sabato 5 novembre 2016

Centenario di Fernanda Romagnoli

 

Considerata da molti una Emily Dickinson italiana per la sua esistenza chiusa e riservata, al seguito del marito militare, la poetessa Fernanda Romagnoli nacque a Roma il 5 novembre 1916. Pubblicò solo quattro raccolte, sparse nei decenni: Capriccio (1943), Berretto rosso (1965), Confiteor (1973) e Il tredicesimo invitato (1980), cui seguì dopo la sua morte, avvenuta a Roma nel 1986,  Mar Rosso. Il Labirinto (1997). La sua è una poesia dal lessico curatissimo che costruisce un mondo e lo delinea attraverso dubbi e descrizioni di oggetti, ritratti e paesaggi, e si interroga e si tortura a quel fuoco del vivere come una falena attorno alla fiamma: “L’inquilina irregolare / mezza matta, che vive su in soffitta, / discorrendo col passero e col tarlo”.

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Fernanda_Romagnoli

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da Berretto rosso

IO

Quella donna dal viso indifeso
un poco sfiorita -
che passa nello specchio
in una scolorita veste rossa,
senza fruscio, di fretta,
rialzando sul capo i capelli
con mano distratta:
quella donna dall'anima dimessa
dicono che son io.

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da Il tredicesimo invitato

IL TREDICESIMO INVITATO

Grazie – ma qui che aspetto?
Io qui non mi trovo. Io fra voi
sto come il tredicesimo invitato,
per cui viene aggiunto un panchetto
e mangia nel piatto scompagnato.
E fra tutti che parlano – lui ascolta.
Fra tante risa – cerca di sorridere.
Inetto, benché arda,
a sostenere quel peso di splendori,
si sente grato se alcuno casualmente
lo guarda. Quando in cuore
si smarrisce atterrito «Sto per piangere!»
E all’improvviso capisce
che siede un’ombra al suo posto:
che – entrando – lui è rimasto chiuso fuori.

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CONIUGALE

E affacciati guardano fluttuare
questa frangia di sera sui palazzi,
che di sprazzi vermigli ci colora –
polene di balcone
fianco a fianco per vizio coniugale:
che cosa, strenuamente,
resiste in noi – che cosa, più reale
di quello che tentammo
o che insieme sbagliammo dall’inizio,
sale dal fondo e annaspa nella mente
per attestare che è vera, che esiste,
ch’è nostra – come un figlio anche malvagio
è nostro – come la vita, anche se sanguina
chinandosi come quest’aria di mezza sera
?

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LEI

Lei non ha colpa se è bella,
se la luce accorre al suo volto,
se il suo passo è disciolto
come una riva estiva,
se ride come si sgrana una collana.
Lo so. Lei non ha colpa
del suo miele pungente di fanciulla,
della sua grazia assorta
che in sé non chiude nulla.
Se tu l’ami, lei non ha colpa.
Ma io – la vorrei morta.

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da Mar Rosso

MAR ROSSO

L’animo del poeta: un espatriato!
Un erede di ghetti dati al fuoco!
Non ha foglio di profugo. Non chiede
viveri sigarette posto-letto.
L’atlante – cancellato alle sue spalle.
Pura circonferenza l’orizzonte
(egli – al centro – il suo passo beduino).
Su dal mattino – come da un bivacco;
giù al tramonto, vermiglia intermittenza
d’una misura senza fine.
Ma a notte... come dolce il suo Mar Rosso
trabocca in lui, l’inonda fra le ciglia
quand’egli giace – tutto il cielo addosso.

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LA FRASE DEL GIORNO
L’animo del poeta: un espatriato! / Un erede di ghetti dati al fuoco! / Non ha foglio di profugo. Non chiede / viveri sigarette posto-letto. / L’atlante – cancellato alle sue spalle.

FERNANDA ROMAGNOLI, Mar Rosso 

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