giovedì 30 aprile 2015

La bufera che sgronda sulle foglie

 

EUGENIO MONTALEmontale

LA BUFERA

Les princes n’ont point d’yeux pour voir ces grands merveilles,
Leurs mains ne servent plus qu’à nous persécuter…
AGRIPPA D'AUBIGNÈ, A Dieu

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,

(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell’oro
che s’è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d’istante - marmo manna
e distruzione – ch’entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -

e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa…
                                    Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,

mi salutasti - per entrar nel buio.

(da La bufera e altro, Mondadori, 1956)

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La bufera e altro è un’opera attesa dopo molti anni di silenzio di Eugenio Montale (1896-1981): esce dopo la “teologia negativa” e l’oscurità delle Occasioni e assume una valenza spesso metafisica – Montale considerava questa raccolta la curva più alta della sua parabola poetica – in cui riappare e assume maggiore risalto la “donna angelicata” come speranza di salvezza. Questa, raggruppata nella sezione Finisterre, relativa alle poesie tra il 1940 e il 1942, è la prima poesia dell’opera: fu pubblicata nel 1941 sul settimanale Tempo con una differente epigrafe (“Porque sabes que siempre te he querido”, perché tu sappia che ti ho sempre amato”) per evitare la censura fascista. La bufera, naturalmente è la Seconda guerra mondiale, ma è contemporaneamente “guerra cosmica, di sempre e di tutti”, come scriveva l’autore in una lettera a Gianfranco Contini; è l’evento che viene a squassare la tranquillità del giardino, a mettere in pericolo il nido della casa. E anche quella speranza di salvezza, quella che Clizia, la donna, è sembrata impersonare, svanisce nel buio quando lei, ebrea – dopo le leggi razziali del 1938 - saluta ed entra nel ricordo. Se, dopo il lampo che abbatte e schianta, la rinascita per il mondo è ancora possibile, non lo è invece per l’uomo Montale, posto di fronte all’assolutezza di questo addio.

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Bufera

FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Una storia non dura che nella cenere / e persistenza è solo l'estinzione.

EUGENIO MONTALE, La bufera e altro

mercoledì 29 aprile 2015

Immagine di secondi

 

JAIME GIL DE BIEDMAgil_de_biedma

MATTINA DI IERI, DI OGGI

Cade la pioggia sul mare.
Dalla finestra aperta,
contemplandola, appoggi
la tempia sul vetro.

Immagine di secondi,
immobile in controluce
si staglia il tuo corpo, nudo
ancora dalla notte.

E ti volgi verso me,
sorridendomi. Io penso
a come è passato il tempo,
e ti ricordo così.

(Mañana de ayer, de hoy, da Moralidades, 1966)

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Una donna alla finestra arriva a impersonare il ricordo in questi versi del poeta catalano Jaime Gil de Biedma (1929-1990), autore barcellonese della Generazione del ‘50, dalla grande sensibilità poetica: è dal tesoro dei ricordi erotici e teneri che la memoria la estrae, confondendo i tempi nel breve momento di una poesia, cancellando la linea che va dal passato al presente: “Hai lasciato il balcone. / Si è fatto buio nella stanza / mentre ci guardavamo teneramente, a disagio / nel non sentire il peso di tre anni. / Tutto è uguale, sembra / che fu ieri”.

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Tuschman

FOTOGRAFIA © RICHARD TUSCHMAN, DA EDWARD HOPPER

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LA FRASE DEL GIORNO
I misteri dell’amore sono dell’anima, ma un corpo è il libro in cui si leggono.
JAIME GIL DE BIEDMA

martedì 28 aprile 2015

L’eco di una conchiglia vuota

 

GONZALO MILLÁNgonzalo_millan

IMPRONTA SULLA SABBIA

Prima che giunga la voce della marea
e il bianco bollire d’uovo della spuma,
ascolto l’eco di una conchiglia vuota
come il silente incavo d’aria scura
che rimane in ogni impronta di un passo.

(Paso por la arena, da Relación personal , 1968)

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Ancora il mare, ancora la solitudine di una spiaggia: il poeta cileno Gonzalo Millán (1947-2006), rappresentante della “Generazione del Sessanta”, postavanguardia che trova ispirazione nella pop art e che tende a mediare poesia e plastica con l’osservazione degli elementi e la loro trasposizione, trova la sua arte resa visibile nelle impronte sulla sabbia, effimere perché presto verrà l’onda di marea a riempirle e cancellarle.

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Impronta

FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Il fascino della storia, come quello del mare, risiede in ciò che cancella: l'onda che sopraggiunge fa sparire dalla sabbia la traccia della precedente.
GUSTAVE FLAUBERT, Attraverso i campi e lungo i greti

lunedì 27 aprile 2015

Le vere spiagge

 

BILLY COLLINS

AGGIUNTA

Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.

La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta,
falsa come ogni borioso sonetto italiano,

e lo stesso si poteva dire
dei fiori delle alte scogliere
che mi vantavo di averle messo nei capelli

e certo, delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.

Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei

e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna.

