martedì 24 ottobre 2017

Brace nella gola del tempo


FERNAND VERHESEN Verhesen

MI INSINUO NELLE GIUNTURE

Mi insinuo nelle giunture
mi nutro ai confini
del tempo degli incontri
dello spazio degli istanti

tu sei presente sopra le felci
le lingue del prato ci accarezzano
ci interrogano le sommità della muraglia
raffiniamo l’aria
che ci separa
più leggeri i rami
dove la speranza si dirama
altezza del tuo respiro
sulle nostre mani tese
L’attesa cancella
le distanze
Non siamo che brace
nella gola del tempo

(da Revue Poésie 1, 1971-72)

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Il poeta belga Fernand Verhesen (1913-2009) mette la sua capacità di analisi critica al servizio dei versi: ne esce una struttura ridotta all’osso, spogliata da ogni orpello con la quale – inseguendo il concetto di “poesia pura” - descrive quasi oniricamente le sensazioni di un incontro in un giardino.

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Tarlton

DIPINTO DI KAREL TARLTON

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LA FRASE DEL GIORNO
Coltiva la chiarezza del tuo sguardo / e scegliti vivo, / fino all’oblio, / fino all’amore.
FERNAND VERHESEN

lunedì 23 ottobre 2017

Il declassamento


ISOBEL DIXON dixon_isobel (1)

IN CUI IL CAMBIO NON È EQUO

Il rublo cade, lo yen si agita, e il bath
è una barca che affonda. Il debole rand
è di nuovo in subbuglio. Amore, prenderei
a prestito per rafforzare i nostri domani
ma il mio cuore ha un mutuo altissimo
e il declassamento è inevitabile. Però,
è meglio di com'era -  tornare ai vecchi tempi quando?

(da Bearings, 2016)

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La poetessa sudafricana Isobel Dixon (Umtata, 1969), agente letterario a Londra, applica all’amore il tasso di cambio e l’economia bancari – il declassamento del mutuo è un’appropriata analogia per la consunzione di un rapporto dovuta all’assuefazione.

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Sterline

FOTOGRAFIA © EXPRESS

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore non vuole avere, vuole soltanto amare.
HERMANN HESSE, sull’amore

domenica 22 ottobre 2017

In questo rosso


SIRO ANGELI

ROSSO DI SERA

Fino a quando i momenti buoni
non saranno venuti, tu spera
che un giorno o l’altro la vita
di essere vita si perdoni
come in questo rosso la sera
si perdona di essere finita.

(da Da brace a cenere, Lacaita, 1986)

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Il rossore del tramonto, l’ultimo aranciato del crepuscolo sono per il poeta friulano Siro Angeli (1913-1991) quasi una giustificazione per la fine del giorno e il calare della notte. Sono versi pieni di speranza, che invitano a non disperare e ad attendere con gioiosa pazienza che anche la nostra vita possa realizzarsi con la stessa bellezza della sera.

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Tramonto

FOTOGRAFIA © ARBYRED/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
Splendore del giorno concluso, che mi sollevi e mi colmi, / ora profetica, ora che il passato riadduci.
WALT WHITMAN, Foglie d’erba

sabato 21 ottobre 2017

Come si dice di una dea


CLIVE WILMERWilmer

VISITAZIONE

Chi sei tu, entrata nella luce
              imprevedibile
              come si dice di una dea?
                             Come altro chiamare

la bellezza che supera se stessa, essenza
              perfettamente incarnata
              che ci si sente umiliati al suo cospetto
                             quasi temendo

che non vi sia ritorno - anche se tornare indietro,
              dopo una tale visione
              è quel che meno vogliamo?
                            Io più di tutto desidero

te qui e ora, anche se fin qui e finora
              non potevo volere
              quel che non conoscevo -
                           e d’altronde ci dicono

che il sogno del paradiso terrestre
              viene con la Caduta.
              Il tuo corpo è una cosa
                          com’è la terra -

Con la fragranza però di un altro mondo...
             Tenera ragazza, che tremi
             se ti tocco, che tremo
                          quando tocco,

squarci il buio come il lampo, lasciando nel giorno
             una sole ne devastazione, ma
             accesa dalla traccia
                           della visitazione.

(da Le cascate, 2000 - Traduzione di Emma Sdegno)

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C’è una poesia di Giuseppe Ungaretti intitolata "Scoperta della donna" che dice: “Da quel tempo i suoi gesti, liberi, sorgenti in una solennità feconda, mi consacrano all’unica dolcezza reale”. È una definizione che si attaglia a questi versi che il poeta inglese Clive Wilmer (Harrogate, 1945) ha bulinato con il suo stile quasi da orafo.

