIC

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi guarda con gli occhi aperti e sogna ha davanti a sé tutta la realtà, anche se non si trova in ogni sua parte. Non ci sono zone in ombra.
ELOY SÁNCHEZ ROSILLO, El Cultural, 20 novembre 2015

sabato 20 maggio 2017

Un mondo com’era

 

NIKIFÒROS VRETTÀKOS

RICOMPOSIZIONE

Scrivendo, cerco di far entrare nelle mie parole
il giorno con il suo amore. Il sole, le stelle,
le cose – nella poesia tutto deve girare
come avviene nell’universo.
Qui luce e qui palpebre in un cerchio più piccolo,
in una sfera, una forma di libro che sarà
cerchio e sfera e infinito. Farò entrare tutto
il mondo e intatte le sue pallide linee,
l’armonia in sé, illuminata da una
bontà universale – elevando
linee e colori.
Cerco di fare un mondo a cui nulla
mancherà. Un mondo com’era
prima della corruzione. Prima ancora
che Caino uccidesse Abele. Che le mie parole zampillino
acqua ed erba. Zampillino vivente
silenzio e sorriso.

(da L’abisso del mondo, 1961 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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Il poeta è un costruttore di mondi: le sue parole provano a racchiudere l’universo, a ricostruirlo, a ricomporlo. Ed è così che il poeta greco Nikifòros Vrettàkos (1912-1991) si vede nell’atto della scrittura, un abile creatore di un sistema copernicano puro e incorrotto: “Adesso sono capace di esprimere / la sua armonia con una poesia. / Prenderò una pagina bianca, / e metterò in fila la luce”.

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Space

FOTOGRAFIA © WALLPAPER XS

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia nasce / insieme alle cose, insieme all’amore, / insieme al dolore.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS, L’abisso del mondo

venerdì 19 maggio 2017

L’orma del tuo corpo

 

OCTAVIO PAZ

PASSAGGIO

Più che aria
                     più che acqua
più che labbra
                         leggera leggera

Il tuo corpo è l’orma del tuo corpo

(Pasaje, da Versante Est, 1969 - Traduzione di Franco Mogni)

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Risente evidentemente del lungo soggiorno in India la produzione degli Anni Sessanta del Premio Nobel messicano Octavio Paz (1914-1998): non è più il Surrealismo a esprimere la poesia ma un consapevole muoversi come su un filo di equilibrio tra la coscienza e il reale dove il confine è talmente sottile da scomparire e la parola si fa quasi un mantra evocando la pienezza del transitorio: «Guardati / più reale del corpo che abiti / ferma in mezzo alla mia fronte".

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ILLUSTRAZIONE DI DANIEL TAYLOR

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LA FRASE DEL GIORNO
Desiderata / la realtà si desidera / s’inventa un corpo di scintilla / si sdoppia e si guarda.
OCTAVIO PAZ, Giorni feriali

giovedì 18 maggio 2017

La lanugine dei pioppi

 

SOFIJA PARNOKСофия_Парнок

ERA UN’EPOCA STUPENDA

Era un'epoca stupenda!
Era il mio ventesimo anno.
Come una parabola diamantina
Si alzava la fontana.

La lanugine cadeva da un pioppo,
E dal mattino stesso
Attorno alla fontana camminavano
I bimbi sul vialetto,

Il mondo era più sconfinato,
Il cielo più azzurro,
E i colombofili lanciavano
I colombi verso il cielo...

La vita non pesava più
Della lanugine dei pioppi, –
E con spavento e allegria
Si è mozzato il fiato!

4 ottobre 1927

(da Poesia, n. 316, Giugno 2016 – Traduzione di Paolo Galvagni)

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Era un’epoca stupenda, la gioventù, certo: allora davvero il mondo poteva sembrare sconfinato alla poetessa russa Sofija Parnok (1885-1933), amante di Marina Cvetaeva. Allora tutto sembrava possibile, le illusioni non si erano ancora frante, e la vita volava via leggera come la lanugine dei pioppi.

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FOTOGRAFIA © CURTIS NEWTON - (CC BY-NC-SA 2.0)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ah, la gioventù è una malattia dalla quale si guarisce presto!