(Addendum, da Balistica, Fazi, 2011 – Traduzione di Franco Nasi)

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Ci voleva un poeta ironico come Billy Collins (New York, 1941) per scrivere un’aggiunta a una poesia, un post scriptum che rovescia la realtà come un guanto: se dall’altro lato regnavano l’analogia e un certo lirismo, una specie di immaginario poetico, da questo a farla da padrona è la realtà. Il bello è che la realtà e l’immaginario alla fine coincidono: sono la stessa scena vista con una diversa illuminazione.

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couple-on-beach

FOTOGRAFIA © CHOBIRDOKAN

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è come una battuta di pesca. Non sai che cosa c’è là fuori fin quando non cominci a scrivere.
BILLY COLLINS

domenica 26 aprile 2015

Una domenica

 

VINICIUS DE MORAESDe Moraes

SONETTO DI UNA DOMENICA

In casa c’è molta pace in una domenica così.
La moglie dorme, i figli giocano, la pioggia cade...
Dimentico chi sono per sentirmi padre
e ascolto nella sala, in un silenzio ermo e senza fine

rintoccare un orologio, e un altro dentro di me...
Guardo il giardino umido e agreste: distrae
vederlo, selvaggio, fiorire anche dove il sole non va
a dispetto del vento e della terra che è cattiva.

In realtà è l'infinito questa piccola casa
che mi avvolge il sogno e ripara dalla sventura
e la mano di una donna ha fatto semplice, pura e amena.

Dio che sei padre come me e forse la stimi:
quando sarà giunto il mio momento, fammi andare senza pena
portando appena questo poco che non dura.

Rio, settembre 1944

(Soneto de um domingo, da Libro di Sonetti, 1957 - Traduzione di Amina Di Munno)

 

La domenica è - o almeno era, prima che una legge insensata del governo Monti decretasse l’apertura festiva di negozi e ipermercati - per la maggior parte di noi il giorno dedicato al riposo, allo svago, agli affetti familiari. Il poeta brasiliano Vinicius De Moraes (1913-1980) esalta in questo sonetto la tranquillità del ménage nella dolcezza della domenica: la casa è come un nido, in essa regna la felicità, con la moglie e i bambini. È lo stato di vita preferibile, un piccolo nucleo di pace e di amore che De Moraes prega si trasformi in paradiso e diventi infinito.

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Moraes

VINICIUS DE MORAES CON I FIGLI NELLA SUA CASA, 1942 © VINICIUS DE MORAES

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LA FRASE DEL GIORNO
Domenica! il dì che a mattina / sorride e sospira al tramonto!
GIOVANNI PASCOLI

sabato 25 aprile 2015

Liberate l’Italia

 

ALFONSO GATTO

25 APRILE

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.
 

(da La storia delle vittime, 1966)

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Cade oggi il 70° anniversario della Liberazione. Il 25 aprile 1945 alle 8 del mattino il CNL Alta Italia proclamava l’insurrezione nei territori occupati dai nazifascisti, che, incalzati ormai dalle truppe alleate in risalita dal Centro Italia, si arresero. La Seconda guerra mondiale, con il suo carico di lutti e crudeltà, di tragedie e stermini, ebbe fine quel giorno. Gli italiani – come si può apprezzare dalla poesia di Alfonso Gatto (1909-1976), quel 25 aprile , quando il peso dell’oppressione fu levato loro dal petto, ripresero a respirare. E ripresero a vivere: interessante è la testimonianza di Dino Buzzati dell’aprile 1945, da Siamo spiacenti di…, che ricalca anch’essa quella liberazione dall’angoscia: “Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria, notte e dì, capricciose tiranne. Non più, non più, ecco tutto; Dio come siamo felici”.

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55aMilano

FOTOGRAFIA © 55A BRIGATA FRATELLI ROSSELLI

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LA FRASE DEL GIORNO
“È finita la guerra”, questo / il popolo grida; gli anni si frantumano, / un mondo nuovo affiora ribollendo / dalle schiuma aspra del dolore.
ROBERTO ROVERSI, Dopo Campoformio

venerdì 24 aprile 2015

La mia ala destra


MANUEL ALTOLAGUIRRE

LE TUE PAROLE


Appoggiata alla mia spalla
sei la mia ala destra.
Come se tu spiegassi
le tue tenere nere penne,
m’innalzano le tue parole
a un candidissimo cielo.

Esultanza. Silenzio.
Seduto ora al mio tavolo,
mi sanguina la spalla,
la tua assenza mi duole
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(Tus palabras, da Cuadernos de poesía, 1931)

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La poesia intimista e musicale di Manuel Altolaguirre (1905-1959), spagnolo della Generazione del’27 tratta sovente d’amore e solitudine: ed è bellissima l’immagine dell’altra metà della coppia come un’ala, significa che l’uomo da solo non è capace di volare, che necessita di una compagna, come i mitologici “pihis” di Guillaume Apollinaire, uccelli favolosi che vengono dalla Cina e che sono obbligati a volare in due perché hanno una sola ala: “Confusi entrambi, più che fusi. // Diventati ormai un solo corpo, / un'anima sola che bacia se stessa / negli spazi bianchi, dimentica del mondo”.