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Costras

DORINA COSTRAS, “ROMANCE WITH A CHIMERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Nasciamo due volte? Sì. La prima volta, quando si nasce alla vita; la seconda volta il giorno in cui si nasce all’amore.
RAYMOND RADIGUET

venerdì 20 ottobre 2017

Il tuo sollievo


ALFONSO GATTO

L’ERBA, IL SILENZIO, IL MUOVERE DELL’OMBRA

Soli, nel pianto tuo della mattina,
l'erba, il silenzio, il muovere dell'ombra,
e gli steli del vento. Il tuo sollievo
è di vederti calma nell'attesa
ch'io giunga da lontano, il tuo riposo
è la speranza d'incontrarci a sera
per caso in un inverno.

Lasciarti per sparire,
per essere il tuo cielo dove guardi
senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,
la tua memoria, le tue mani vuote...

Forse è più dolce piangermi che avermi.

(da Poesie d'amore, Mondadori, 1973)

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“Forse è più dolce piangermi che avermi”: un gusto crepuscolare chiude questa poesia di Alfonso Gatto (1909-1976). Il poeta salernitano invoca il paradiso del desiderio, che è assenza sì ma contemporaneamente speranza, un crogiolo in cui si macera l’amore diventando più intenso.

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EDWARD HOPPER, “STANZA D’ALBERGO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono due tragedie nella vita. Una non ottenere ciò che si desidera ardentemente, l'altra ottenerlo.
GEORGE BERNARD SHAW, Uomo e superuomo

giovedì 19 ottobre 2017

Gli umili strumenti


YEHUDA AMICHAI

INVECE DI PAROLE

Il mio amore ha una veste bianca e lunghissima,
di sonno, d'insonnia e di nozze,
va a sedersi la sera a un tavolino,
sopra cui posa un pettine, due fiale,
una spazzola, invece di parole.
Dagli abissi della chioma pesca
molte forcine e poi le mette in bocca, invece di parole.

La scompiglio, lei si pettina
nuovamente scompiglio. Poi che resta?
Lei si addormenta invece di parole,
e il suo sonno ormai mi conosce,
scodinzola con la sua coda di sogni lanosi,
il suo ventre s'è impregnato facilmente
di tutte le funeste profezie
della fine dei tempi.

Io la sveglio: siamo gli umili
strumenti di un difficile amore.


(da E non per ricordare, 1971 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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“Il vero amore” secondo Tolstoj, è ”quello che si manifesta, non per via di parole, ma di atti”. Lo è questo narrato dal poeta israeliano Yehuda Amichai (1924-2000): i gesti, nel silenzio, contano più delle parole, esprimono più profondamente l’amore, che “in amicizia muta nella chimica della nostra vita”, senza bisogno di dire.

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Renoir

PIERRE-AUGUSTE RENOIR, “LA TOILETTE”, 1908

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LA FRASE DEL GIORNO
Come il tempo non è negli orologi, / l’amore non è nei corpi: / i corpi dicono solo l’amore.
YEHUDA AMICHAI, L’ora di grazia

mercoledì 18 ottobre 2017

Viaggiamo, immobili


XAVIER VILLAURRUTÍA

LUOGHI I

Andiamo in viaggio senza muoverci
per vedere la solita sera
con un altro sguardo
per vedere il solito sguardo
con una sera diversa.
Viaggiamo, immobili.

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Xavier Villaurrutía (1903-1950), scrittore e poeta messicano, lanciò nel suo paese il teatro sperimentale – e molto teatrale è questa brevissima poesia in cui a cambiare, a dispetto del titolo, non sono i luoghi ma il punto di vista, un concetto che ripeterà anche Henry Miller: “La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose”.

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Gonsalves

DIPINTO DI ROB GONSALVES

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LA FRASE DEL GIORNO
È quando il corpo è tra quattro mura che lo spirito fa i suoi viaggi più lontani.
AUGUSTA AMIEL-LAPEYRE, Pensieri selvaggi

martedì 17 ottobre 2017

Sale, zenzero e pepe


MARIA LUISA SPAZIANI

CHISSÀ PERCHÉ

Ti amo come chi sa d’imboccare
un bel torrente senza risalita,
come chi legga Talmud o Corano,
ignaro d’ogni lingua.
Tacendo mi hai di colpo convertita,
sale, zenzero e pepe di una vita
dove ieri ridevo e respiravo
chissà perché.