NUTO REVELLI, Il prete giusto

mercoledì 17 maggio 2017

Albeggia lentamente

 

CARLOS PUJOL

DI NOTTE NEGLI SPECCHI

Di notte negli specchi
ci sono cataclismi di tenebra,
si sgretola ogni sogno
che ha appena finito di nascere.
E sbuchiamo nell’alba
come ciechi che vedono per la prima volta.
Albeggia lentamente,
c’è ancora molto tempo davanti:
tra due luci possono ancora scorgersi
brandelli delle ombre abbandonate.

(da Versi dalla Svevia, 2005)

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L’alba è una sorta di rinascita, ogni nuovo giorno, quella che fece dire a José Emilio Pacheco che “ci consegna la prima ora / la prima ora di un’altra vita. / La sola nostra verità /  è il giorno che comincia”. L’alba salvifica cantata anche dal poeta catalano Carlos Pujol (1936-2012): le tenebre si dissipano e nella prima luce, come ciechi che finalmente possono vedere, riusciamo a distinguere in modo diverso le cose, a cogliere per un istante i brandelli del mistero.

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Woman And Man On A Bed

FOTOGRAFIA DI RICHARD TUSCHMAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Grazie per la bellezza che ci colma e ci intimidisce / e per l’alba / che ci offre l’illusione della prima volta
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XULIO LÓPEZ VALCÁRCEL, Memoria di Agosto

martedì 16 maggio 2017

A gambe incrociate

 

LUCIANO ERBA

NEL BOSCO

E tu pensavi che come a un saggio orientale
ti bastasse stare addossato a gambe incrociate
alle radici sporgenti di un faggio
per allontanare il pensiero di lei
e diventare l'azzurro tra i rami
o magari formica corteccia filo d'erba

sono passati tre lenti fiocchi di nuvole
e sei ancora tu

ami, ma ami senza:
migliore esperienza?

(da L'ippopotamo, Einaudi, 1989)

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Luciano Erba (1922-2010) prova a condurre la sua indagine tra le pieghe del reale, affidandosi alla meditazione per fare in modo che la natura e gli oggetti rivelino il loro senso recondito. Corpo e mente diventano un catalizzatore, ahimè inutile, se è vero che alla fine rimane con il suo solito pugno di mosche.

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Aang

ILLUSTRAZIONE © SPORKERANG/DEVIANT ART

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LA FRASE DEL GIORNO
E di te che saprò? Le tue apparenze / han detto quel che vuoi, quel che non sei.
LUCIANO ERBA, Il male minore

lunedì 15 maggio 2017

Schiuma di buona volontà

 

GREG DELANTY

ESPERANTO

Stamattina un cameriere in uno squallido caffè
è rimasto sconcertato quando ho provato a parlare la sua lingua.
Qualcuno è intervenuto per tradurre, stranieri tutti.
Il cameriere ha compreso, ha sorriso
e tutti sorridevano. Per un istante fu come se
si fosse risolto un grande problema, come se ognuno avesse registrato
la risposta che aveva dimenticato di sapere, la schiuma
di buona volontà traboccante come cappuccino.

(da Poesie scelte 1986-2007, 2008)

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Capita spesso di incontrare stranieri nelle nostre città che tentano disperatamente di farsi comprendere in italiano: per dire, l’altro giorno una coppia di inglesi disorientata dai lavori in corso cercava di domandarmi nella lingua di Dante una strada alternativa. Li ho indirizzati nella loro lingua con sollievo di tutti. Lo stesso sollievo degli avventori del bar dove si trova il poeta irlandese Greg Delanty (Cork, 1958): quel linguaggio di solidarietà, di empatia, di buona volontà di aiutare il prossimo è una lingua universale, come l’esperanto.

