sabato 22 ottobre 2016

Dove nulla è detto

 

JUAN GELMAN

IL QUADERNO

a Juan Bañuelos

Coloro che dicono di scrivere versi
meglio degli dei, non saranno
castigati come Niobe, che tesseva
meglio delle dee e osò
dirlo e le uccisero
i figli e la
tramutarono in pietra. No. Oggi
a quei poeti daranno
onorificenze, posti di prestigio, li
nomineranno ambasciatori e
pietrificheranno il loro respiro.
La parola è stufa marcia di bugie
e approva la decisione. Ne
ha abbastanza di se stessa, e di
domandarsi cos'è, chi è,
di non sapere se parla fra
l'essere e la finzione di esserci, mentre
scrive su un quaderno
dove nulla è detto.

(da Valer la pena, Parma: Guanda, 2007)

.

Niobe, figura della mitologia classica, aveva sette figlie e sette figli ed era così orgogliosa di loro da prendersi gioco della dea Latona, che aveva “soltanto” i suoi due, Artemide e Apollo. Latona ordinò ad Apollo di uccidere i sette maschi e ad Artemide di uccidere le sette femmine. Questa hybris dell’antichità classica non ci sarà, dice il poeta argentino Juan Gelman (1930-2014), per i poeti superbi – di solito cattivi poeti – anzi, saranno bellamente premiati e onorati e anche la poesia stessa si arrenderà a questa sua fine, frutto di una società sempre più ignorante e sempre meno acculturata.

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Quaderno

FOTOGRAFIA DA TWITTER

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LA FRASE DEL GIORNO
Cosa può / mai fare la poesia, se non / accontentarsi di quel che le danno?
JUAN GELMAN, Valer la pena

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