giovedì 8 dicembre 2016

I doratori d’angeli

 

MARIO LUZI

MA DOVE

«Non è più qui» insinua una voce di sorpresa
«il cuore della tua città» e si perde
nel dedalo già buio
se non fosse una luce
piovosa di primavera in erba
visibile al di sopra dei tetti alti.

Io non so che rispondere e osservo
le api di questo viridario antico,
i doratori d’angeli, di stipi,
i lavoranti di metalli e d’ebani
chiudere ad uno ad uno i vecchi antri
e spandersi un po’ lieti e un po’ spauriti nei vicoli attorno.

«Non è più qui, ma dove?» mi domando
mentre l’accidentale e il necessario
imbrogliano l’occhio della mente
e penso a me e ai miei compagni, al rotto
conversare con quelle anime in pena
di una vita che quaglia poco, al perdersi
del loro brulicame di pensieri in cerca di un polo.
Qualcuno cede, qualcuno resiste nella sua fede tenuta stretta.

(da Nel magma, Garzanti, 1966)

.

Un paio d’anni fa alloggiai qualche giorno in un bed&breakfast nel quartiere fiorentino del Prato: mi meravigliai di quelle botteghe artigiane che ancora rimanevano, mischiate ai negozi etnici. Quella realtà in trasformazione doveva apparire ancora più evidente a Mario Luzi (1914-2005) negli Anni Sessanta, quando il centro della città era come il quartiere del Prato e andava modificando rapidamente il suo volto sulla base di una differente organizzazione del lavoro. Un disorientamento che non trova risposte nella voce poetica, confusa anch’essa nella sua ricerca dall’evoluzione del boom economico.

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Artigiano

FOTOGRAFIA © IN TOSCANA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni progresso è anche un regresso.
ROBERT MUSIL, L’uomo senza qualità

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