martedì 23 agosto 2016

La vita a sorsi lunghi

 

FLORBELA ESPANCA

IL MIO MONDO

Bevo la vita, la vita, a sorsi lunghi
come un divino vino di Falerno,
posando in te il mio guardare eterno
come le foglie fanno sopra i laghi.

I miei sogni ora son più vaghi,
il tuo guardare in me oggi è più dolce
E la vita adesso non è il rosso inferno
tutto di parvenze tristi e di presagi.

La vita, Amore mio, voglio viverla!
Nella stessa coppa, alzata nelle tue mani,
avremo bocche unite a berla.

Che importano il mondo e le illusioni defunte?
Che importano il mondo e i suoi orgogli vani?
Il mondo, amore? Le nostre bocche giunte!

(O nosso mundo, da Livro de Sóror Saudade, 1923 - Traduzione di Alberto Cappi)

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Donna emancipata, fuori dagli schemi dei primi decenni del secolo scorso – studentessa al liceo maschile di Évora, tra le prime donne a diplomarsi, tre matrimoni fallimentari e altrettanti divorzi – la poetessa portoghese Florbela Espanca (1894-1930), triste e tumultuosa, sensibile e infelice, rivendica il suo modo di vivere, la libertà presa a lunghi sorsi, l’amore per scelta. Ma non ne sarà capace: dopo aver trasformato la sua sofferenza in poesia, si ucciderà inghiottendo una dose letale di Veronal il giorno del suo trentaseiesimo compleanno.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “NIGHT TIME RITUALS II”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le anime delle poetesse sono fatte interamente di luce, come le stelle: non accecano chi le guarda, lo illuminano.
FLORBELA ESPANCA

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