 
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Lauri Blank
LAURI BLANK, “PROMISE”
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LA FRASE DEL GIORNO
Non sai che cosa è smarrirsi / illuminato e insonne / nello spazio, tra nubi, / senza essere angelo, senza essere angelo.
MANUEL ALTOLAGUIRRE

giovedì 23 aprile 2015

Una lettura corporea

 

GLORIA BOSCHBosch

PROPOSTA

Ti propongo stanotte
di trovare un accordo,
un dialogo tra il mio corpo e il tuo corpo
una conversazione senza parole,
un silenzio di progetti,
che le tue dita interpretino
il linguaggio delle mie dita.
Ti propongo, semplicemente,
di prolungare la carezza,
di non pianificare l’arrivo al culmine
ma di navigare con il remo delle mie braccia
senza affatto usare i salvagente
o che il tempo tenga lo sguardo
fermo sui bottoni della tua camicia.
Ti propongo un patto di sussurri,
un convegno di gemiti,
un monologo di grida,
che tutto quel che ci diciamo
sulla pelle rimanga scritto.
Ti propongo una notte interminabile,
lenta, lentissima, così lenta
che quando ce lo domandiamo il mattino
non sappiamo chi siamo
né dove andiamo,
come se imparassimo di nuovo a leggere
proprio come due bambini piccoli,
come se imparassimo di nuovo a scrivere
sul pallido foglio del nostro corpo.
Ti propongo una lettura corporea
dal prologo dei tuoi occhi
all’epilogo della mia bocca.

(Propuesta, da Dédalo del deseo, 1998)

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“Una lettura corporea” è infine quello che chiede la poetessa spagnola Gloria Bosch (Barcellona, 1959): in questi versi è il desiderio che si dispiega, che prorompe dalle parole, sono i corpi che attendono di parlare e scrivere, di farsi essi stessi parola e poesia: “Non volevo mostrarti il mio testo amoroso / preferivo scriverti una poesia sul corpo / con le mie dita sorde”.

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Luongo

ALDO LUONGO, “BROOKLYN, 1973”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore non è cieco / siamo noi che non vediamo.

GLORIA BOSCH, Desnudario

mercoledì 22 aprile 2015

Brama senza fine

 

GIUSEPPE UNGARETTIUngaretti

GRIDO

Giunta la sera
Riposavo sopra l’erba monotona,
E presi gusto
A quella brama senza fine,
Grido torbido e alato
Che la luce quando muore trattiene.

1928

(da Sentimento del tempo, 1933)

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Finita la guerra, nel 1921 Giuseppe Ungaretti (1888-1970) si trasferisce a Roma. Sentimento del tempo è la raccolta della maturità, sono le poesie di un uomo che si confronta con la nuova città, con i miti che incontra a ogni passo, con il senso religioso innato in essa. Nel tranquillo paesaggio laziale, così diverso dal Carso butterato di pietre e di bombe, Ungaretti riesce finalmente a fare sbocciare il suo canto, a coniugare  Petrarca e Leopardi: di quest’ultimo soprattutto si avverte l’eco nel crepuscolo di Grido.

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Gianicolo

FOTOGRAFIA © LOCAL NOMAD

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LA FRASE DEL GIORNO
Nulla, sospeso il respiro, più dolce / Che udirti consumarmi / Nel sole moribondo / L’ultimo fiammeggiare d’ombra, terra!
GIUSEPPE UNGARETTI, Sentimento del tempo

martedì 21 aprile 2015

Sei la compagna

 

XAVIER VILLAURRUTÍAVillaurrutía

POESIA

Sei la compagna con cui parlo
all’improvviso, da solo.
Ti formano le parole
che nascono dal silenzio
e dalla cisterna di sogno in cui affogo
libero fino al risveglio.

La tua mano metallica
indurisce la fretta della mia mano
e guida la penna
che traccia sulla carta il suo litorale.

La tua voce, ristretta eco,
è il rimbalzo della mia voce sul muro,
e nella tua pelle di specchio
mi sto guardando guardarmi attraverso mille Argo,
attraverso mille lunghi secondi.

Ma il più piccolo rumore ti spaventa
e ti vedo fuggire
dalla porta del libro
o dall’atlante del soffitto,
dal piancito del pavimento,
o dalla pagina dello specchio,
e mi lasci
senza più battito o voce e senza più volto,
senza maschera come un uomo nudo
in mezzo a una strada di sguardi.

(Poesía, da Reflejos, 1926)

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La poesia è tutto per il poeta, dice lo scrittore messicano Xavier Villaurrutía (1903-1950): è la compagna che rimane lì silenziosa, capace di ascoltare ma anche di dettare, è la musa che guida la mano sulla carta per disegnare mondi, per connettere l’universo del sogno con quello del reale, è specchio che riflette e talvolta deforma, è tramite tra conoscibile e mistero, tra spirito e corpo, è voce e parola, è la maschera con cui il poeta si presenta.

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Erato

IMMAGINE © FANART

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente cosa gli è stato concesso di scrivere.

JORGE LUIS BORGES

lunedì 20 aprile 2015

E le tue braccia d’uomo

 

MARIA LUISA SPAZIANI

LO SPIRITO HA BISOGNO DEL FINITO

Lo spirito ha bisogno del finito
per incarnare slanci d’infinito.
Parlo con l’angelo, e le tue braccia d’uomo
soltanto lo traducono ai miei sensi.

