domenica 14 agosto 2016

Rose e stelle

 

ADA NEGRI

NOTTE DI CAPRI

Così basse le stelle sul capo, che par mi vogliano incoronare.
Se alzassi a pena - per gioco - la mano, forse le potrei toccare.
Ma non ho forza d’alzar la mano: l’aria sa troppo di rose bianche.
Rose e stelle si guardano, fisse, con occhi immensi di donne stanche.
C’è così poco fra loro: un po’ d’aria: solo un po’ d’aria; e non posson baciarsi.
C’è così poco fra me e te: un po’ d’aria: solo un po’ d’aria; e non posso baciarti.
Tu sei nascosto; ma la tua vita chiama nell’ombra i miei sensi veglianti.
Il mare è nascosto; ma il suo respiro empie la notte di tutti i miei pianti.

(da I canti dell'isola, Mondadori, 1924)

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Il grande amore atteso a lungo, non il marito, sposato a 26 anni e dal quale si separò nel 1913, ma quello apparso ormai nella maturità, capace di originare in lei una passione travolgente: quello che Ada Negri (1870-1945) trovò e perse nel breve volgere di qualche anno, strappatole dall’epidemia di febbre spagnola che colpì l’Europa nell’inverno 1918-1919. È lui il protagonista dei canti d’amore disperato che danno una nuova linfa ai suoi versi: nella notte di Capri la poetessa lodigiana fonde la bellezza della natura con la forza dolorosa del ricordo.

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Capri

FOTOGRAFIA © BARBARA CONELLI

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho male di luce, ho male di te, Capri solare. / Oh, troppo bella, oh, simile all'onda sul capo del naufrago.
ADA NEGRI, I canti dell’isola

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