mercoledì 24 febbraio 2016

Ciò che non esiste

 

ROBERTO JUARROZ

SETTIMA POESIA VERTICALE, 32

Così come non possiamo
sostenere a lungo uno sguardo,
neppure possiamo sostenere a lungo l’allegria,
la spirale dell’amore,
la gratuità del pensiero,
la terra sospesa nel canto.

Non possiamo nemmeno sostenere a lungo
le proporzioni del silenzio
quando qualcosa lo visita.
E ancora meno
quando niente lo visita.

L’uomo non può sostenere a lungo l’uomo,
e neppure quello che non è umano.

E tuttavia può
sopportare il peso inesorabile
di ciò che non esiste.

(da Settima poesia verticale, 1982)

.

Nella sua ansia di definire il mondo intero il poeta argentino Roberto Juarroz (1925-1995) si assume un po’ il compito dei cartografi dell’impero narrato da Borges, quello di disegnare una mappa della provincia in scala 1:1. La sua opera è un fluire ininterrotto, un poema che si sviluppa dal 1958 al 1997, spezzato e numerato solo per esigenze editoriali. Qui, indagando il tema principale della sua poesia, la ricerca della più autentica esistenza dell’uomo, è alle prese con la fragilità umana, con l’impossibilità di rimanere costante nei sentimenti, nonostante la capacità di sopportare il peso dell’illusione, del vuoto come rovescio di tutto quello che esiste.

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Paradise lost

MILES PASICK, “PARADISE LOST. BOOK II. LINE 146 (LODESTAR)”

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LA FRASE DEL GIORNO
Cercare una cosa / è sempre incontrarne un’altra. / Così, per trovare qualcosa, / bisogna cercare quello che non è
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ROBERTO JUARROZ, Dodicesima poesia verticale

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