Dove comincia l’ala? Dove nascono
musiche di tamburi di tempesta?
Amarti è sprofondare, è una foresta
sfumante in cieli altissimi.

(da La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002)

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“Tu, realtà e metafora, luminoso / corpo dal doppio segno. Tu moneta / d’inscindibile faccia, bianco cigno / che ingloba il suo riflesso”: l’anima ha bisogno del corpo per elevarsi, per andare di là del finito, per scavalcare l’immanente: non è un paradosso, è l’uomo che traduce la voce dell’angelo perché possa essere intesa, è l’amore che trascende la finitudine umana e che può fare sì che una foresta “sprofondi” in un abisso di cieli in questa poesia di Maria Luisa Spaziani (1922-2014).

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Woodman

FRANCESCA WOODMAN, “ANGEL SERIES”

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LA FRASE DEL GIORNO
Così gli occhi degli angeli, castagne / che hanno perso il riccio. Il Paradiso / è quella svestizione, ogni segreto / è arrivare al cuore.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi

domenica 19 aprile 2015

Un sentore di sale

 

JOSÉ GOROSTIZA

PAUSE I

Il mare, il mare!
Lo sento dentro me.
E solo al pensarlo,
così mio,
ha un sentore di sale
il mio pensiero.

(Pausas I, da Canciones para cantar en las barcas, 1925)

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“Dopo l’istante magico in cui i miei occhi si sono aperti nel mare, non mi è stato più possibile vedere, pensare, vivere come prima” disse l’oceanografo francese Jacques-Yves Cousteau. Quella del mare che ci sentiamo dentro è  un’emozione spesso raccontata dai poeti: Sophia De Mello Breyner Andresen sente in una conchiglia “il canto della vasta e lunga spiaggia / Atlantica e sacra / Dove per sempre la mia anima fu creata”; per Julieta Dobles è un intimo sentire: “Basta che chiuda gli occhi, / e mi sta aspettando lì, / Liquido, dolce, vago, /come un sogno infantile / che all’improvviso /mi salta tra le mani”. Il poeta messicano José Gorostiza (1901-1973) canta in questo inno al mare il suo desiderio, la sensazione di portarlo dentro come un destino.

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Lignano

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Talvolta ho voglia di piangere, / ma mi consola il mare.
JOSÉ GOROSTIZA,Canciones para cantar en las barcas

sabato 18 aprile 2015

Svariate idee d’amore

 

ELIO PAGLIARANIPagliarani con pipa

SE FACESSIMO UN CONTO DELLE COSE

Se facessimo un conto delle cose
che non tornano, come quella lampada
fulminata nell’atrio alla stazione
e il commiato allo scuro, avremmo allora
già perso, e il secolo altra luce esplode
che può farsi per noi definitiva.
Ma se ha forza incisiva sulla nostra
corteccia questa pioggia nel parco
da scavare una memoria - compresente
il piano d'assedio cittadino in tutto il quadrilatero -
e curiosi dei pappagalli un imbarazzo
ci rende, per un attimo, dicendoti dei fili di tabacco
che hai sul labbro, e perfino una scoperta
abbiamo riserbata: anche a te piace
camminare? (e te non stanca? che porti
tacchi alti, polsi, giunture fragili
che il mio braccio trova a fianco,
il tuo fianco, le mani provate sopra i tasti
milanese signorina)
se ci pare che quadri tutto questo
con l'anagrafe e il mestiere, non il minimo buonsenso
            un taxi se piove / separé da Motta
            Ginepro e Patria / poltrone alla prima
ci rimane, o dignità, se abbiamo solo in testa
svariate idee d’amore e d’ingiustizia.

(da Inventario privato, Veronelli, 1959)

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Lascia un gusto di anni del boom economico, di nevrosi industriale e di una Milano che non c’è più questa passeggiata metropolitana di Elio Pagliarani (1927-2012) che prelude allo sperimentalismo della Ragazza Carla: c’è lo stesso stile dimesso, l’interesse per quei segni di trasandatezza – la lampadina fulminata, i fili di tabacco sul labbro – la stessa dinamica che tende a privare del suo lirismo la poesia.

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Rocco

FOTOGRAMMA DA “ROCCO E I SUOI FRATELLI”, 1960

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LA FRASE DEL GIORNO
Non devi amarmi se ti sbriciolo / su una tovaglia lisa: e non mi ami
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ELIO PAGLIARANI, Inventario privato

venerdì 17 aprile 2015

Sull’alta prua

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

NOTTURNO

Dovunque la mia anima
navighi o vada o voli, tutto, tutto
è suo. Quanto tranquilla
è dappertutto, sempre,
ora sull’alta prua
che apre in due argenti l’azzurro profondo,
scendendo al fondo o ascendendo al cielo!

Quanto serena l’anima
quando ha preso possesso,
quasi regina solitaria e pura,
del suo impero infinito!