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Apple

LINDA APPLE, “DAY DREAMING”

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LA FRASE DEL GIORNO
D'altra parte già la pura e semplice possibilità del tradurre mostra che a fondamento di tutte le lingue vi è un’unica segreta lingua originaria, la lingua dello spirito umano, senz'altro.
WALTHER KRANZ, La filosofia greca

domenica 14 maggio 2017

Simbiotica unità

 

PILAR PAZ PASAMARESPaz Pasamar

UNITÀ

Mamma, tu non sei più tua ma mia.
Te ne sei andata come la luna sull’acqua.
Tutto il tuo chiarore si è specchiato
immenso, nella mia anima.
Mamma, non ci sei più,
il tuo sorriso non è il tuo sorriso.
Sono io che ti sorrido,
che muovo le tue mani.
Che ti vivo e respiro per te.
Non ci sei più, madre mia.
Hai impresso il tuo chiarore come
la luna sul lago.
In me la tua immagine galleggia,
riposa, dorme, volteggia,
in una simbiotica unità che livella
la tua carne con la mia,
i tuoi occhi con i miei,
il tuo dolore con il mio.
E la tua fine – spegnerti sorridendo – è la mia.
- La tua fine!-
Lassù ti aspetterà una stella.
Io ti terrò con le mani (così giovani!)
più su del mare, più su del tempo.
E saremo insieme, madre mia, così vicini
che Dio non potrà distinguere se sei una
o se siamo uno noi che siamo morti.

(da Mara, 1951)

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Si dice che “nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta”. Ed è quello che esprime in versi la poetessa spagnola Pilar Paz Pasamar (Jerez de la Frontera, 1932) in questa poesia che ho scelto per celebrare la Festa della Mamma, con l’augurio che quel chiarore di madre sia sempre con noi.

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Klimt

GUSTAV KLIMT, “LE TRE ETÀ DELLA DONNA”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.
ENZO BIAGI, Strettamente personale

sabato 13 maggio 2017

Carne di luna

 

ANISE KOLTZ

«ÜBER ALLEN GIPFELN IST RUH»

La luna si interra
fino agli occhi
è a mala pena visibile

voglio farle la posta
scuoiare il suo ventre bianco
e cucinarla

la sua carne ha il sapore
del pesce di mare

(da Il circo del sole, 1966)

 

“Über allen Gipfeln Ist Ruh”: su ogni cima, è pace. È l’incipit del Canto notturno del viandante di Johann Wolfgang Goethe musicato da Franz Schubert a fare da titolo e da chiave di lettura di questi versi della poetessa lussemburghese Anise Koltz (Eich, 1928). In realtà di pace ce n’è poca, visto l’intento quasi cannibalesco di catturare la luna come un animaletto, cucinarla e mangiarla. Ma è la cifra della Koltz: la dimensione simbolica del mondo interiore, dove tutto è possibile, anche sognare una realtà che non esiste ancora o che non esisterà mai.

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Rising Moon Painting by Megan Aroon Duncanson; Rising Moon Art Print for sale

MEGAN AROON DUNCANSON, “LUNA SORGENTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Niente è più oscuro e misterioso della chiarezza.
ANISE KOLTZ, Sonnambula del giorno

venerdì 12 maggio 2017

È facile dirlo

 

AMOS OZOz

MA COME

Abbandonarla, dici, è facile dirlo,
abbandonarla come un pilota di guerra
che abbandona un aereo
senza controllo o in fiamme. Ma come si salta
da un aereo precipitato, fatto a pezzi e arrugginito
o affondato nelle profondità del mare?

(da Lo stesso mare, 1999)

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Abbandonare qualcuno o qualcosa non è mai facile: se è per così dire “facile” lanciarsi dall’aereo in fiamme o in caduta nell’eccitazione adrenalinica del momento, come dice il narratore israeliano Amos Oz (Gerusalemme, 1939), sull’onda del verso catulliano “Difficile est longum subito deponere amorem”, è difficile abbandonare all’improvviso un lungo amore. 

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Aircraft

IMMAGINE © FORWALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è anche imparare a rinunciare all'altro, a saper dire addio senza lasciare che i tuoi sentimenti ostacolino ciò che probabilmente sarà la cosa migliore per coloro che amiamo.
SERGIO BAMBARÉN, Il delfino

giovedì 11 maggio 2017

Puoi dirmi: esisto

 

CLEMENTE REBORA

DIMMI CHE ESISTI – NON CHIEDO ALTRO

Dimmi che esisti - non chiedo altro:
Il resto al cuore io domando.

Sete ingannata da ogni coppa,
Senza il sapor della tua bocca,
Riposo illuso in ogni sonno
Senza il ristoro del tuo corpo,

Dimmelo sempre che ci sei,
Comunque la tua vita speri.