(da I fasti dell'ortica, Mondadori, 1996)

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Ancora una poesia sulla forza dell’amore: è la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani (1922-2014) ad abbandonare per una volta il suo ponderato equilibrio e rilasciare questa dichiarazione in versi in cui l’amore segna un prima e un dopo, una strada che non si sapeva di intraprendere e che diventa invece l’unica.

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WILLY RONIS, “LES AMOUREUX DE LA COLONNE BASTILLE, 1957”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amarti è sprofondare, è una foresta / sfumante in cieli altissimi.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi

lunedì 16 ottobre 2017

Siamo tornati all’autunno


GHIORGOS SEFERIS

UNA PAROLA SULL’ESTATE

Siamo tornati all’autunno. L’estate
come un quaderno di cui siamo stanchi
rimane piena di cancellature
di schizzi astratti a margine, di punti di domanda.
Siamo tornati all’epoca degli occhi che rimirano
nello specchio alla luce artificiale,
serrate labbra, estranei gli uomini
nelle vie nelle stanze sotto gli alberi di pepe
mentre i fari delle automobili uccidono
migliaia di maschere pallide.
Siamo tornati: partiamo sempre per tornare
al deserto, un pugno di terra nelle palme vuote.

Autunno 1936

(da Poesie, Mondadori, 1963)

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Eh sì, siamo tornati all’autunno: come rileva il Premio Nobel greco Ghiorgos Seferis (1900-1971), l’estate è divenuta un ricordo - un quaderno, un album di fotografie – e ci siamo trovati immersi di nuovo nella routine lavorativa, nell’abitudine, senza nemmeno accorgerci. Ora andiamo nelle sere fattesi buie, nel nuovo clima che ha richiesto giacche e maglioni, e continuiamo la nostra vita attendendo una nuova estate.

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Afremov

LEONID AFREMOV, “CENTRAL PARK 3”

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LA FRASE DEL GIORNO
Difficile / è / essere autunno, / facile essere primavera
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PABLO NERUDA, Odi elementari

domenica 15 ottobre 2017

Il vento dell’autunno


MICHAEL DONHAUSER Donhauser - Foto di Ute Schendel

E VI ERA UN CULLARE

E vi era un cullare, vi era un
respiro e trascorreva nelle chiome
degli alberi sì che le foglie si
piegavano, si rizzavano, impetuose

e tremanti quando il vento dell’autunno
comprimeva i rami finché lentamente
il fremito si affievoliva e più leggero
fluttuava solo il bordo di un giardino:
io ero vissuto vicino a questo fremere
singhiozzare, precipitare e più fredde erano
ora le notti sì che le dalie erano appannate
di brina bianca, scendevano
le cornacchie dai monti nel villaggio
e stavano sulla sommità dei tetti
però invano si allineava immagine
ad immagine per formare un racconto, ché

del tutto solo restava l’oscuro gorgogliare
della fontana e abbandonati se ne stavano
i luoghi con l’odore del freddo, dei
cavalli – sentivo mettergli la ferratura

nelle stalle, sentivo l’odore del fumo della
ramaglia bruciata, la coperta di nuvole ora
si strappava, ora si ricomponeva e così
se ne andavano i giorni, se ne andava l’anno

(da Poesia, n. 215, Aprile 2007 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Una cronaca dell’autunno, delle sensazioni che esso provoca, delle emozioni poetiche che fa sorgere: questa successione di immagini e di espressioni sensoriali è del poeta austriaco Michael Donhauser (Vaduz, Liechtenstein, 1956), traduttore di Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud.

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Autunno

FOTOGRAFIA DA GOOGLE PLUS

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LA FRASE DEL GIORNO
Le ore ingialliscono anche esse, come le foglie.
MARIO RIVERO, L’amore e la sua impronta

sabato 14 ottobre 2017

Il tuo nome assente


KIKÍ DIMULÀ

COSA PROVOCA UNA DISCUSSIONE E UN AUTUNNO

Ti liberò dal passato
una discussione davvero irrilevante
sul vento e l’avarizia.
Giorni fa qualcuno parlava
di uomini, di come farsi una vita,
di versi, di Afriche,
e di tifoni.
E là in mezzo, da qualche parte
cadde il tuo nome assente
- da anni in balia dell’oblio -
nell’attimo incustodito.
Cadde, e scegliendo
la più ripida tra tutte le strade
- quella del ricordo - rotolò giù
da Afriche, piantagioni,
da soverchianti soli,
e contro la tua volontà, ti portò,
minuziosamente bello
e meticolosamente immutato
veramente insidioso.
Ti portò davanti al complice autunno
che istiga un Giudizio Universale
nei sogni smarriti.