(Nocturno, da Diario di poeta e mare, 1917 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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“La suggestione dell’acqua resa umana è evidente. In tal modo chiama la sua occulta  bellezza che col solo dire alla nostra anima «vieni con me» se la porta via. E il corpo allora, persuasivo, trascina l’anima stordita, con un grande sforzo delicatissimo, dalla murata alla cabina”: poesia pura quella che si manifesta al Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez (1881-1958) sulla nave che lo riconduce in patria dagli Stati Uniti, dove è corso per inseguire l’amata Zenobia promessa a un altro. È riuscito a raggiungerla e a sposarla, e adesso con lei può tornare in Andalusia: la sua anima è pacificata e la bellezza, la poesia di quel cielo notturno sul mare entrano facilmente in essa.

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Night_Ocean

IMMAGINE © DEVIANT ART/BLACPLAGUE22

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo istante /  di pace - ombra che veglia – / che l’anima s’immerge / fino al nadir del cielo del suo mondo!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Diario di poeta e mare

giovedì 16 aprile 2015

Aria dolceacerba

 

RICCARDO BACCHELLI

PIOGGIA D’APRILE

Una scossa di pioggia a mezzogiorno
Immolla l’aria dolce e brilla al sole
Ramingo di questo mese piovorno,

E il suon delle campane ora mi vuole
Alla finestra, all’aria dolceacerba.
Nei boschi sole e acqua mostran viole,

Imperlano le primole fra l’erba;
Terra e stagion si sciolgon dall’inverno.
La mente pigra e allegro il cuor non serba

Cruccio del tempo che fugge nell’eterno.

(da Amore di poesia, 1930)

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Riccardo Bacchelli (1891-1985) è più noto come narratore rigoroso: Il mulino del Po è certo il suo capolavoro. Ma si cimentò anche in poesia pubblicando cinque raccolte disseminate nel corso degli anni tra il 1914 e il 1961. Bacchelli è poeta che ama coniugare il paesaggio alla riflessione, come si può notare anche da questo bozzetto che inquadra il languore del mese di aprile: la sua considerazione parte da un tema agreste per giungere alla meditazione finale.

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Trouvais

FOTOGRAFIA © TROUVAIS

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LA FRASE DEL GIORNO
Meglio un istante ad aprile che tutto un lungo mese in autunno.
ADAM MICKIEWICZ, Ballate e romanze

mercoledì 15 aprile 2015

Variegata sopra il cielo

 

RICHARD PIETRAß

CAPOFITTO

Si addossano l’uno l’altro i giorni
Che mettiamo ad ardere. Le ore che lasciamo correre
E quanto accaduto in sonno. Strade
Ostruiscono strade. Nero sta il muro di nuvole.
Ma tu vieni, piccola pecora riccia,
Variegata sopra il cielo, che affila
Il suo coltello blu. Manchi
Nel mio bacio, che sa
Di cenere e mela e deve bastare.

(Sturzflug, da Kippfigur, 2009 - Traduzione di Davide Racca)

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Con il suo tipico stile che sembra assemblare frammenti, il poeta tedesco Richard Pietraß (Lichtenstein, Sassonia, 1946) medita sullo scorrere del tempo e della vita, sui giorni arsi uno dopo l’altro come legna nel camino. Una bianca nuvoletta nell’azzurro è l’amore, la speranza, la luce che trafigge quel nero muro di nuvole.

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.Nuvole

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Sei la cella dentro la quale mi addenso / Un nucleo nel morbido pugno di terra. / Sei il nocciolo, la crepa del mondo che / Metto in versi. Solo la tua stretta mi fa grande.
RICHARD PIETRAß, Vorhimmel

martedì 14 aprile 2015

Günter Grass

 

Lo scrittore tedesco Günter Grass è morto ieri in un ospedale di Lubecca. Nato a Danzica nel 1927, ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1999 per “l’immane compito di rivisitare la storia contemporanea ricordando i dimenticati: le vittime, i perdenti, le bugie che la gente vuole scordare perché una volta ci ha creduto”. I suoi ultimi anni sono stati assai controversi: prima la confessione di aver fatto parte come volontario delle Waffen-SS con conseguente richiesta da parte di molti di revocargli il Nobel, poi l’attacco in versi a Israele, paese che lo ha dichiarato “persona non grata”. È universalmente noto per le sue opere di narrativa, in particolare Il tamburo di latta del 1959, ma esordì nel 1956 con la raccolta di poesie I pregi dei galli al vento, cui fecero seguito altre cinque raccolte.

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Gunter-Grass

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da Gleisdreieck, 1960

 

CILIEGIE

Quando l’amore sui trampoli
stuzzica i vialetti di ghiaia,
e fino agli alberi arriva,
vorrei tanto riconoscere anch’io
le ciliegie come ciliegie,

non più corto di braccia,
mediante scale cui sempre manca
qualche piolo, vivere di frutta
cascaticcia, frutta cotta.

Dolce e più dolce, quasi nera;
i merli fanno sogni così rossi...
Chi dà baci e a chi,
quando l’amore
sui trampoli fino agli alberi arriva?

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PER SENTITO DIRE

Con il mio orecchio quest’oggi
ho sentito quattro volte i pompieri.
Stavo seduto al tavolo con il mio orecchio
e mi son detto:
Di nuovo i pompieri.