La creatura in te più vera
Ogni vicenda a me la svela,

La lontananza ansiosa dice
L'amor che accanto ammutolisce;

Ma so, non so, so che tu sola
Puoi dirmi: esisto - e dillo ancora.

(da Dieci poesie per una lucciola, Stampa Alternativa, 1999)

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La “lucciola”, ovvero dispensatrice di luce, di queste poesie di Clemente Rebora (1885-1957) è la pianista russa Lydia Natus, con la quale il poeta convisse dalla fine del 1913 al 1919 con la parentesi della terribile esperienza della prima guerra mondiale, conclusasi per lui con un trauma nervoso. È un amore vivo, carnale, che permette al poeta di “svelare con candore la gemma del suo cuore”. Quell’amore finisce alla fine del 1919: Lydia va a vivere a Parigi, Rebora intraprende il percorso di ricerca interiore che lo porterà alla conversione al cattolicesimo e al sacerdozio. Ma non si dimenticheranno mai…

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Su speranze leggere / un pullular di luce / quante sono le stelle.
CLEMENTE REBORA, Frammenti lirici

mercoledì 10 maggio 2017

Condannata a scrivere

 

NINA CASSIAN

LA QUARTA SCIMMIA

Nella ben nota posizione ‘assisa’
come le Tre Scimmiette – Una Non Vede,
Una Non Sente, Una Non Parla –
con la cenere della sigaretta
che cade sulle cosce nude,
davanti a me il mare,
dietro, la morte,
saggio tra i denti una sillaba di eternità
come se fosse una moneta dubbia.

Le unghie si ritraggono,
si gonfiano le dita.
Non scivolano più
sotto il ponte abbattuto dei miei anelli.

Sono la Scimmia Condannata a Scrivere.

(da C’è modo e modo di sparire, Adelphi, 2013)

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I poeti sentono in loro questa necessità di scrivere, che si trasforma talvolta in urgenza. Per la poetessa rumena Nina Cassian (1924-2014) si tratta addirittura di una condanna, del continuo supplizio del decodificare una lingua remota.

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Skilling

DIPINTO DI WILLIAM SKILLING

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LA FRASE DEL GIORNO
Il paesaggio che descrivo / sono io stessa.
NINA CASSIAN, C’è modo e modo di sparire

martedì 9 maggio 2017

Ghirlande di lumini

 

 

GIUSEPPE UNGARETTI

NOTTE DI MAGGIO

Il cielo pone in capo
ai minareti
ghirlande di lumini.

(da L’Allegria, 1931)

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“Alcuni vocaboli deposti nel silenzio come un lampo nella notte, un gruppo fulmineo d’immagini, mi bastavano a evocare il paesaggio sorgente d’improvviso ad incontrarne tanti altri nella memoria” scrive Giuseppe Ungaretti (1888-1970) riguardo all’ispirazione di alcune brevi poesie scritte poco prima della guerra e inserite poi nella raccolta L’Allegria: questa Notte di maggio, ad esempio, dove basta un’immagine di luci parigine nel buio per ricreare il miraggio della natia Alessandria d’Egitto, “un abbraccio di lumi nell’aria torbida / sospesi” visti dal bastimento che lo condusse via.

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SKS

FOTOGRAFIA © SKS

 

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LA FRASE DEL GIORNO
E come portati via si rimane.

GIUSEPPE UNGARETTI, L’Allegria

lunedì 8 maggio 2017

Si concentra il mondo

 

 

ÓSCAR ACOSTAoscar-acosta

GLI AMANTI

Gli amanti sono distesi sul letto
e con dolcezza nascondono parole e baci.
Sono nudi e indifesi come bambini
e nei loro sensi si concentra il mondo.
Non c’è luce o ombra per i loro occhi appagati
e la vita non ha forma alcuna.

I bei capelli della donna possono essere una rosa,
l’acqua calda o un fornitore innamorato.
Il fuoco è soltanto uno schianto scuro.
Gli amanti sono distesi sul letto.

