giovedì 11 agosto 2016

Cose vissute

 

ALFRED KOLLERITSCH

STRUTTURA

Che cosa aspetta dall’ultima volta,
tenuto in caldo dallo sguardo all’indietro,
tracce di mele, libri, ombre,
tracce di angoscia, qualcosa di annullato, la felicità?
È nella profondità della camera,
là lo sguardo di lei, il respiro fino all’insuperabile,
comune esser soli.

Nessuna parola dovrebbe sfuggire,
neppure un granello di polvere,
quel che è rimasto indica,
nulla promesso, cose vissute
catturate dai giorni,
risalendo il fiume qualcosa è in fuga.

Il ritorno fino alla sorgente,
a casa nell’erompere,
lo scomparire
si vela,
va oltre la sorgente,
libero di niente.

(Traduzione di Riccarda Novello)

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“Se si dà alla poesia il valore di cosa del mondo, allora anche le altre cose del mondo si illuminano diversamente e si è indotti a riflettere su cosa sia poi il mondo, in cui l’apparire accade, prima che si richiuda nell’essere-apparso”: questa è l’idea di Alfred Kolleritsch (Brunnsee, 1931), poeta dell’avanguardia austriaca. La poesia quindi destruttura l’ordine delle cose per raggiungere la libertà del rinnovamento.

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Mele

FOTOGRAFIA © FORWALLPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto quel che / si dà l’occasione / di lasciare che le poesie siano, / loro perdono il proprio luogo / atterrite, quel che hanno inteso / è svanito dietro l’angolo, / se ne stanno vuote, disabitate.
ALFRED KOLLERITSCH

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