Avrei altresì potuto dire:
Lo sciupìo dei sacchetti di plastica.
Oppure:
Le scarpe necessitano di una riparatura.
Oppure:
Domani è sabato.
Invece ho detto:
Di nuovo i pompieri;

ma chi mi ha ben capito
sa
che io intendevo
lo sciupìo dei sacchetti,
le scarpe da portare a riparare,
e il sabato, il fine settimana.

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NORMANDIA

I bunker sulla spiaggia
non riescono a liberarsi del loro cemento.
A volte viene un generale mezzo morto
e ne accarezza le feritoie.
Oppure vengono a dimorarvi turisti
per un tormento di cinque minuti…
Vento, sabbia, carta e urina:
è ancora invasione.

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(Traduzioni di Peter Patti)

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LA FRASE DEL GIORNO
Lei è un vanitoso senza cuore, proprio come si addice a un genio!
GÜNTER GRASS

lunedì 13 aprile 2015

Il gelsomino e la luna

 

RICARDO MOLINAMolina

POETA ARABO

Gli uomini che cantavano
il gelsomino e la luna
mi hanno lasciato in eredità il loro dolore,
il loro amore, il loro ardore, il loro fuoco.

La passione che consuma
le labbra come una stella,
la schiavitù di
una bellezza così fragile.

E la malinconia
di desiderare in eterno
una voluttà la cui essenza
è durare un momento.

(Poeta árabe, da Elegía de Medina Azahara, 1957)

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Si può dire dei poeti arabi quello che è dei dolci della tradizione di molti paesi mediterranei: mielosi e speziati, capaci di sorprendere per gli accostamenti, comunque piacevolissimi. Il poeta spagnolo Ricardo Molina (1917-1968) rimarca questo suo debito nei loro confronti – la mente va naturalmente anche alla poesia araba in Spagna prima della Reconquista, e si deve considerare che Molina era nativo di Córdoba. Quella dolce malinconia, quell’appassionato desiderare quasi fine a se stesso sono anche suoi.

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Jasmine

IRINA SZTUKOWSKI, “JASMINE”

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LA FRASE DEL GIORNO
È forse l’amore questa malinconia, / questa inquietudine più bella di tutti i desideri?
RICARDO MOLINA

domenica 12 aprile 2015

Quella che ti sfiora

 

ELSE LASKER-SCHÜLER

ASCOLTA

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca,
Che nessun’altra ci beva.

Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.

Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.

Senti il mio vivere
Dovunque
Come orlo lontano?

(Höre!, da Gesammelte Gedichte, 1917 – Traduzione di Nicola Gardini)

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“Quando danzo tutta la notte e poi non so dove andare, vorrei essere una grigia talpa vellutata e sollevare la sua ascella per rintanarmici dentro. Sono una zanzara e svolazzo sempre vicino al suo volto. Ma vorrei essere un’ape, così ronzerei attorno al suo ombelico”: questo amore che vorrebbe essere totale ed esclusivo è quello della poetessa tedesca Else Lasker-Schüler (1869-1945) per Gottfried Benn, poeta più giovane di diciassette anni, del quale si innamorò perdutamente nel 1912.

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Klimt

GUSTAV KLIMT, “RITRATTO DI ADELE BLOCH-BAUER”

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LA FRASE DEL GIORNO

Forse il mio cuore è il mondo, / Batte – / E cerca ancora te – /Come ti devo invocare?
ELSE LASKER-SCHÜLER

sabato 11 aprile 2015

I segugi d’amore

 

MARCO ARGENTARIOantologia_palatina_tutte_le_poesie_d'amore_9788806151898

LUNA DALLE CORNA DORATE

Luna dalle corna dorate, lo vedi cosa succede? E voi stelle
lucenti che l’Oceano accoglie dentro il suo grembo,
vedete come la dolce Ariste se ne è andata, lasciandomi solo,
e dopo cinque giorni non riesco a ritrovarla, la strega?
E tuttavia le darò ancora la caccia, mandandole dietro
i segugi d’amore, i cani d’argento.

(da Antologia Palatina, I, 16 – Traduzione di Filippo Maria Pontani)

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Marco Argentario, poeta del tempo di Augusto, autore di una trentina circa di epigrammi erotici e simposiaci, sembra dare ragione al proverbio che sostiene che “in amore vince chi fugge”: in questo suo epigramma che vive dei riflessi dorati e argentei della luna a trionfare ancora una volta è il desiderio amoroso, la lontananza che acuisce la passione, che gonfia ancora più d’amore il petto del poeta.

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night-forest-blue-moon

IMMAGINE © JEANNIE DESIGN

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è una caccia in cui il cacciatore deve farsi inseguire dalla selvaggina.
ALPHONSEKARR, Aforismi sull’uomo, sulle donne e sull’amore

venerdì 10 aprile 2015

Dalla venatura occulta

 

CLARA JANÉSClara Janes

DALLA VENA MINERALE SEGRETA

Dalla vena minerale segreta,
dalla venatura occulta,
copiosamente emerge
il silenzioso pensiero,
memoria della terra,
che si divide in tutto lo spazio,
filone senza fine dell’oro
delle aure di gloria,
che trasfigurano
i germogli naturali
in bellezza.