(da Poesia minore, 1957)

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Gli innamorati felici sono “due esseri / che non vedono il mondo” secondo Wisława Szymborska. E così li ritrae il poeta honduregno Óscar Acosta (1933-2014): una cellula formata da due organismi che chiude fuori il mondo, anzi lo concentra tutto nell’amore – carnale ma anche spirituale - che è la forma più alta di egoismo.

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Coppia

FOTOGRAFIA © CAROLYN LAGATTUTA

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore è egoismo in due.

STANISLAS-JEAN DE BOUFFLERS, Pensieri, lazzi e battute

domenica 7 maggio 2017

Ascolto solo

 

GHIANNIS RITSOS

OGNI TUO GESTO

Ogni tuo gesto
ha lasciato
sul tavolo,
nell’armadio,
sotto il cuscino,
una cassettina di musica.
Ascolto solo.

(in Corpo nudo, da Erotica, Crocetti, 1981 – Traduzione di Nicola Crocetti)

 

“Circoli nel mio sangue / mi riempi il corpo. / Contengo il mondo”. È un mondo di ricordo quello che adesso contempla il poeta greco Ghiannis Ritsos (1909-1990): un mondo che riaffiora improvviso dagli oggetti di ogni giorno facendo emergere gesti come sogni, piccoli segni di ciò che è stato, dolci e malinconiche testimonianze della memoria.

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Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
In brevi versi / si nascondono grandi cose / indicibili. / Tu sai.
GHIANNIS RITSOS, Erotica

sabato 6 maggio 2017

Pensa o sogna?

 

MARÍA ZAMBRANOZambrano

L'ACQUA ASSORTA

per Edison Simons

L'acqua assorta
pensa o sogna?
L'albero che si piega cercando le sue radici,
l'orizzonte,
il fuoco intatto,
si pensano o si sognano?
Il marmo fu mai uccello?
L'oro fiamma?
Il vetro aria o lacrima?
Piangono il respiro perduto?
Forse sono la memoria di se stessi
e rinchiusi si contemplano per sempre?
Se tu ti guardi, cosa resta?

(da L’acqua assorta, 2001)

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I poeti rendono il mondo abitabile, i filosofi lo fanno migliorabile: questo pensava María Zambrano (1904-1991), filosofa, saggista e poetessa spagnola. La fusione di filosofia e poesia consente quindi alla seconda di trovare le risposte che la prima pone, la cosiddetta “ragione poetica”, come in questi versi che vertono sull’essenza delle cose e degli elementi.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Al poeta basta fare poesia per esistere. È la forma più pura di realizzazione dell’essenza umana.
MARÍA ZAMBRANO

venerdì 5 maggio 2017

Bianca vela

 

KO UN

LA VELA BIANCA

Nessuno anela a una tempesta,
questo è certo!
Eppure tu, bianca vela lì fuori nel mare,
nel profondo del cuore
speri che la tempesta arrivi.
Perché solo nella tempesta
riesci ad essere viva.

Oh bianca vela paziente e nostalgica
nel grande mare blu!
La lotta ha inizio!

Il mio sguardo non si stacca da te.

Tra l’erba, sotto i miei piedi,
anche una brezza gentile è tempesta.

(da L’isola del canto, Lietocolle, 2009 – Traduzione di Vincenza D’Urso)

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Un punto di vista tipicamente orientale, quello del poeta sudcoreano Ko Un (Kunsan, 1933): questa correlazione cosmologica dove ogni oggetto e ogni essere vivente ha la sua esistenza, questo raffronto tra le piccole cose e le grandi ha l’ampio respiro delle dottrine del Buddha e di Confucio.

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Vela bianca

LEONID AFREMOV, “VELA BIANCA”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’universo, lo spazio, le immensità del tempo: questo è lo scenario della poesia. Anche la più breve canzone d’amore o un’elegia sono una poesia dell’universo.
KO UN

giovedì 4 maggio 2017

I miei giorni

 

NIKIFÒROS VRETTÀKOS

IL LABIRINTO

Scorrono i miei giorni veloci uno dopo l’altro,
come uccelli che si inseguono nel tramonto
di un deserto, si confondono, cadono l’uno
sull’altro, si urtano – crollano,
diventano un corpo solo i miei giorni. Si incastrano
nelle domeniche i lunedì, si scompigliano i mesi
come nel mazzo le carte: marzo
e subito dicembre, e poi agosto,
si gelano le dita della mano
mentre vago a tastoni nel labirinto, per mettere
dopo la domenica il lunedì, o aprile
prima di maggio. Per avere la settimana
divisa di nuovo in giorni e notti.

