mercoledì 16 novembre 2016

Ti do me stessa

 

ANTONIA POZZI

BELLEZZA

Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle – bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi –

E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido – della bellezza:
e tu lascia ch'io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo –
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette –

4 dicembre 1934

(da Parole, 1939)

.

“Ti do me stessa” ripete Antonia Pozzi (1912-1938): l’anafora suddivide le tre parti della giornata, mattino, pomeriggio e notte a indicare un amore totale, capace di riversare intera tutta la sua meraviglia così come gli spettacoli naturali offerti all’emozione. L’invito è all’amato, perché accolga in sé questa esile creatura, perché la lasci fremere al vento dell’amore: “Nel cielo limpido infatti / sorgono a volte piccole nubi, / fili di lana / o piume - distanti – / e chi guarda di lì a pochi istanti / vede una nuvola sola / che si allontana.

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Bolscioi

ANONIMO DI SCUOLA RUSSA, “BALLERINA DEL BOLSCIOI”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma noi siamo come l’erba dei prati / che sente sopra sé passare il vento / e tutta canta nel vento / e sempre vive nel vento, / eppure non sa così crescere / da fermare quel volo supremo / né balzare su dalla terra / per annegarsi in lui.

ANTONIA POZZI, Parole

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