(da Arcangelo d’ombra, Crocetti 2010 – Traduzione di Annelisa Addolorato)

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“Credo che sempre mitizziamo, rispondendo a un istinto che è in noi dall’infanzia. Non può essere altrimenti. Sentiamo, perché lo viviamo, che tutto è fugace, mutevole, volubile, e attribuiamo a esseri o cose un valore solido, totale, rappresentativo per poter continuare. Talvolta lo condividiamo, talvolta no. A volte ci uniamo ai miti degli altri e li incorporiamo”. La poetessa spagnola Clara Janés (Barcellona, 1940) sintetizza da sempre tradizioni mistiche, incanalandole attraverso il suo sentire femminile e contemplativo. Quello che Annelisa Addolorato, la curatrice italiana di Arcangelo d’ombra, definisce “l’incontro naturale tra dimensione umana e divina, che sono – comunque – fatte della stessa «carne» e si specchiano l’una nell’altra, cercando eroticamente di decifrarsi”.

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Flanagan

JENNIFER FLANAGHAN, “HYPNOTIC”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Bevi le ombre – disse, / bevi l’oscurità / dell’amore mortale / e chiudi gli occhi tra le mie ali / che sono la barca che attraversa / spazio e tempo.
CLARA JANÉS, Arcangelo d’ombra

giovedì 9 aprile 2015

Vedere per lui

 

FRANCISCO HERNÁNDEZfrancisco-hernandez

LES DEUX MAGOTS

A mia moglie Leticia

Antichi mercanti, indovini, magi
o domatori di cavalli,
Les Deux Magots sono il simbolo
di uno dei caffè più famosi di Parigi.
Delle fotografie distribuite alle pareti
– Hemingway, Picasso, Dora Maar, Simone de Beauvoir –,
quella di Borges è la più inquietante,
la più struggente.
Il poeta argentino è sul punto di piangere
e possiamo quasi sentire la sua supplica a Les Deux Magots.
Non è il miracolo di recuperare la vista che invoca,
ma qualcosa ancora più arduo:
che María Kodama non smetta mai
di vedere per lui.

(Les Deux Magots, dal quotidiano La Jornada, 2 gennaio 2013)

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Il caffè “Les Deux Magots”, in Place Saint-Germain-des-Prés a Parigi, ha ospitato da sempre artisti e scrittori, il gran mondo letterario. Il poeta messicano Francisco Hernández (San Andrés Tuxtla, 1946), è attratto dalle fotografie alle pareti, in particolare quella di un Jorge Luis Borges avanti negli anni: da quell’immagine sembra risaltare tutto l’amore che lo scrittore argentino nutriva per María Kodama, l’ex alunna e segretaria, che fu l’ultima donna della sua vita e che sposò due mesi prima di morire. Vedere attraverso gli occhi di lei, ma soprattutto anteporre il bene di lei al proprio – questo commuove Hernández – un po’ come – rovesciando i fattori - Montale e la “Mosca” Drusilla Tanzi: “Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue”.

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Borges

FOTOGRAFIA © OYE BORGES

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LA FRASE DEL GIORNO
Il più generoso amore gli fu largito, / l'amore che non chiede di essere amato.
JORGE LUIS BORGES, La rosa profonda

mercoledì 8 aprile 2015

Una nuova stella

 

WISŁAWA SZYMBORSKAszymborska

ECCESSO

Hanno scoperto una nuova stella,
ma non vuol dire che vi sia più luce
e qualcosa che prima mancava.

La stella è grande e lontana,
tanto lontana da essere piccola,
perfino più piccola di altre
assai più piccole di lei.
Lo stupirsi non sarebbe qui affatto strano
se solo ne avessimo il tempo.

L'età della stella, massa, posizione,
tutto ciò basta forse
per una tesi di dottorato
e un piccolo rinfresco negli ambienti vicini al cielo:
l’astronomo, sua moglie, parenti, colleghi,
atmosfera rilassata, abito informale,
si conversa soprattutto di temi locali
masticando noccioline.

Una stella magnifica,
ma non è un buon motivo
per non brindare alle nostre signore
assai più vicine.

Una stella senza conseguenze.
ininfluente sul tempo, la moda, l'esito del match,
il governo, le entrate e la crisi dei valori.

Senza riflessi su propaganda e industria pesante,
sulla laccatura del tavolo delle trattative.
In sovrappiù per i giorni contati della vita.

A che serve qui chiedersi
sotto quante stelle nasce l'uomo,
e sotto quante dopo un attimo muore.

Nuova.
- Mostrami almeno dove sta.
- Tra il bordo della nuvoletta bigia sfilacciata
e quel rametto, più a sinistra, di acacia.
- Ah, eccola - dico.

(Nadmiar, da Gente sul ponte, 1986 – Traduzione di Piero Marchesani)

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“Hanno scoperto una nuova stella” dice con ironia la poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012). In evento che può sollevare entusiasmo “negli ambienti vicini al cielo”, negli astronomi, negli scienziati, ma che risulta infine “ininfluente” se è vero che non vi è più luce, anzi il mondo continua a girare sul suo passo, con le sue crisi e i suoi problemi, con le sue industrie e le trattative.

