venerdì 9 dicembre 2016

Con addosso un pigiama

 

GIOVANNI RABONIGiovanni_Raboni_1988

L’APPARTAMENTO

1

Passa, dicono, le giornate
con addosso un pigiama, una vestaglia. A chi
gli consiglia d’uscire, di muoversi, altrimenti
i muscoli, alla sua età, si atrofizzano, le giunture
si bloccano, risponde
con un dolce, lento sorriso.

2

Caverna, bunker; mucosa,
spolverati libri che nessuno
leggerà né scompiglia,
grande schermo millimetrato della concentrazione,
dell’introiezione – e dovrebbe
spegnerlo, vestirsi, arrischiare le ossa
nell’aria confusa, piena di pòlline
?

3

Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l’infantile disastro del mondo.

(da Nel grave sogno (1965-1982), Mondadori, 1982)

.

È di tanto tempo fa questa poesia metropolitana di Giovanni Raboni (1932-2004), poesia della solitudine dell’uomo moderno rinchiuso nel suo appartamento in una sorta di autocarcerazione agorafobica. Ma, se ci pensiamo bene, è attualissima: quella chiusura dell’individuo è la nostra, è quella di chi teme il mondo e si isola nello schermo del telefonino.

.

EDWARD HOPPER, “OFFICE IN A SMALL CITY”

.

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LA FRASE DEL GIORNO
Nella solitudine il solitario divora se stesso, nella moltitudine lo divorano i molti. Ora scegli.
FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

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