giovedì 9 giugno 2016

La bontà della pianta

 

EDGAR LEE MASTERS

BENEDICT PEERBOLTE

Forse non si colgono grappoli di rovi -
ma sono per questo i rovi inutili?
Non servono a fare corone per i redentori
che santificano e redimono il mondo?
Forse non si colgono fichi dai cardi -
eppure ho visto lanuggini di cardo planare
sopra il frutteto dove i fichi caduti
andavano torpidamente in semenza nella loro melmosa dolcezza.
Oh pensieri dalle lievi ali che vi disperdete
sulla terra in una più ampia messe,
dovrei forse giudicare la bontà della pianta
dal tipo di frutto che vorrei avere io?

(da Il nuovo Spoon River, 1924 - Traduzione di U. Capra e A. Lavagno)

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I due libri di Spoon River del poeta statunitense Edgar Lee Masters (1869-1950) segnano la sconfitta dell’uomo medio americano attraverso le confessioni o le riflessioni postume dei personaggi sepolti nel cimitero lungo la collina che attirò l’attenzione di Cesare Pavese, Fernanda Pivano e Fabrizio De André, che dedicò al poema un bellissimo disco. Benedict Peerbolte ci fa riflettere sull’utilità delle cose attraverso l’analogia naturalistica dei rovi e dei fiori del cardo selvatico: basti pensare al mai finito dibattito sull’utilità della poesia ad esempio, o a quello che negli anni Settanta negava utilità alle canzoni di Lucio Battisti perché non politicamente impegnate. Eppure, i rovi incoronarono Cristo e i semi piumosi dei cardi volano leggeri a coprire il marciume dei fichi caduti.

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Rovo

FOTOGRAFIA © JÚLIO REIS

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LA FRASE DEL GIORNO
LA bellezza delle cose più che l’utilità innalza l’anima
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NICCOLÒ TOMMASEO

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