(da Pietà, 1968 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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Questi splendidi versi del poeta greco Nikifòros Vrettàkos (1912-1991) sono un’indagine sul tempo, sul suo incessante e inesorabile fluire. Fare poesia, analizzare la parola per scoprire il significato delle cose, è l’unico modo per rimettere ordine nel caos dei giorni.

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Gonsalves

ROB GONSALVES, “NEL LABIRINTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivendo, cerco di far entrare nelle mie parole / il giorno con il suo amore.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS, L’abisso del mondo

mercoledì 3 maggio 2017

Per la città a mezzanotte

 

SONG LINSong Lin[4]

FRAMMENTO DI LETTERA

Scusami se parlo sempre dell’inverno e del fiume,
sempre del suono del ghiaccio che si rompe nell’aria
quando le anatre passano a stormi.
Le barche ormeggiate hanno le luci accese,
una stella morde la punta della torre di ferro.
Gli uomini rincasano silenziosi,
si spogliano, giacciono con la faccia contro il muro.
Lasciandosi alle spalle Austerlitz l’ultimo autobus
entra nel Tredicesimo. Volti, volti di ubriachi
illuminano come un lampo le ceneri fredde del sonno.
Tra la neve e il profumo scadente delle prostitute,
un uomo cammina per la città a mezzanotte.

(Parigi, 1998)

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Il viaggio è un tema dominante nella poesia di Song Lin (Xiamen, 1958), che, dopo essersi laureato all’Università Normale della Cina Orientale, subì l’arresto per aver supportato la protesta di Piazza Tienanmen del 1989 e lasciò il paese alla volta di Parigi, dopo aver sposato una donna francese nel 1991, e poi si trasferì in Argentina e a Singapore per rientrare in patria nel 2003 per insegnare a Shenyang. Questa notte parigina raccontata in quello che vuol sembrare un brandello di lettera è anche e soprattutto un viaggio dentro se stesso, un percorso nei meandri dell’io e della propria solitudine.

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Parigi
KEES SCHERER, “PARIS BY NIGHT 3, 1950”

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LA FRASE DEL GIORNO
So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata.
ERNEST HEMINGWAY, Addio alle armi

martedì 2 maggio 2017

Noi che tanto le amammo

 

JOSÉ MARÍA ÁLVAREZ

PERSECUZIONE E ASSASSINIO DI BILLIE HOLIDAY

Nelle notti di ubriachezza, piangeva la sua sventura
la sua solitudine in questo inferno.
—Alejo Carpentier—

Amore che in una solitudine di perla
Velò il mistero della sua nobiltà.
—Leopoldo Lugones—

Dictes-moy où, n'en quel pays,
È Marlene Dietrich, la donna d’oro,
Blue Lu Barker, Lizzie Miles,
Battone di seta e di ore piccole,
Bessie Smith che bruciava la morte,
Tesa e magnifica,
Nella sua nuvola di alcool e marijuana?
E noi che tanto le amammo?

Dov’è Edith Piaf,
Franta in uno specchio di lampi,
Che coronò l’amore sulla miseria?
Ci accompagnò spesso in notti così scure.
E dov’è «Ma» Rainey
L’austera figlia della Georgia
Che intonava il blues come Villon doveva recitare?
Ma noi che tanto le amammo?

Judy Garland, la sua luce meravigliosa
Che smorzandosi chiuse il tempo della nostra gioventù,
Maria Callas, Concha Piquer, Zarah Leander,
Lil Green e la gran festa dei disperati.
E Billie Holiday, la cameriera dei bordelli,
Che assassinarono a New York?
Dove sono, oh notte enorme?
Ma noi che tanto le amammo?

No, non domandare stanotte
Dove sono, né mai,
Che queste parole non ti turbino il cuore:
E noi che tanto le amammo?

