venerdì 26 febbraio 2016

L’amara voce

 

JAIME SABINES

LENTO, AMARO ANIMALE

Lento, amaro animale
che sono, che sono stato,
amaro dal nodo di polvere e acqua e vento
che nella prima generazione dell’uomo si appellava a Dio.

Amaro come i minerali amari
che nelle notti di completa solitudine
-maledetta e fallimentare solitudine
senza nessuno -
salgono alla gola
e, croste di silenzio,
asfissiano, uccidono, risuscitano.

Amaro come l’amara voce
prenatale, presostanziale, che disse
la nostra parola, che percorse il nostro cammino,
che morì la nostra morte,
e che in qualsiasi momento ritroviamo.

Amaro dal di dentro,
da ciò che non sono,
- la mia pelle come la mia lingua -
dal primo essere vivente,
annuncio e profezia.

Lento dai secoli,
remoto – niente vi è più indietro -,
lontano, discosto, sconosciuto.

Lento, amaro animale
che sono, che sono stato
.

(da Horal, 1950)

.

L’uomo e il suo destino, il suo percorso nell’universo, è tema centrale di Horal, opera prima del poeta messicano Jaime Sabines (1926-1999): appare quello che resterà nel corso degli anni come un suo marchio di fabbrica, ovvero una sorta di nostalgia prenatale, di un tempo perduto e indefinito del quale forse solo nei sogni riusciamo ad avere un’infinitesima visione.

.

Gengzhao

GENGZHAO, “NASCITA DELL’UNIVERSO”

.

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ho alcuna voglia che mi dicano che la luna è diversa dai miei sogni.
JAIME SABINES, Altre poesie scelte

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