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FOTOGRAFIA © PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Non devo attendere una notte serena, / né alzare la testa, / per osservare il cielo. / L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Vista con granello di sabbia

martedì 7 aprile 2015

Guarire dall’amore

 

WENDY COPE

DEFINENDO IL PROBLEMA

Non posso perdonarti. E se anche lo potessi
non mi perdoneresti tu d’averti visto dentro.
Ma non posso nemmeno guarire dall’amore
per ciò che mi sembravi prima di smascherarti.

(da Guarire dall’amore, Crocetti, 2011 – Traduzione di Silvio Raffo)

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La vita di coppia vive talora di questi momenti: quando la situazione è così grave da mettere in discussione tutto quanto. Wendy Cope (Erith, 1945), poetessa britannica, si trova di fronte alla “nudità” dell’anima dell’amato ma questa scoperta non reca sollievo o rabbia, è un ulteriore sintomo di quella malattia che è l’amore e che ha una sola semplice cura: “Impara a conoscerlo meglio”.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “HOME VISIT”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore si paga solo con l'amore e le piaghe dell'amore si guariscono solo con l'amore.
SANTA TERESA DI LISIEUX, Lettere

lunedì 6 aprile 2015

È nella donna che l’uomo dura

 

PAUL ÉLUARD

UNA SERA CURVA

Il vento tirava al fagiano
Una pupilla chiusa l’altra a scatti chiari
Bolla di burrasca fuori rotta
Sormontava il pantano della pioggia
Un brivido profondo corrugava l’acciaio
La rincorsa a filo del suo sangue
 
La città pazza che ogni giorno rimette i calzari
 
Non ho imparato a valicare
Da un clima all’altro i mesi
Quindi gli anni?
Ho misurato la mia impazienza
Dalle donne che inventavo

Il disordine non si misura
Perciò
È nella donna che l’uomo dura

La forgia riposto il suo vino sotto ghiaccio
Al crocevia domava la notte
Avida incantata sottomessa
Come la veste alla punta dei seni
Come la preda al suo amante

Altrove invece
Un nero maroso che colma il cuore

In sotterranei senza fine
Sensibile ritorno a tastoni
Dei serpenti proseguono la loro corsa
Verso il latte liscio di un solo giorno
Verso le verdi radure del cielo fisso
Che un bimbo mostrerà col dito
Un’ala una sola nient'altro che un’ala
Inutile penosa
 
Facevo sogni che le donne
Con le loro carezze sparpagliavano
Per riassorbirmi nelle loro ombra
Se ho cominciato con le donne
Non finirò da me.

(Un soir courbé, da Gli occhi fertili, 1936 - Traduzione di Silvano Del Missier)

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La poesia che procede per somma di immagini di Paul Éluard (1895-1952) costruisce ancora una volta l’assioma della “femme-nature”, della donna che riunisce in sé, nel gorgo delle sue contraddizioni, il significato del vivere, diventando il mezzo per conciliare trascendente e immanente, anima e corpo, spirito e senso, incarnando così l’unica via verso la felicità.

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LEONID AFREMOV, “VIALE D’AUTUNNO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Io esisto ma esisterei / Se non ci fossi anche tu?

PAUL ÉLUARD, Le dur désir de durer

domenica 5 aprile 2015

Mattino di Pasqua

 

DAVID MARIA TUROLDOturoldo

PER IL MATTINO DI PASQUA

I

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre
a più riprese
finché non sarò esausto.
E a chiunque venga
anche al ricco dirò:
siedi pure alla mia mensa,
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.

 

II

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Tutto è suo dono
eccetto il nostro peccato.
Ecco, gli darò un'icona
dove lui bambino guarda
agli occhi di sua madre:
così dimenticherà ogni cosa.
Gli raccoglierò dal prato
una goccia di rugiada
è già primavera
ancora primavera
una cosa insperata
non meritata
una cosa che non ha parole;
e poi gli dirò d'indovinare
se sia una lacrima
o una perla di sole
o una goccia di rugiada.
E dirò alla gente:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.

 

III

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Non credo più nemmeno alle mie lacrime,
e queste gioie sono tutte povere:
metterò un garofano rosso sul balcone
canterò una canzone
tutta per lui solo.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell’usignolo,
quell’usignolo che canta sempre solo
da mezzanotte all’alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all’alba passerò sulle porte di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: «pace!»
e poi cospargerò la terra
d’acqua benedetta in direzione
dei quattro punti dell’universo,
poi non lascerò mai morire
la lampada dell’altare
e ogni domenica mi vestirò di bianco.

 

IV

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
E non piangerò più
non piangerò più inutilmente;
dirò solo: avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso
poi non dirò più niente.

(da O sensi miei…, 1990)

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“E dirò a ogni casa: «pace!»”: è con il messaggio pasquale più vero – inoltrato qui dalle parole di questa poesia di David Maria Turoldo (1916-1992) che vi auguro una Pasqua serena, amiche e amici lettori del Canto delle Sirene.

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Denis

MAURICE DENIS, “MATTINA DI PASQUA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità
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SAN PAOLO, Lettera ai Corinzi

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