(da Museo delle cere, 1974)

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Il poeta spagnolo José María Álvarez (Cartagena, 1942) omaggia le grandissime voci femminili del jazz, del blues e della lirica – quelle che ascoltò nelle sua gioventù – e ne fa una chiara trasposizione della Ballata delle dame di un tempo di François Villon, non a caso esplicitamente citato sia nell’incipit originale sia in quel verso che chiude ogni strofa, che ricorda “où sont les neiges d’antan” della Ballata: il posto di Flora, Berta, Giovanna e della Regina bianca dunque viene preso da Edith Piaf, Marlene Dietrich, «Ma» Rainey e le altre regine del tempo perduto.

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Billie

BILLIE HOLIDAY – FOTOGRAFIA © WILLIE P. GOTTLIEB/PUBBLICO DOMINIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta può fermare il tempo nei suoi versi
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JOSÉ MARÍA ÁLVAREZ, Museo delle cere

lunedì 1 maggio 2017

Poesie per maggio III

 

Maggio, mese delle rose e del rigoglio, è probabilmente uno dei preferiti di tutti. I poeti spagnoli Jorge Guillén (1893-1984) e Luis López Anglada (1919-2007) ne assaporano l’arrivo gustandone la dolcezza e la speranza, la soavità delle sere e lo splendore fiorito e assolato del giorno.

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JORGE GUILLÉN

I TRE TEMPI

Rapida la sera
vibrò come quelle
d'allora - ricordi? -
intime ed immense.

Era quell'aroma
di maggio e di giugno
con i benefici congiunti
di fiori e di fronde.

Fisso nel ricordo
vidi come preservi,
cuore pur assente
dal sole, un tempo eterno.

Le rose godute
il tuo stupore accrescono,
incessante in alto
estasi al futuro.

Di nuovo impazienti,
le gioie trascorse
su labbra con sete
vanno da un Oggi a un Sempre.

(da Poesia spagnola del ‘900 – Traduzione di Oreste Macrì)

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LUIS LÓPEZ ANGLADALopez

LE PRIMAVERE CHE MI RESTANO

Le primavere che restano voglio
che trovino sveglia la mia allegria.
Non so quante saranno. Ma terrei
sempre Maggio imprigionato nell'anima.

Come quell'olmo di Machado, aspetto
comunque il mio turno di miracolo.
Non mi negate un sogno. Altrimenti
mi rimarrebbe soltanto Gennaio.

Qualcuno dice che tutto è diverso,
che i tempi sono cambiati e davanti
ci sono solo il ricordo e la cenere,

ma io, nel caso, quando giunge Maggio
distendo l'anima al sole, perché
prenda quanta più speranza è possibile.

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Maggio

FOTOGRAFIA © THE GREEN REVOLUTION

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LA FRASE DEL GIORNO
Ben venga Maggio e il gonfalon selvaggio! / Ben venga primavera / Che vuol ch'uom s'inamori.
ANGELO POLIZIANO, RIme

domenica 30 aprile 2017

Chi dorme

 

PEDRO LASTRA

VIOLA D’AMORE

A Irene Mardones Campos

È venuta e se n’è andata come la gioventù
se la prese la terra
o la dissolse il sogno
che con una mano costruisce e con l’altra disfà
i suoi paesaggi veloci
pieni di dolci illusioni,
di false oasi dove non passa nessuno
se non la viaggiatrice che si perde nella nebbia
di ogni mattina.
Ma il sogno non dorme
come sogna chi dorme, un angelo tradito
da non si sa chi
e invecchiato
dall’ombra dei giorni dimenticati:
è un’eternità quella dell’istante
e uno spazio infinito
il luogo dove abita.

(da Canzone del passeggero, 2001)

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Una fuga dal presente, un trascorrere in un luogo apparentemente senza tempo e senza spazio: questo è il sogno, creatore di illusioni, una sorta di Penelope che continuamente disfà la tela che tesse, spesso protagonista dei versi del poeta cileno Pedro Lastra (Quillota, 1932).

