giovedì 28 aprile 2016

In brutta copia

 

OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAMMandel'stam

LO DICO IN BRUTTA COPIA, A VOCE BASSA

Lo dico in brutta copia, a voce bassa,
ché non è ancora venuto il momento:
il gioco del cielo irresponsabile
si attinge col sudore e l’esperienza.

E sotto il cielo dimentichiamo spesso
- sotto un purgatoriale cielo effimero -
che il felice deposito celeste
è una mobile casa della vita

9 marzo 1937

(da Cinquanta poesie, Einaudi, 1998 - Traduzione di Remo Faccani)

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“Voi, strappandomi i mari, la rincorsa, lo slancio / e dando al piede il sostegno di una terra forzata, / che avete escogitato? Un calcolo sagace: / il moto delle labbra non può venir sottratto” scriveva il poeta russo Osip Emil’evič Mandel’štam (1891-1938). La dittatura stalinista lo aveva ormai messo sotto la lente, analizzato, condannato al confino per la sua visione del mondo considerata antisovietica. Le parole però sono libere, continuano a essere gridate in una libertà assoluta, quella che Mandel’štam aveva rivendicato in una lettera all’amico-nemico, il poeta Gippius: “Non ho alcun preciso sentimento nei riguardi della società, di Dio e dell'uomo - però con tanta maggior forza amo la vita, la fede e l'amore”.

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CieloHDR

FOTOGRAFIA © FREEOBOI

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LA FRASE DEL GIORNO
Trascorra il sedimento dell’istante – / il caro segno non si cancellerà.
OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

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