domenica 10 luglio 2016

Come l’equilibrista

 

PAOLO BUZZIBuzzi

PRIMI LAMPIONI

Esco alla notte
contro gli amici lampioni.
Son gli occhi dei nuovi mostri terreni. Sfavillano
la luce ignota a’ miei avi. Mi fan l’aria moderna
onde questo respiro d’uomo semplice
diventa verso libero di poeta complesso.
Amo le ombre lunghe a sbarra dei lampioni
e vi cammino con piedi sicuri e sogni di vertigine
come l’equilibrista sul filo teso al precipizio.
E più amo i fogliami d’alberi del viale
che la luce elettrica dipinge ad acquerello
sul cartone prolisso dei lastricati.
E più amo la mia ombra che pare
lo svelto impaccio della mia stessa anima fra’ miei piedi.

(da Versi liberi, Treves, 1913)

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I lampioni dell’illuminazione stradale sembrano essere lì da sempre a noi uomini e donne del XXI secolo. In realtà apparvero sul finire dell’Ottocento e furono emblema di modernità che il futurismo non poteva lasciarsi scappare: compaiono in poesie di Majakovskij, Soffici e Lucini. Sono i protagonisti anche di questi versi di Paolo Buzzi (1874-1956): il poeta milanese si meraviglia della loro luce, delle ombre che lasciano, dei riflessi, e gioca con quell’analogia del funambolo che è si futurista, ma che riprende ancora i toni della scapigliatura e del simbolismo, che Buzzi trasporta nella nuova avanguardia.

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Afremov

LEONID AFREMOV, “FIRST SNOW”

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LA FRASE DEL GIORNO
La tecnica è la magica danza che il mondo contemporaneo balla
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ERNEST JÜNGER, I prossimi titani

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