(da L’adolescenza dell’oblio, Crocetti, 2002 - Traduzione di Paola Maria Minucci)

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Un nome quasi dimenticato, abbandonato alle sabbie mobili dell’oblio, che riemerge così, all’improvviso,in una discussione e scatena una ridda di emozioni e di ricordi – a chi non è mai capitato? È quello che ricapitola in questi versi la poetessa greca Kikí Dimulà (Atene, 1931).

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Biermann

SANDRA BIERMANN, “CONVERSAZIONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Chiamo la cenere / con il suo nome in codice: Tutto.
KIKÍ DIMULÀ, L’adolescenza dell’oblio

venerdì 13 ottobre 2017

Come una fiamma


BLANCA VARELAVarela

RACCONTO

Puoi raccontarmi qualsiasi cosa
crederci non è importante
ciò che importa è che l’aria muova le tue
labbra

o che le tue labbra muovano l’aria
che inventi la tua storia il tuo corpo
sempre instancabile
come una fiamma che non somiglia
ad altro che a una fiamma

(da Valzer e altre false confessioni, 1972)

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“Appena ti guardo, / la voce mi vien meno; / mi si spezza la lingua, sottile / improvviso il fuoco mi corre sotto la pelle; / con gli occhi non vedo più nulla, /  gli orecchi mi rombano. / Mi cola il sudore, un tremito / mi prende tutta, e sono più pallida dell’erba. /  Già quasi vicino a morire, / senza respiro io sembro”: nelle condizioni della Saffo dell’Ode del Sublime si trova di fronte all’amato la poetessa peruviana Blanca Varela (1926-2009), obnubilata dal suo fuoco d’amore.

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Perez

DIPINTO DI FABIAN PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore mio, / adoro tutto quello che non è mio, / tu, per esempio.

BLANCA VARELA, Valzer e false confessioni

giovedì 12 ottobre 2017

Centenario di James McAuley


Il poeta australiano James Phillip McAuley nasceva il 12 ottobre 1917 a Lakemba, un sobborgo di Sydney. Morì in Tasmania, a Hobart, nel 1976. La sua è una figura significativa della poesia australiana, ma anche controversa, in seguito alla sua conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo, avvenuta dopo un soggiorno in una missione in Nuova Guinea, che mutò sostanzialmente anche le sue idee politiche, virate dall’anarchismo al conservatorismo.

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james_mcauley_c_1971

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ALBA

Nel sortilegio delle prime luci,
quando il gallo si mette a cantare,
lei nascondendosi fra le mie braccia,
con tenerezza mi disse: «Conducimi
con te nel paradiso del piacere:
è questa l'ora ed è questa la chiave.
Fa presto caro ad aprire il forziere
del mio tesoro che saprai cercare».

«Assaggia le mie lacrime che pendono
ora tremanti sull'iride, e bevi
dalla gola che mugola i profondi
lamenti del mio corpo che s'arrende.
Svelto, prima che l'alba su noi irrompa
e tutti i suoi pensieri porti il giorno,
entra nel paradiso e mentre canta
il pettirosso prendi il tuo piacere».

In quell'ora legammo i nostri amori
puri come quel canto di richiamo,
pervasi di mistero come i fiori
saliti lungo il muro con un ramo.
Poi venne il giorno, coi fuochi d'oriente,
le cose che si muovono destò,
gli amori che si cercano, ma il nostro
sul petto, stanco, si addormentò.

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CREDO

Che ogni cosa è una parola
Ci chiedono di dire;
Dalla formica al quasar,
Dalle nuvole al fondo del mare -

Il significato non è nostro, ma è
Riposto nelle menti più sottomesse
Alla grammatica dell’esistenza,
Alla sintassi del reale;

Così l’alieno è mutato
In umano, la cosa nel pensiero:
Per i poveri gettoni del mondo
Paghiamo monete d’oro,

Coniate con la testa del re;
E le poesie sono la profezia
Di un nuovo cielo e una nuova terra,
Sentore di resurrezione.

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NOTA A MARGINE

Un raggio di luce, a chi lo osservi obliquo,
Resta invisibile nell’aria asciutta;
Ma risplende in un elemento torbido
Scagliando attorno ovunque i suoi bagliori

Diminuito da ciò che prende l’occhio.
Così da una casuale collisione
La poesia perde luce a ogni corpuscolo,
L’ordine chiaro della sua visione.

