sabato 14 maggio 2016

Contempla i gigli

 

ANNE SEXTONSexton

DAL GIARDINO

Vieni, mio amato,
contempla i gigli.
Abbiamo poca fede.
Parliamo troppo.
Metti via il tuo scioglilingua di parole
e vieni con me a osservare
i gigli dischiusi nel campo,
che crescono come yacht,
che lentamente allungano i petali
senza infermiere o orologi.
Contempliamo la vista:
una casa dove nubi bianche
ornano le pareti fangose.
Oh, metti via le tue buone
e cattive parole. Sputa fuori
le tue parole come pietre!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni a gustare i miei dolci frutti.

(From the Garden, da All my pretty ones, 1962 - Traduzione di Cristina Gamberi)

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“L’uomo conquista i corpi per lasciarli cadere in abbandono, la donna fa del corpo dell’uomo un campo di eterna conquista psicologica, tramutando l’amore in nevrosi, in un’altra schiavitù. Non c’è quindi un universo in cui riconoscersi, ma uno spazio che resta nebbioso, assente. Quel sovrumano potere o desiderio non avendo luoghi in cui posarsi diventa l’arma che chiude la donna all’interno del proprio io, e lei diventa il fulcro, il centro di un’altra casa dalle pareti circolari, perfette come un’inspiegabile ossessione” scrive Cristina Gamberi, traduttrice di questa poesia, sul n. 311 di Poesia, pubblicato nel gennaio 2016. È la perfetta chiave di lettura per questi versi d’amore dai toni oscuri di Anne Sexton (1928-1974), poetessa statunitense la cui storia fu segnata dalla solitudine, dall’alcolismo e dalla depressione che la portò a uccidersi intossicandosi con il monossido di carbonio nel garage della sua casa di Boston.

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Gigli

ACQUARELLO DI DARYLL TROTT

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LA FRASE DEL GIORNO
Una donna che scrive è troppo sensibile e sensuale, /quali estasi e portenti!
ANNE SEXTON

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