domenica 24 aprile 2016

Ma vivi altrove

 

CESARE PAVESE

NOTTURNO

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s’inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.

La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi più puro.

                                     Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

19 ottobre 1940

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1943)

.

Cesare Pavese (1908-1950) in questo ritratto notturno riesce a fondere il paesaggio e la figura di una donna – l’immagine però viene dalla memoria, è un segno mitico che appartiene al passato, al sogno, al possibile. È la realizzazione di quel suo pensiero che appunterà in seguito nel Mestiere di vivere: “Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta”.

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Schloe

CHRISTIAN SCHLOE, “NIGHT WITH A VIEW

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LA FRASE DEL GIORNO
I simboli che ciascuno di noi porta in sé, e ritrova improvvisamente nel mondo e li riconosce e il suo cuore ha un sussulto, sono i suoi autentici ricordi.
CESARE PAVESE, Feria d’agosto

1 commento:

gius.ante ha detto...

Magnifica! Grazie.

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