La più pura meditazione labile
O invisibile sembrerà a chi guardi
Obliquamente il suo fascio non riflesso;
L’occhio a livello coglie il suo splendore.

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LA FRASE DEL GIORNO
È guardando all’esterno e imparando e agendo nel mondo esterno, impegnandosi,  che allo stesso tempo si scoprono la natura e le risorse.
JAMES McAULEY

mercoledì 11 ottobre 2017

L’isola di fortuna


GAETANO ARCANGELI

UN GABBIANO

Quante tempeste hai fiutate
col tuo profilo aguzzo di gabbiano!
Ora, nella bonaccia, cerchi l’isola
di fortuna, che la marea conceda,
rifluendo, alla tua solitudine,
là dove i muti stridi
del tuo cuore ferito temprin l’aria
stupefatta e insueta…

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Un po’ come il Baudelaire dell’albatro (Il poeta è come quel principe delle nuvole, / che snobba la tempesta e se la ride dell'arciere / poi, in esilio sulla terra, tra gli scherni / con le sue ali da gigante non riesce a camminare) il poeta bolognese Gaetano Arcangeli (1910-1970) paragona se stesso al gabbiano – anche per le fattezze del volto – alla sua solitudine, al suo volare nelle vicissitudini della vita. E chiede un posto dove atterrare finalmente tranquillo e riposare le ali.

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Gabbiano

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
La stanchezza e le ferite ti diranno che avrai proprio vissuto.

NINO SALVANESCHI, Contemplazioni del mattino e della sera

martedì 10 ottobre 2017

Un lampo distante


JORGE LEÓNIDAS ESCUDERO Escudero

DAVANTI ALL’IMMENSITÀ

Fu una di quelle notti in cui guardavo il cielo
lontano sul campo buio e vidi
attraversarlo un lampo distante. Fu
come vedere balenare un’idea
alla soglia di un altro mondo.

Fu come se dal fondo del deserto
volesse farsi luce una verità ma
passò fugace e rimasi nell’oscurità.

Sembra che l’immensità
voglia rivelarmi un segreto e vedendo
che tanto manca ancora in me
resta muta.

(da Barlumi, 2012)

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Il poeta argentino Jorge Leónidas Escudero (1920-2016) trova una bella immagine per esprimere la limitatezza del sapere umano: come quando un lampo nel cielo squarcia il buio e illumina per un brevissimo istante tutto quanto, così davanti al mistero dell’universo ci sembra a volte di essere al limite dove la verità si rivela. Un solo istante, il lampo è già passato e ripiombiamo nel nostro buio.

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Lampo

FOTOGRAFIA © HDV

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LA FRASE DEL GIORNO
Arriva la poesia e io cortese / mi offro come ponte perché raggiunga gli altri.
JORGE LEÓNIDAS ESCUDERO

lunedì 9 ottobre 2017

Il bel fiore


NIGAR RAFIBEYLInigar

UN FIORE SBOCCIATO TRA LE ROVINE

Un fiore sbocciato tra le rovine
mi ha fatto chiedere:
perché gli uomini dicono che in mezzo alla desolazione
non può crescere nemmeno un fiore?
I muri della casupola erano crollati,
il tetto era sfondato.
Era divenuta la dimora
di venti feroci e della neve invernale.
I venti selvaggi avevano spazzato via
la cara comodità di questo posto, un tempo amato.
E avevano trafitto i passanti
con un lamento malinconico.
Le tende, tanto amorosamente ricamate e cucite
da dolci mani di donne,
pendevano lacere come schegge di conchiglie rotte
sulla desolazione della città.
In mezzo a un mucchio di pietre e ciottoli
era germogliato il bel fiore.
E quel fiore riempì tutti i miei pensieri
con una domanda cruciale.
Mi chiesi: che giardiniere ti piantò e nutrì
qui, fiore delicato?
Raccontami la tua storia, il canto persiano della tua vita,
e ti ascolterò.
Forse, nonostante questo luogo non vibri più
della canzone dell’usignolo,
abbandonato dagli uccelli, sei stato chiamato
a essere
dal primo alito di primavera?
“Sono la voce della Terra”,
rispose il fiore con lingua umana.
“Sono la Vita più Grande
che sempre deve trionfare sulla Morte”.

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Sembra una favola questa poesia della scrittrice azera Nigar Rafibeyli (1913-1981) e della favola conserva l’intento moralistico: la forza della vita sa prorompere anche dalla desolazione, tanto che non è affatto raro vedere fiori spuntare da un muro, dall’asfalto di città o dalle rovine di una casa distrutta, come in questo caso.