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Altfest

ELLEN ALTFEST, “UOMO CHE DORME”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il dolore di non vedere insieme / quello che vedi nei tuoi sogni.
PEDRO LASTRA

sabato 29 aprile 2017

Nel vetro del mare

 

ARMANDO MAZZAMazza

OCCHI

Io guardo nei tuoi occhi come nel vetro del mare ove sciamano
le scaglie variegate di pesci infusi nell’acqua come nel solleone
i tuoi sguardi sono trapani di luce
proiettori di spighe di sole
frantoi concentrici di faville se improvvisamente dischiudi le palpebre
lacche di giostre roteanti
raggiere d’immacolata mosaicate di pietruzze d’arcobaleno

                                            occhi

dipananti ragnatele di fili d’oro
con freschezza tremula di squilli
e zampilli di bengala
se stillate le gemme amarigne del dolore io sgrano le
mie pupille ferine color di menta glaciale e di alga
verdissima degli oceani senza fondo

                                            occhi

sbracianti come fornaci di gioiellerie
v’imprigiono nella bombola di mosto del mio cuore per
le esplosioni sismiche del LIRISMO nella babele del mondo

(da Firmamento, 1920)

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Nel Manifesto tecnico della letteratura futurista si parla, a proposito della gradazione di analogie da incatenare per evocare l’oggetto della poesia, di “acqua ribollente”: è ciò che questi versi del poeta futurista palermitano Armando Mazza (1884-1968) richiamano, un fermento continuo, un inafferrabile scomporsi della materia dove riflessi, bagliori e colori si intersecano a formare una rete di immagini per definire gli occhi della donna amata e catturarli infine in poesia.

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Occhio

IMMAGINE © FANPOP

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LA FRASE DEL GIORNO
Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.
WILLIAM SHAKESPEARE, Pene d’amor perduto

venerdì 28 aprile 2017

In un vagone rosa

 

ARTHUR RIMBAUD

SOGNATO PER L’INVERNO

                                    A *** Lei

D’inverno viaggeremo in un vagone rosa
    con dei cuscini blu.
Staremo bene. Un nido di folli baci si nasconde
    in ogni morbido angolino,

Tu chiuderai gli occhi per non veder, dal vetro,
    ghignare le ombre della sera,
collerici mostri, nera plebaglia
    di lupi e di demòni.

Poi ti sentirai sfiorare lieve la guancia...
un breve bacio, come un ragnetto folle,
    ti correrà sul collo...

“Cercalo!” mi dirai, chinando un poco il capo,
- ma ci vorrà del tempo per trovar la bestiolina
    - che corre senza posa...

In treno, 7 ottobre ’70

(da Poesie, 1895 - Traduzione di Laura Mazza)

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Quando scrive questo sonetto a dire il vero un poco sdolcinato, Arthur Rimbaud (1854-1891) è un ragazzino che sta per compiere sedici anni ed è per la seconda volta in fuga da casa dalla natia Charleville verso il Belgio. È proprio su quel treno che dipinge questo sogno d’amore, forse originato da un incontro di viaggio o semplicemente usato come occasione poetica.

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Ricardo Lopez Cabrera

DIPINTO DI RICARDO LOPEZ CABRERA

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LA FRASE DEL GIORNO
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero un tuo fedele. / Quanti splendidi amori ho sognato allora!
ARTHUR RIMBAUD, Poesie

giovedì 27 aprile 2017

Tra l’interno e l’esterno

 

ANISE KOLTZ

NON C’È DIFFERENZA

Non c'è differenza
tra l'interno e l'esterno
tra le parole e le pietre.

Sollevandole
mi scoprirai
orbettino
arrotolato su se stesso.

(da Il Paradiso brucia, 1998)

 

“Quando scrivo una frase, sono disorientata e imbarazzata. Già ho voglia di cancellarla per dire nella successiva il contrario. Ho sempre l’impressione che l’essenziale mi sfugga. La doppia faccia, il alto nascosto delle cose” scrive la poetessa lussemburghese Anise Koltz (Eich, 1928) nella prefazione della sua antologia Sonnambula del giorno. E cita un pensiero di Novalis: la nostra sventura è “di non prendere in considerazione la parte notturna del reale. Di non considerare del reale che la parte visibile”. La poesia è appunto la considerazione, la consapevolezza di questa parte notturna.

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Pietre

MARK LUNDE, “PIETRE IN UN CAMPO DI SENAPE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono io che scrivo la poesia? / O è la poesia che mi scrive?
ANISE KOLTZ, Il grido dello sparviero

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