domenica 17 aprile 2016

Centenario di Magda Isanos

 

Magda Isanos, poetessa romena, nasceva a Iasi, il 17 aprile 1916. Avvocato, pubblicò le sue prime poesie su riviste studentesche e collaborò in seguito alle principali riviste letterarie romene. Afflitta da una grave malattia di cuore, morì a ventotto anni, nel novembre 1944. In vita uscì un solo suo volume, Poesie (1943). Tutti i suoi manoscritti, ad eccezione di un quaderno ritrovato in giardino, andarono perduti la notte del 6 giugno 1944 nel bombardamento aereo che distrusse la sua casa. Fu il secondo marito, lo scrittore Eusebiu Camilar, a pubblicare altre due raccolte di versi - Il canto delle montagne (1945) e Terra di luce (1946) - e un’opera teatrale, I fuochi (1945), scritta in collaborazione con lei. Le poesie di Magda Isanos assumono spesso, anche per i tormenti della malattia, il tono di una meditazione sul destino, sull’inizio e sulla fine, sulla speranza e sul dubbio. E si vestono anche, forse per la sua professione, di un manto sociale, con uno sguardo sulla condizione delle donne e dei contadini, “carne da macello”, come nella poesia sui soldati romeni mandati a morire in Russia nel 1942-43 con gli ungheresi e gli italiani a fianco dell’alleato tedesco.

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Stamps_of_Moldova,_051-11

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RITORNO

Ancora ci saranno nevi ed erbe...
Potrai startene là, senza vederle?
«No di certo, mi alzerò a buio fondo,
per rivedere il frutteto, le arnie,
accarezzare le porte di casa
e la barba del granoturco biondo.

I mastini verranno ad annusarmi
coi musi neri di sonno, e a farmi,
come una volta, le feste: “Padrona,
da dove vieni? Sai di terra buona”...»

(da Poesie, 1943 - Traduzione di Marco Cugno)

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HO VISTO ANCH’IO UOMINI PARTIRE

Ho visto anch’io uomini partire
per la guerra.
Giovani figli della terra,
laceri, su treni merci, andavano a morire,
cantando canzoni monotone e tristi.
Erano tanti da oscurare
la chiarità estivale.
E non sono tornati. Grano e segale
hanno buttato, in Russia, i loro corpi.

Intanto, al loro paese,
passeggiava tronfia nelle città,
la sfrontatezza, l’iniquità.
Loro neppure sapevano
per chi morivano.
Erano popolo, soltanto.
Uomini cresciuti come le piante,
in semplicità, con la terra accanto.

Signore,
dove sono i loro occhi? Le tante
braccia piene di obbedienza e di lena?
Chi li comandava si è preso pena
di numerare le croci e gli storpi?
Se soffia il vento, mi pare di udire
canzoni, moltitudini di piedi
che marciano in cadenza. I babbei,
morti in Russia, tornano alla loro terra
per giudicare te, grugno di porco,
pescecane di guerra!

Fai bene a tremare. Non è sfizio.
È il giorno del giudizio!

(da Il canto delle montagne, 1945 - Traduzione di Marco Cugno)

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LA FRASE DEL GIORNO
Dico «vita»... e prende a battere il cuore / veloce, come un uccello colto da paura.
MAGDA ISANOS, Poesie

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