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Fiore

FOTOGRAFIA © ALEXEY SERGEEV

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è un miracolo che può fiorire ovunque, anche dove sembra che la luce del giorno non sia mai arrivata.
CANDIDO CANNAVÒ

domenica 8 ottobre 2017

Se devi coglierla


RAFFAELE CARRIERI

NON ATTENDERE

Quella che vedi tra le frasche,
Incappucciata di rosa viola,
La susina è di San Martino.
All’albore d’ottobre matura
E se devi coglierla
Non attendere l’inverno.

(da Canzoniere amoroso, 1958)

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Non attendere l’inverno. È un consiglio, quello che dà il poeta tarantino Raffaele Carrieri (1905-1984), che travalica il semplice dato della susina di San Martino: è un invito a prendere di petto la situazione, a cogliere l’occasione, a non aspettare che fugga perché – citando Prévert, “più tardi sarà troppo tardi / la nostra vita è ora”.

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Susine

MARK VAN CROMBRUGGE, “SUSINE E COPPA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il Paradiso è pieno di santi che non hanno avuto abbastanza occasione di peccare.
ROBERTO GERVASO, Aforismi

sabato 7 ottobre 2017

Ho dormito con te


PABLO NERUDAPablo_Neruda_1963

LA NOTTE NELL’ISOLA

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l'acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come i rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d'acqua marina, di alghe,
del fondo della vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

(La noche en la isla, da I versi del capitano, 1952 - Traduzione di Giuseppe Bellini)

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Negli anni di esilio seguiti al mandato di arresto emesso dal presidente Videla, nel 1952 il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973) approda a Capri con la compagna Matilde Urrutia, che “sposerà” simbolicamente davanti alla luna il 3 maggio (potranno farlo legalmente solo nel 1966, dopo il divorzio dalla prima moglie). È l’isola di Capri dunque a fare da sottofondo a questi versi, a mescolare il rumore delle onde con i sogni, i riflessi sul mare con la passione in un tutt’uno magico e amoroso.

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Tisdale

MARK E. TISDALE, “LA NOTTE SCENDE SULL’ISOLA DI CAPRI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio amore si nutre del tuo amore, amata.
PABLO NERUDA, I versi del capitano

venerdì 6 ottobre 2017

Insegne dell’autunno


GIUSEPPE CONTE

LA VITE DEL CANADA

Nel giardino di sempreverdi, tu sola porti
le accese, crollanti insegne dell'autunno
al cielo: sei rossa come il sole dei tramonti
ed è veloce il tuo sfacelo.

Risali i cipressi, ti aggrappi alle spalliere
d'edera, abbracci il giovane ulivo:
loro non cambiano, non cadono, sei
tu condannata: resterà vivo

il giardino senza di te: i tuoi acini
scuri, secchi, impolverati
non giungeranno mai alla gioia del vino.
Così accadrà anche di noi.

Rimarrà tutto come prima
quando noi sanguinando ce ne andremo
e anche sognare - allora lo sapremo
che non vale , che è vano - vite del

Canada.

(da Le stagioni, BUR, 1988)

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Il rosso vivo della vite del Canada (Ampelopsis brevipedunculata) così come la simile vite americana (Parthenocissus quinquefolia) tinge i giardini autunnali e le pareti e i pali su cui queste piante giunte dal Nordamerica amano arrampicarsi. Quel rosso è la bellezza, è la poesia della stagione ed è effimero, destinato a non durare: proprio per quello è prezioso, un po’ come le nostre vite, dice il poeta ligure Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945).

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Vite

FOTOGRAFIA © TAPPANCS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio un autunno rosso come l’amore, giallo come il sole ancora caldo nel cielo, arancione come i tramonti accesi al finire del giorno, porpora come i granelli d’uva da sgranocchiare
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STEPHEN LITTLEWORD, Piccole cose

giovedì 5 ottobre 2017

Esterina, grigiorosea nube


EUGENIO MONTALE

FALSETTO

Esterina, i vent'anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal flotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un'avventura più lontana
l'intento viso che assembra l'arciera Diana.

Salgono i venti autunni,
t'avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell'elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d'incrinata brocca percossa!;
io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.

La dubbia dimane non t'impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d'erba del fanciullo.
L'acqua è la forza che ti tempra,
nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo,
come un'equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu! Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizi
del tuo domani oscuro.
T'alzi e t'avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s'incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t'abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t'afferra.

