martedì 26 aprile 2016

Il gigantesco rovere

 

GUIDO GOZZANO

SPERANZA

Il gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando in cerchi, nelle sue midolla
i centonovant’anni che ha vissuto.

Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiuse con le mani di velluto,
dai monchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d’essere fronzuto.

Rampolla e sogna − immemore di scuri −
l’eterna volta cerula e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l’ire

aquilonari e i secoli futuri...
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuol morire!

(da La via del rifugio, 1907)

.

“Non so perché mi faccia tanta pena / quel moribondo che non vuol morire” dice Guido Gozzano (1883-1916), ma in realtà lo sa bene: in quella vecchissima quercia abbattuta che ora prova comunque a risvegliarsi nei tepori di primavera rivede se stesso, vede il suo destino di malato di tisi. L’illusione di verde e di vita della quercia, che sogna i nidi e il vento, le ghiande e il futuro, è l’illusione di vita che anch’egli prova: “Io penso talvolta che vita, che vita sarebbe la mia, / se già la Signora vestita di nulla non fosse per via. / Io penso talvolta...”

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Joseph Thors - A Fallen Oak in a Landscape

JOSEPH THORS, “A FALLEN OAK IN A LANDSCAPE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Pare un assurdo, eppure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v'è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni.
GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone

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