venerdì 27 maggio 2016

Canto di sirena

 

SERGIO SOLMI

CANTO DI DONNA

Canto di donna che si sa non vista
dietro le chiuse imposte, voce roca,
di languenti abbandoni e d’improvvisi
brividi scorsa, di vuote parole
fatta, ch’io non discerno.
O voce assorta, procellosa e dolce,
folta di sogni
quale rapiva i marinai in mezzo
al mare, un tempo, canto di sirena.
Voce del desiderio, che non sa
se vuole o teme, ed altra non ridice
cosa che sé, che il suo buio, tremante
amore. Come te l’accesa carne
parla talora, e ascolta
sé stupefatta esistere.

(da Poesie, Mondadori, 1950)

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Sergio Solmi (1899-1981), poeta e saggista nato a Rieti da genitori modenesi, secondo il critico Pier Vittorio Mengaldo ha una “inquieta e quasi dolorosa curiosità per le «calde cose» che gli si avvicinano e gli sfuggono”. È certamente il caso di questo canto di donna nell’ombra, appassionato e malinconico insieme: nell’anima del poeta, ”fugace testimone” fa risaltare ancora una volta lo slancio verso la felicità del vivere già protagonista di Preghiera alla vita: “Perché più bruci, per meglio sentire / questo tuo bacio che torce e scolora, / ogni mia fibra consuma al tuo fuoco”.

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chanteuse_im_cafe_hi

EDGAR DEGAS, “LA CHANTEUSE DU CAFÉ CONCERT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se pur fatiche e sogni / e la mesta ubbidienza a me malvivo / fanno, e rare tue fronde, poesia, / un'ultima gaiezza mi soccorre /e brevemente il mio deserto illude.
SERGIO SOLMI

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