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

(da Ossi di seppia, 1925)

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Esterina, la bagnante ventenne che si tuffa in mare e poi si stende ad asciugare al sole come una lucertola, è l’opposto di Eugenio Montale (1896-1981): il Premio Nobel genovese scorge in lei il realizzarsi della vita, la spensieratezza che invece è a lui estranea. La ragazza è felice, vive pienamente la sua giovinezza, gode delle bellezze che l’esistenza sa offrirle, ignara del domani, disinteressata come una ninfa marina. Il poeta invece cova le sue ubbie, si macera nel suo mal di vivere, inchiodato a terra, incapace di lasciarsi andare.

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Moncada

DIPINTO DI JOSEF MONCADA

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse solo chi vuole s'infinita, / e questo tu potrai, chissà, non io.

EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia

mercoledì 4 ottobre 2017

I mille uccelli del tuo canto


RACHEL BLUWSTEIN

NEL MIO GIARDINO TI HO PIANTATO

Nel mio giardino ti ho piantato,
nel mio giardino segreto, il mio cuore.
Intricati son divenuti i tuoi rami
e profonde in me le tue radici.

E dall’alba alla notte
non tace, non si placa il giardino
perché ci sei tu, tu
con i mille uccelli del tuo canto.

(Traduzione di Sara Ferrari)

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Dopo “All’estero”, ecco un’altra poesia di “poetessa Rachel”, l’israeliana Rachel Bluwstein (1890-1931): è  un’elegia sull’ineluttabilità dell’amore, alla quale non ci si può opporre se è vero che la voce del desiderio strepita di continuo nel cuore come gli uccelli di un giardino.

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Rousseau

HENRI ROUSSEAU IL DOGANIERE, “ILSOGNO”, 1910

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LA FRASE DEL GIORNO
L'Amore finisce quando l'Amore comincia, / dicono i Saggi – / ma i Saggi l'hanno conosciuto?

EMILY DICKINSON

martedì 3 ottobre 2017

Pierluigi Cappello


Stroncato da un male incurabile, Il 1° ottobre è morto a Cassacco, in provincia di Udine, il poeta friulano Pierluigi Cappello. Era nato a Gemona nel 1967 e la sua vita era stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Cappello era considerato uno dei principali poeti contemporanei italiani: proprio dall’immobilità del suo letto e della sedia a rotelle partiva per involarsi sul tappeto volante della poesia – anche in lingua friulana -  come aveva rivelato in un’intervista: “Fondamentalmente mi interrogo su che cos’è l’«altro da me» e quali siano i modi di percepire questo «altro», su quale sia il rapporto con il tempo e come cambiano le modalità dell’esistenza”.

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Cappello

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da Il me Donzel, Boetti, 1999

IL ME DONZEL, XXVI

O ài daviert i miei vôi
tai vôi colôr trist timp
dal cîl; lassù Donzel
nus menarà tampieste
tampieste e poi tampieste
sul trimulâ dai flôrs:
inte prime sgoriade
di vint sore dai verts
o ài nasât cu l’odôr
da lis jerbis di ploie
l’odôr penç da l’amôr
come che amôr mi fos
il pês intîr di un cîl
sore il tenar di un flôr.


Ho aperto i miei occhi
negli occhi color tempocattivo
del cielo; lassù, Donzel,
ci porterà tempesta,
tempesta e poi tempesta
sul tremolio dei fiori:
nella prima frustata
di vento sopra i verdi,
ho annusato con l’odore
delle erbe di pioggia
l’odore denso d’amore,
come se amore mi fosse
il peso intero di un cielo
sulla tenerezza di un fiore.

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da Assetto di volo, Crocetti, 2006

ELEMENTARE

E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare

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da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010

PIOVE

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

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POESIA SCRITTA CON LA MATITA

Sono devoto all’anima di grafite della matita:
un solo colpo di gomma e il segno lasciato sparisce,
sentieri imboccati con leggerezza
si riconducono alla docilità della via maestra
i crolli vengono evitati con un’alzata di spalle,
l’imprevisto è un vecchio con il pugnale spuntato.

L’anima di grafite non conosce soste, esitazioni:
nel suo stesso procedere in avanti
ci chiama alla possibilità del ritorno,
nel suo segno scuro riposa la dolcezza del bianco
e Angelina torna a sorridere
tenendo per mano un bambino
abbagliato dal sole.

Tricesimo, 5 gennaio 2010

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia indaga, gratuitamente, sulla nostra postura esistenziale. Sottolinea l’umano che c’è dentro di noi e sottolinea ciò che di umano è ancora rimasto nel mondo.
PIERLUIGI CAPPELLO

lunedì 2 ottobre 2017

Ti voglio e non sei qui


CAROL ANN DUFFY Duffy

COSÌ LONTANO

Ti voglio e non sei qui. Mi soffermo
in questo giardino, a respirare il colore che è il pensiero
prima di diventare linguaggio nell’aria ferma. Pure il tuo nome
è un pallido spettro e, per quanto lo esali senza
posa, non mi rimarrà accanto. Stanotte
ti invento, ti immagino, i tuoi movimenti più nitidi
delle parole che ti faccio dire e che hai già detto.

Ovunque tu sia ora, nella mia testa mi fissi
con uno sguardo, standotene qui mentre la luce fresca della sera
si dissolve nella terra. Sbaglio la tua bocca
ma sorride lo stesso. Ti stringo a me più vicino, così lontano,
a inventare l’amore finché il canto di uccelli notturni
interrompe e muta quel che doveva succedere, di sicuro,
in ricordo. Le stelle ci stanno filmando senza scopo.

(da Lo splendore del tempio, Crocetti, 2012 - Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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La lontananza, l’assenza, la separazione dalla persona amata riempiono pagine e pagine di poesie: vi si possono aggiungere anche questi versi della poetessa scozzese Carol Ann Duffy (Glasgow, 1955), Poeta Laureato del Regno Unito dal 2009. Ma, del resto, come nota la stessa Duffy, “Un tuo bacio, / rievocato, sfila, come fossero perle, questa catena di parole. / Cieli immensi ci congiungono, unendo qui a lì. / Desiderio e passione nell’aria che pensa”.

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Sola

FOTOGRAFIA © CLAUDIA24/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Nell’amore la separazione avvicina.
VICTOR HUGO, Oceano

domenica 1 ottobre 2017

Poesie per ottobre IV


Ecco il colorato ottobre, a spalancare la porta dell’autunno, a condurci verso le nebbie di novembre e i primi freddi. Due poesie rurali per celebrarlo quest’anno, due poeti che ambientano le loro poesie nella campagna, quella lucana di Rocco Scotellaro (1923-1953) e quella marchigiana di Umberto Piersanti (Urbino, 1941).

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ROCCO SCOTELLARO

OTTOBRE

L'estate si trascina
i cardi inariditi
e la mosca pusillanime,
le strade sparse di paglia,
il vuoto alle finestre,
il prezzemolo verde ancora
e il garofano nei vasi
ora che Ottobre s'impone.
Ottobre è là: quella nuvola nera
attesa sulla collina
piegata dai tocchi della sera.

(da È fatto giorno, Mondadori, 1954)

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UMBERTO PIERSANTI

LO SPINO BIANCO

Le lunghe bacche rosse splendono
intatte quando l'ottobre entra,
i cieli sono i più azzurri
dell'anno, ma freddi e brevi,
porta pace lo spino
gli agnelli bianchi brucano foglie
e frutti, dormono al ceppo
ma quando viene la bruma
nera e spessa
e scolora le bacche, cascano secche
spegne malva e falasco
fa l'acqua nera
escono allora le anime dai rami
girano come fuochi quasi spenti
ma solo chi è malvagia lascia lo spino
se c'è uno che passa
quando annotta
dovrà seguirla
e perdere la strada

(da I luoghi persi, Einaudi, 1999)

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Ottobre

FOTOGRAFIA © WALLPAPERCAVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Sparge ottobre, col dolce movimento, / del sud, le rosse e le dorate foglie, / e nel cader delle sue chiare spoglie, / porta il pensiero all'infinito attento..
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Sonetti spirituali

sabato 30 settembre 2017

Quella che si ama perché sì


GISELA GALIMI

POLENA

Voglio essere la polena
della tua vita.
Quella che va davanti a te
mettendo in fuga le paure.
Quella che non serve a niente.
Né timone,
né vela,
né vento,
né ancora.
Quella che si ama perché sì.
Quella inutile abbracciata al tuo legno
anche nei giorni di tempesta.

(da Chiaroscuro e colorato, Libros de tierra firma, 2005)

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La polena è la statua di legno, spesso a forma di donna, che ornava le navi dal XVI al XIX secolo, la cui funzione era non solo prettamente decorativa ma anche funzionale a individuare la nave. La poetessa argentina Gisela Galimi (Lobos, 1968), utilizzando queste metafore marinare, vorrebbe essere così per l’amato: anche materna e protettiva, non solo pura bellezza da amare, ma soprattutto sempre fedele, sempre presente.

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FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Amare è donare tutto se stesso senza nulla chiedere; amare è non dire mai “mi devi…”
ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY

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